The day after..No B-Day. Che risultati?

Apriamo la giornata con la vignetta odierna di Giannelli sul Corriere: amo quest'uomo.
Buongiorno a tutti, e buona domenica. Il primo post della seconda vita di questo blog è una riflessione sul numero dei partecipanti al No B-Day, la grande onda viola contro il premier Silvio Berlusconi che ieri ha “inondato” e animato la già caotica Roma.
Come al solito, le cifre sono discordanti, e le differenze tra ciò che dicono gli organizzatori e quello che riferisce la questura (organo preposto) sono quasi ridicole. Dal Corriere della Sera, cito un estratto dall’articolo sulla manifestazione:
«Siamo un milione», dicono gli organizzatori, «solo 90mila» ribatte la Questura.
Oramai la storia è questa, lo si vede da anni nel Bel Paese: ciò che per gli organizzatori è 1000, per le forze dell’ordine è 10. I giornali, per non sbagliare e accontentare un po tutti, non dicono né una né l’altra cifra (tranne la Repubblica, per ovvi motivi) e si limitano a citarle entrambi.
Ma i lettori con sale in zucca si chiederanno: tra uno e l’altro, chi ha ragione? Ve lo dico io: nessuno dei due. Gli organizzatori, per celebrare la riuscita della manifestazione (qualsiasi essa sia) gonfiano enormemente i numeri, mentre la questura (d’accordo col governo?) sottostima i numeri per non ammettere, eventualmente, che effettivamente 1.000.000 di persone aveva invaso le strade dell’Urbe. Ma…in medio stat virtus, ovvero la virtù sta nel mezzo. Quindi ieri a Roma non c’erano 1×10^6 e nemmeno 9×10^4 (amo la notazione scientifica) manifestanti.
Le foto ci dicono che la folla c’era, ma non come la famosa manifestazione contro il governo Prodi del 2-12-2006 (che si ami o no la destra, quel giorno Roma era stracolma) o l’altrettanto nota manifestazione della CGIL di non mi ricordo quando.
Diciamo che, a guardare bene le foto che troverete su qualsiasi quotidiano e/o sito, ci saranno state 200-300 mila persone, non di meno, forse qualcosa in più. Certo, smuovere un quantitativo di persone pari ad un 1/10 della popolazione di Roma e 1/200 dell’intera nazione non è roba da poco, ma non è questo gran successo.
Sintomo che, escludendo chi ha manifestato altrove (in Italia e nel Mondo, quantificabili in altre 20.000 persone circa?), a molti italiani Berlusconi sta bene. Contenti noi, contenti tutti…o quasi tutti.
Ma a cosa serve il No B-Day?

Il manifesto scelto per l'odierna manifestazione contro Silvio Berlusconi
Signori e signore, insegnanti e studenti, comunisti e fascisti di tutta Italia, ci siamo. Oggi è il giorno del No B-Day, la grande manifestazione di piazza che si terrà a Roma, e che come il nome fa intuire sarà tutta contro Silvio Berlusconi, il nostro odiamatissimo presidente del Consiglio dei Ministri. Dico odiamatissimo perché in Italia ci sono due facce (magari di più, ma possiamo ridurle a due): chi Berlusconi lo osanna, e chi Berlusconi lo odia. A vedere queste manifestazioni, magari seduti in un bar di Barcellona o Berlino, si potrebbe pensare che sono più i secondi rispetto ai primi. Eppure, dal lontano 1994 a oggi, il tycoon (come è scritto nella voce Silvio Berlusconi sulla Wikipedia in lingua inglese) è stato eletto per tre volte, e tutte e tre con ampio margine. Addirittura nel 2006, quando il governo finì nelle mani di Romano Prodi, Berlusconi aveva vinto le elezioni al Senato, e presumibilmente senza quel sistema elettorale scellerato si sarebbe riconfermato nel suo ruolo.
Ed è questo che, consentitemi il termine, mi fa incazzare: un uomo che per 15 anni 15 è riuscito a convincere un buon 50% dell’elettorato (più o meno, quanto sufficiente per assicurarsi una maggioranza stabile), che è stato eletto 3 volte e che ha sfiorato la rielezione dopo 5 anni di governo ed è stato rieletto due anni dopo quasi a furor di popolo, non lo si può contestare in piazza facendo ognuno lo scaricabarili. Io oggi nella Capitale mi aspetto un bel po di persone: diciamo 30omila, diciamo anche 1 milione (sopra 1 milione mi sembra difficile), ma non mi aspetto un aspetto: la coerenza.
