¡Mi vida fantastica!

Il mio punto fisso nel mondo che gira frenetico

Risparmio Governo: come ti riformo i Ministeri

Eccoci di nuovo, lettori: questa volta, per riprendere le pubblicazioni, voglio parlare dei Ministeri. Sapete, quei bei personaggi tutti in tiro quando si va a giurare sul Quirinale? Quelli che odiate perché sono troppi e ci fanno spendere miliardi? Proprio loro.

Il recente Governo Prodi II ci ha mostrato gli inciuci più inciuciosi della politica: 25 ministeri, quintalate di vice-ministri e sottosegretari per uno dei governi più grossi della storia. Tale da far impallidire uno dei tanti governi di Giulio Andreotti. Forse qualcuno si sarà chiesto perché si creano tutti questi ministeri, ma la risposta è semplice: più le coalizioni e gli alleati sono grandi, più per tenere tutti a bada bisogna dare ministeri su ministeri, “concessioni” politiche che evitano la scissione, specie in una coalizione come quella di Prodi costituita da un’accozzaglia indicibile di partitini.

E fu così che, per quei due anni di intervallo tra i “regni” del Cavaliere, l’Italia ebbe ad essere governata da una squadra enorme, con dicasteri astrusi: Attuazione del Programma di Governo, Politiche per la Famiglia, Solidarietà Sociale (esiste il Welfare, per quello…), Politiche Comunitarie (per tenere buoni i Radicali fu dato alla Bonino). Il caso più incredibile? Esistevano DUE, e dico DUE, ministeri delle riforme! Le Riforme Istituzionali, di Vannino Chiti e le Riforme per la Pubblica Amministrazione di Luigi Nicolais.

Se ne parlò a lungo, di questo enorme governo, e l’effetto politico fu ben usato dal nuovo premier, il sempreverde Silvio Berlusconi, per creare una squadra snella, come si suol dire. Ventuno ministri, nessun vice-ministro e qualche dozzina di sottosegretari. Sessanta persone in tutto, contro le quasi centotrenta di Romano. Non male? Staremo a vedere.

L’attuale governo è composto da 22 ministeri (erano ventuno, poi le pressioni di Michela Vittoria Brambilla hanno fatto nascere il Ministero del Turismo), che elenchiamo qui di seguito:

  1. Interno (Maroni)
  2. Esteri (Frattini)
  3. Lavoro, salute e politiche sociali (Sacconi)
  4. Economia e finanze (Tremonti)
  5. Giustizia (Alfano)
  6. Sviluppo Economico (Scajola)
  7. Difesa (La Russa)
  8. Infrastrutture (Matteoli)
  9. MIUR (Gelmini)
  10. Agricoltura, foreste e alimenti (Zaia)
  11. Ambiente, territorio e mare (Prestigiacomo)
  12. Attività Culturali (Bondi)
  13. Turismo (Brambilla)
  14. Gioventù (Meloni)
  15. Pari opportunità (Carfagna)
  16. Politiche europee (Ronchi)
  17. Attuazione programma di Governo (Rotondi)
  18. Rapporti con il Parlamento (Vito)
  19. Riforme federaliste (Bossi)
  20. Semplificazione normativa (Calderoli)
  21. Rapporti con le Regioni (Fitto)
  22. Pubblica amministrazione (Brunetta)

(Nota bene: dal .13 in poi sono Ministeri senza Portafoglio, ovvero con ridotte capacità politiche, e che non hanno – a quanto mi ricordo – potere decisionale sulle scelte economiche del Governo)
Ebbene, eccoli qui. 17 uomini e 5 donne, 9 ministeri senza portafoglio distribuiti con i nomi più assurdi e i compiti più inutili e disparati, tutto per compiacere gli alleati e assestare la definitiva penetrazione del deretano ai poveri italiani che non sanno neanche come e quando si debba protestare. Tralasciando l’idea rivoluzionaria, quello che un futuro (non Berlusconiano) governo serio dovrebbe fare, è una completa rivoluzione dell’organigramma ministeriale, ovvero accorpare ministeri con compiti simili (o almeno in un raggio di azione complementare) e utilizzarli come Dipartimenti di Stato, seguendo l’esempio statunitense.

Personalmente, io li riformerei così, seguendo lo schema dei ministeri attuali:

  1. Dipartimento di Stato per gli Affari Esteri
  2. Dipartimento di Stato per gli Affari Nazionali e Regionali (che comprenderebbe Regioni, Rapporti con il Parlamento, Pari Opportunità, Riforme, Gioventù, Riforme, Semplificazione Normativa, Infrastrutture, Politiche Europee)
  3. Dipartimento di Stato per gli Affari Economici (Economia, Welfare, Sviluppo Economico)
  4. Dipartimento di Stato per le Politiche Ambientali (Ambiente, Agricoltura)
  5. Dipartimento di Stato per le Politiche Culturali (Cultura, Turismo, Istruzione, Università e Ricerca)
  6. Dipartimento di Stato per la Sicurezza (Interno, Difesa e Giustizia)
  7. Dipartimento di Stato per le Emergenze (opzionale, come i Ministeri per le Emergenze dei paesi esteri, che coordinano situazioni di pericolo come terremoti, incendi, e roba simile. Tutto quello che fa Bertolaso, insomma)

