Soffio nella tempesta

Le mie parole nel fragoroso universo di Internet

Ma a cosa serve il No B-Day?

Il manifesto scelto per l'odierna manifestazione contro Silvio Berlusconi

Signori e signore, insegnanti e studenti, comunisti e fascisti di tutta Italia, ci siamo. Oggi è il giorno del No B-Day, la grande manifestazione di piazza che si terrà a Roma, e che come il nome fa intuire sarà tutta contro Silvio Berlusconi, il nostro odiamatissimo presidente del Consiglio dei Ministri. Dico odiamatissimo perché in Italia ci sono due facce (magari di più, ma possiamo ridurle a due): chi Berlusconi lo osanna, e chi Berlusconi lo odia. A vedere queste manifestazioni, magari seduti in un bar di Barcellona o Berlino, si potrebbe pensare che sono più i secondi rispetto ai primi. Eppure, dal lontano 1994 a oggi, il tycoon (come è scritto nella voce Silvio Berlusconi sulla Wikipedia in lingua inglese) è stato eletto per tre volte, e tutte e tre con ampio margine. Addirittura nel 2006, quando il governo finì nelle mani di Romano Prodi, Berlusconi aveva vinto le elezioni al Senato, e presumibilmente senza quel sistema elettorale scellerato si sarebbe riconfermato nel suo ruolo.

Ed è questo che, consentitemi il termine, mi fa incazzare: un uomo che per 15 anni 15 è riuscito a convincere un buon 50% dell’elettorato (più o meno, quanto sufficiente per assicurarsi una maggioranza stabile), che è stato eletto 3 volte e che ha sfiorato la rielezione dopo 5 anni di governo ed  è stato rieletto due anni dopo quasi a furor di popolo, non lo si può contestare in piazza facendo ognuno lo scaricabarili. Io oggi nella Capitale mi aspetto un bel po di persone: diciamo 30omila, diciamo anche 1 milione (sopra 1 milione mi sembra difficile), ma non mi aspetto un aspetto: la coerenza.

Perché tanto lo so benissimo, ci metto la mano sul fuoco e mi ci gioco pure la casa, che tra quelle persone che oggi vestiranno di viola per sfilare contro Berlusconi c’è gente che nel 1994, nel 2001, nel 2006 e nel 2008 l’ha votato. Gente che prima si lascia incantare dalla voce soave, dalle barzellette e dalle promesse (vane?) del ricco magnate che tutto può e tutto possiede, e dopo un Lodo e mezza Finanziaria inizia a maledire il suo nome e il giorno in cui ha messo la X sul simbolo del suo partito.

L’argomento del post, nelle mie intenzioni, era però un altro. Era una domanda, da rivolgere ai lettori: a cosa serve il No B(erlusconi)-Day? Lo sanno coloro che joinano il gruppo dedicato su Facebook? Lo sanno coloro che vi partecipano attivamente o solo col cuore e con l’anima? Non lo so, magari qualcuno sì, certo non tutti. Permettetemi un’altra affermazione piccante: il no B-Day non serve a un cazzo. Non serve criticare la persona, non serve dire che Berlusconi è un criminale (lo sappiamo tutti comunque?), non serve dire che Berlusconi non ci sta bene se poi lo votiamo in massa, non serve dire che stringe in una morsa mortale la Repubblica quando siamo noi stessi a consegnargliela. Non serve criticare la persona, questo è il succo del mio ragionamento.

L’emiciclo politico si è ridotto al mero Sì Berlusconi, No Berlusconi. Ed è questo il male dell’Italia: lo faceva Prodi, l’ha fatto Veltroni, l’ha fatto Franceschini promettendo di non farlo e lo sta facendo pure Bersani. Lo fa Antonio Di Pietro, e ci mancherebbe, se non lo facesse non sarebbe più lui. Lo fa anche Fini, che fino all’altro ieri tesseva le lodi di un tale Benito Mussolini e adesso rinnega il suo passato da post-fascista. Casini diciamo che lo fa e non lo fa, e seppure rimarrà fermo al 6,5% di voti, fa una politica leggermente più etica rispetto agli altri. Riducendosi al Sì Berlusconi No Berlusconi, la politica italiana si è immobilizzata.

Negli altri paesi (non in Iran!) ci sono le maggioranze e le opposizioni. Mariano Rajoy scannerebbe Josè Luis Zapatero, Segolene Royal (o chi per lei) prenderebbe Nicolas Sarkozy a mazzate, e John McCain (o chi per lui) apostroferebbe Barack Obama con epiteti poco simpatici, eppure le cose funzionano. Fino all’avvento della crisi gli iberici viaggiavano col vento in poppa, in Francia si protesta e si manifesta ma il governo va avanti, negli Stati Uniti qualche repubblicano ha votato a favore della riforma sanitaria obamiana.

Quindi all’estero sì, ci saranno scontri e diverbi politici, ci sarà uno scandalo ogni tanto, ma non c’è quel clima da avanspettacolo che c’è in Italia. Ora, che sia colpa di quel mafioso di Berlusca o di quel bastardo di Bersani me (e ce) ne può fregare di meno, ma io, da 18enne con un futuro davanti, vedo solo una cosa: un paese al collasso. Un paese che non dialoga, non fa le riforme di cui abbiamo bisogno, non valorizza la meritocrazia e favorisce il clientelismo e il nepotismo, ma soprattutto un paese che perde tempo ad azzuffarsi invece di pensare al bene comune.

