¡Mi vida fantastica!

Il mio punto fisso nel mondo che gira frenetico

Vergogna IdV: prima danno del mafioso a Napolitano, poi lo difendono da Berlusconi

In questi giorni di scontri politici sul caso di Eluana Englaro, stupisce il vergognoso voltafaccia degli esponenti del ridicolo partito dell’Italia dei Valori, la formazione guidata dal paladino della democrazia, tale Antonio Di Pietro. Proprio questo signore – che a chiamarlo signore gli si fa un complimento ingiusto – alcuni giorni fa, nel corso di una manifestazione a Piazza Farnese in quel di Roma, aveva accusato il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di atteggiamenti mafiosi poiché non avrebbe bloccato i provvedimenti assassini della democrazia emanati dal governo di Silvio Berlusconi. «Il silenzio è mafioso», si disse in quella bella piazza della Città Eterna.

Ora, inutile che vi riassumo la vicenda della ragazza in stato vegetativo da 17 anni, i commenti politici si sprecano. Spiccano però tra tutte le dichiarazioni del senatore Felice Belisario che, intervistato per la consueta nota politica del Tg1 nell’edizione odierna delle 13.30, difendeva a spada tratta Napolitano, accusando – con un repertorio più vecchio dell’invenzione della stampa – Berlusconi di essere un fascista, uno che vuole uccidere la democrazia e quant’altro.

Ora, una persona ragionevole, che sia un elettore della Mussolini, di Storace, di Berlusconi, di Veltroni, di Di Pietro o di Ferrero, dovrebbe riflettere su questo improvviso voltafaccia, e studiarsi mentalmente l’inconguenza degli esponenti di questo partito della continua lotta politica, che non manca ogni giorno di disseminare di elementi comici il confronto politico, e soprattutto di spargere infamie sul premier Berlusconi, che oramai si pensa ci abbia fatto l’abitudine.

Mi rivolgo in particolar modo agli elettori dell’IdV, chiedendogli di riflettere sulla pazzia di Di Pietro, e sulla sudditanza ignobile dei suoi compagni di partito, ma in modo più deciso mi rivolgo agli elettori di Walter Veltroni chiedendogli se sia ancora il caso di fare alleanze con questa appendice dinamitarda che tanto – a toni – ricorda il dittatore iraniano Mahmoud Ahmadinejad, invece di trovare una linea di confronto e un modus operandi che garantisca, per gli anni a venire, un perfetto bipartitismo sul modello Repubblicano-Democratico degli Stati Uniti d’America.

Per favore, Per favore, buttiamo via dalla politica Antonio Di Pietro, che sono stufi anche i muri di Montecitorio!

8 Febbraio 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Governo Berlusconi IV, Italia, Partito Democratico, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 4 Commenti

Chi poco sa (Veltroni, degli USA) presto parla (e male)

Devo assolutamente riportare anche ai miei lettori questa notizia che definirla sfiziosa è poco, riportata da Fazioso nel suo blog, e che riguarda l’amatissimo Walterino Veltronino (per dirla alla Ned Flanders). Come tutti saprete, fra due giorni, a mezzodì del 20 gennaio 2009, Barack Obama si insedierà ufficialmente come Presidente degli Stati Uniti d’America. La grandiosa cerimonia, però, è quasi tutta fatta in casa, ovvero non prevede la partecipazione dei leader stranieri, anche se la rappresentanza delle nazioni è garantita dagli ambasciatori.

Ma evidentemente il leader del Partito (poco) Democratico non lo sa, e non ha perso tempo per dire l’ennesima castroneria:

E’ possibile che il governo italiano non sia in grado di farsi rappresentare alla cerimonia da nessuno dei suoi ministri – si chiede – gli stessi che affollano ogni sera i talk show e che non perdono occasione per andare in tv? (Obama day, Veltroni attacca il Governo- da la Repubblica)

Gli risponde Giorgio Stracquadanio, in modo lapidario e coinciso:

Oggi Walter Veltroni non ha mancato l’occasione per l’ennesima brutta figura. Criticare il Governo italiano perché nessun ministro sarà presente alla cerimonia d’insediamento di Barack Obama dimostra la totale disinformazione del leader del Pd. Gli sarebbe bastata una rapida scorsa delle agenzie di stampa di mercoledì scorso per sapere che, per ragioni di sicurezza, le autorità americane hanno invitato alla cerimonia di insediamento solo i capi-missione di tutti i Paesi rappresentati negli Stati Uniti.

E aggiunge poi, con simpatica ironia:

Non è sufficiente essere Mr. Youdem, I care, We can, e così via per dar la prova di conoscere gli Stati uniti. Eppure Veltroni è anche andato di recente a New York… evidentemente tra il Partito Democratico di Barack Obama e il Pd di Veltroni non esiste nemmeno uno scambio di e-mail

Il tracollo dei consensi (20 % di intenzioni di voto, 15,4% di gradimento dell’azione “oppositiva”), la questione morale, l’ascesa di Di Pietro, evidentemente hanno scombussolato la mente di Veltronzio più degli organi di Steve Jobs. Ma si sa, criticare senza sapere, a sinistra, c’est plus facile. Eppure Obama, a detta dell’ex sindaco festaiolo, è un suo caaaaaaaaaro amico. E se vede!

18 Gennaio 2009 Pubblicato da stefomec | 2009, Barack Obama, Cultura e società, Governo Berlusconi IV, Informazione, Partito Democratico, USA, Walter Veltroni | | Ancora nessun commento.

Obama offeso dall’«abbronzato» di Berlusconi? Le solite fandonie della sinistra

No)

Ma Veltroni, a parlare al Congresso come Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, lo vedremo prima o poi? (Suggerimento: No)

Barack Obama e il carissimo popolo statunitense offeso dalle parole del premier Silvio Berlusconi che ha definito il presidente-eletto «abbronzato»? Come al solito, la sinistra prende spunto dalle parole di Berlusconi per innescare polemiche ignobili, inutili e che fanno soltanto male, sputtanando una volta per tutte (se quello che fosse successo nei mesi precedenti non è una dimostrazione già piuttosto valida) le ipotesi di un clima nuovo e di dialogo ipotizzate dal premier-ombra, Walter Veltroni.

