Soffio nella tempesta

Le mie parole nel fragoroso universo di Internet

[Provocazione] Ma non era meglio la Monarchia?

O Rey

Altro che Berlusconi, questo sì che è un uomo. Alto, distinto, elegante e simpatico.

La Monarchia, sì. Quella col re, la regina, i castelli, i regi decreti e i sudditi in festa dove vanno i reali in visita. Come in Spagna, nel Regno Unito (e in Canada, Australia, Nuova Zelanda e via discorrendo), in Olanda, Belgio, Norvegia, Svezia, Thailandia, Bhutan.

Ebbene vi invito a riflettere: dopo oltre 60 anni dal Referendum che consegnò l’Italia nelle mani del sistema repubblicano (con un margine neanche tanto ampio, del resto), quella scelta fu proprio così giusta? Questa Repubblica tanto acclamata serve effettivamente a qualcosa? Del resto un re ce l’abbiamo comunque, un re che governa in una repubblica: Silvio Berlusconi. Si comporta come un re, emana decreti e leggi che interessano solo lui, in favore del paese fa poco, vorrebbe ridurre la nazione ad una massa di paggi come faceva Luigi XIV nella Reggia di Versailles.

In Spagna Juan Carlos è ben visto, in Inghilterra si tessono le lodi di una Regina Elisabetta II sempre longeva e signorile, le nazioni scandinave hanno la monarchia e tassi di sviluppo umano altissimi, e noi annaspiamo in un mare di disoccupazione e debito pubblico. E noi? Noi abbiamo un presidente del Consiglio dei Ministri che vorrebbe accentrare il potere in una manovra assolutista da far impallidire i regni del XVI secolo.

Quindi, non era meglio la monarchia? Magari una di queste “moderne”, con un Parlamento (magari monocamerale così “magna meno gente”), un Governo democraticamente eletto e la bella famiglia reale, serena e felice. Almeno i giornali di gossip guadagnerebbero di più dovendo raccontare gli intrighi della casa reale, la regina non divorzierebbe e quindi il re non rischierebbe di doverle pagare 4 milioni di € di alimenti al mese e saremmo tutti felici e contenti!

27 Novembre 2009 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Italia, Silvio Berlusconi, Spagna | | 2 Commenti

La Spagna si mobilita contro l’aborto (e contro Zapatero)

Si vosotros nacisteis, ¡dejarnos nacer! (Se voi siete nati, lasciateci nascere anche a noi!)

"Si vosotros nacisteis, ¡dejarnos nacer!" (Se voi siete nati, lasciateci nascere anche a noi!)

Disoccupazione alle stelle, crescita economica azzerata, speranze di una ripresa moderata sottozero. Insomma, la Spagna non sta tanto bene e il suo governo nemmeno. Ed è in questo clima che ieri si è consumata, bella, gioiosa ma anche un po incazzata, la protesta del popolo contro una nuova legge sull’aborto proposta dal governo di Zapatero che vorrebbe permettere alle giovani donne incinte di abortire anche senza il consenso dei genitori.

L’ennesimo attacco alle questioni morali (e di fede) da parte dei socialisti spagnoli però non deve essere andato giù ad un buon 2-3% della popolazione spagnola che è accorsa in massa tra le strade della meravigliosa capitale spagnola per protestare, e ribadire che ogni bambino ha diritto a nascere.

C’erano suore e c’erano sacerdoti, c’erano laici e c’era pure l’ex primo ministro del Partido Popular Aznar, ma soprattutto c’era il malcontento generale nei confronti di un governo che non ha saputo contenere gli effetti della crisi. La Spagna, vale la pena di ricordarlo, dalla rinascita democratica post-franchista sino a prima della crisi stava vivendo un periodo roseo in tutti i frangenti, dall’economia al prestigio internazionale, sino anche allo sport (il 2008 sarà ricordato come l’anno della Spagna, tra gli europei di calcio e i successi tennistici e nella pallacanestro degli idoli nazionali Nadal e Gasol). Poi, la crisi è arrivata tra capo e collo, e ha trascinato il nivel de paro (la percentuale di disoccupazione) intorno al 20%. In Italia, per fare un paragone, siamo intorno all’8-9% (4% al nord, 20% circa al sud).

Dicevo, la gente intervistata tra Plaza de Cibeles e Plaza de Puerta del Sol non solo ha criticato la legge sull’aborto, ma anche il comportamento generale del governo, che nei sondaggi è sotto del 4% rispetto al PP di Mariano Rajoy. Segno che anche gli spagnoli iniziano a stufarsi del governo del PSOE, dopo quasi 6 anni, ma anche segno che i cattolici in Spagna ci sono, e intendono far sentire la loro voce, dopo una campagna governativa di repressione del cattolicesimo che per dimensioni sembra simile (seppur non violenta) a quelle avvenute in Russia e Messico.