E quindi basta, BASTA con questi No B-Day, Sì Silvio, Viva il PdL, Abbasso il PD, tiriamo il collo a Tizio, impicchiamo Sempronio, Piazza Loreto II e compagnia bella.

L’Italia è una partita di briscola: i politici hanno in mano queste carte. Belle o brutte che siano, le devono giocare, altrimenti la partita non va avanti. Giocate queste carte, azzardate, rischiate, mandatevi dei messaggi e tentate, tentate in ogni modo di fare qualcosa di buono per tutti, dai neonati ai vecchietti ricoverati nelle case di cura. Fate qualcosa perché il baratro è vicino, è vicinissimo, e la gente è stufa.

Ha ragione Bossi a dire che il nord è stufo, ma ha ragione di più chi dice che è stufa l’Italia intera. Nazioni, stati e governi non sono incrollabili, di rivoluzioni la storia ne ricorda tante. E qui ci stiamo per andare vicino, perché di fronte all’immobilismo di una intera classe politica, e non solo della maggioranza, di fronte al menefreghismo di chi sta seduto in poltrona e guadagna 15.000 euro al mese mentre un metalmeccanico che prende 800 euro e si fa il mazzo non ha neanche i soldi per mangiare, il filo si sta per spezzare.

E chissà, in fondo se il filo si spezzasse potrebbe anche essere un bene per l’Italia. E magari tornerebbe pure la monarchia, come dicevo nel post precedente, e forse le cose andrebbero meglio. Oppure peggio…chissà (x2).

5 Dicembre 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Cultura e società, Elezioni politiche 2008, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 2 Commenti

Analisi “veloce veloce” dei risultati delle Europee

Ok, Berlusconi ha vinto. E questo si sapeva: ma non ha vinto poi così trionfalmente, alimentando le speranze di chi vede in una maggiore “frammentazione” della politica un clima tendenzialmente più democratico e non maggioritario fino all’esasperazione. Il PD è felice per un misero 26%, nonostante sia in calo di 7 punti rispetto alle politiche di 1 anno e due mesi fa.

Preoccupano (almeno al sottoscritto, gli altri non saprei), e non poco, le affermazioni della Lega (10,4%) e Italia dei Valori (8%): i partiti “di lotta” rallentano la corsa dell’Italia verso il disegno bipolare e di fatto fanno capire che quasi un quinto dei votanti ha scelto per un cambiamento. Bene l’Unione di Centro, che migliora seppur di poco la prestazione del 13-14 aprile 2008 con circa il 6,5% dei suffragi.

Un voto di astensionismo, che dice: la gente è stufa di Berlusconi – ma lo vota comunque per “ricompensarlo” di un anno di sostanziale buon Governo, ed è stufa della leadership di Franceschini che comunque può contare su una base di fedelissimi. Non è invece stufa – la solita gente – di Bossi e delle manovre contro l’immigrazione della Lega Nord (e quindi spunta una virata xenofoba degli italiani simile alle idee di Le Pen in Francia) e dell’opposizione dura e forte di Antonino Di Pietro. Del resto, chi odia il Cavaliere ritrova dei concreti sentimenti di odio solo nell’Italia dei Valori, che fa dell’antiberlusconismo l’unico cavallo di battaglia da anni.

E Casini? Lui si tiene il suo 6%, ed in fondo fa bene: non è un partito allineato ai “Grandi”, non fa parte del Governo e ha fatto una campagna che – salvo per la candidatura di Emanuele Filiberto di Savoia (son curioso di vedere se sarà eletto) – di particolare e visibile aveva ben poco. Eppure ha convinto il 6% degli elettori: gli eredi della DC piacciono, e in futuro ci si potrà allargare. Basta impegnarsi in fondo.

8 Giugno 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Dario Franceschini, Elezioni europee 2009, Italia, Lega Nord, Partito Democratico, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi | | 3 Commenti

Sul voto: affluenza bassina, speranze sottoterra

Ieri ho aperto i seggi, nel senso che sono andato a votare poco dopo le 15. Al mio, di seggio, c’era già fila: una decina di persone, che venivano scremate a colpi di “un uomo e una donna, grazie”. Poche le attese, molti commenti negativi, nessuno sarebbe infatti in grado di assicurare il bene del cittadino.

Io la mia scelta l’ho fatta, come vi ho già detto nel post precedente: ho scelto per l’Unione di Centro. Ora non so quanto il mio voto sarà servito all’affermazione del partito dell’on. Pier Ferdinando Casini, ma spero che il disegno moderato-cristiano-centrista abbia ottenuto buoni consensi. Lo spero per fermare l’avanzata dei disegni ideologici di Di Pietro e Bossi, nonchè per assestare l’ennesimo duro colpo alla pessima gestione del Partito Democratico e per ridurre l’egocentrismo di Silvio Berlusconi.

Comunque la popolazione votante non si illude: dura la crisi e troppo morbida la risposta del Governo. Freddi i rapporti sociali e calde le notizie di gossip sul Cavaliere. Ha ragione Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria: “La ricreazione è finita, si torni a pensare ai problemi del paese”…che di problemi, ce ne sono a bizzeffe!

7 Giugno 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Dario Franceschini, Elezioni europee 2009, Istruzione, Lega Nord, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi | | Ancora nessun commento.