Innanzitutto, la macchinazione ordita dal New York Times, giornale che di certo non ama molto i conservatori, che ha raccolto 1.200 (circa) commenti di lettori italiani (e di conseguenza tutti comunisti) che parlavano di Berlusconi come del solito imbecille, della rovina dell’Italia, del problema della democrazia, del nano infame, del criminale, del collusso con la mafia e compagnia bella, dimostra come si sia creato, negli anni, una sorta di comitato di prevenuti contro il quattro volte premier.

Non solo: l’Unità, se possiamo definirlo un quotidiano, dice che «tutto il mondo protesta», ma questi (cazzo) di comunisti, vorrei sapere io, vivono su Marte (cfr. Fascisti su Marte, film satirico peraltro molto ben fatto)? No, perché questa indignazione mondiale proprio non la si vede, né da parte dei governi, né da parte del diretto interessato (Obama, appunto) e né da parte degli americani che l’hanno eletto (o che non l’hanno eletto, ma fa lo stesso).

Mi riferisce la mia amica Alessandra, che si trova in Texas fino a gennaio grazie al progetto Intercultura, che i suoi genitori americani, nonché la famiglia in genere, si sono fatti delle salutari risate alle parole del premier, scherzandoci pure su. Il che significa che la battuta, seppure piuttosto trita e ritrita (l’associazione abbronzato = nero è vecchia), non ha certo alcuna connotazione offensiva, ma è piuttosto a joke che fa indignare solo la nostra sinistra, priva del senso dello humour ma soprattutto talmente imbecille che, invece di fare i compiti che il loro inutile governo ombra si era prefisso, trova ogni pretesto, anche il più minuscolo, per scatenare dei flame che nuocciono solo alla loro immagine.

A dimostrazione della tesi, i dati sempre favorevoli sulla fiducia degli italiani al Governo, l’azione di Governo e al premier Berlusconi (nonostante le impopolari decisioni sulla scuola primaria e secondaria, che io stesso non esito a criticare), e i dati sempre più ridicoli di un partito che, se continua ad affidarsi ad un leader come Walter appunto, non vedrà le poltrone di Palazzo Chigi neanche al Tg1, visto che non avrà mai i numeri per governare, almeno di infruttuose alleanze con l’estrema (terrorista, antiamericana e grottesca) sinistra, che l’elettorato del 13 e 14 aprile scorso ha provveduto finalmente a scaraventare fuori dal Parlamento, dopo 60 anni.

Nota bene: per quanto questo post assuma dei caratteri politici e difenda l’ironica battuta di Berlusconi, non è da intendersi come idolatria nei confronti del premier, come qualche lettore incauto e prevenuto possa (con errore) pensare, ma come un post di commento

8 Novembre 2008 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, Cultura e società, Governo Berlusconi IV, Informazione, Italia, Partito Democratico, Politics, Silvio Berlusconi, Stati Uniti d'America, Walter Veltroni | | 6 Commenti

Mobilitazione studentesca contro la Gelmini, in vista degli scioperi del 17 e del 30

La mobilitazione popolare contro la riforma sfascista della Gelmini è iniziata. Da oggi, e per altre 3 settimane almeno, scioperi regionali e nazionali a raffica, degli studenti, degli insegnanti, del personale A.T.A. e di chiunque aborra questa riforma, metteranno a dura prova la resistenza della 35enne ministra-avvocato, nonché la prosecuzione della discussione parlamentare, che si è spostata al Senato dopo una rapida e veloce questione di fiducia alla Camera dei Deputati. Nel dettaglio che segue, analizziamo tutte le “sommosse popolari” di quello che si annuncia come l’ottobre più caldo per l’istruzione di tutti i governi Berlusconi:

  1. Oggi, Venerdì 10 ottobre 2008: l’Unione degli Studenti marcia su Roma, con una manifestazione SConcertante. Ovvero, con tutti gli strumenti musicali dei manifestanti che, in questo modo, le suoneranno alla Gelmini. Chiassosi, rumorosi, incazzati da morire, gli studenti italiani protestano per una riforma che darà il via al peggiore disastro da quando è nata la Repubblica Italiana
  2. Venerdì 17 ottobre 2008: le varie sigle sindacali si ritrovano nella Capitale, per marciare e manifestare il loro sdegno nei confronti dell’incapacità ministeriale che sta affossando sempre di più la scuola pubblica, per favorire il guadagno di quella privata
  3. Giovedì 30 ottobre 2008: GRANDISSIMA manifestazione nazionale di tutte le sigle sindacali, per quello che si preannuncia come uno sciopero dalla partecipazione straordinaria, una mobilitazione senza precedenti, affinché si faccia marcia indietro e si ridiscutano, con i diretti interessati, i bisogni del comparto istruzione

Il dibattito intrapreso ieri in classe con la nostra insegnante di italiano, la lettura del comunicato dell’UDS e le varie, impressionanti cifre, hanno aperto gli occhi al vostro blogger, che vi cita alcune di quelle cifre per vostra curiosità:

  1. 750 milioni di euro di finanziamenti alle scuole private, che andranno a beneficiare dei soldi in più, contrariamente alla scuola pubblica, alla quale verranno sottratti
  2. 3 miliardi di euro, una cifra impressionante che mancherà, costringendo tutti i licei, gli istituti professionali etc.etc. ad aumentare spaventosamente il contributo annuale richiesto alle famiglie, per contrastare l’assenza di denaro dalle casse dello Stato (il liceo J. Joyce di Ariccia, tra l’altro, ha già operato un piccolo ritocco da 77,47 € a 80,00 € per il prossimo A.S. 2009/2010)
  3. 78.000 insegnanti che perderanno il posto di lavoro, grazie all’introduzione del maestro unico, nonché allo sforbiciamento delle ore di lezione nella scuola secondaria di II grado
  4. quasi 40.000 persone, facenti parte del comparto A.T.A. anch’esse spedite a casa senza pietà, per risparmiare