Perché tanto lo so benissimo, ci metto la mano sul fuoco e mi ci gioco pure la casa, che tra quelle persone che oggi vestiranno di viola per sfilare contro Berlusconi c’è gente che nel 1994, nel 2001, nel 2006 e nel 2008 l’ha votato. Gente che prima si lascia incantare dalla voce soave, dalle barzellette e dalle promesse (vane?) del ricco magnate che tutto può e tutto possiede, e dopo un Lodo e mezza Finanziaria inizia a maledire il suo nome e il giorno in cui ha messo la X sul simbolo del suo partito.
L’argomento del post, nelle mie intenzioni, era però un altro. Era una domanda, da rivolgere ai lettori: a cosa serve il No B(erlusconi)-Day? Lo sanno coloro che joinano il gruppo dedicato su Facebook? Lo sanno coloro che vi partecipano attivamente o solo col cuore e con l’anima? Non lo so, magari qualcuno sì, certo non tutti. Permettetemi un’altra affermazione piccante: il no B-Day non serve a un cazzo. Non serve criticare la persona, non serve dire che Berlusconi è un criminale (lo sappiamo tutti comunque?), non serve dire che Berlusconi non ci sta bene se poi lo votiamo in massa, non serve dire che stringe in una morsa mortale la Repubblica quando siamo noi stessi a consegnargliela. Non serve criticare la persona, questo è il succo del mio ragionamento.
L’emiciclo politico si è ridotto al mero Sì Berlusconi, No Berlusconi. Ed è questo il male dell’Italia: lo faceva Prodi, l’ha fatto Veltroni, l’ha fatto Franceschini promettendo di non farlo e lo sta facendo pure Bersani. Lo fa Antonio Di Pietro, e ci mancherebbe, se non lo facesse non sarebbe più lui. Lo fa anche Fini, che fino all’altro ieri tesseva le lodi di un tale Benito Mussolini e adesso rinnega il suo passato da post-fascista. Casini diciamo che lo fa e non lo fa, e seppure rimarrà fermo al 6,5% di voti, fa una politica leggermente più etica rispetto agli altri. Riducendosi al Sì Berlusconi No Berlusconi, la politica italiana si è immobilizzata.
Negli altri paesi (non in Iran!) ci sono le maggioranze e le opposizioni. Mariano Rajoy scannerebbe Josè Luis Zapatero, Segolene Royal (o chi per lei) prenderebbe Nicolas Sarkozy a mazzate, e John McCain (o chi per lui) apostroferebbe Barack Obama con epiteti poco simpatici, eppure le cose funzionano. Fino all’avvento della crisi gli iberici viaggiavano col vento in poppa, in Francia si protesta e si manifesta ma il governo va avanti, negli Stati Uniti qualche repubblicano ha votato a favore della riforma sanitaria obamiana.
Quindi all’estero sì, ci saranno scontri e diverbi politici, ci sarà uno scandalo ogni tanto, ma non c’è quel clima da avanspettacolo che c’è in Italia. Ora, che sia colpa di quel mafioso di Berlusca o di quel bastardo di Bersani me (e ce) ne può fregare di meno, ma io, da 18enne con un futuro davanti, vedo solo una cosa: un paese al collasso. Un paese che non dialoga, non fa le riforme di cui abbiamo bisogno, non valorizza la meritocrazia e favorisce il clientelismo e il nepotismo, ma soprattutto un paese che perde tempo ad azzuffarsi invece di pensare al bene comune.
E quindi basta, BASTA con questi No B-Day, Sì Silvio, Viva il PdL, Abbasso il PD, tiriamo il collo a Tizio, impicchiamo Sempronio, Piazza Loreto II e compagnia bella.
L’Italia è una partita di briscola: i politici hanno in mano queste carte. Belle o brutte che siano, le devono giocare, altrimenti la partita non va avanti. Giocate queste carte, azzardate, rischiate, mandatevi dei messaggi e tentate, tentate in ogni modo di fare qualcosa di buono per tutti, dai neonati ai vecchietti ricoverati nelle case di cura. Fate qualcosa perché il baratro è vicino, è vicinissimo, e la gente è stufa.