Si tratterebbe, in sostanza, di sette dipartimenti ognuno guidato da un Segretario di Stato con un vice-segretario (o vice-ministro che dir si voglia) per ogni ambito descritto tra parentesi. Quindi, 7 segretari + 22 vice-segretari per un totale di 29 persone (tenendo presente che alcuni ministeri, come quello delle Riforme per il Federalismo di Bossi, non serve a nulla), più un vice-primo ministro e un primo ministro. O ancora meglio, nell’ambito di una totale riforma del sistema politico, un presidente (guardando al sistema americano e non al complicatissimo sistema francese, ben descritto in un saggio di Umberto Coldagelli che ho letto alcune settimane addietro) con funzioni anche di primo-ministro e un vice-presidente (tipo Joe Biden) pronto anche a diventare presidente per qualsiasi evenienza (dimissioni o impedimento del presidente).

Che ne pensate? Esprimete la vostra idea nei commenti e votate il sondaggio qui sotto. E buona estate!

10 Agosto 2009 Pubblicato da stefomec | Elezioni politiche 2008, Governo Berlusconi IV, Governo Prodi II, Italia, Politics, Stati Uniti d'America | | 1 Commento

La destra americana attacca gli jeans “di sinistra”

I jeans della discordia

I jeans della discordia

Riprendo le pubblicazioni del blog dopo un lungo periodo di assenza da pigrizia culturale per parlare di un argomento non politico (vi aspettavate che parlassi di Silvio & Veronica? Magari dopo), ma culturale (anche se con la politica s’ha da fare). Nella patria assoluta del jeans, ovvero gli Stati Uniti d’America, alcuni esponenti della politica conservatrice di destra – ignobilmente battuta nelle recenti tornate elettorali (presidenziali, congresso, governatori e quant’altro) – hanno lanciato una crociata di indubbia utilità contro il simbolo dell’abbigliamento più sciatto ma usato possibile, il blue jeans appunto.

Questo orribile capo d’abbigliamento, che ho da sempre scelto di non indossare per motivi cosiddetti “etici” – o per meglio dire per esacerbare ulteriormente il distacco dalla massa uniforme di “soldati della modisteria” – viene considerato dagli amici conservatori a stelle e strisce come uniforme del nulla, eco della controcultura sessantottina, una pestilenza nazionale e un sintomo di infantilismo nostalgico per un passato agrario che si traduce nella corsa a quelle casette di lontano sobborgo oggi avviate verso l’abisso dei mutui non pagati.

In sostanza, quella che viene lanciata è una crociata dell’educazione all’abbigliamento. Ma forse gli americani, con tutto il rispetto per questa grandiosa macchina democratica, di moda non potrebbero parlare affatto: i completi gessati e le scarpe eleganti che indossa il loro presidente, l’abbronzatissimo Barack Obama, provengono nientepopodimeno che dall’Italia e la first lady Michelle indossa pantaloni “modello Capri” (che non è certo una località balneare californiana). Ma questi sono giusto due esempi di come le alte sfere siano influenzate da un gusto nel conciarsi che di americano ha poco e nulla.

La crociata contro gli jeans è condivisibile e accettabile, ma in un momento come questo, nel quale il presidente democratico ha consensi altissimi, paragonabili a quelli che sventola ogni giorno il nostro Presidente del Consiglio (e che saranno veri? Chissà) ha l’effetto di un boomerang: il voler uccidere forse una delle poche tradizioni ancora salde nel grande paese significa inimicarsi il voto di molti. Chi, poi, nel bel mezzo della crisi economica può permettersi giacche e cravatte da centinaia di dollari – grazie alle alte rendite da politico o giornalista – evidentemente non ha fatto i conti con una fetta della popolazione americana che centinaia di dollari non li ha, e per vestirsi si rifugia negli economicissimi jeans. Se ne trovano di ogni foggia e colore, anche nei supermercati, per alcuni pezzi con sopra l’effige di George Washington o, per quanto ci riguarda, per qualche biglietto grigio.

Se vogliamo uccidere gli jeans, rimandiamo questo genocidio al prossimo boom economico, quando ci saranno abbastanza soldi per capi firmati e scarpe da 540 dollari come quelle di Michelle! (Lei sì che veste come si deve…)

8 Maggio 2009 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, Cultura e società, Stati Uniti d'America, USA 2008 | | Ancora nessun commento.

Obama offeso dall’«abbronzato» di Berlusconi? Le solite fandonie della sinistra

No)

Ma Veltroni, a parlare al Congresso come Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, lo vedremo prima o poi? (Suggerimento: No)

Barack Obama e il carissimo popolo statunitense offeso dalle parole del premier Silvio Berlusconi che ha definito il presidente-eletto «abbronzato»? Come al solito, la sinistra prende spunto dalle parole di Berlusconi per innescare polemiche ignobili, inutili e che fanno soltanto male, sputtanando una volta per tutte (se quello che fosse successo nei mesi precedenti non è una dimostrazione già piuttosto valida) le ipotesi di un clima nuovo e di dialogo ipotizzate dal premier-ombra, Walter Veltroni.