My endorsement for European elections: Unione di Centro

Nel linguaggio giornalistico-politico, l’endorsement è la promessa di voto che una persona di particolare fama fa nei confronti di un candidato nelle elezioni. Questo termine lo si sente moltissimo nelle elezioni presidenziali americane, e mai come quest’anno gli endorsement sono andati quasi esclusivamente ad un candidato (e cioè Obama). Quelle che da noi prendono il via domani alle 15.00 e terminano domenica alle 22 non sono elezioni presidenziali ma europee, servono cioè ad eleggere i 72 europarlamentari che spettano all’Italia nell’emiciclo di Bruxelles.

Come neo-18enne, sono chiamato anch’io, insieme ad una carriolata di milioni di italiani, ad esprimere la mia preferenza. In questo post però voglio rivelare le mie intenzioni di voto: non lo faccio per pubblicità o motivi idioti, ma semplicemente per sancire una spaccatura con le mie convinzioni (quasi)incrollabili verso una particolare parte politica che chi mi conosce sa bene qual’è.

Ho deciso di dare fiducia all’Unione di Centro, il solitario progetto di Pier Ferdinando Casini, già alleato dell’attuale presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi. E i motivi sono molteplici:

  1. Berlusconi mi ha un po stancato: troppe polemiche politiche, troppi sotterfugi e troppi pettegolezzi. Da un premier ci si aspetterebbe un comportamento quanto meno decente, e un totale ed esclusivo interesse agli affari della nazione, e non alla Noemi o alla Veronica di turno.
  2. Il PdL e la Lega: il PdL è un partito che raccoglie i miei valori, ma che è vittima e succube del disegno politico della Lega Nord. La Patria non è fatta solo da Piemonte, Veneto e Lombardia: è fatta da Campania, Calabria, Puglia, Molise e quant’altro. Non ho mai avuto particolari simpatie per il Sud, o meglio non sarebbe la mia prima scelta casomai dovessi trasferirmi, ma non si può pensare di trascinare fuori dal baratro gli amici e connazionali del Sud con le manovre milanocentriche dei leghisti.
  3. Cattolici, moderati, intelligenti: la conferenza stampa di Casini in onda ieri sera su Rai Tre mi ha illuminato. Quella del leader dell’UDC è una politica seria, che approva l’approvabile e fa ostruzionismo all’impensabile; una politica che va oltre il semplice guadagno in termini di voti e pensa a come collaborare con le decisioni giuste e come bloccare quelle sbagliate. Una politica centrista, moderata, cattolica e laica al contempo. Tante volte ho pensato a Casini come un buon candidato alla presidenza della Repubblica: i suoi detrattori diranno che eleggerlo al Quirinale significherebbe svendere l’Italia a Joseph Ratzinger, ma le idee sono contrastanti, e purché civili possono essere espresse. Per come la vedo io, non sarebbe certo così, anzi.

Non farò alcuna campagna elettorale dicendovi: votate questo o non votate quell’altro. Ognuno voti come vuole, io il mio voto so a chi darlo. Perché c’è bisogno di meno lustrini e meno gossip, e più determinazione e voglia di fare al Governo, quello Nazionale e quello Europeo.

5 Giugno 2009 Pubblicato da stefomec | Elezioni europee 2009, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics | | 3 Commenti

Per la serie figliol prodigo: Mastella torna da Berlusconi, come nel ‘94

Scooop! L’ex ministro della Giustizia del Governo Prodi, colui che ha decretato la fine dell’esecutivo del professore, colui che non ha paura di cambiare casacca, l’ha fatto per l’ennesima volta. Parliamo – neanche a dirlo – di Clemente Mastella, che in occasione delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo del giugno prossimo, verrà candidato nelle liste de Il Popolo della Libertà, il partito di Silvio Berlusconi.

I tre partiti interessati nell’operazione, Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udeur, hanno rilasciato un simpatico comunicato traboccante della solita, e irrimediabile, ipocrisia politica; leggiamolo:

«I segretari regionali di Fi-Pdl Nicola Cosentino, di An-Pdl Mario Landolfi e dell’Udeur Antonio Fantini, al termine di un incontro che si è svolto giovedì scorso a Roma, hanno raggiunto un’intesa ritenuta strategica e che parte dalle prossime elezioni comunali e provinciali che si terranno a giugno, per proseguire poi -si legge nel comunicato- in un cammino fatto di programmi e scelte condivise, con l’obiettivo di imprimere, nel solco di una rinnovata cultura bipolare, una svolta vera alle imminenti consultazioni elettorali». «In tal senso -prosegue il comunicato- e al fine di contribuire a realizzare un quadro di alleanze organico, chiaro e coerente, l’Udeur si impegna ad avviare rapidamente una verifica politica in quegli enti locali, a partire dalla provincia di Benevento, dove tale partito è tuttora in coalizione con il centrosinistra. Anche in questo modo si vuole rendere evidente che in Campania è tempo di cambiare mentalità e metodo di governo della cosa pubblica». «Partendo dalla tutela degli esclusivi interessi delle popolazioni interessate, è improcrastinabile puntare su opzioni programmatiche in grado di avviare lo sviluppo e la ripresa economica di una regione lasciata per troppo tempo allo sbando ed al non-governo».