Ha ragione Bossi a dire che il nord è stufo, ma ha ragione di più chi dice che è stufa l’Italia intera. Nazioni, stati e governi non sono incrollabili, di rivoluzioni la storia ne ricorda tante. E qui ci stiamo per andare vicino, perché di fronte all’immobilismo di una intera classe politica, e non solo della maggioranza, di fronte al menefreghismo di chi sta seduto in poltrona e guadagna 15.000 euro al mese mentre un metalmeccanico che prende 800 euro e si fa il mazzo non ha neanche i soldi per mangiare, il filo si sta per spezzare.
E chissà, in fondo se il filo si spezzasse potrebbe anche essere un bene per l’Italia. E magari tornerebbe pure la monarchia, come dicevo nel post precedente, e forse le cose andrebbero meglio. Oppure peggio…chissà (x2).
Giovanardi: “Cucchi morto perché drogato”. E le botte dove le metti?
Per il sottosegretario Carlo Giovanardi, ben noto per le sue crociate contro la droga (e ha tutto il mio appoggio in merito), Stefano Cucchi sarebbe morto “perché drogato”. Ok, un uomo che a 32 anni pesa 43 chili non è normale, che fosse uno spacciatore era presumibile (se vai in giro con 28 grammi di hashish e diversi grammi di cocaina – così hanno riferito i giornali – qualcosa ci dovrai pur fare), ma il corpo devastato che vediamo in queste immagini (non le posto perché inquietanti, vi invito a vederle a vostro rischio e pericolo) non si spiega con la droga.
Non si spiegano quegli occhi enormi, i lividi, le ecchimosi, non si spiegano assolutamente. Non è mia intenzione e/o volontà difendere Cucchi (a lui sia concessa la pace eterna), ma comunque le parole di Giovanardi sono assolutamente non condivisibili e da evitare, specie nella fase di indagini attuale che servirà a chiarire le cause del decesso.
Inviterei (ma dubito che l’appello venga ascoltato/letto da Giovanardi) il sottosegretario a fare marcia indietro e scusarsi con la famiglia per le sue dichiarazioni dai toni vergognosi, e a lasciare che le forze di polizia procedano con il loro lavoro. E soprattutto a lasciare quel povero Stefano in santa pace, lui e la famiglia spezzata dal dolore. Nessuno può ergersi a paladino della giustizia solo perché in Italia non c’è giustizia, sarebbe teoricamente condivisibile ma praticamente inapplicabile.
Piazza Venezia diventa Piazza Unità d’Italia? Diventi piazza Mike Bongiorno!
Vi sembrerà un’idea pazza, quella di rinominare una delle più imponenti e importanti piazze d’Italia, e più precisamente Piazza Venezia a Roma (proprio quella Piazza Venezia sulla quale s’affacciava Mussolini) Piazza Mike Bongiorno, ma è questione di mesi e il nome sarà cambiato. Cambiato in Piazza Unità d’Italia, come “festeggiamento” per i 150 anni dell’Unità della nostra nazione.
La proposta viene da un governo, il Governo Berlusconi IV, che al suo interno ha la Lega Nord, partito che sin dagli albori ha predicato la secessione della Padania e la nascita di uno stato del nord. Eppure questi uomini per ben tre volte hanno giurato fedeltà alla Patria Italia, rinnegandola il giorno dopo, pulendosi il culo col tricolore e via discorrendo.
Ma torniamo a Mike, che oggi ci ha lasciato improvvisamente. Quest’uomo, che in oltre 50 anni ha fatto la storia della televisione dell’Italia, merita un riconoscimento, per il suo ruolo nella “unificazione” della nazione: sia come partigiano, nel suo piccolo, e sia come uomo che da conduttore ha incollato per anni tutti gli italiani da nord a sud davanti ai teleschermi. Nel suo piccolo si può dire che ha fatto una seconda Unità d’Italia, quasi cent’anni dopo, giacché l’Italia, uscita da neanche un decennio dall’infame Seconda guerra mondiale, si ritrovava unita da questa nuova tecnologia che avrebbe cambiato il mondo e le sue abitudini.