Innanzitutto, la macchinazione ordita dal New York Times, giornale che di certo non ama molto i conservatori, che ha raccolto 1.200 (circa) commenti di lettori italiani (e di conseguenza tutti comunisti) che parlavano di Berlusconi come del solito imbecille, della rovina dell’Italia, del problema della democrazia, del nano infame, del criminale, del collusso con la mafia e compagnia bella, dimostra come si sia creato, negli anni, una sorta di comitato di prevenuti contro il quattro volte premier.

Non solo: l’Unità, se possiamo definirlo un quotidiano, dice che «tutto il mondo protesta», ma questi (cazzo) di comunisti, vorrei sapere io, vivono su Marte (cfr. Fascisti su Marte, film satirico peraltro molto ben fatto)? No, perché questa indignazione mondiale proprio non la si vede, né da parte dei governi, né da parte del diretto interessato (Obama, appunto) e né da parte degli americani che l’hanno eletto (o che non l’hanno eletto, ma fa lo stesso).

Mi riferisce la mia amica Alessandra, che si trova in Texas fino a gennaio grazie al progetto Intercultura, che i suoi genitori americani, nonché la famiglia in genere, si sono fatti delle salutari risate alle parole del premier, scherzandoci pure su. Il che significa che la battuta, seppure piuttosto trita e ritrita (l’associazione abbronzato = nero è vecchia), non ha certo alcuna connotazione offensiva, ma è piuttosto a joke che fa indignare solo la nostra sinistra, priva del senso dello humour ma soprattutto talmente imbecille che, invece di fare i compiti che il loro inutile governo ombra si era prefisso, trova ogni pretesto, anche il più minuscolo, per scatenare dei flame che nuocciono solo alla loro immagine.

A dimostrazione della tesi, i dati sempre favorevoli sulla fiducia degli italiani al Governo, l’azione di Governo e al premier Berlusconi (nonostante le impopolari decisioni sulla scuola primaria e secondaria, che io stesso non esito a criticare), e i dati sempre più ridicoli di un partito che, se continua ad affidarsi ad un leader come Walter appunto, non vedrà le poltrone di Palazzo Chigi neanche al Tg1, visto che non avrà mai i numeri per governare, almeno di infruttuose alleanze con l’estrema (terrorista, antiamericana e grottesca) sinistra, che l’elettorato del 13 e 14 aprile scorso ha provveduto finalmente a scaraventare fuori dal Parlamento, dopo 60 anni.

Nota bene: per quanto questo post assuma dei caratteri politici e difenda l’ironica battuta di Berlusconi, non è da intendersi come idolatria nei confronti del premier, come qualche lettore incauto e prevenuto possa (con errore) pensare, ma come un post di commento

8 Novembre 2008 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, Cultura e società, Governo Berlusconi IV, Informazione, Italia, Partito Democratico, Politics, Silvio Berlusconi, Stati Uniti d'America, Walter Veltroni | | 6 Commenti

Auguri, Presidente Obama!

Il nuovo Presidente degli Stati Uniti dAmerica, Barack Hussein Obama

Il nuovo Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Hussein Obama

Barack Obama, oltre le più rosee previsioni, ha nettamente vinto le elezioni ed è così diventato il 44° Presidente degli Stati Uniti d’America. Un cambiamento che gli USA e il mondo intero aspettavano, volevano, chiedevano e hanno ottenuto. Un giovanissimo presidente (l’avversario John McCain ha ben 25 anni di più) che porterà un’aria fresca e nuova alla Casa Bianca. I messaggi di auguri e di congratulazioni si sprecano, da Silvio Berlusconi a Papa Benedetto XVI (giusto per citare due capi di Stato a noi più familiari), con l’auspicio comune che questo presidente possa inaugurare un clima di serenità e pace che in otto anni di presidenza George W. Bush non solo sono mancati, ma i pochi residui che c’erano sono scomparsi sotto le bombe che hanno devastato l’Iraq, l’Afghanistan e il Pakistan.

Il Partito Democratico, che disponeva alla House of Representatives di una buona maggioranza, l’ha ulteriormente ampliata grazie al voto di ieri, mentre al Senato, nel quale la situazione era di 49 repubblicani e 49 democratici (+2 indipendenti), gli obamiani sono arrivati a quota 56, senza però raggiungere (almeno per il momento, il Congresso è sempre così movimentato) la quota 60, che avrebbe permesso di governare senza il pericolo di ostruzionismo repubblicano.

Complimenti, comunque, a McCain e Sarah Palin, che hanno condotto una interessante campagna elettorale, e che avrebbero anche potuto vincere, se non fosse stato per la pesantissima ed impopolare eredità lasciata da Bush, e altri complimenti sempre a McCain per il discorso post-risultati con il quale ha ammesso la sconfitta e si è congratulato con Obama. Altro che le bagarre italiane!