Belle parole, già. Sapevate che Clemente Mastella era stato Ministro del Lavoro nel Governo Berlusconi I? Dopo l’esperienza politica nella Democrazia Cristiana, aveva fondato il CCD insieme a Pier Ferdinando Casini, altro uomo di chiare e durature posizioni politiche, partecipando così al primo governo del Cavaliere. Era poi passato all’Unione, il soggetto politico di centro-sinistra guidato da Prodi, concorrendo – senza successo – alle primarie del 2005 (vinte proprio da Prodi) e divenendo ministro della Giustizia nel 2006. Proprio quel ministro che diede il via all’indulto, lo scandaloso open day delle porte dei carceri italiani, che restituì alla comunità, se non ricordo male, circa 20.000 criminali di cui una buona parte finirono dietro le sbarre poco dopo la scarcerazione. Come per dire, il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Per le elezioni del 13 e 14 aprile 2008, Mastella si trovo scaricato da tutti e tre i poli: non lo voleva la sinistra, perché aveva causato il crollo del Governo, non lo voleva Berlusconi, perché a suo dire gli avrebbe tolto voti, e non lo voleva Casini, perché «la gente non avrebbe capito». Corse da solo, il mastellone, e il risultato lo si conosce bene.

Ora torna a “correre”, dopo una parentesi di aspettativa dalla politica, con la stessa casacca di una volta. Da elettore indeciso per la prossima tornata elettorale, mi vengono da pensare due cose:

  1. Speriamo, per il PdL, che la gente non veda la “riammissione” di Mastella come uno dei tanti teatrini della politica
  2. Speriamo, per la decenza politica, che la gente veda la “riammissione” di Mastella come uno dei tanti teatrini della politica, e condanni questa abominevole scelta andando a votare altre formazioni (non il PD, né la sinistra, tuttalpiù il centro di Casini)

Non lo so quale prevarrà a giugno, quando sarà ora di votare.

14 Febbraio 2009 Pubblicato da stefomec | Clemente Mastella, Governo Prodi II, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics | | Ancora nessun commento.

La riforma Gelmini passa alla Camera e si avvia al Senato; già pronto lo sciopero generale

Passata la Riforma, pronto lo sciopero. In sintesi, tutte le riforme che approva un governo di centro-destra vengono seguite, dopo un periodo variabile tra i 5 e i 30 giorni, da uno sciopero sindacale; non è una ristretta visione politico-sociale, è un dato di fatto. Fatto sta che, nella serata di ieri, il prodotto dell’ingegno (vagamente antiquato come il look della 35enne ministra) di Maria Stella Gelmini ha ottenuto quei 321 voti favorevoli alla Camera dei Deputati. Per quanto, a detta della ministra e dei vari esponenti del Governo, questo atto possa essere importante, apporre la questione di fiducia è palesemente ridicolo, poiché lo scarto di voti tra maggioranza e opposizione è talmente ampio che non c’è alcun problema o pericolo in vista di simili voti.

Dato che non ne ho parlato molto, ma volendo mantenere una certa dote di sintesi sulla vicenda, vi vado a ri-illustrare i punti salienti della “riforma Gelmini” (mi si consenta, in basso, di chiamarla anche legge):

  1. Voto in condotta: se prima si veniva bocciati con il 7, ora si viene bocciati con il 5. Ovvero, l’insufficienza comportamentale vale come 4 insufficienze in altrettante materie (o 3 insufficienze ma molto gravi). Idea sicuramente buona, ma poco necessaria. In passato (fino all’A.S. 2007/08, veramente) si è sempre dato il voto in condotta per scontato, inutile, una formalità da compilare in 2 secondi 2, con il seguente criterio: 8 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, qualche richiamo orale, un po di assenze;  9 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, nessun richiamo, pochissime assenze, </mode stinco di santo:ON>
  2. Grembiule: in un’epoca di [in]sano consumismo, dove la lotta intrapresa dai genitori prima, e dai figli poi, ad accumulare una somma di denaro, in abbigliamento, sufficiente a far impallidire i portafogli meno abbienti, l’austera Maria Stella propone la reintroduzione, obbligatoria, di quel bel camice blu (ai miei tempi si usava blu) anonimo che mette sullo stesso piano tutti gli studenti e, a detta di qualcuno, «risolve il problema della sveglia in ritardo».
  3. Giudizi alle scuole primarie e secondarie di I grado: la S.V. gradirà certamente la nostra nuova linea di pagelle, più fresche, con un design rinnovato e al passo coi tempi, che ci permettono di consumare meno inchiostro ma dirVi, al contempo, le stesse cose di prima, ovvero che vostro figlio ha due opzioni: 1. asino 2. genio (le vie di mezzo alle secondarie di I grado, o scuole medie che dir si voglia, non le ho mai viste)
  4. Maestro unico: bei tempi, quando il sottoscritto aveva Cecilia per italiano, Annamaria per storia e geografia ed Elena (successivamente Paola) per matematica. Il caro vecchio pluralismo del corpo insegnanti, e le conseguenti lotte per firmare quelle pagelle ricolme di distinto ed ottimo, stanno per essere sostituite, in tempi di crisi da mutui subprime, da un’insegnante unica, che propinerà ai vostri <inserire opzione a scelta> (figli/e, nipoti, cugini/e, figli/e di amiche e compagnia bella) tutte le (inutili) nozioni necessarie, con l’interessante opzione licenzi 4, tieni 1; la riduzione di personale, oltre ad una gustosa e rinfrescante arietta nuova (con retrogusto di bile) sarà responsabile anche del licenziamento (per manifesta inutilità) di circa 80.000 persone.