I tagli alla scuola, indiscriminati, da parte di tutti i Governi della storia della Repubblica, ci hanno portato al XXXVIII posto nella “graduatoria” dell’OCSE, l’organizzazione dei paesi sviluppati, dietro a stati come Cile e Messico, che sicuramente non sono nel G8 o chissà cosa. Il numero di laureati italiani è scarsissimo, la percentuale di abbandono scolastico tocca punte del 40% negli istituti tecnici e professionali, la spesa scolastica sul PIL è dello 0,4%, (superati da Islanda, Canada, Messico e Portogallo), le strumentazioni tecnologiche sono inferiori alle media OCSE (77 computer per scuola contro una media di 115), l’accesso a internet è risicato, e, per trovare un altro pelo nell’uovo, il 90% almeno (mia personale statistica che sicuramente troverà riscontro positivo) dei computer usati nelle scuole monta sistema operativo Windows, con un enorme ricarico di spesa per le sole licenze sui bilanci degli istituti, quando si potrebbero benissimo montare sistemi operativi liberi come Ubuntu, senza spendere un centesimo, e offrendo agli studenti soluzioni innovative, moderne e FREE invece che abituarli al consumismo e all’imperialismo tecnologico dell’azienda di Bill Gates.

Non preoccupatevi, non sto diventando improvvisamente comunista, e non ho alcuna intenzione di divenirlo. Ho ancora le mie idee, e non mi vedrete mai votare né per Veltroni, né per Di Pietro, né per nessuno di questi esponenti dello schieramento avverso al mio. Però, quando c’è in gioco il futuro di noi studenti, dei vostri figli, dei vostri nipoti, e di tutta la scuola italiana, non c’è partito politico che tenga, non c’è Gelmini da convincere, non ci sono tailleur da seguire.

Per questo, amiche e amici lettori, vi invito, voi tutti che tenete alla scuola italiana, a protestare, fare sentire la vostra voce, in piazza, sui blog, sui giornali, sui giornalini della scuola, dove volete, a protestare contro la riforma e contro la Gelmini, ma non cantando slogan grotteschi come Gelmini pu***** o esibendo la vostra ugola d’oro in perfette esecuzioni di Bella Ciao, Bandiera Rossa e chissà quale altra canzone partigiana, perché non è una protesta destra-sinistra, è una protesta contro una determinata decisione, e chiunque l’abbia presa, che sia PdCI, PdL, UDC o PD, va condannata per i modi e per i contenuti, senza politicismi inutili e deleteri.

10 Ottobre 2008 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Giuseppe Fioroni, Governo Berlusconi IV, Istruzione, Italia, Maria Stella Gelmini, Partito Democratico, Silvio Berlusconi, Sindacati, Tecnologia, Walter Veltroni | | 5 Commenti

La riforma Gelmini passa alla Camera e si avvia al Senato; già pronto lo sciopero generale

Passata la Riforma, pronto lo sciopero. In sintesi, tutte le riforme che approva un governo di centro-destra vengono seguite, dopo un periodo variabile tra i 5 e i 30 giorni, da uno sciopero sindacale; non è una ristretta visione politico-sociale, è un dato di fatto. Fatto sta che, nella serata di ieri, il prodotto dell’ingegno (vagamente antiquato come il look della 35enne ministra) di Maria Stella Gelmini ha ottenuto quei 321 voti favorevoli alla Camera dei Deputati. Per quanto, a detta della ministra e dei vari esponenti del Governo, questo atto possa essere importante, apporre la questione di fiducia è palesemente ridicolo, poiché lo scarto di voti tra maggioranza e opposizione è talmente ampio che non c’è alcun problema o pericolo in vista di simili voti.

Dato che non ne ho parlato molto, ma volendo mantenere una certa dote di sintesi sulla vicenda, vi vado a ri-illustrare i punti salienti della “riforma Gelmini” (mi si consenta, in basso, di chiamarla anche legge):

  1. Voto in condotta: se prima si veniva bocciati con il 7, ora si viene bocciati con il 5. Ovvero, l’insufficienza comportamentale vale come 4 insufficienze in altrettante materie (o 3 insufficienze ma molto gravi). Idea sicuramente buona, ma poco necessaria. In passato (fino all’A.S. 2007/08, veramente) si è sempre dato il voto in condotta per scontato, inutile, una formalità da compilare in 2 secondi 2, con il seguente criterio: 8 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, qualche richiamo orale, un po di assenze;  9 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, nessun richiamo, pochissime assenze, </mode stinco di santo:ON>
  2. Grembiule: in un’epoca di [in]sano consumismo, dove la lotta intrapresa dai genitori prima, e dai figli poi, ad accumulare una somma di denaro, in abbigliamento, sufficiente a far impallidire i portafogli meno abbienti, l’austera Maria Stella propone la reintroduzione, obbligatoria, di quel bel camice blu (ai miei tempi si usava blu) anonimo che mette sullo stesso piano tutti gli studenti e, a detta di qualcuno, «risolve il problema della sveglia in ritardo».
  3. Giudizi alle scuole primarie e secondarie di I grado: la S.V. gradirà certamente la nostra nuova linea di pagelle, più fresche, con un design rinnovato e al passo coi tempi, che ci permettono di consumare meno inchiostro ma dirVi, al contempo, le stesse cose di prima, ovvero che vostro figlio ha due opzioni: 1. asino 2. genio (le vie di mezzo alle secondarie di I grado, o scuole medie che dir si voglia, non le ho mai viste)
  4. Maestro unico: bei tempi, quando il sottoscritto aveva Cecilia per italiano, Annamaria per storia e geografia ed Elena (successivamente Paola) per matematica. Il caro vecchio pluralismo del corpo insegnanti, e le conseguenti lotte per firmare quelle pagelle ricolme di distinto ed ottimo, stanno per essere sostituite, in tempi di crisi da mutui subprime, da un’insegnante unica, che propinerà ai vostri <inserire opzione a scelta> (figli/e, nipoti, cugini/e, figli/e di amiche e compagnia bella) tutte le (inutili) nozioni necessarie, con l’interessante opzione licenzi 4, tieni 1; la riduzione di personale, oltre ad una gustosa e rinfrescante arietta nuova (con retrogusto di bile) sarà responsabile anche del licenziamento (per manifesta inutilità) di circa 80.000 persone.