Auguri, inoltre, al senatore Joe Biden, che assumerà il 20 gennaio 2009 l’incarico di vice-presidente. Dopo un bel po di tempo, si rivede a Washington un politico cattolico.

Aneddoto: John Fitzgerald Kennedy, finora l’unico presidente cattolico che la storia americana ricordi, alcune settimane prima di morire disse: Fra 40 anni verrà eletto un presidente afroamericano (cfr. Corriere della Sera del 5/XI/2008). Aveva ragione.

Auguri, Presidente Obama!

5 Novembre 2008 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, Politics, Stati Uniti d'America, USA 2008 | | 2 Commenti

USA 2008: le TV al servizio dello spot di Obama, la CNN no

Barack Obama, sarà il prossimo presidente o no?

Negli USA saranno le ore 20:00 (in Italia, seguendo come riferimento l’ora di New York, le 02:00 am CET), quando i principali network trasmetteranno una mezz’ora di spot elettorale per convincere quei (non) pochi indecisi a votare, finalmente, per il tanto decantato cambiamento promosso da Barack Obama. Una spesa folle, quantificata in qualche milione di dollari, per pagare Davis Guggenheim, già regista di Una scomoda verità, il film sui cambiamenti climatici prodotto dall’ex candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America, l’altrettanto democratico Al Gore.

In mezz’ora, dicevamo, il senatore afroamericano dell’Illinois, che pur gode di un buon vantaggio (l’ultimo sondaggio congiunto Zogby/Reuters assegna ad Obama ben 7 punti di vantaggio su John McCain) cercherà di fare di tutto, temendo evidentemente gli effetti del Bradley effect (di cui vi ho parlato qui) per consolidare la sua maggioranza e accaparrarsi ulteriori elettori tra gli indecisi e gli indipendenti. Mezz’ora, 30 minuti, di una trita e ritrita american life: le mie origini, la mia carriera politica, quanto amo la bandiera, quanto odio il fatto di dover pagare le spese mediche (uno dei problemi che, sia Obama che McCain dovrebbero risolvere definitivamente), quant’è bello sedersi intorno al tavolo della cucina, specialmente nel Thanksgiving Day (gli italofoni lo ricordano meglio come Giorno del ringraziamento, in onore di Dio che ha donato ai Padri Pellegrini la magnifica terra dell’America). Insomma, le solite, solitissime storielle, che sembrano uscite dal cilindro di un repubblicano tradizionalista e conservatore più che da un democratico riformista quali, appunto, si fa chiamare Obama.

A trasmettere il “filmato” saranno le emittenti NBC, CBS e FOXnews, ma non la ben più importante CNN, che ha preferito usare gli spazi in prima serata per mantenere la sua programmazione costante sulle elezioni, piuttosto che accettare una cospicua somma (circa 1mln di dollari) per mandare in onda la mezz’ora elettorale.

Per contrastare l’Obama effect, comunque, il 72enne veterano della Guerra del Vietnam nonché senatore dell’Arizona McCain sfodera alcune deliziose (o meno) carte:

  1. Accusa Obama di essere amico dei palestinesi: In un’intervista a Radio Mambi di Miami, il senatore dell’Arizona – che nelle settimane scorse aveva definito Obama «il candidato di Hamas» – ha denunciato i suoi legami con «un portavoce dell’Olp», Rashid Khalidi, peraltro un moderato. (v. Obama in tv per convincere tutti, Corriere della Sera – 29 ottobre 2008)
  2. Si avvale della “collaborazione” di Joe the plumber (l’idraulico): sicuramente molti di voi hanno sentito parlare, in queste settimane, della curiosa figura di Joe, l’idraulico simbolo dell’uomo medio bianco americano orgoglioso della patria e del baseball (una rivisitazione in chiave non-gialla di Homer Simpson) che ha dato il suo appoggio al candidato repubblicano, scagliando contro Obama frasi del tipo: «Votare per Barack Obama significherebbe la morte d’Israele»
  3. Usa lo spauracchio delle tasse (ve ne ho parlato nel post linkatovi precedentemente)

Nel frattempo, comunque, gli ultimi sprazzi e le ultime idee della nervosissima campagna elettorale continuano, e di pari passo continuano i sondaggi. Per questo, mi preme tenervi informati sugli ultimi dati, e per farlo utilizzerò l’istituto Gallup, che mi ispira maggiore fiducia. Veniamo ai dati:

  1. Registered voters (elettori registrati): Obama recupera l’1% e si assesta al 51%, McCain perde l’1% e si assesta al 42%. Differenza: 9%
  2. Likely voters expanded (elettori “abituali”- sondaggio largo) : Obama fermo al 51% e McCain fermo anch’esso al 44%. Differenza: 7%
  3. Likely voters traditional (elettori “abituali” – sondaggio normale): Obama si ferma al 49%, come ieri, ma McCain perde l’1%, tornando al 46% (era al 47%). Differenza: 3%

Nota bene: dati aggiornati alle ore 13.00 Eastern Time (ore 19:00 CET) del 29-10-2008

Brevemente, riportiamo anche i dati di Reuters/C-SPAN/Zogby, che vedono in recupero Obama, il quale si assesta nuovamente sopra al 50% (50,2%) dopo che ieri era al 49,1% (+1,1%) , mentre McCain scende al 43,3% (-1,1%).

