«Un sussulto di umanità»; basta violenza nel Medio Oriente!

Quanto ancora?
Israele continua a bombardare la Striscia di Gaza. Hamas bombarda il sud dello stato ebraico. I morti si contano non più sulle dita di una mano, ma sulle dita di centinaia, forse migliaia di mani. Trecento, forse quattrocento morti e almeno mille feriti. Oltre cinquanta morti tra i civili, più di venti bambini. Le Brigate Al Qassam incitano i loro fratelli ad operazioni di martirio. Ehud Barak, ministro della difesa di Israele, definisce tutto questo una guerra totale. Gli appelli internazionali non sono ascoltati, a nulla basta la concordia mondiale sulle richieste di sospensione dei bombardamenti.
«La patria terrena di Gesù non può continuare ad essere testimone di tanto spargimento di sangue, che si ripete senza fine! Violenza inaudita. Serve un sussulto di umanità» (Benedetto XVI, Preghiera dell’Angelus di domenica 28 dicembre 2008 )
Fratelli israeliani, fratelli palestinesi, fermatevi! Abbiate pietà delle persone che la vostra guerra fratricida sta uccidendo! Abbiate pietà delle vittime innocenti di un conflitto senza bene, di una inutile strage che nulla costruisce e tutto distrugge! Fermatevi, ve lo chiede il mondo, ve lo chiedono tutti. Fermatevi!
Condoglianze, Italia.
Ma che brava Sabina Guzzanti e i suoi amici girotondini-grilliani. Oggi, come sapete, si è svolta la manifestazione, definita No-Cav Day, una protesta, ideata da parte del PD, dall’IdV e da molti esponenti della cultura di sinistra, per protestare contro le “leggine” ad personam promosse dal premier, Silvio Berlusconi (di cui abbiamo già parlato in un post precedente, che ha avuto, per il suo tono pesantemente ed innovativamente critico, plausi dai miei soliti detrattori).
Per quanto non condivida l’iniziativa, nel modo più assoluto, il diritto di manifestare è una delle più belle e grandi libertà. L’Italia è una nazione di manifestanti, una nazione di piazze stracolme: dai funerali di Enrico Berlinguer, storico esponente del comunismo, alle grandi adunate sindacali, ai concerti del primo maggio davanti la Basilica di San Giovanni in Laterano, passando per la manifestazione dell’allora CdL del 2 dicembre 2006, sino ai Gay Pride e quant’altro.
Oggi è ricominciata l’opposizione di un tempo: l’antiberlusconismo che scende in piazza, e prende di mira anche chi con Berlusconi non c’entra nulla, oppure c’entra. L’antiberlusconismo che si fa beffa della vita della gente, che usa epiteti irripetibili e che offende a destra e a manca. Ebbene, oggi si è toccato il fondo, oggi mi hanno fatto davvero girare i coglioni a mille giri al minuto. Voi mi direte: Predichi bene a dire che gli epiteti non vanno usati e poi sei il primo che li usa. Lo so, ma quanno ce vo, ce vo!
Veniamo al sunto di tutto: Sabina Guzzanti, una donna (se così possiamo chiamarla) che si è presa gioco del popolo che manifestava sacrosantamente usando un linguaggio vergognoso:
- Le offese alla Carfagna: la troia ha offeso la Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, soubrette, presentatrice, e ora ministro senza portafoglio. Una gran cazzata di Berlusconi, ma sorvoliamo, è un essere umano, e una donna, e va rispettata. La Guzzanti ha proclamato uno stornello romano, con toni da osteria, da querela, uno schifo mai immaginato, ma non si è fermata qui, offendendo una sua “collega donna, ha dato di matto: “A me non interessa la vita sessuale di Berlusconi, non sono una moralista; ma non può diventare ministro delle Pari Opportunità una che gli ha succhiato l’uccello”. E ancora: “Berlusconi usa il viagra, questo lo sanno tutti infatti uno dei suoi nomignoli è ‘presidente vaso dilatatorio’ ed i suoi assistenti si chiamano ‘vasellinati’ o ‘vaso dilatati’”.