Mi sembra di avervi riassunto le innovazioni più contestabili, e contestate dalle opposizioni, ma se ne avessi saltate di altrettanto importanti, non esitate a lamentarvi. Comunque, veniamo alle opposizioni:

  1. Partito Democratico (di Veltroni Walter & Co.): Maria Coscia says: «Il vero autore del decreto e’ Tremonti, secondo cui la scuola italiana, sebbene buona, e’ troppo costosa; dall’opposizione non c’e’ stato nessun comportamento ostruzionistico ma solo la voglia di confrontarsi sul merito, Il pasticcio contenuto nel decreto impedisce di costruire un futuro per il Paese».
  2. Italia dei Valori (di Analfantonio di Pietro & soci sindacali): Silvana Mura tuona: «La riforma della scuola che il governo impone con il voto di fiducia si scrive Gelmini ma si legge Tremonti, unico ministro che decide per tutti gli altri ministri bidelli; nel testo ci sono solo tagli, mentre della Gelmini sono i provvedimenti: a lei l’Idv assegna il 4 in condotta per una riforma che rottama la scuola e con essa il diritto all’istruzione.»
  3. Unione di Centro (pseudo-cattolici allo sfascio con Pierfy): Luisa Capitanio Santolini dice: «Sono d’accordo sul fatto che la reintroduzione del voto in condotta o del grembiulino non migliorerà la situazione drammatica in cui versa la scuola, ma rimane il fatto che il titolare dell’Istruzione, contrariamente alle sue promesse ne sta cambiando il volto senza avviare prima un dibattito ampio e senza il consenso dei protagonisti del comparto. Nnessuna urgenza giustifica un decreto sulla scuola blindato dalla fiducia»

(Nota bene: si ringrazia RaiNews24 per le citazioni)

Tre opposizioni, che rappresentano tre schieramenti politici, di cui uno ex-alleato degli attuali esponenti della maggioranza parlamentare e, casualmente, tre donne che sgozzerebbero volentieri la loro collega di gonnelle e tailleur appena fuori da Montecitorio, perché la ministra rovina il futuro dei loro figliocci. E forse, tutti i torti non ce li hanno. Ma anche quella lombarda d’una ministra, che colpa ne ha, se la scuola è un po zingara e va…(cit.). Prima di passare alle mie considerazioni, vi faccio notare una interessante similitudine tra Governo Berlusconi II-III e IV: nel quinquennio 2001-2006 la ministra, Letizia Moratti, tentò di riformare la scuola, e fu bersagliata da talmente tante proteste (e sicuramente riti woo-doo) da farle, e con buona ragione, pensare di lasciare i palazzi romani per ritirarsi a Marino. Noo! Non Marino provincia di Roma, dove si tiene quella interessante Sagra dell’Uva, ma Palazzo Marino, sede del municipio di Milano. Nel 2008, il ministro è di nuovo una donna, intraprendente ed elegante, vuole riformare la scuola, ma ottiene solo polemiche e scioperi.

Bene, tocca agli scioperi:

  1. Tutta Italia, la NO-Gelmini Week: nei giorni scorsi, tutti gli insegnanti d’Italia sono stati costretti con la forza (cit.) dai loro rapp.ti sindacali a vestirsi a lutto; perché erano morti i cani di Epifani e i gatti di Bonanni? Macché, perché la riforma Gelmini ha ucciso la scuola italiana, e di conseguenza la macabra protesta s’ha da fare.
  2. Tutta Italia, 17 ottobre, SCIOPEROOO!: citando i vari episodi dei Simpson nei quali i protagonisti hanno a che fare con gli Strike (Sciopero degli insegnanti provocato da Bart, sciopero dei dipendenti della centrale nucleare con Homer a capo del sindacato per ottenere la convenzione odontoiatrica), il 17 ottobre prossimo (né di Venere né di Marte non s’arriva e non si parte e non si da inizio…alle proteste!) tutte le sigle sindacali (CGIL, CISL, UIL, e tante altre astruse compagne) si danno appuntamento (a Roma, presumo) per manifestare, manifestare, manifestare. Ma sappiamo tutti i risultati che otterranno: 1. I ragazzi ne approfittano, e restano a casa a dormire 2. a Silvio & MS non gliene frega niente, e continuano a riformare

E ora il momento che tutti stavate aspettando (ennesima cit.), ovvero My 2 cents, come la vedo io, che ne penso, se darò o meno ragione a Silvietto e torto ai comunistacci; no, non darò ragione né torto ad entrambi, perché la scuola è un terreno accidentato, pieno di buche che nascondono infide mine pronte ad esplodere con un potenziale violentissimo anche alla minima vibrazione. I governi, quando governano, cercano soluzioni a loro dire straordinarie ed efficienti per ridare valore ad un comparto del Paese che soffre da quando, nel 1948, la Costituzione entrò in vigore, e le opposizioni protestano perché le manovre del Governo sono inefficaci e pazzesche. Ma tutti sono d’accordo su una maledetta definizione: meritocrazia. Maledetta sì, perché nessuno sa cos’è la meritocrazia, e se lo sa non sa come applicarla. L’unica soluzione sarebbe un confronto serio e pacato, nonché responsabile, tra maggioranza e opposizione,  per approvare una strategia comune di riforma. Ma questo, come è impossibile ahora, sarà impossibile sempre. E a farne le spese, come al solito, saranno gli studenti…e questo è quanto.

Nota: si ringrazia Silvia, che giusto qualche ora prima della pubblicazione di questo post sollecitava il sottoscritto a parlare della Riforma della Scuola, per lo spunto dato alla realizzazione di un “editoriale” che, si spera, produrrà commenti a raffica.