Insomma, la lotta è dura, i sondaggi ci dicono Obama, ma forse non sarà così, e manca davvero poco al fatidico martedì 4 novembre. Chi vincerà? Partecipate al sondaggio Obama-McCain sul precedente post dedicato all’argomento e fate sentire le vostre opinioni!

30 Ottobre 2008 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, John McCain, Politics, Stati Uniti d'America, USA 2008 | | 1 Commento

Adesso Barack Obama ha paura…di perdere le elezioni

John McCain, il senatore che voleva diventare presidente

Il 4 novembre si sta avvicinando. E si avvicina anche, capovolgendo tutte le più rosee aspettative dell’elettorato democratico, la sempre più probabile vittoria di John McCain (in foto).

L’ultima rilevazione dell’istituto di sondaggio Gallup sui Likely Voters ha difatti sancito il forte recupero di McCain su Barack Obama; i due, difatti, sono distanziati del 2%, con il senatore dell’Illinois in vantaggio – ma stabile – al 49% e il collega dell’Arizona al 47%.

Sembra sempre più forte, dunque, il cosiddetto Bradley effect (o “Effetto Bradley” per gli italofoni); chi o cos’è Bradley? Cercherò di spiegarvelo brevemente: dal 1973 al 1993 il sindaco di Los Angeles fu Tom Bradley, un uomo di colore (come Obama, appunto) che nel 1982 decise di tentare il grande passo, ovvero la candidatura a governatore della California. Nonostante tutti i sondaggi lo dessero in fortissimo vantaggio sullo sfidante – bianco -, Bradley non riuscì a vincere le elezioni. Evidentemente, quindi, una buona parte dell’elettorato, che pur aveva ammesso ai sondaggisti di voler votare black, non resistì (intolleranza pigmentaria?) e votò white.

Per questo, si “teme” che anche l’elettorato moderno del 2008, che ha già cominciato a votare (negli USA si può infatti votare anche prima, sia nei “polls” che tramite posta, come hanno fatto il presidente uscente George W. Bush e signora) e che voterà il 4 novembre, abbia mentito ai sondaggisti, dicendo di voler votare Obama per poi preferire, all’atto del voto, McCain.

Fatto sta che i vari slogan dell’afroamericano Obama (Yes, we can! Change we need o cose simili) sembrano sempre meno intensi, mentre l’esperienza di McCain, la tradizione di un candidato tradizionale e solidamente repubblicano, nonché lo spauracchio del presidente democratico che aumenterà le tasse a tutti sembrano spostare l’ago della bilancia verso una posizione che uno-due mesi fa sembrava del tutto improbabile.

A mio modesto avviso, preferisco non esprimermi troppo su chi preferirei votare, anche se sceglierei Obama per il messaggio fresco e di speranza che lancia e McCain per la tradizione e per una certa simpatia che mi ispira.

Ma voi, chi scegliereste? Obama o McCain? Partecipate al sondaggio che trovate qui sotto e commentate, commentate numerosi!


29 Ottobre 2008 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, Cultura e società, John McCain, Stati Uniti d'America, USA 2008 | | 1 Commento

«Yes, we can!» Sì, possiamo offendere il veterano McCain

Barack Obama come Beppe Grillo? A giudicare dal suo ultimo spot, il confronto non potrebbe essere più simile. C’è chi offende di qua, chi offende di là, e compagnia bella…

Lo spot ironizza sull’incapacità di McCain di stare al passo con le nuove tecnologie e sul fatto che “non sa mandare una email”. Ma la stampa americana ha sottolineato che c’é un motivo per cui non può farlo: le sue dita portano i segni delle torture subite nelle prigioni nordvietnamite. (Voto Usa, spot Obama a rischio gaffe, ANSA)

Nel nuovo spot elettorale, a quasi un mese e mezzo dalle elezioni che, finalmente, dopo 8 anni riconsegneranno agli Stati Uniti d’America un nuovo Commander in Chief, il candidato del Yes, we can! si scopre un buzzurro. Per raccogliere un consenso che sembra sempre più lontano dal condurlo alla Casa Bianca, accusa il suo avversario di non avere dimestichezza con il mondo del Web, di non saper usare internet e di non avere le capacità necessarie per inviare una e-mail. E in fondo in fondo, a 72 anni, è quasi comprensibile. Ma non è questo il punto: magari il veterano della Guerra in Vietnam il piccì lo sa anche usare, ma non può, e l’ANSA ci spiega il motivo con più chiarezza nel paragrafo successivo:

[Il Los Angeles Times, n.d.r.] ha sottolineato che McCain non può usare tastiere di computer per le conseguenze delle molteplici fratture e di varie forme di tortura subite in cinque anni e mezzo passati all”Hanoi Hilton’, famigerata prigione vietnamita, dopo essere stato catturato a seguito dell’abbattimento del suo caccia. McCain, tra l’altro, non può sollevare le braccia oltre un certo punto e ha vari problemi di mobilità.