Mi sembra di avervi riassunto le innovazioni più contestabili, e contestate dalle opposizioni, ma se ne avessi saltate di altrettanto importanti, non esitate a lamentarvi. Comunque, veniamo alle opposizioni:

  1. Partito Democratico (di Veltroni Walter & Co.): Maria Coscia says: «Il vero autore del decreto e’ Tremonti, secondo cui la scuola italiana, sebbene buona, e’ troppo costosa; dall’opposizione non c’e’ stato nessun comportamento ostruzionistico ma solo la voglia di confrontarsi sul merito, Il pasticcio contenuto nel decreto impedisce di costruire un futuro per il Paese».
  2. Italia dei Valori (di Analfantonio di Pietro & soci sindacali): Silvana Mura tuona: «La riforma della scuola che il governo impone con il voto di fiducia si scrive Gelmini ma si legge Tremonti, unico ministro che decide per tutti gli altri ministri bidelli; nel testo ci sono solo tagli, mentre della Gelmini sono i provvedimenti: a lei l’Idv assegna il 4 in condotta per una riforma che rottama la scuola e con essa il diritto all’istruzione.»
  3. Unione di Centro (pseudo-cattolici allo sfascio con Pierfy): Luisa Capitanio Santolini dice: «Sono d’accordo sul fatto che la reintroduzione del voto in condotta o del grembiulino non migliorerà la situazione drammatica in cui versa la scuola, ma rimane il fatto che il titolare dell’Istruzione, contrariamente alle sue promesse ne sta cambiando il volto senza avviare prima un dibattito ampio e senza il consenso dei protagonisti del comparto. Nnessuna urgenza giustifica un decreto sulla scuola blindato dalla fiducia»

(Nota bene: si ringrazia RaiNews24 per le citazioni)

Tre opposizioni, che rappresentano tre schieramenti politici, di cui uno ex-alleato degli attuali esponenti della maggioranza parlamentare e, casualmente, tre donne che sgozzerebbero volentieri la loro collega di gonnelle e tailleur appena fuori da Montecitorio, perché la ministra rovina il futuro dei loro figliocci. E forse, tutti i torti non ce li hanno. Ma anche quella lombarda d’una ministra, che colpa ne ha, se la scuola è un po zingara e va…(cit.). Prima di passare alle mie considerazioni, vi faccio notare una interessante similitudine tra Governo Berlusconi II-III e IV: nel quinquennio 2001-2006 la ministra, Letizia Moratti, tentò di riformare la scuola, e fu bersagliata da talmente tante proteste (e sicuramente riti woo-doo) da farle, e con buona ragione, pensare di lasciare i palazzi romani per ritirarsi a Marino. Noo! Non Marino provincia di Roma, dove si tiene quella interessante Sagra dell’Uva, ma Palazzo Marino, sede del municipio di Milano. Nel 2008, il ministro è di nuovo una donna, intraprendente ed elegante, vuole riformare la scuola, ma ottiene solo polemiche e scioperi.

Bene, tocca agli scioperi:

  1. Tutta Italia, la NO-Gelmini Week: nei giorni scorsi, tutti gli insegnanti d’Italia sono stati costretti con la forza (cit.) dai loro rapp.ti sindacali a vestirsi a lutto; perché erano morti i cani di Epifani e i gatti di Bonanni? Macché, perché la riforma Gelmini ha ucciso la scuola italiana, e di conseguenza la macabra protesta s’ha da fare.
  2. Tutta Italia, 17 ottobre, SCIOPEROOO!: citando i vari episodi dei Simpson nei quali i protagonisti hanno a che fare con gli Strike (Sciopero degli insegnanti provocato da Bart, sciopero dei dipendenti della centrale nucleare con Homer a capo del sindacato per ottenere la convenzione odontoiatrica), il 17 ottobre prossimo (né di Venere né di Marte non s’arriva e non si parte e non si da inizio…alle proteste!) tutte le sigle sindacali (CGIL, CISL, UIL, e tante altre astruse compagne) si danno appuntamento (a Roma, presumo) per manifestare, manifestare, manifestare. Ma sappiamo tutti i risultati che otterranno: 1. I ragazzi ne approfittano, e restano a casa a dormire 2. a Silvio & MS non gliene frega niente, e continuano a riformare

E ora il momento che tutti stavate aspettando (ennesima cit.), ovvero My 2 cents, come la vedo io, che ne penso, se darò o meno ragione a Silvietto e torto ai comunistacci; no, non darò ragione né torto ad entrambi, perché la scuola è un terreno accidentato, pieno di buche che nascondono infide mine pronte ad esplodere con un potenziale violentissimo anche alla minima vibrazione. I governi, quando governano, cercano soluzioni a loro dire straordinarie ed efficienti per ridare valore ad un comparto del Paese che soffre da quando, nel 1948, la Costituzione entrò in vigore, e le opposizioni protestano perché le manovre del Governo sono inefficaci e pazzesche. Ma tutti sono d’accordo su una maledetta definizione: meritocrazia. Maledetta sì, perché nessuno sa cos’è la meritocrazia, e se lo sa non sa come applicarla. L’unica soluzione sarebbe un confronto serio e pacato, nonché responsabile, tra maggioranza e opposizione,  per approvare una strategia comune di riforma. Ma questo, come è impossibile ahora, sarà impossibile sempre. E a farne le spese, come al solito, saranno gli studenti…e questo è quanto.