8 Ottobre 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Cultura e società, Governo Berlusconi IV, Istruzione, Italia, Maria Stella Gelmini, Partito Democratico, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Sindacati, Walter Veltroni | | 2 Commenti

“Aggiungi un posto a tavola, c’è un bolscevico in più”, il PD a domicilio per riconquistare il Nord

Ovunque voi siate, anche in aperta campagna...votate PD. PD, garanzia di insuccesso

Una strada senza uscita? Probabilmente il Partito Democratico di Walter Veltroni rappresenta questa idea. Un partito catto-comunisto-radicale, fatto di Opus Dei e anticlericali, di guelfi e ghibellini, di Binetti e Bonino.

La priorità per i veltroniani, comunque, è riconquistare il Nord, dopo la débâcle del 13 e 14 aprile scorsi, i due giorni che hanno visto il terzo trionfo elettorale del 71enne Silvio Berlusconi, per la 4° volta Presidente del Consiglio dei Ministri, ma soprattutto una affermazione mai vista della Lega Nord di Umberto Bossi. Insomma, ça va sans dire, perdi voti qui, perdi voti lì, i signori del loft devono pur attappare i buchi.

A Varese, nella quanto mai leghista-berlusconiana Lombardia, i bolscevichi finto centro-sinistroidi si sono inventati il Politico a casa tua. Il cittadino chiama, il PD accorre, conforta, rifila qualche parolone ben messo, con una voce soave, forse più adatta agli annunci di Radio Vaticana che all’arena politica, promette (non mantiene) e se ne va.

Il Corriere della Sera scrive:

…politici a domicilio per combattere la solitudine e affrontare i problemi della quotidianità. Meccanismo semplice, da visite porta a porta: chiami e un consigliere o un parlamentare arrivano a casa tua.

In quel del varesotto, accorre il 53enne (dov’è finita la politica dei giovani, caro Walter?) Daniele Marantelli, un bel politico tutto giacca e cravatta, che allieta con le chiacchiere politiche l’anziana suor Bardelina, una 94 enne «con le idee chiare», che si lamenta per l’ascensore che non sale e l’elettricità che va e viene. Faremo qualcosa, suor Bardelina, basta votare il Piddì, e pregare! Chissà che, magari, per aggiustare l’ascensore della Casa di Riposo Maria Immacolata, Marantelli preferisca rivolgersi al buon Dio piuttosto che al suo “capo” terreno, il sindaco festaiolo, Walter Veltroni. Certo è che sicuramente Marantelli riceverà prima una risposta dal Cielo, che dai piani alti di Piazza Sant’Anastasia.

Ma a chiamare, e fondere i telefoni della sede di partito, non sono solo le anziane figlie di Dio, ma anche i Vigili del Fuoco, che si lamentano per i posti di lavoro traballante, e comunque non solo anziani, poiché «le loro telefonate sono solo il 50%».

Chissà, se abitassi a Varese chiederei a Marantelli di farmi la spesa…ma lui, accetterebbe?

16 Agosto 2008 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Partito Democratico, Politics, Varese, Walter Veltroni | | 4 Commenti

Il grande errore di Silvio Berlusconi

Il titolo è decisamente insolito, eppure è sintetico e chiaro: Berlusconi ha fatto una solenne cazzata. Il nostro beneamato presidente del consiglio (o almeno, io lo stimo), dopo aver trionfalmente vinto le elezioni, dopo aver formato il Governo, incassato la fiducia delle Camere, iniziato a lavorare, fatto il primo CdM a Napoli, messo in atto varie strategie per risolvere l’emergenza rifiuti, eliminata l’ICI, detassati gli straordinari con aliquota unica al 10%, incassato di nuovo la fiducia degli elettori siciliani, che hanno messo l’accoppiata Pdl-MpA-UDC alla guida di tutte e 8 le province nelle quali si votava il 15 e 16 giugno, è inciampato nella vecchia buca, che non aveva intenzione di lasciare in “santa pace”.

Mi riferisco, come già avrete capito, alle leggine ad personam, e, in particolare, alla Blocca Processi (la norma che sospende tutti i processi con pene inferiori ai 10 anni, per dare più spazio ai processi urgenti, ma che di fatto sospende anche i vari procedimenti giudiziari a suo carico) e il Lodo Alfano (versione rivisitata in chiave moderna del Lodo Schifani, ovvero l’immunità dai processi per le quattro più alte cariche dello stato, dunque Napolitano, Schifani, Fini e Berlusconi, per tutta la durata del mandato).

Allora, sul Lodo Alfano ci posso quasi anche stare, ma neanche tanto, perché:

  1. Giorgio Napolitano non ha alcun procedimento giudiziario, al momento, per il quale debba presentarsi dinanzi agli inquirenti, e, comunque, gli unici reati contestabili al PdR nell’esercizio delle sue funzioni sono quelli di alto tradimento e/o attentato alla Costituzione, per i quali si procede secondo l’art. 90 della carta costituzionale.
  2. Silvio Berlusconi, oltre che presidente del Consiglio dei Ministri, è anche un deputato. Ai sensi dell’art. 68 della Costituzione, dunque, non può essere arrestato o condannato, in quanto la costituzione parla di sentenza irrevocabile di condanna, e quindi spunta l’articolo 111, che definisce il “dogma” della presunzione di innocenza sino a conclusione del processo, e dunque, sino alla sentenza della Corte di Cassazione. Inoltre, non può essere arrestato in quanto non commette pena che prevede l’arresto o il fermo giudiziario (la corruzione in atti d’ufficio non è un omicidio).
  3. Gianfranco Fini e Renato Schifani, presidenti di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, non mi sembra abbiano, a loro volta, procedimenti penali in corso, e dunque non hanno da temere per la loro salute giudiziaria.
  4. Sempre su Berlusconi, un parlamentare può essere arrestato solo dopo il giudizio positivo della Giunta per le autorizzazioni a procedere, e dunque, in una giunta che fa parte di una legislatura dove il centro-destra è in vantaggio, non credo che i parlamentari che appoggiano il presidente del Consiglio dei Ministri vogliano autorizzare quanto sopra.

Ora, io non sono un avvocato o un insegnante di diritto, ma ho fatto una analisi veloce veloce, e penso sia applicabile.