Dedichiamogli Piazza Venezia, poiché è lui l’autore dell’Unità d’Italia in cui ci si rispecchia da nord a sud, dalla Padania al Mezzogiorno, è lui un personaggio che merita un riconoscimento simile.
Meglio dedicata a lui, che a un’Unità che non esiste.
Justice in Birmania: Aung San Suu Kyi di nuovo condannata ai domiciliari

A perfect hostage, Aung San Suu Kyi
Le elezioni in Birmania (o Myanmar) che dir si voglia si avvicinano, e con esse la voglia della popolazione di una nazione democratica. Chi meglio del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi meriterebbe di assumere la presidenza e trascinare la Birmania in una nuova era di rinascita? Presumibilmente nessuno. Ma il regime deve cautelarsi, perché sanno bene quanto questa donna, lasciata libera di agire, possa trascinare il paese via dalla dittatura.
E così, la giustizia (tsé…) popolare l’ha condannata a 18 mesi di arresti domiciliari, accusandola di aver violato i termini della custodia domiciliare (condizione nella quale si trova da quasi due decenni) ospitando un americano, che evidentemente voleva portarle un messaggio di solidarietà. Quest’ultimo si trova ora costretto a 7 anni di lavori forzati, di cui uno per violazione delle norme municipali sull’attività natatoria.
Ed è così che si firma ancora una volta la condanna a morte di una donna forte ma debole, malata, di cui nessuno conosce il reale stato di salute. E ancora una volta il mondo rimane in silenzio, un silenzio assordante nei confronti di tutte le dittature nel mondo.
In Corea del Nord vieni arrestato se cammini per strada, in Somalia se sei donna guai a te ad indossare gli jeans altrimenti ti frustano a sangue come Gesù, in Iran non puoi votare perché anche se lo fai Ahmadinejad c’era e resta, in saecula saeculorum (Amen), nel Venezuela un contadino semianalfabeta vorrebbe governare finché non schiatta, in Libia un pazzo con manie di grandezza simile al nostro pazzo con manie di grandezza tiene tutti sotto scacco da decenni, e in generale in quasi tutta l’Africa e in buona parte degli stati poveri si vive e non si vive.
Cosa fanno gli Stati Uniti, che da sempre si ergono a salvatori dell’umanità? Cosa fanno all’Organizzazione delle Nazioni Unite, organismo inutile che non fa nulla? Quegli idioti dell’UAAR, perché di idioti si tratta, hanno detto che Benedetto XVI è un idiota a definire “inadeguata” l’ONU, ma in realtà ha ragione, ragione da vendere. A cosa serve l’ONU che dovrebbe difendere la democrazia e i diritti dell’uomo, se poi tra le sue file c’è persino la Corea del Nord, che a me pare tutto fuorché democratica e rispettosa dei diritti dell’uomo?
Si parla, si parla e non si conclude niente, in ossequio al vecchio detto verba volant, scripta manent. Si parla solo, perché tutti questi grandi diplomatici occidentali non sono capaci di combinare nulla per portare la democrazia del mondo. Ed in fondo, come può parlare di democrazia nel mondo uno stato dove si applica la pena di morte e che invade le nazioni con il pretesto di portare la democrazia, e invece permette ai suoi soldati di massacrare bambini e violentare a morte le donne, in uno scenario che fa impallidire persino le atrocità della Seconda guerra mondiale?
Mah.
Risparmio Governo: come ti riformo i Ministeri
Eccoci di nuovo, lettori: questa volta, per riprendere le pubblicazioni, voglio parlare dei Ministeri. Sapete, quei bei personaggi tutti in tiro quando si va a giurare sul Quirinale? Quelli che odiate perché sono troppi e ci fanno spendere miliardi? Proprio loro.
Il recente Governo Prodi II ci ha mostrato gli inciuci più inciuciosi della politica: 25 ministeri, quintalate di vice-ministri e sottosegretari per uno dei governi più grossi della storia. Tale da far impallidire uno dei tanti governi di Giulio Andreotti. Forse qualcuno si sarà chiesto perché si creano tutti questi ministeri, ma la risposta è semplice: più le coalizioni e gli alleati sono grandi, più per tenere tutti a bada bisogna dare ministeri su ministeri, “concessioni” politiche che evitano la scissione, specie in una coalizione come quella di Prodi costituita da un’accozzaglia indicibile di partitini.