Nota: si ringrazia Silvia, che giusto qualche ora prima della pubblicazione di questo post sollecitava il sottoscritto a parlare della Riforma della Scuola, per lo spunto dato alla realizzazione di un “editoriale” che, si spera, produrrà commenti a raffica.

8 Ottobre 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Cultura e società, Governo Berlusconi IV, Istruzione, Italia, Maria Stella Gelmini, Partito Democratico, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Sindacati, Walter Veltroni | | 2 Commenti

Un cattolico deve votare per forza PdL?

Giusto ieri, il noto quotidiano la Repubblica, che certamente non nasconde le sue simpatie per i partiti politici di centro-sinistra, ha pubblicato un articolo che riporta le parole del settimanale Famiglia Cristiana, un pilastro dell’editoria da edicola cattolica, in merito al provvedimento che impiega 3.000 militari nelle strade delle maggiori città italiane, criticato con particolare veemenza dalle penne cattoliche.

La verità è che ‘il Paese da marciapiede’ i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del ‘Presidente spazzino’, l’inutile ‘gioco dei soldatini’ nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone. C’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le ‘buffonate’, che servono solo a riempire pagine di giornali.

Nell’articolo, dunque, si denota una certa antipatia verso il Governo Berlusconi IV, il suo PdCdM (per i non esperti in sigle, Presidente del Consiglio dei Ministri) e i provvedimenti presi in questi poco più di 100 giorni di attività governativa. A rispondere a Famiglia Cristiana, ci hanno pensato Gianfranco Rotondi, segretario della DcA, Isabella Bartolini (PdL) e Maurizio Gasparri, presidente del gruppo dei senatori de Il Popolo della Libertà presso il Senato della Repubblica. In tutti e tre gli interventi, si critica aspramente la posizione che i cattolici hanno preso nei confronti del Governo.

Il colpo di calore ha fatto la propria vittima anche quest’anno. Questa volta a farne le spese Famiglia Cristiana che, con incomprensibile livore, non esita a lanciarsi in una serie di invettive contro il governo del centrodestra (Isabella Bartolini)

Usino un linguaggio cristiano, se non democristiano (Gianfranco Rotondi)

[Famiglia Cristiana] è criptocomunista”: “Il settimanale è cristiano solo di nome” (Gasparri)

Sinceramente, nelle reazioni di vari componenti della maggioranza parlamentare e del Governo vedo qualcosa di estremamente esagerato. Sì, certamente i toni non sono dei migliori, attaccano a tutto spiano, ma non vedo il motivo per il quale un cristiano cattolico, fedele alla Chiesa di Roma e al Pontefice (etc.etc.) debba assumersi l’obbligo morale di votare PdL. Romano Prodi, ex PdCdM, non era forse un cattolico? Paola Binetti non è forse stata eletta nelle file del Partito Democratico? Pier Ferdinando Casini (oddio, considerando il suo divorzio e il nuovo matrimonio, forse come esempio non è dei migliori), non è forse il leader dell’Unione di Centro, i cui due partiti costituenti (UDC e Rosa Bianca) si collegano alle radici cristiane? Anche lo stesso Francesco Rutelli, già Sindaco di Roma e ministro per i Beni Culturali, rivendica «radici cattoliche».

Quindi, veniamo alle conclusioni: la reazione della Bartolini, oltre che esagerata, è anche offensiva, poiché accusa coloro che scrivono sul settimanale di «aver preso un colpo di calore»; la reazione di Rotondi si rifà alla Democrazia Cristiana, partito che, per quasi 20 anni, prima di “passare” al Pentapartito, potè essere considerato come un partito di centro-sinistra; la reazione di Gasparri, invece, si commenta da sola, visto i suoi soliti interventi pieni di «livore» nei confronti di tutto e tutti. Per quanto io, da cattolico, potrei decidere di votare PdL, non vedo perché dovrei sentirmi obbligato a farlo, potendo scegliere su di un parterre di forze politiche piuttosto amplio.

12 Agosto 2008 Pubblicato da stefomec | Governo Berlusconi IV, Governo Prodi II, Pier Ferdinando Casini, Politics, Religione, Silvio Berlusconi | | 1 Commento

Il CdM “trasloca” a Napoli; i partenopei sperano in Silvio e la squadra

Il Consiglio dei Ministri, per la sua prima riunione (in realtà sarebbe la seconda, ma sorvoliamo) si sposta a Napoli. Domani, Silvio Berlusconi e la sua squadra faranno tappa a Palazzo Reale, nel centro della bellissima città partenopea, per mettere a punto vari pacchetti su alcuni problemi estremamente urgenti; analizziamoli insieme:

  1. Questione sicurezza: è inutile che, sia a destra che a sinistra, si voglia negare l’esistenza di una grave emergenza sicurezza, ma è inutile anche gettare fango solo sui rom, i rumeni, gli albanesi, senza tenere a mente le migliaia di migliaia di reati commessi dagli italiani. E al sud lo sanno bene: vi dice qualcosa la camorra, la ‘ndrangheta, la mafia? Eh, lì non ci sono i rumeni, ci sono gli italiani. Criminali italianissimi, tutti pizza margherita e uè, uaglio! Sorvoliamo sulle napoletanate (ho sempre detto che amo Napoli, e non i napoletani) e torniamo alla sicurezza: in Italia c’è un problema, e si chiama certezza della pena. Perché un assassino, condannato in primo anno a 30 anni di carcere, deve aspettare il giudizio della Cassazione, che arriverà dopo 5-6 anni, essendo intanto  libero di poter reiterare il reato per il quale è accusato? Pensiamo ad Anna Maria Franzoni, che, per una coincidenza fortuita, è la nipote della moglie di Romano Prodi, la quale, nel corso del lungo iter giudiziario che l’ha vista coinvolta si è avvalsa di avvocati come Taormina, Federico Grosso, per poi ripiegare su di un semplice avvocato d’ufficio, che, però, è riuscita a fargli ottenere il dimezzamento della pena. Domani, o al massimo giovedì, la Corte di Cassazione pronuncerà un giudizio sul futuro di questa donna: conferma della condanna (16 anni e qualche mese) oppure assoluzione. C’è qualcosa che non va in tutto questo, dal ladro, al grassatore, al truffatore, all’uxoricida, al violentatore: i processi durano troppo, i processi sono spesso inutili, i processi non funzionano, le pene sono palesi prese in giro. Deprecando, NATURALMENTE, la pena di morte, dico che le pene vadano inasprite: lo spaccio di sostanze stupefacenti, l’omicidio, la truffa, e tanti altri, vanno puniti con l’ergastolo. Il consumo di droga va punito con 25 anni di carcere, la rapina idem, lo stupro con 50 anni di carcere.
  2. Emergenza rifiuti: e qui tiriamo in ballo la Camorra, che è la vera responsabile di questa tragedia disumana che coinvolge i nostri amici campani. I camorristi, questi sporchi criminali, ci marciano, ci guadagnano, vivono con le azioni truffaldine, nelle quali rientra anche il “commercio della munnezza”. Certo, è facile parlare, quando non si è direttamente coinvolti, ma i napoletani devono svegliarsi, devono fare barriera comune, devono smetterla di proteggere questi infami bastardi che minano la Democrazia e lottare, fino allo stremo delle forze, per assicurare questa gente alla Giustizia e bonificare una delle zone più belle del Bel Paese. Poi, quando si saranno eliminati i rami, si rastrelleranno via le foglie. Come? Basta dare i rifiuti alla Germania, che ci guadagna e ci produce pure l’energia, facciamoci i termovalorizzatori, portiamo il riciclo ad almeno il 50% del totale dell’immondizia, e, nei piccoli comuni, eliminiamo i camion. Già qualche comune, infatti, ha adottato la soluzione più naturale che esista: l’asinello. Questo simpatico animale, che può portare carichi 4 volte superiori a quelli di un camion, non consuma benzina, ma fieno, al massimo qualche carota, è naturale, è simpatico, non inquina, ed ha un sacco di altri vantaggi. Certo, usarlo a Roma sarebbe un po comico, ma usarlo a Montesarchio, a Rocca di Papa, ad Alleghe, andrebbe bene.
  3. Alitalia: la nostra compagnia di bandiera, dal futuro sempre più incerto, con un carrello e mezzo nella tomba, e l’altro che non sa se infilarcisi pure lui, oppure rullare, veloce veloce, fino a ritirarsi per far spiccare il volo ad un Boeing pieno di speranze. Alitalia deve rimanere in mano italiana, assolutamente, perché Alitalia = compagnia di bandiera italiana = Italia, e su questo ci siamo. Gli imprenditori ci sono, piano piano spuntano, ci pensano tutti, perché sanno che sul trasporto aereo c’è da investire e da guadagnarci, ma tutte queste compagnie “grosse” hanno un nemico comune: low-cost. Perché dovrei spendere 400 € per fare Roma-Milano-Roma con Alitalia quando con Ryanair posso spendere la metà, la metà della metà magari? Certo, se voglio viaggiare bene, devo spenderne 400, ma io non ce li ho, io, cittadino che guadagna 1.500 € al mese, che ne spendo 800 di bollette, 600 di spesa, 100 di questo, 150 di quell’altro, e alla fine mi ritrovo anche con i debiti, piuttosto che con qualche soldino da mettere nel vecchio libretto postale. Ma in gioco è il futuro dell’azienda: si facciano vedere questi imprenditori, formino questa cordata, e acquistino questa povera Alitalia, per la gioia di chi ci lavora, che, se non rientrerà nel sicuro piano esuberi, potrà sperare in un po di stabilità.
  4. Economia, ICI e detassazione straordinari: se si riducono le tasse, i soldi che uno guadagna sono di più, ha più potere d’acquisto, spende di più, l’economia riprende (Tooby, tu che fai economia dimmi se sbaglio, ma del resto io non studio alla Bocconi, quindi tu saprai correggermi se sbaglio). L’imposta comunale sugli immobili è questo fardello che spetta a tutti coloro che hanno una fissa dimora. Mediamente cosa sono, 75-100-150 euro al mese, per una casa media? Non è molto, forse sarebbe una delle imposte che potrebbe essere lasciata, ma detassare anche le cose più piccole è un aiuto per tutti. L’importante, è, invece, detassare gli stipendi, e gli straordinari in particolare. Fino ad un anno e mezzo fa, vedevo la busta paga di mia nonna, operatrice tecnico assistenziale (OTA) presso una casa di cura privata, dell’azienda San Raffaele. Al netto, prendeva 1.500 € al mese, ma in tasca gliene entravano 1.000, sì e no. Rendiamoci conto, sono cinquecento euro, quasi un milione di lire che se ne vanno in tasse. Certo, le tasse servono allo Stato per offrire servizi al cittadino, ma santo Dio quanti soldi vuole questo Stato! Se lo stato se ne prendesse 250 in meno, nelle tasche ci entrerebbero 250 euro in più, per arrivare serenamente alla fine del mese oppure per metterli da parte, che so, per il nipote, il figlio, oppure per farsi una bella Crociera di quelle della MCS, che tanto ci fanno sognare, ma che non possiamo permetterci, con i nostri miseri stipendi.