Dunque, tornando a Berlusconi, che ha ottenuto forte mandato a governare dai cittadini, che ha messo su una ottima squadra di Governo, che aveva iniziato con il piede giusto, che aveva sin dal suo primo discorso inneggiato al dialogo come unica forma possibile per risolvere i problemi che angustiano il Paese, che motivo c’era di andare a legiferare su argomenti assolutamente rimandabili, non strettamente necessari, e che, inoltre, hanno giustamente scatenato l’inferocita (seppure esagerata) reazione delle tre opposizioni parlamentari? L’Italia, caro presidente, non ha bisogno di blocca processi e decreti legge sulle intercettazioni, perché non è con quella che ci paghiamo le bollette, facciamo la spesa o diamo da mangiare ai nostri figli. L’Italia ha fame, l’Italia ha i portafogli vuoti, l’Italia vuole soluzioni concrete (la Manovra ne è un esempio, ma è ancora poco) per mettere fine alla crisi economica e vedere i salari, e dunque il potere d’acquisto, crescere e stabilizzarsi.

Caro presidente, smettiamola con queste inutili e dannose e deleterie leggi ad personam. Ha un mandato importante, sta governando in un periodo estremamente difficile, dove il dialogo con l’opposizione è fondamentale, necessario ed auspicabile, pensi a governare per il bene del paese, e alla blocca-processi ci pensiamo poi, che è meglio.

4 Luglio 2008 Pubblicato da stefomec | Elezioni politiche 2008, Giorgio Napolitano, Giustizia, Governo Berlusconi IV, Italia, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 2 Commenti

Il CdM “trasloca” a Napoli; i partenopei sperano in Silvio e la squadra

Il Consiglio dei Ministri, per la sua prima riunione (in realtà sarebbe la seconda, ma sorvoliamo) si sposta a Napoli. Domani, Silvio Berlusconi e la sua squadra faranno tappa a Palazzo Reale, nel centro della bellissima città partenopea, per mettere a punto vari pacchetti su alcuni problemi estremamente urgenti; analizziamoli insieme:

  1. Questione sicurezza: è inutile che, sia a destra che a sinistra, si voglia negare l’esistenza di una grave emergenza sicurezza, ma è inutile anche gettare fango solo sui rom, i rumeni, gli albanesi, senza tenere a mente le migliaia di migliaia di reati commessi dagli italiani. E al sud lo sanno bene: vi dice qualcosa la camorra, la ‘ndrangheta, la mafia? Eh, lì non ci sono i rumeni, ci sono gli italiani. Criminali italianissimi, tutti pizza margherita e uè, uaglio! Sorvoliamo sulle napoletanate (ho sempre detto che amo Napoli, e non i napoletani) e torniamo alla sicurezza: in Italia c’è un problema, e si chiama certezza della pena. Perché un assassino, condannato in primo anno a 30 anni di carcere, deve aspettare il giudizio della Cassazione, che arriverà dopo 5-6 anni, essendo intanto  libero di poter reiterare il reato per il quale è accusato? Pensiamo ad Anna Maria Franzoni, che, per una coincidenza fortuita, è la nipote della moglie di Romano Prodi, la quale, nel corso del lungo iter giudiziario che l’ha vista coinvolta si è avvalsa di avvocati come Taormina, Federico Grosso, per poi ripiegare su di un semplice avvocato d’ufficio, che, però, è riuscita a fargli ottenere il dimezzamento della pena. Domani, o al massimo giovedì, la Corte di Cassazione pronuncerà un giudizio sul futuro di questa donna: conferma della condanna (16 anni e qualche mese) oppure assoluzione. C’è qualcosa che non va in tutto questo, dal ladro, al grassatore, al truffatore, all’uxoricida, al violentatore: i processi durano troppo, i processi sono spesso inutili, i processi non funzionano, le pene sono palesi prese in giro. Deprecando, NATURALMENTE, la pena di morte, dico che le pene vadano inasprite: lo spaccio di sostanze stupefacenti, l’omicidio, la truffa, e tanti altri, vanno puniti con l’ergastolo. Il consumo di droga va punito con 25 anni di carcere, la rapina idem, lo stupro con 50 anni di carcere.
  2. Emergenza rifiuti: e qui tiriamo in ballo la Camorra, che è la vera responsabile di questa tragedia disumana che coinvolge i nostri amici campani. I camorristi, questi sporchi criminali, ci marciano, ci guadagnano, vivono con le azioni truffaldine, nelle quali rientra anche il “commercio della munnezza”. Certo, è facile parlare, quando non si è direttamente coinvolti, ma i napoletani devono svegliarsi, devono fare barriera comune, devono smetterla di proteggere questi infami bastardi che minano la Democrazia e lottare, fino allo stremo delle forze, per assicurare questa gente alla Giustizia e bonificare una delle zone più belle del Bel Paese. Poi, quando si saranno eliminati i rami, si rastrelleranno via le foglie. Come? Basta dare i rifiuti alla Germania, che ci guadagna e ci produce pure l’energia, facciamoci i termovalorizzatori, portiamo il riciclo ad almeno il 50% del totale dell’immondizia, e, nei piccoli comuni, eliminiamo i camion. Già qualche comune, infatti, ha adottato la soluzione più naturale che esista: l’asinello. Questo simpatico animale, che può portare carichi 4 volte superiori a quelli di un camion, non consuma benzina, ma fieno, al massimo qualche carota, è naturale, è simpatico, non inquina, ed ha un sacco di altri vantaggi. Certo, usarlo a Roma sarebbe un po comico, ma usarlo a Montesarchio, a Rocca di Papa, ad Alleghe, andrebbe bene.
  3. Alitalia: la nostra compagnia di bandiera, dal futuro sempre più incerto, con un carrello e mezzo nella tomba, e l’altro che non sa se infilarcisi pure lui, oppure rullare, veloce veloce, fino a ritirarsi per far spiccare il volo ad un Boeing pieno di speranze. Alitalia deve rimanere in mano italiana, assolutamente, perché Alitalia = compagnia di bandiera italiana = Italia, e su questo ci siamo. Gli imprenditori ci sono, piano piano spuntano, ci pensano tutti, perché sanno che sul trasporto aereo c’è da investire e da guadagnarci, ma tutte queste compagnie “grosse” hanno un nemico comune: low-cost. Perché dovrei spendere 400 € per fare Roma-Milano-Roma con Alitalia quando con Ryanair posso spendere la metà, la metà della metà magari? Certo, se voglio viaggiare bene, devo spenderne 400, ma io non ce li ho, io, cittadino che guadagna 1.500 € al mese, che ne spendo 800 di bollette, 600 di spesa, 100 di questo, 150 di quell’altro, e alla fine mi ritrovo anche con i debiti, piuttosto che con qualche soldino da mettere nel vecchio libretto postale. Ma in gioco è il futuro dell’azienda: si facciano vedere questi imprenditori, formino questa cordata, e acquistino questa povera Alitalia, per la gioia di chi ci lavora, che, se non rientrerà nel sicuro piano esuberi, potrà sperare in un po di stabilità.
  4. Economia, ICI e detassazione straordinari: se si riducono le tasse, i soldi che uno guadagna sono di più, ha più potere d’acquisto, spende di più, l’economia riprende (Tooby, tu che fai economia dimmi se sbaglio, ma del resto io non studio alla Bocconi, quindi tu saprai correggermi se sbaglio). L’imposta comunale sugli immobili è questo fardello che spetta a tutti coloro che hanno una fissa dimora. Mediamente cosa sono, 75-100-150 euro al mese, per una casa media? Non è molto, forse sarebbe una delle imposte che potrebbe essere lasciata, ma detassare anche le cose più piccole è un aiuto per tutti. L’importante, è, invece, detassare gli stipendi, e gli straordinari in particolare. Fino ad un anno e mezzo fa, vedevo la busta paga di mia nonna, operatrice tecnico assistenziale (OTA) presso una casa di cura privata, dell’azienda San Raffaele. Al netto, prendeva 1.500 € al mese, ma in tasca gliene entravano 1.000, sì e no. Rendiamoci conto, sono cinquecento euro, quasi un milione di lire che se ne vanno in tasse. Certo, le tasse servono allo Stato per offrire servizi al cittadino, ma santo Dio quanti soldi vuole questo Stato! Se lo stato se ne prendesse 250 in meno, nelle tasche ci entrerebbero 250 euro in più, per arrivare serenamente alla fine del mese oppure per metterli da parte, che so, per il nipote, il figlio, oppure per farsi una bella Crociera di quelle della MCS, che tanto ci fanno sognare, ma che non possiamo permetterci, con i nostri miseri stipendi.