Ecco. Ma allora, dov’è finito il tanto decantato rispetto per i veterani delle guerre combattute dagli USA, che in teoria è quanto di più simile ad un diritto costituzionale (sì, la Costituzione, quella che in Italia non sanno neanche essere composta di 139 articoli e 18 disposizioni transitorie e finali, ma lasciamo perdere), e che ogni americano deve avere? Sì, in amore e in guerra (politica) tutto è lecito, ma finché ci si da del vecchio e del giovinastro, passi, ma quando si lede la persona, una persona che ha servito il suo paese anche a costo della vita, bisogna fare un passo indietro. Ma che dico?! Bisognerebbe fare un passo indietro, perché in Italia chi muore nelle missioni di peace keeping è il bersaglio preferito degli anarco-insurrezionalisti (si legga anche amici di Bertinotti, Grillo, Veltroni, D’Alema, Di Pietro, Vendola, e chi più ne ha più ne metta) e dei coretti deliziosamente bastardi come l’ormai famoso 10, 100, 1000 Nassiriya, che solo a pensarlo mi fa correre i brividi lungo la schiena.

Ma si sa, il rispetto per i «matusa» è roba sorpassata, e del resto, il mondo «Non è un paese per vecchi», citando il titolo di un recente film da Academy Awards, se non vado errato.

13 Settembre 2008 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, Beppe Grillo, Cultura e società, John McCain, Stati Uniti d'America | | 4 Commenti

Avvelenamento da calcio (quello giocato, non quello del latte)

Avvelenamento da calcio. In sintesi, potremmo definire così la sindrome, in periodo di Giochi Olimpici, che colpisce tutti coloro, atleti o meno, che si accorgono degli «ingiusti privilegi» nel mondo del calcio rispetto a tutti gli altri sport. Di nuovo oggi, sulla Gazzetta dello Sport, appare un articolo che riporta le parole di Matteo Tagliariol, campione olimpico per l’Italia proprio a questi giochi. Lo spadista ha così commentato una vicenda che vi spiegherò qualche riga più in basso:

Grazie alla medaglia d’oro, io avrei potuto viaggiare in business ma sono rimasto in classe economica per stare insieme ai miei compagni”. “Loro sono stati eliminati e a noi serve una medaglia d’oro per viaggiare in business. Ma si sa la differenza che c’è in Italia fra il calcio e gli altri sport. Noi ci siamo abituati, però non è giusto. (Tagliariol, stoccata al calcio “Esistono privilegi ingiusti”, Gazzetta dello Sport, 19 agosto 2008 )

In pratica, la vicenda ha origine alcuni giorni fa, quando sia Valentina Vezzali e le sue compagne di squadra, fresche di medaglia, sia la Nazionale di Calcio Under-21, fresca di eliminazione ai quarti di finale da parte del Belgio, hanno utilizzato lo stesso volo Air-China per fare rientro nel Bel Paese. Giovinco & Co., fattisi umiliare da una squadra certamente molto meno brava di loro, dopo un girone di qualificazione con 2 successi e 1 pareggio (0-0 con il Camerun), in una partita che definire orrida è un complimento, hanno beneficiato della business class, mentre Vezzali & Co. le hanno rifilate in economy, spazi stretti e sedili di terza qualità (la scena ricorda vagamente il film indiano Matrimoni e Pregiudizi). Di qui, è partito lo strascico di polemiche tra i privilegi concessi al calcio e quelli non concessi agli altri sport.

Beh, voi mi direte, la storia è vecchia, se ne discute sempre e intorno al calcio gira un volume di denaro che è troppo importante per poter permettere questo tipo di polemiche. Ma questa è una infamia, è un trattamento fascista. Tutti gli sport sono uguali, anzi, non tutti gli sport sono uguali, perché il calcio forgia caratteri violenti, che pensano solamente alla competizione e alla vittoria, ma non alla partecipazione, mentre gli altri sport insegnano la lealtà, il rispetto dell’avversario e delle regole, una convivenza civile e serena. Avete mai visto una rissa a Wimbledon? Per caso è mai stato ucciso un tifoso durante un match di rugby?

L’Italia è un paese vecchi stampo, dove il pluralismo sportivo è un concetto avulso, insensato, da molti considerato folle. Da talmente tante persone che basta leggere il 95% dei commenti all’articolo che vi ho linkato precedentemente.