E fu così che, per quei due anni di intervallo tra i “regni” del Cavaliere, l’Italia ebbe ad essere governata da una squadra enorme, con dicasteri astrusi: Attuazione del Programma di Governo, Politiche per la Famiglia, Solidarietà Sociale (esiste il Welfare, per quello…), Politiche Comunitarie (per tenere buoni i Radicali fu dato alla Bonino). Il caso più incredibile? Esistevano DUE, e dico DUE, ministeri delle riforme! Le Riforme Istituzionali, di Vannino Chiti e le Riforme per la Pubblica Amministrazione di Luigi Nicolais.
Se ne parlò a lungo, di questo enorme governo, e l’effetto politico fu ben usato dal nuovo premier, il sempreverde Silvio Berlusconi, per creare una squadra snella, come si suol dire. Ventuno ministri, nessun vice-ministro e qualche dozzina di sottosegretari. Sessanta persone in tutto, contro le quasi centotrenta di Romano. Non male? Staremo a vedere.
L’attuale governo è composto da 22 ministeri (erano ventuno, poi le pressioni di Michela Vittoria Brambilla hanno fatto nascere il Ministero del Turismo), che elenchiamo qui di seguito:
- Interno (Maroni)
- Esteri (Frattini)
- Lavoro, salute e politiche sociali (Sacconi)
- Economia e finanze (Tremonti)
- Giustizia (Alfano)
- Sviluppo Economico (Scajola)
- Difesa (La Russa)
- Infrastrutture (Matteoli)
- MIUR (Gelmini)
- Agricoltura, foreste e alimenti (Zaia)
- Ambiente, territorio e mare (Prestigiacomo)
- Attività Culturali (Bondi)
- Turismo (Brambilla)
- Gioventù (Meloni)
- Pari opportunità (Carfagna)
- Politiche europee (Ronchi)
- Attuazione programma di Governo (Rotondi)
- Rapporti con il Parlamento (Vito)
- Riforme federaliste (Bossi)
- Semplificazione normativa (Calderoli)
- Rapporti con le Regioni (Fitto)
- Pubblica amministrazione (Brunetta)
(Nota bene: dal .13 in poi sono Ministeri senza Portafoglio, ovvero con ridotte capacità politiche, e che non hanno – a quanto mi ricordo – potere decisionale sulle scelte economiche del Governo)
Ebbene, eccoli qui. 17 uomini e 5 donne, 9 ministeri senza portafoglio distribuiti con i nomi più assurdi e i compiti più inutili e disparati, tutto per compiacere gli alleati e assestare la definitiva penetrazione del deretano ai poveri italiani che non sanno neanche come e quando si debba protestare. Tralasciando l’idea rivoluzionaria, quello che un futuro (non Berlusconiano) governo serio dovrebbe fare, è una completa rivoluzione dell’organigramma ministeriale, ovvero accorpare ministeri con compiti simili (o almeno in un raggio di azione complementare) e utilizzarli come Dipartimenti di Stato, seguendo l’esempio statunitense.
Personalmente, io li riformerei così, seguendo lo schema dei ministeri attuali:
- Dipartimento di Stato per gli Affari Esteri
- Dipartimento di Stato per gli Affari Nazionali e Regionali (che comprenderebbe Regioni, Rapporti con il Parlamento, Pari Opportunità, Riforme, Gioventù, Riforme, Semplificazione Normativa, Infrastrutture, Politiche Europee)
- Dipartimento di Stato per gli Affari Economici (Economia, Welfare, Sviluppo Economico)
- Dipartimento di Stato per le Politiche Ambientali (Ambiente, Agricoltura)
- Dipartimento di Stato per le Politiche Culturali (Cultura, Turismo, Istruzione, Università e Ricerca)
- Dipartimento di Stato per la Sicurezza (Interno, Difesa e Giustizia)
- Dipartimento di Stato per le Emergenze (opzionale, come i Ministeri per le Emergenze dei paesi esteri, che coordinano situazioni di pericolo come terremoti, incendi, e roba simile. Tutto quello che fa Bertolaso, insomma)
Si tratterebbe, in sostanza, di sette dipartimenti ognuno guidato da un Segretario di Stato con un vice-segretario (o vice-ministro che dir si voglia) per ogni ambito descritto tra parentesi. Quindi, 7 segretari + 22 vice-segretari per un totale di 29 persone (tenendo presente che alcuni ministeri, come quello delle Riforme per il Federalismo di Bossi, non serve a nulla), più un vice-primo ministro e un primo ministro. O ancora meglio, nell’ambito di una totale riforma del sistema politico, un presidente (guardando al sistema americano e non al complicatissimo sistema francese, ben descritto in un saggio di Umberto Coldagelli che ho letto alcune settimane addietro) con funzioni anche di primo-ministro e un vice-presidente (tipo Joe Biden) pronto anche a diventare presidente per qualsiasi evenienza (dimissioni o impedimento del presidente).