- HA OFFESO PAPA BENEDETTO XVI: Sì, si è permessa, ha offeso il Papa! HA OFFESO IL PAPA! Cosa cazzo c’entrava Ratzinger con il No-Cav Day? Cooosa? COOOSA C’ENTRAVAA?! E neanche a dire che si tratti di una offesa “passabile”, ma di un attacco criminale, vergognoso, impronunciabile, ma che riporterò per diritto di cronaca: «Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e sarà all’inferno, tormentato da diavoloni».
Sono troppo, veramente troppo indignato da questo vergognoso ritorno al passato. E sto sorvolando sulle parole di Trebbiator-Di Pietro, su quelle di Travagliato-Travaglio, e su quelle di Grillo Ciccione, il quale, come oramai costume consolidato, ha preso di mira Giorgio Napolitano, apostrofandolo come un deficiente dormiglione che non sa decidere, autonomamente, cosa promulgare, cosa non promulgare, facendo trapelare dunque, dalla sua bocca di merda, un giudizio pazzesco di Napolitano. Il Capo dello Stato non è un lobotomizzato, è un uomo di straordinaria cultura e merito, che è salito al Colle per i suoi altissimi servigi resi alla Patria Italia, e non perché mandatoci a calci in culo da lui e dai quattro idioti che lo ascoltano.
Sono offeso, amici lettori, anzi, e lo dico con le lacrime agli occhi, che devastano la mia autostima: in momenti come questi, mi vergogno di essere italiano. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di tenere la bandiera vicino a me, la bandiera insozzata da uomini inutili, vorrei solo sprofondare e non sentire più nulla. Vorrei andarmene, nella più remota delle nazioni, e rimanerci, morirci e farmici seppellire. Mi vergogno di essere italiano.
(Post scriptum: ho inserito la Categoria:Lutti perché quest’oggi l’Italia, la mia quasi-ex Patria, è morta..di nuovo, è morta, ed è stata assassinata, e il suo vessillo sporcato del Sangue della Democrazia, come il sangue che uscì dai corpi di Abraham Lincoln, di John Fitzgerald Kennedy e di Aldo Moro).
Le comiche italiane: dopo Grillo, la Libia minaccia Calderoli
Non solo il pubblico italiano deve assistere, e subire, le ben note favole di Giuseppe Beppe Grillo, non solo deve ascoltare la sua ipocrisia, alla quale i media, che peraltro sono suoi nemici, dedicano tanto spazio, ma deve vedersi anche minacciata dagli arabi.
Nella giornata di ieri, per chi non avesse avuto occasione di leggere o ascoltare il tg, il figlio del dittatore comunista Muammar Gheddafi, Saif El Islam, ha avuto modo di interferire, peraltro in grande stile, caratteristica questa che accomuna molti regimi dittatoriali, sulla formazione del nuovo governo, che, come tutti sappiamo, sarà guidato da Silvio Berlusconi e vedrà una corposa partecipazione del partito della Lega Nord, che ha ottenuto dei risultati estremamente alti. Ebbene, il caro El Islam ha fatto intendere che, qualora Berlusconi decidesse di assegnare un dicastero al chirurgo maxillofacciale e politico Roberto Calderoli le conseguenze nelle relazioni potrebbero essere «disastrose, catastrofiche, inimmaginabili». Non che gli arabi non ci abbiano abituato a questi deliri fantapolitici che poco hanno di sensato e che peraltro ci hanno insegnato a non dare peso a questi quattro fanatici, però è l’atto politico che costituisce un problema enorme.