Anche Tagliariol si perde in un commento sciocco sul calcio… Bravo, hai vinto la medaglia ma adessa stai un pò zitto per 4 anni… Meno male che manca poco alla fine delle Olimpiadi, poi riparte l’industria calcio per dare soldi anche agli schermidori…

ci si dimentika ke la nazionale di calcio è CAMPIONE DEL MONDO IN CARICA… non so se mi spiego; inoltre le emozioni ke ho provato dopo l finale vinta contro la francia o dopo la finale di manchester o atene vinte dal milan non me le ha sapute regalare nessun olimpionico. Infine,oltre ke vedermi d’accordo con polleggiato, aggiungerei ke mi pare ke i calciatori siano di 1 spanna superiore anke mentalmente visto ke nn rispondono a queste continue stokkate….avete tutto il io supporto xk lo so quanti sacrifici vanno fatti x diventare 1 calciatore professionista al contrario di tutti quelli ke vi osteggiano e dicono ke nn ne dovete fare

Sinceramente, oltre al linguaggio italo-omicida, sono esterrefatto e mi vergogno (questo termine torna spesso) di condividere la nazionalità con simili individui che ritengono il calcio l’unico “pseudo” sport degno di essere giocato; fosse per questi ragazzini anche le Olimpiadi andrebbero abolite. Ok, aspettate, anche io guardo il calcio, sono un tifoso sfegatato del Milan e sono felice se la mia squadra porta a casa scudetti, supercoppe, Champions League e compagnia bella, ma nello sport esiste altro oltre al calcio. Oltre al Milan, infatti, il sottoscritto è un tifoso ancora più sfegatato (al limite del folle) di Roger Federer, e mi piace guardare anche il basket e il golf. Ma tutto questo ha una dimostrazione: ai primi tre posti del ranking ATP ci sono uno spagnolo, uno svizzero e un serbo. Il primo italiano, Andreas Seppi, è 33esimo. Nel basket forse andiamo un po meglio, ci sono tre italiani (Bargnani, Belinelli e Gallinari) nell’NBA, ma nella madre Patria è uno sport di nicchia, relegato agli ultimi 5 minuti del Tg5 della domenica notte, nulla di più. Il golf? Neanche a parlarne, è un passatempo per Berlusconi & Co. e Tiger Woods non ha certo il passaporto italico.

Ma si sa, è tutta una questione di soldi e di conflitto di interessi. Del resto, il presidente della “mia” squadra è anche il presidente del Consiglio dei Ministri, l’altra metà di Milano è di Massimo Moratti, parente del sindaco Letizia e imprenditore nel petrolio, Abramovich pagherebbe 200 milioni di euro pur di portarsi Kakà al Chelsea e via discorrendo…peccato però, perché il tennis è molto più bello del calcio. E non solo il tennis.

19 Agosto 2008 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Italia, Milano, Olimpiadi 2008, Silvio Berlusconi, Sport, Stati Uniti d'America | | 1 Commento

«Cento giorni miracolosi»: Newsweek approva il primo trimestre del Berlusconi quater

«In his first 100 days in office, Silvio Berlusconi may have done the impossible: to a degree unprecedented in modern Italian history, he asserted control over this seemingly ungovernable nation. (Miracle in 100 days, Newsweek

Silvio Berlusconi ha fatto l’impossibile: «Con un livello senza precedenti nella moderna storia Italiana, ha assunto il controllo di una nazione che sembra ingovernabile». Così il Newsweek, uno dei più importanti settimanali degli Stati Uniti d’America, con una tiratura di 2.700.000 copie (Fonte:Newsweek, en.wikipedia) ha definito i «100 giorni» del Governo Berlusconi IV.

Jacopo Barigazzi, l’autore (di evidenti origini italiche) dell’articolo, prosegue nella sua analisi analizzando i provvedimenti in favore della sicurezza per i cittadini, ed in particolare il dispiegamento di 3.000 soldati nei luoghi sensibili delle principali metropoli del Bel Paese. Per facilitare la lettura ai non-anglofoni, mi servirò della traduzione del Corriere della Sera.

«Gli italiani chiedono sicurezza, economica e non solo. E Berlusconi gliela sta fornendo con il pugno di ferro in guanto di velluto, dispiegando migliaia di soldati in tutta Italia nel tentativo di usare la mano pesante contro l’immigrazione e la piccola criminalità»

Poi, la critica, peraltro giustificabile in pieno, sul malandato stato dell’economia nazionale: «Gli italiani pagano le tasse più alte d’Europa e hanno i salari più bassi; Berlusconi deve ancora trovare il modo di mantenere le sue promesse di tagliare le tasse o stimolare la crescita». In una nazione con l’inflazione al 4,1%, la crescita del PIL allo 0%, i salari bassi e i prezzi che galoppano ogni mese verso record sempre più irraggiungibili da uno stipendo normale (1.500~2.000 €/mese), è giusto domandarsi cosa stia facendo il Presidente del Consiglio dei Ministri, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, quello dello sviluppo economico Claudio Scajola per ridare nuova linfa a questo paese.

La ricetta elaborata è quella di tagliare le spese (decisione sacrosanta, ma andrebbero decurtati anche stipendi dei parlamentari e dotazioni, sconti, benefici e compagnia bella), e al contempo detassare, permettendo così un maggiore potere d’acquisto. Apparentemente l’idea non è male, ma ritengo (pur non essendo un esperto di economia, quindi per questo ci si rivolga a Tooby, molto più affidabile di me su questo campo) che tutto ciò vada accompagnato ad un aumento, graduale, delle retribuzioni, affinché gli effetti sul portafoglio siano più evidenti. Ed inoltre, una cosa fondamentale per economia e ambiente, è quella di uscire dalla schiavitù del petrolio, subito, senza sé e senza ma. Con il nucleare (in Francia il 78% del fabbisogno energetico nazionale è così prodotto), con le fonti rinnovabili, e continuando a mantenere come costante il fotovoltaico nei nuovi edifici in costruzione.