18 Ottobre 2009 Pubblicato da stefomec | Informazione, Spagna, Zapatero | | 3 Commenti

Voli di Stato? Fate come la Regina Sofia, usate Ryanair!

In Italia ci sono un sacco di polemiche su Silvio Berlusconi che mette a disposizione i voli di Stato – su bellissimi Falcon della Presidenza del Consiglio – per le sue amichette, con inchieste, rinvii a giudizio e roba varia. In Spagna, la Regina Sofia viaggia con voli Ryanair: precisamente, la moglie di Don Juan Carlos I ha viaggiato da Londra a Santander poiché doveva recarsi con urgenza nella città spagnola per fare visita al fratello, da poco operato. E così, ha speso 13 € (13 lei + altri 26 per le guardie del corpo – ammesso che fossero 2 e non di più) per un volo low-cost.

C’è chi considererebbe l’evento scandaloso, chi potrebbe dire che è una caduta di stile, invece è un atto estremamente apprezzabile per il risparmio economico, ma giustificato ufficialmente dal fatto che i voli di Stato sono riservati unicamente al Monarca. Qui, invece, si fanno viaggiare sui voli di Stato porci e cani, e i casi sono così tanti che non mi metto neanche ad elencarli.

E poi, scusate, ha anche dato spunto ai giornali per scrivere qualcosa, e ai turisti spagnoli per volare una volta tanto in compagnia della tanto amata regina. Vuoi mettere la soddisfazione?

Silvio, vola anche tu in Ryanair, SI RISPARMIA!

16 Giugno 2009 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Politics, Spagna | | Ancora nessun commento.

Il primo oro a Pechino è propedeutico a tutte le altre medaglie!

Faccione simpatico, vero? Il ragazzo in foto è Matteo Tagliariol, e ci ha appena regalato il primo oro alla XXIX Olimpiade, in corso a Pechino e in varie altre città della Cina. In mano ha la medaglia, che ha conquistato con grandissima maestria nella disciplina della Spada. Questo oro è una grandissima soddisfazione per tutto il popolo italiano, e per vari motivi:

  1. Si tratta del primo oro a Pechino, e speriamo di conquistarne almeno altri quindici, o quanti la Provvidenza e la bravura dei nostri atleti disporranno.
  2. Tagliariol l’ha conquistata battendo in semifinale uno spagnolo e in finale un francese, dimostrando così che los amigos de lengua española non sono infallibili e che non vincono sempre tutto, e dando a les amis de langue français una bella lezione, speciamente contro un uomo,  Fabrice Jeannet, che viene considerato come uno dei più bravi atleti nella sua disciplina
  3. Matteo ha smosso le acque, ci ha portati alla V posizione nel medagliere olimpico, e seppure la Cina e gli USA continueranno a vincere, anche noi faremo la nostra parte.

Per questi motivi, e per il profondo amore che nutro per la Patria, e per il sentimento di riconoscenza che ho nei confronti di quanti mantengono alto, conquistando ori, argenti e bronzi in queste Olimpiadi e in tutte le competizioni, mi auguro vivamente di poter festeggiare in queste pagine ancora, ancora e ancora le prodezze degli atleti italiani. Viva l’Italia!

10 Agosto 2008 Pubblicato da stefomec | Cina, Francia, Italia, Olimpiadi 2008, Spagna, Sport | | 1 Commento

La NBC si beffa dell’Italia: «Berlusconi troppo anziano per andare a Pechino»

E poi vengono a dire che gli Stati Uniti d’America sono nostri amici, alleati, simpatizzanti e compagnia bella, come soleva dire mio nonno. L’indignazione, stavolta, viene dalla rete televisiva NBC, che mentre trasmetteva la cerimonia di apertura della XXIX Olimpiade, in corso in questi giorni a Pechino, nella democraticissima Cina, ha preso di mira il premier, Silvio Berlusconi.

«Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi ha rinunciato ad essere qui stasera insieme agli oltre 80 capi di stato», «Perché a Pechino fa caldo. Troppo caldo per lui».  Berlisconi, «il più ricco magnate italiano dei media che è anche primo ministro del Paese», «a 72 anni è troppo anziano per un viaggio del genere»

Naturalmente, questi divertentissimi complimenti non sono stati riservati agli altri capi di stato, guarda caso più giovani, presenti alla Cerimonia. Non riservati a Nicolas Sarkozy, il serissimo presidente della Republique Française che ha fatto dell’Eliseo una casa d’appuntamenti e chiacchiere, non riservati certamente a George Walker Bush, il presidente degli United States of America, direttamente responsabile delle guerre in Iraq e Afghanistan, e di innumerevoli altre facezie, e non riservati, in conclusione, neanche a Vladimir Putin, primo ministro della Russia, autoproclamatosi, con l’appoggio del compagno di merenda Dmitri Medvedev, alla seconda carica del paese. Beh, certo, Berlusconi è un corrotto, invece Putin è un santo. Talmente santo che ha instaurato una politica più simile a Stalin e Lenin che a qualsiasi paese democratico.