Come se Giorgio Napolitano, dopo che Zapatero aveva vinto le elezioni, alcune settimane addietro, avesse deciso di chiamare il premier spagnolo, appena riconfermato, per dirgli di non eleggere al Ministero della Difesa Carme Chacon, prima donna ad occupare un ministero così importante, e soprattutto nominata al 7° mese di gravidanza. Un esempio della forza delle donne, delle quali ho già parlato in precedenza. Ma veniamo a noi. L’interferenza nella formazione di un governo di uno stato sovrano e democratico come naturalmente l’Italia è già vergognosa se fosse fatta da stati altrettanto democratici, o presunti tali, come per esempio gli Stati Uniti d’America, ma quando viene dai capi di stato, o dai figli (che amore il nepotismo..) di dittature e di regimi che instaurano nelle rispettive nazioni regimi di terrore, allora è ancora più inaccettabile.
Fortunatamente (o sfortunatamente, visto che certi avvenimenti sarebbe meglio risparmiarseli) però il parterre italiano non è rimasto a guardare. Personalmente, ho particolarmente apprezzato le parole del dimissionario ministro degli Esteri, on. Massimo d’Alema, che ha difeso la libertà di scelta nella formazione del nuovo governo, condannando le intrusioni estere. Ho poi letto, con particolare attenzione, le dichiarazioni del simpatico Mario Borghezio, un uomo che sicuramente non ha peli sulla lingua, come purtroppo gran parte di questi politici d’oggigiorno, che ha detto: «Gli islamici non semineranno sentimenti di odio contro di noi, contro la nostra religione e contro la nostra civiltà». Io lo rivendico, lo rivendica Gianfranco Fini e lo fanno molti altri: l’Italia è sì un paese laico, e ci mancherebbe altro, perché il laicismo consente di professare ognuno la propria religione, ma l’Italia è un paese dalle radici cristiane, e di certo gli islamici non marceranno su Roma come i Lanzichenecchi nel 1527 e metteranno un bavaglio sulla bocca del Papa, o di qualunque esponente cristiano. Non siamo in Cina, qui, ed abbiamo il diritto di parola. Tutti lo hanno, figuriamoci se lo si viene a togliere ad un capo di stato, e leader di una comunità religiosa che conta più di un miliardo di professanti.
Mi piace l’Islam, e ha come pregio di essere una religione estremamente “fedele”, ma purtroppo da vari anni a questa parte i musulmani sono un pericolo. Sono essi, del resto, che hanno buttato giù il World Trade Center (3.000 morti), o la stazione di Atocha (191 morti) o varie fermate della metropolitana di Londra (52 morti), e tante altre tragedie, sulle quali ci vorrebbe un post di cinquanta pagine, che hanno attentato al cuore delle democrazie. Fortunatamente, non hanno colpito mai l’Italia, e non credo che lo faranno a breve. L’Italia è uno stato diverso, l’Italia non può essere attaccata, per i motivi più svariati. Una sorta di stato cuscinetto.
L’unica raccomandazione possibile, visto che è impensabile fare una crociata anti-Islam, al contrario di questi ultimi che fanno crociate anti-Cattolicesimo e anti-Occidente, è cercare di estirpare tutte le componenti criminali presenti sul territorio, espellere senza appello i jihadisti, e tutelare la VERA libertà religiosa dei musulmani che, invece di professare Allah con le bombe, lo professano nei modi e nei tempi che la loro religione stabilisce.
Vergogne francesi: Le Figaro insinua che il Papa sia malato, Lombardi smentisce
Il quotidiano francese Le Figaro ha pubblicato nella giornata di ieri, nella sua edizione on-line, un articolo enorme nel quale ipotizza una grave malattia cardiaca di Papa Benedetto XVI e, scongiuri scongiuri, riapre già il toto-papabili, come successe poco più di tre anni fa con la morte di Giovanni Paolo II ed il conclave che ne seguì; «il debole di cuore», come questo giornalista, tale Hervé Yannou, osa definire il pontefice, starebbe sempre più male dopo il faticoso viaggio negli USA, viaggio, questo, che ha segnato una tappa storica per la storia della chiesa a stelle e strisce e soprattutto la definitiva consacrazione di Joseph Ratzinger come uomo dalle mille possibilità, teologo riflessivo ma anche papa simpatico, sorridente e legato al popolo cristiano. Certo, per come la vedo io, non ha nulla da invidiare al suo predecessore, se non un pontificato che sicuramente non potrà essere ugualmente lungo.