Da questo CdM ci si aspetta molto, tanto, da Napoli a Roma, da Torino a Trieste, dal Brennero a Ragusa. Ci aspettiamo misure concrete per mettere un freno ai problemi, ridare sicurezza al paese e potere d’acquisto alle nostre tasche esauste. Tutto ciò, con il contributo di una opposizione che dovrà essere responsabile, utile, competente. Nel PD lo sono, nell’UDC anche (credo), nell’IDV no, non penso che lo siano, sono troppo attaccati alle loro battaglie politiche, ma sta bene a loro, sta bene a tutti. Buon lavoro, dunque, al premier Berlusconi, e alla sua squadra.

20 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Tasse, Walter Veltroni | | 3 Commenti

La nuova frontiera dell’odio nella politica? Antonio Di Pietro, e chi se no?

Ahi, serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello! (Dante Alighieri, la Divina Commedia)

C’era una volta c’era l’antiberlusconismo del vecchio Romano Prodi, quello dei comunisti, che era quasi civile, ora c’è l’antiberlusconismo di Antonio Di Pietro, anzi, c’è la questione Di Pietro. Quest’uomo sta creando scompiglio nella politica, sta innescando la miccia dell’odio che il ben noto Veltrusconi sembrava aver allontanato per sempre, lasciando spazio alla tanto sperata collaborazione tra maggioranza e opposizione. E invece no…

Di Pietro tira fuori vecchi discorsi, vecchi odi, e promette un’opposizione dura, inflessibile, senza sconti. Quindi, cosa propone ai suoi elettori? Di non appoggiare nessun provvedimento che invece la squadra del vero centro-sinistra appoggerebbe, così come farebbe l’UDC. Antonio Di Pietro vuole il male del paese, il male che non ci serve, il male che fa male (gioco di parole cacofonico, ma efficace). La legislatura che si è appena aperta ha tutti gli elementi per riformare il nostro amatissimo paese, grazie al PDL, ma grazie anche, e soprattutto, al contributo del PD, che ha varato il cosiddetto Governo Ombra.

Per chi non lo sapesse, il governo ombra è una tradizione politica anglosassone; il partito all’opposizione, dato che la Camera dei Comuni e la Camera dei Lord sono squisitamente bipartitiche, e dunque bipolari, forma una sua squadra di governo i quali, volta per volta, analizzano i provvedimenti e le leggi che presenta la maggioranza, fanno le loro critiche, doverose, e contribuiscono a rendere migliori le idee del Governo. Un’idea che è piaciuta al premier, Silvio Berlusconi, e che sinceramente, dopo le prime renitenze, ha convinto anche chi vi scrive. E già, perché questo è solo uno dei segni della politica che cambia, una politica finalmente utile, la politica del fare, e non la politica del ciaccolare e ciccioneggiare, come recita la Paola Cortellesi imitando la Daniela Santanchè nel video linkato precedentemente, una politica che, INSIEME, riporterà l’Italia agli antichi splendori.

Ma in questo progetto di collaborazione Di Pietro non c’è, certo, lui è un politico vecchio stampo, che non cambia, che attacca… anche se Di Pietro con la politica non c’entra una mazza. Ebbene, io parlo a voi, amici del Partito Democratico, voi, che avete costituito il partito unitario del centro-sinistra, voi, che avete eletto Walter Veltroni alla guida del partito (anzi, noi l’abbiamo eletto, visto che anche io ho partecipato alle primarie), voi dovete ribellarvi agli atteggiamenti pieni di odio di questo falso politico, di questo giustizialista, di quest’uomo che nulla vale, e dirgli: «Noi abbiamo chiuso con la politica dell’odio, e vogliamo collaborare per rendere l’Italia un posto migliore. Se non ti sta bene, vai ad allearti con le Brigate Rosse».

Abbiamo un Parlamento più bello, ora, con due partiti maggiori e due piccole forze residue (IDV e UDC), senza comunisti, senza socialisti, senza fascisti, senza quella destra che di democratico ha poco e di neo-fascista troppo, non roviniamo questa occasione. Walter, Silvio, Pier Ferdinando, e anche tu, Antonio, lavorate per questi anni a venire per riportare il paese sulle rotaie di un’Alta Velocità che agogniamo tutti da tanto, troppo, veramente troppo tempo.

Rimettiamo in sella l’Italia, insieme, senza odio, ma con l’impegno e la serietà che l’Italia merita e si aspetta!

15 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Cultura e società, Elezioni politiche 2008, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 3 Commenti