Da questo CdM ci si aspetta molto, tanto, da Napoli a Roma, da Torino a Trieste, dal Brennero a Ragusa. Ci aspettiamo misure concrete per mettere un freno ai problemi, ridare sicurezza al paese e potere d’acquisto alle nostre tasche esauste. Tutto ciò, con il contributo di una opposizione che dovrà essere responsabile, utile, competente. Nel PD lo sono, nell’UDC anche (credo), nell’IDV no, non penso che lo siano, sono troppo attaccati alle loro battaglie politiche, ma sta bene a loro, sta bene a tutti. Buon lavoro, dunque, al premier Berlusconi, e alla sua squadra.

20 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Tasse, Walter Veltroni | | 3 Commenti

La nuova frontiera dell’odio nella politica? Antonio Di Pietro, e chi se no?

Ahi, serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello! (Dante Alighieri, la Divina Commedia)

C’era una volta c’era l’antiberlusconismo del vecchio Romano Prodi, quello dei comunisti, che era quasi civile, ora c’è l’antiberlusconismo di Antonio Di Pietro, anzi, c’è la questione Di Pietro. Quest’uomo sta creando scompiglio nella politica, sta innescando la miccia dell’odio che il ben noto Veltrusconi sembrava aver allontanato per sempre, lasciando spazio alla tanto sperata collaborazione tra maggioranza e opposizione. E invece no…

Di Pietro tira fuori vecchi discorsi, vecchi odi, e promette un’opposizione dura, inflessibile, senza sconti. Quindi, cosa propone ai suoi elettori? Di non appoggiare nessun provvedimento che invece la squadra del vero centro-sinistra appoggerebbe, così come farebbe l’UDC. Antonio Di Pietro vuole il male del paese, il male che non ci serve, il male che fa male (gioco di parole cacofonico, ma efficace). La legislatura che si è appena aperta ha tutti gli elementi per riformare il nostro amatissimo paese, grazie al PDL, ma grazie anche, e soprattutto, al contributo del PD, che ha varato il cosiddetto Governo Ombra.

Per chi non lo sapesse, il governo ombra è una tradizione politica anglosassone; il partito all’opposizione, dato che la Camera dei Comuni e la Camera dei Lord sono squisitamente bipartitiche, e dunque bipolari, forma una sua squadra di governo i quali, volta per volta, analizzano i provvedimenti e le leggi che presenta la maggioranza, fanno le loro critiche, doverose, e contribuiscono a rendere migliori le idee del Governo. Un’idea che è piaciuta al premier, Silvio Berlusconi, e che sinceramente, dopo le prime renitenze, ha convinto anche chi vi scrive. E già, perché questo è solo uno dei segni della politica che cambia, una politica finalmente utile, la politica del fare, e non la politica del ciaccolare e ciccioneggiare, come recita la Paola Cortellesi imitando la Daniela Santanchè nel video linkato precedentemente, una politica che, INSIEME, riporterà l’Italia agli antichi splendori.

Ma in questo progetto di collaborazione Di Pietro non c’è, certo, lui è un politico vecchio stampo, che non cambia, che attacca… anche se Di Pietro con la politica non c’entra una mazza. Ebbene, io parlo a voi, amici del Partito Democratico, voi, che avete costituito il partito unitario del centro-sinistra, voi, che avete eletto Walter Veltroni alla guida del partito (anzi, noi l’abbiamo eletto, visto che anche io ho partecipato alle primarie), voi dovete ribellarvi agli atteggiamenti pieni di odio di questo falso politico, di questo giustizialista, di quest’uomo che nulla vale, e dirgli: «Noi abbiamo chiuso con la politica dell’odio, e vogliamo collaborare per rendere l’Italia un posto migliore. Se non ti sta bene, vai ad allearti con le Brigate Rosse».