Subito dopo questo articolo, padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana, ha fatto sapere che le notizie secondo cui il capo sarebbe malato sono «assolutamente paradossali» e che il pontefice «sta benissimo, nonostante la sua età». Se ogni tanto i cugini d’oltralpe pensassero prima di dire/fare qualcosa (a questo proposito, la sfuriata di Zidane su Materazzi la dice lunga sulle capacità mentali dei galletti), potrebbero rendersi conto che, nonostante si possa condurre una vita assolutamente salutare e attiva, quando si oltrepassano i 3 quarti di secolo di vita, le forze non sono più come quelle di un quindicenne, ma comunque si può vivere una vita assolutamente normale. E poi, stiamo parlando non di un comune mortale che la mattina si alza alle 10, va al bar, poi torna, pranza e va a dormire, bensì del capo della Chiesa Cattolica, un uomo impegnato mattina, pomeriggio e sera, sette giorni su sette, che si sveglia alle 6 di mattina, studia, lavora, e che va a dormire a notte fonda.
Altro punto del vergognoso articolo, al quale sono seguiti decine di commenti di gente stizzita per lo scandaloso tema, è la lista dei successori; successori post-mortem o successori post-abdicazione stile Celestino V – Bonifacio VIII ? Non ci è dato saperlo, ma quello che sappiamo sono i nomi: Tarcisio Bertone, Cardinale Segretario di Stato, Camerlengo, collaboratore del papa, italiano, classe 1934 (non giovanissimo) e Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, presidente della Caritas Internationalis, honduregno, 66 anni (piuttosto giovane, giusto 8 anni in più di Giovanni Paolo II, che fu eletto a soli 58 anni). Due nomi di tutto rispetto, due belle figure, due successori che sicuramente sarebbero degni di Benedetto XVI. Personalmente, se dovete costringermi a pensare al nuovo papa, sarei più propenso a Bertone, sia per la sua simpatia, e sia perché è italiano, e, dopo due papi stranieri di fila dopo 500 anni di papi italiani, un ritorno alla tradizione sarebbe interessante.
Comunque, tralasciando statistiche, papabili e quant’altro, rimane un certo sconcerto per un articolo che assolutamente i responsabili di uno dei più importanti, se non il più importante quotidiano francese, potevano evitare di far pubblicare. Il papa sta bene, o almeno lo speriamo tutti noi cristiani cattolici, e ci auguriamo e preghiamo che il suo pontificato duri per tanti anni ancora, alla faccia di chi lo da per spacciato e troppo vecchio. Anche se, ma questa è solo una mia ipotesi, questa mattina, durante l’Angelus, il pontefice indossava la stola pesante, che di solito non indossa. Chissà, magari è una semplice influenza, nulla di grave, ma se l’influenza la prendo io, al massimo si preoccupa mia madre, ma se la prende il papa, lo diamo già per morto, “funeralato” e sepolto. Lunga vita al Papa!
Buon Compleanno, Santo Padre!
Buon Compleanno al nostro Santo Padre Benedetto XVI che quest’oggi, nel pieno della visita ufficiale negli Stati Uniti d’America, celebra il suo 81esimo compleanno. Un altro bel traguardo per un uomo straordinario, dalle virtù eccezionali, un papa che, ereditando la “pesante eredità” di Giovanni Paolo II si pensava che non potesse essere incisivo, ma che ogni giorno che passa ci dimostra la sua straordinarietà.