Torniamo all’analisi del giornale di New York City, che analizza anche il provvedimento tanto contestato, il lodo Alfano, che prevede l’immunità per il PdR, il PdCdM, il P. della Camera dei Deputati e quello del Senato della Repubblica; Barigazzi lo definisce «come un provvedimento che rende immuni le quattro più alte cariche dello Stato, anche lo stesso premier, e che mette fine ad un processo contro Berlusconi, che egli stesso ha definito come politico».

Infine (a dir la verità è all’inizio) l’autore riferisce come, «con il 55% dei consensi, sia il leader europeo con la maggiore popolarità, più di Sarkozy, di Gordon Brown e di Zapatero».

«Italians like him now, but what they really want is economic stability. Cleaning up trash and harassing immigrants won’t be enough.»

Sì, la «luna di miele» tra Berlusconi e l’elettorato continua, ma è vero, bisogna quotare Barigazzi, pulire la munnezza napoletana e mandare via a calci in culo (cit. Borghezio) i clandestini non serve, bisogna assicurare una stabilità economica, che ci permetta di tornare ad una crescita decorosa, che consegni alle famiglie dei bilanci migliori, che ridia credibilità e slancio all’Italia.

12 Agosto 2008 Pubblicato da stefomec | Giorgio Napolitano, Gordon Brown, Governo Berlusconi IV, Informazione, Italia, Newsweek, Silvio Berlusconi, Stati Uniti d'America | | 1 Commento

La NBC si beffa dell’Italia: «Berlusconi troppo anziano per andare a Pechino»

E poi vengono a dire che gli Stati Uniti d’America sono nostri amici, alleati, simpatizzanti e compagnia bella, come soleva dire mio nonno. L’indignazione, stavolta, viene dalla rete televisiva NBC, che mentre trasmetteva la cerimonia di apertura della XXIX Olimpiade, in corso in questi giorni a Pechino, nella democraticissima Cina, ha preso di mira il premier, Silvio Berlusconi.

«Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha rinunciato ad essere qui stasera insieme agli oltre 80 capi di stato», «Perché a Pechino fa caldo. Troppo caldo per lui».  Berlisconi, «il più ricco magnate italiano dei media che è anche primo ministro del Paese», «a 72 anni è troppo anziano per un viaggio del genere»

Naturalmente, questi divertentissimi complimenti non sono stati riservati agli altri capi di stato, guarda caso più giovani, presenti alla Cerimonia. Non riservati a Nicolas Sarkozy, il serissimo presidente della Republique Française che ha fatto dell’Eliseo una casa d’appuntamenti e chiacchiere, non riservati certamente a George Walker Bush, il presidente degli United States of America, direttamente responsabile delle guerre in Iraq e Afghanistan, e di innumerevoli altre facezie, e non riservati, in conclusione, neanche a Vladimir Putin, primo ministro della Russia, autoproclamatosi, con l’appoggio del compagno di merenda Dmitri Medvedev, alla seconda carica del paese. Beh, certo, Berlusconi è un corrotto, invece Putin è un santo. Talmente santo che ha instaurato una politica più simile a Stalin e Lenin che a qualsiasi paese democratico.

Fosse solo per le ingiurie rivolte al premier, ci si potrebbe mettere una pietra sopra e bollarle come la classica propaganda, ma non è tutto. I serissimi Bob Costas e Matt Lauer, presentatori del programma, hanno anche preso di mira la delegazione olimpica del Bel Paese, paragonandola a micro-stati africano come Mali e Gabon, ma soprattutto offrendo una dettagliatissima e spigliata descrizione degli atleti degli altri europei (i francesi, che di serio dopo l’episodio di Zidane a Germania 2006 hanno ben poco; gli spagnoli, elogiati solo perché vincono in molte discipline, e solo per una fortuita serie di coincidenze, non certo per eccezionali meriti sportivi, si veda la finale di Wimbledon 2008).

Alessandra Farkas, sul Corriere della Sera, scrive:

Perché questo doppio binario? Perché umiliare così l’Italia? Che cosa hanno pensato milioni di italo-americani che hanno seguito la cerimonia da casa?

Rigiro la domanda a voi, amici lettori, e vi chiedo se fosse il caso per una rete televisiva così importante, che ha speso quasi 1mld di $ per la copertura delle Olimpiadi, mettere come “telecronisti” questi due esseri ignobili, che hanno violato ogni regola del giornalismo civile.

10 Agosto 2008 Pubblicato da stefomec | Cina, Francia, Informazione, Italia, Olimpiadi 2008, Silvio Berlusconi, Spagna, Stati Uniti d'America | | 5 Commenti