Fosse solo per le ingiurie rivolte al premier, ci si potrebbe mettere una pietra sopra e bollarle come la classica propaganda, ma non è tutto. I serissimi Bob Costas e Matt Lauer, presentatori del programma, hanno anche preso di mira la delegazione olimpica del Bel Paese, paragonandola a micro-stati africano come Mali e Gabon, ma soprattutto offrendo una dettagliatissima e spigliata descrizione degli atleti degli altri europei (i francesi, che di serio dopo l’episodio di Zidane a Germania 2006 hanno ben poco; gli spagnoli, elogiati solo perché vincono in molte discipline, e solo per una fortuita serie di coincidenze, non certo per eccezionali meriti sportivi, si veda la finale di Wimbledon 2008).

Alessandra Farkas, sul Corriere della Sera, scrive:

Perché questo doppio binario? Perché umiliare così l’Italia? Che cosa hanno pensato milioni di italo-americani che hanno seguito la cerimonia da casa?

Rigiro la domanda a voi, amici lettori, e vi chiedo se fosse il caso per una rete televisiva così importante, che ha speso quasi 1mld di $ per la copertura delle Olimpiadi, mettere come “telecronisti” questi due esseri ignobili, che hanno violato ogni regola del giornalismo civile.

10 Agosto 2008 Pubblicato da stefomec | Cina, Francia, Informazione, Italia, Olimpiadi 2008, Silvio Berlusconi, Spagna, Stati Uniti d'America | | 5 Commenti

Gordon Brown, la débâcle alle elezioni, l’America e la destra in Europa

Forse sì, fidati lettori, che spero non mi punirete disertandomi per aver deciso di cambiare un po, staccandomi dal solito Beppe Grillo. Forse la Gran Bretagna, dopo 11 anni di Tony Blair e poco più di uno di Gordon Brown, si sta riscoprendo conservatrice. Certo non si può dire che il verdetto delle amministrative abbia messo del sale su una ferita già aperta e sanguinante.

Perché? Perché Gordon Brown non è Tony Blair, semplicemente. Blair, che ha guidato la nazione nel passaggio tra 2° e 3° millennio, durante e dopo l’11 settembre, ma soprattutto dopo il 7 luglio del 2005, quando si rivissero i momenti tragici di Atocha, seppure in forma meno, ma ugualmente, tragica, era diverso. Un leader di centro-sinistra carismatico, vicino alla gente, oserei dire simpatico, che certo non ha nulla da invidiare al nostro centro-sinistra. In effetti, il sistema politico inglese ha molto aplomb, caratteristica tipicamente british, e rispecchia una nazione con degli standard diversi. Nel paese della più longeva sovrana del mondo, che da sola è il capo di stato di alcune delle nazioni più grandi del mondo (Canada e Australia giusto per citare due dei 53 stati del Commonwealth), i due schieramenti politici hanno delle identità particolari, a cominciare dai nomi. Labour e Tories, riformisti e conservatori, Gordon Brown  e David Cameron.

E poi, il centro-sinistra: guardate Tony Blair, guardate una sua foto. Già l’età, che ispira fiducia, già la simpatia e il carisma, e poi guardate Romano Prodi. Cos’ha Romano Prodi in meno? Praticamente tutto, ma, per fortuna o per sfortuna dell’opposizione, ora è stato scalzato e sostituito dal caro Walter (l’africano) Veltroni. Sì, proprio lui, quello che dice di dare i suoi 100.000 € di pensione da parlamentare in beneficenza ai bambini del Malawi, quello che, dopo la débâcle, non ha rinunciato a mettere in discussione la leadership del PD. Il partito non gli appartiene, e secondo me farebbe bene a convocare nuove primarie. Il popolo del PD è chiamato a rivedersi, dopo la sconfitta, ed eleggere un candidato che possa seriamente affrontare il PDL. Certo, a qualche nasino all’insu non va giù che il demoniaco Silvio Berlusconi sia molto più carismatico, però i nasini devono ricredersi. Del resto, cosa aveva annunciato il leader della maggioranza prima delle elezioni? «Avremo dieci punti in più e una maggioranza di trenta senatori» e così è stato, i dati parlano chiaro, Berlusconi ha rivinto, e di brutto, cari compagni.