Che ne pensate? Esprimete la vostra idea nei commenti e votate il sondaggio qui sotto. E buona estate!
Voli di Stato? Fate come la Regina Sofia, usate Ryanair!
In Italia ci sono un sacco di polemiche su Silvio Berlusconi che mette a disposizione i voli di Stato – su bellissimi Falcon della Presidenza del Consiglio – per le sue amichette, con inchieste, rinvii a giudizio e roba varia. In Spagna, la Regina Sofia viaggia con voli Ryanair: precisamente, la moglie di Don Juan Carlos I ha viaggiato da Londra a Santander poiché doveva recarsi con urgenza nella città spagnola per fare visita al fratello, da poco operato. E così, ha speso 13 € (13 lei + altri 26 per le guardie del corpo – ammesso che fossero 2 e non di più) per un volo low-cost.
C’è chi considererebbe l’evento scandaloso, chi potrebbe dire che è una caduta di stile, invece è un atto estremamente apprezzabile per il risparmio economico, ma giustificato ufficialmente dal fatto che i voli di Stato sono riservati unicamente al Monarca. Qui, invece, si fanno viaggiare sui voli di Stato porci e cani, e i casi sono così tanti che non mi metto neanche ad elencarli.
E poi, scusate, ha anche dato spunto ai giornali per scrivere qualcosa, e ai turisti spagnoli per volare una volta tanto in compagnia della tanto amata regina. Vuoi mettere la soddisfazione?
Silvio, vola anche tu in Ryanair, SI RISPARMIA!
Gheddafi a Roma: ma chi te ce vole?
L’ignobile dittatore libico Muammar Gheddafi (frega se non l’ho scritto bene, la mia considerazione per quest’uomo è pressochè pari a zero) bloccherà per qualche giorno la fruizione di Villa Pamphili a Roma, straordinario gioiello architettonico e naturalistico, poiché le autorità italiane capeggiate dal premier Silvio Berlusconi, che più volte ha mostrato una devozione a Gheddafi quasi da posizione a 90 gradi, asseconderanno la richiesta di una “enorme tenda beduina” - dove alloggerà il signorino – da installare proprio nella Villa.
Ma non solo! Analizziamo con una lista veloce veloce i problemi (e gli appuntamenti) che la visita di questo personaggio in cerca d’autore porterà alla Capitale:
- Divieto di sorvolo dello spazio aereo di Roma dalle 10.00 del 10/VI alle 24.00 del 13/VI (sabato)
- Rallentamento delle attività dell’Università la Sapienza per la visita che effettuerà nella giornata di dopodomani (giovedì, n.d.r.)
- Paralisi totale del traffico urbano per le giornate di domani (arrivo) e sabato (partenza) in quanto verranno sicuramente predisposte eccezionali misure di sicurezza, che verranno pagate altrettanto sicuramente con i soldi dello Stato e non certo dalle “casse private” del premier
- Chiusura dei Musei Capitolini dalle 14.00 di giovedì per tutto il tempo necessario
Questo “personaggio”, inoltre, incontrerà nella giornata di venerdì circa 700 donne “di rilievo” in un incontro che vedrà presente il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna. Viene da chiedersi cosa una persona così maschilista, adepto di una religione che professa odio e sottomissione per le donne – costrette a coprirsi interamente perché “indegne” -, possa dire di educato, civile ed interessante alle donne italiane. Così come viene da chiedersi qual’è lo scopo della assolutamente indesiderata visita: trascinare Roma nel caos per mezza settimana? Presumibilmente.