Abbiamo un Parlamento più bello, ora, con due partiti maggiori e due piccole forze residue (IDV e UDC), senza comunisti, senza socialisti, senza fascisti, senza quella destra che di democratico ha poco e di neo-fascista troppo, non roviniamo questa occasione. Walter, Silvio, Pier Ferdinando, e anche tu, Antonio, lavorate per questi anni a venire per riportare il paese sulle rotaie di un’Alta Velocità che agogniamo tutti da tanto, troppo, veramente troppo tempo.

Rimettiamo in sella l’Italia, insieme, senza odio, ma con l’impegno e la serietà che l’Italia merita e si aspetta!

15 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Cultura e società, Elezioni politiche 2008, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 3 Commenti

Gordon Brown, la débâcle alle elezioni, l’America e la destra in Europa

Forse sì, fidati lettori, che spero non mi punirete disertandomi per aver deciso di cambiare un po, staccandomi dal solito Beppe Grillo. Forse la Gran Bretagna, dopo 11 anni di Tony Blair e poco più di uno di Gordon Brown, si sta riscoprendo conservatrice. Certo non si può dire che il verdetto delle amministrative abbia messo del sale su una ferita già aperta e sanguinante.

Perché? Perché Gordon Brown non è Tony Blair, semplicemente. Blair, che ha guidato la nazione nel passaggio tra 2° e 3° millennio, durante e dopo l’11 settembre, ma soprattutto dopo il 7 luglio del 2005, quando si rivissero i momenti tragici di Atocha, seppure in forma meno, ma ugualmente, tragica, era diverso. Un leader di centro-sinistra carismatico, vicino alla gente, oserei dire simpatico, che certo non ha nulla da invidiare al nostro centro-sinistra. In effetti, il sistema politico inglese ha molto aplomb, caratteristica tipicamente british, e rispecchia una nazione con degli standard diversi. Nel paese della più longeva sovrana del mondo, che da sola è il capo di stato di alcune delle nazioni più grandi del mondo (Canada e Australia giusto per citare due dei 53 stati del Commonwealth), i due schieramenti politici hanno delle identità particolari, a cominciare dai nomi. Labour e Tories, riformisti e conservatori, Gordon Brown  e David Cameron.

E poi, il centro-sinistra: guardate Tony Blair, guardate una sua foto. Già l’età, che ispira fiducia, già la simpatia e il carisma, e poi guardate Romano Prodi. Cos’ha Romano Prodi in meno? Praticamente tutto, ma, per fortuna o per sfortuna dell’opposizione, ora è stato scalzato e sostituito dal caro Walter (l’africano) Veltroni. Sì, proprio lui, quello che dice di dare i suoi 100.000 € di pensione da parlamentare in beneficenza ai bambini del Malawi, quello che, dopo la débâcle, non ha rinunciato a mettere in discussione la leadership del PD. Il partito non gli appartiene, e secondo me farebbe bene a convocare nuove primarie. Il popolo del PD è chiamato a rivedersi, dopo la sconfitta, ed eleggere un candidato che possa seriamente affrontare il PDL. Certo, a qualche nasino all’insu non va giù che il demoniaco Silvio Berlusconi sia molto più carismatico, però i nasini devono ricredersi. Del resto, cosa aveva annunciato il leader della maggioranza prima delle elezioni? «Avremo dieci punti in più e una maggioranza di trenta senatori» e così è stato, i dati parlano chiaro, Berlusconi ha rivinto, e di brutto, cari compagni.

Comunque, ho divagato troppo, e quindi preferisco tornare ad uno scenario più europeista: prendiamo come punti di riferimento cinque nazioni: Spagna, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna. La Spagna ha da poco riconfermato Zapatero, l’anticlericalista per eccellenza, ma che ha fatto valere le ragioni del socialismo, e che sta portando il paese su una strada di crescita eccellente. La Francia, che piano piano sfiducia Sarkozy, e non per le sue scelte politiche, bensì per l’eccessiva intrusione dei media nella eccessiva vita privata. Ma del resto, si sa, con un presidente cinquantenne può succedere questo e altro. Certo, se Napolitano lasciasse Clio per la Loren, desterebbe molto molto più scandalo ;) La Germania, della cancelliera Angela Merkel, di centro-cattolico tendente a destra, l’Italia di Silvio Berlusconi e la Gran Bretagna di… di? Diciamo pure di Cameron, visto che dopo aver perso anche Londra, la poltrona del successore di Blair è più traballante dell’economia mondiale.

Un Europa spaccata, che tende più a destra che a sinistra. Ciclicità dell’elettorato? Svolta? Tendenze politiche? Certo è che un appuntamento che ridisegnerà alcuni scenari politici sarà il 4 novembre prossimo, quando gli americani eleggeranno il loro nuovo presidente. Certo, chi succederà a George W. Bush avrà sicuramente più popolarità di lui, il presidente più odiato della storia americana. Ci mancherebbe altro, è sotto di lui che è cominciato il terzo millennio battagliero. Chi mi conosce sa bene che tifo Hillary Clinton, e ho mille buoni motivi per farlo a discapito di Barack Hussein Obama o John McCain, ma il motivo ufficiale è che è donna, e allo stato attuale, come del resto quasi sempre, mi fido molto più di una donna che di un uomo. Certo, se venisse eletta affronterebbe la sfida di comandare il paese più influente, ma anche più contraddittorio della Terra, ma penso che ci riuscirebbe piuttosto bene, ma soprattutto darebbe una scossa agli Stati Uniti, che sono sbagliati dalla radice fino alla foglia più in alto.

3 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Beppe Grillo, Germania, Gordon Brown, Informazione, Politics, Regno Unito, Silvio Berlusconi, Spagna, Stati Uniti d'America, Walter Veltroni, Zapatero | | 4 Commenti