Comunque, ho divagato troppo, e quindi preferisco tornare ad uno scenario più europeista: prendiamo come punti di riferimento cinque nazioni: Spagna, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna. La Spagna ha da poco riconfermato Zapatero, l’anticlericalista per eccellenza, ma che ha fatto valere le ragioni del socialismo, e che sta portando il paese su una strada di crescita eccellente. La Francia, che piano piano sfiducia Sarkozy, e non per le sue scelte politiche, bensì per l’eccessiva intrusione dei media nella eccessiva vita privata. Ma del resto, si sa, con un presidente cinquantenne può succedere questo e altro. Certo, se Napolitano lasciasse Clio per la Loren, desterebbe molto molto più scandalo ;) La Germania, della cancelliera Angela Merkel, di centro-cattolico tendente a destra, l’Italia di Silvio Berlusconi e la Gran Bretagna di… di? Diciamo pure di Cameron, visto che dopo aver perso anche Londra, la poltrona del successore di Blair è più traballante dell’economia mondiale.

Un Europa spaccata, che tende più a destra che a sinistra. Ciclicità dell’elettorato? Svolta? Tendenze politiche? Certo è che un appuntamento che ridisegnerà alcuni scenari politici sarà il 4 novembre prossimo, quando gli americani eleggeranno il loro nuovo presidente. Certo, chi succederà a George W. Bush avrà sicuramente più popolarità di lui, il presidente più odiato della storia americana. Ci mancherebbe altro, è sotto di lui che è cominciato il terzo millennio battagliero. Chi mi conosce sa bene che tifo Hillary Clinton, e ho mille buoni motivi per farlo a discapito di Barack Hussein Obama o John McCain, ma il motivo ufficiale è che è donna, e allo stato attuale, come del resto quasi sempre, mi fido molto più di una donna che di un uomo. Certo, se venisse eletta affronterebbe la sfida di comandare il paese più influente, ma anche più contraddittorio della Terra, ma penso che ci riuscirebbe piuttosto bene, ma soprattutto darebbe una scossa agli Stati Uniti, che sono sbagliati dalla radice fino alla foglia più in alto.

3 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Beppe Grillo, Germania, Gordon Brown, Informazione, Politics, Regno Unito, Silvio Berlusconi, Spagna, Stati Uniti d'America, Walter Veltroni, Zapatero | | 4 Commenti

Il Zapatero-Bis all’insegna delle “ministre”

Nella giornata di ieri, José Luis Rodríguez Zapatero ha giurato per la seconda volta consecutiva fedeltà al Regno di Spagna, nelle vesti di primo ministro, la seconda carica più importante dopo quella del Re, l’italo-spagnolo Juan Carlos I. Questo governo, che aspira a governare la fresca, giovane e dinamica nazione spagnola per i prossimi 4 anni, è composto da 17 ministri, non pochi, non troppi; la vera novità però è che 9 ministri sono in realtà ministre, donne, donne! Per la prima volta nella storia iberica, e forse anche mondiale, un consiglio dei ministri è composto più da donne che da uomini, e uno dei ministeri chiave, ovvero quello della Difesa, è assegnato ad una esponente del gentil sesso.

Zapatero, del quale non condivido assolutamente l’ideologia politica, sta però mostrando ai suoi connazionali e al mondo la dinamicità della sua patria: cresce bene e cresce molto, è dinamica, la giustizia funziona bene e i prezzi non strangolano i ceti meno abbienti; basti infatti pensare che un litro di latte costa poco meno di un euro, mentre nel Bel Paese supera abbondantemente quota 1,60. La Spagna ha la pretesa di scavalcare l’Italia, ma nonostante Romano Prodi lo abbia smentito categoricamente, e seppure questa smentita abbia ragione, c’è da dire che la nazione spagnola si appresta a diventare importante come la Spagna e a posizionarsi alle costole del colosso Deutschland.

Questa è una lezione, amici lettori, anzi, sono diverse lezioni messe insieme:

  1. Un governo che applica la politica del fare, e la politica del fare produce risultati, è un governo che i cittadini riconfermeranno fino all’infinito, perché garantisce stabilità e prosperità al paese
  2. Le donne sono più lungimiranti, perché applicano modelli base su scala governativa, e hanno sempre ragione. Dare fiducia alle donne significa dare fiducia in una politica nuova, in una politica che pensa al popolo e non nella politica maschilista e fallocentrica. Nel mio piccolo, mi ritengo un femminista, ma non un combattente o un abortista, solamente sono sicuro che più donne al potere sarebbero necessarie.

Ho voluto parlarvi della Spagna per non parlare dell’Italia, poiché sulle mie parole sarebbero finite scintille troppo pericolose. Spero che non vorrete strumentalizzare anche questo mio post, oh miei soliti contestatori! Per chiudere, però, lasciatemi dire: ¡Viva la España!

13 Aprile 2008 Pubblicato da stefomec | Politics, Spagna, Zapatero | | 2 Commenti