Fatto sta che le proteste non mancheranno, in particolare quelle degli studenti dell’Onda – il movimento nato per protestare contro la riforma Gelmini – e dei collettivi autorganizzati del quartiere Monteverde.
A questi gruppi e tutti coloro che intenderanno manifestare in qualsiasi modo il loro disappunto contro l’ospite indesiderato va la mia personale solidarietà e appoggio morale. Io la mia l’ho detta: Gheddafi non è gradito, e non sarò l’unico che la pensa così. Ma purtroppo si sa: con Berlusconi al Governo, dobbiamo sentirne di molteplici…
Analisi “veloce veloce” dei risultati delle Europee
Ok, Berlusconi ha vinto. E questo si sapeva: ma non ha vinto poi così trionfalmente, alimentando le speranze di chi vede in una maggiore “frammentazione” della politica un clima tendenzialmente più democratico e non maggioritario fino all’esasperazione. Il PD è felice per un misero 26%, nonostante sia in calo di 7 punti rispetto alle politiche di 1 anno e due mesi fa.
Preoccupano (almeno al sottoscritto, gli altri non saprei), e non poco, le affermazioni della Lega (10,4%) e Italia dei Valori (8%): i partiti “di lotta” rallentano la corsa dell’Italia verso il disegno bipolare e di fatto fanno capire che quasi un quinto dei votanti ha scelto per un cambiamento. Bene l’Unione di Centro, che migliora seppur di poco la prestazione del 13-14 aprile 2008 con circa il 6,5% dei suffragi.
Un voto di astensionismo, che dice: la gente è stufa di Berlusconi – ma lo vota comunque per “ricompensarlo” di un anno di sostanziale buon Governo, ed è stufa della leadership di Franceschini che comunque può contare su una base di fedelissimi. Non è invece stufa – la solita gente – di Bossi e delle manovre contro l’immigrazione della Lega Nord (e quindi spunta una virata xenofoba degli italiani simile alle idee di Le Pen in Francia) e dell’opposizione dura e forte di Antonino Di Pietro. Del resto, chi odia il Cavaliere ritrova dei concreti sentimenti di odio solo nell’Italia dei Valori, che fa dell’antiberlusconismo l’unico cavallo di battaglia da anni.
E Casini? Lui si tiene il suo 6%, ed in fondo fa bene: non è un partito allineato ai “Grandi”, non fa parte del Governo e ha fatto una campagna che – salvo per la candidatura di Emanuele Filiberto di Savoia (son curioso di vedere se sarà eletto) – di particolare e visibile aveva ben poco. Eppure ha convinto il 6% degli elettori: gli eredi della DC piacciono, e in futuro ci si potrà allargare. Basta impegnarsi in fondo.
Sul voto: affluenza bassina, speranze sottoterra
Ieri ho aperto i seggi, nel senso che sono andato a votare poco dopo le 15. Al mio, di seggio, c’era già fila: una decina di persone, che venivano scremate a colpi di “un uomo e una donna, grazie”. Poche le attese, molti commenti negativi, nessuno sarebbe infatti in grado di assicurare il bene del cittadino.
Io la mia scelta l’ho fatta, come vi ho già detto nel post precedente: ho scelto per l’Unione di Centro. Ora non so quanto il mio voto sarà servito all’affermazione del partito dell’on. Pier Ferdinando Casini, ma spero che il disegno moderato-cristiano-centrista abbia ottenuto buoni consensi. Lo spero per fermare l’avanzata dei disegni ideologici di Di Pietro e Bossi, nonchè per assestare l’ennesimo duro colpo alla pessima gestione del Partito Democratico e per ridurre l’egocentrismo di Silvio Berlusconi.
Comunque la popolazione votante non si illude: dura la crisi e troppo morbida la risposta del Governo. Freddi i rapporti sociali e calde le notizie di gossip sul Cavaliere. Ha ragione Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria: “La ricreazione è finita, si torni a pensare ai problemi del paese”…che di problemi, ce ne sono a bizzeffe!