Un uomo eccezionale, che sta risvegliando il piacere di una Chiesa dedita allo studio dei dogmi, dei grandi temi morali, e al contempo un pontefice vicino alla gente, timido, con quel sorriso sempre accennato e nascosto per paura di sembrare troppo poco protocollare ma che rivela un animo estremamente nobile. Senza nulla togliere al suo predecessore, ma ho sempre detto di preferire Benedetto XVI; sia perché l’ho visto nella sua veste sin dall’inizio del suo pontificato, sia perché rispecchia una identità fondamentale della Chiesa, quella impegnata nei dilemmi morali e nei grandi temi sociali, e sia perché ha una faccia troppo, troppo simpatica
Purtroppo molti, anzi, diciamo quasi tutti, ma in particolare i comunisti e tutta la loro schiera anti-clericale vedono nel pontefice un nemico della società, e della società moderna, però si smentiscono da soli, poiché attualmente non c’è un’autorità morale come il papa, inteso come capo della Chiesa Cattolica, salvo eccezion fatta per Sua Santità il Dalai Lama, il quale purtroppo combatte ogni giorno contro i (guarda caso rossi) cinesi per ottenere un Tibet libero ed una Cina democratica. Ecco, si può dire che sia il Papa che il Dalai Lama hanno un “nemico” in comune: il pontefice rivendica il diritto di nominare i vescovi della Chiesa Cattolica quando è l’Assemblea Popolare a nominarli (fa molto Impero Germanico durante il Medioevo, quando l’imperatore pretendeva di usare l’autorità laica su temi religiosi) e maggiore libertà religiosa, e il Dalai Lama rivendica un Tibet libero e la possibilità per i monaci di professare la propria religione.
La Cina, senza giri di parole, è un nemico, del popolo, della democrazia, del culto, dell’Occidente, eppure gli è stato permesso di organizzare le Olimpiadi, che sono il trionfo della pace e della pacifica convivenza tra i popoli. Forse, credo che Benedetto XVI, per dare ulteriore importanza al suo pontificato, potrà/dovrà dialogare con Gyatso per “studiare” una soluzione comune ad un problema comune.
Per ora, mi limito, come già fatto dal presidente George W. Bush in pompa magna, e dal governatore della Lombardia Roberto Formigoni, a riformulare il mio più vivo augurio di un felice e sereno compleanno al nostro grande Papa, e ad augurargli 100 di questi giorni!
Benedetto XVI Magno
La questione del Tibet: in questo vergognoso post, e non mi vergogno a definirlo vergognoso, il buon Giovanni (alias Tooby) ha attaccato papa Benedetto XVI per non aver preso posizione sul Tibet, definendolo codardo, e un’altra serie di aggettivi che potete leggervi da soli. Non gli do torto, ma, anzi, definisco giusta la sua decisione: il pontefice, al termine della sua messa per la Domenica delle Palme, ha affrontato un tema di stretta attualità e di vivo interesse: l’immane tragedia che, da troppi anni, coinvolge l’Iraq; un (altro) vescovo cattolico è stato ucciso, barbaramente, ed è solo una delle centinaia di migliaia di vittime da aggiungere alla lunghissima lista dall’inizio della Liberazione dell’Iraq dalla dittatura di Saddam Hussein da parte dell’Eccellentissimo Salvatore George Walker Bush, e le sue parole, hanno, per intensità, la pretesa (giusta) di paragonarsi alle parole di papa Benedetto XV quando, durante la Prima Guerra Mondiale, definì il conflitto una inutile strage. Delle parole profonde, straordinariamente dure, che meritano ammirazione e che devono essere prese in considerazione da tutto il mondo per mettere fine a questo conflitto vergognoso!
Il papa non ha fatto nulla di politico, e non ha nulla da invidiare al suo predecessore, il grande Giovanni Paolo II, che naturalmente anch’esso fu, più volte, oggetto di polemiche varie. Benedetto XVI sarà il nuovo Giovanni XXIII. Papa Roncalli, dopo il magnifico pontificato di Pio XII, si pensò che non avrebbe inciso minimamente sulla lunga cronologia pontificale e sulle sorti della Chiesa, e invece? E invece indisse il Concilio Vaticano II, una delle più grandi mobilitazioni delle gerarchie ecclesiastiche, che portò un grande moto di cambiamento nel mondo cristiano cattolico. E così, a Dio piacendo, sarà anche Joseph Ratzinger. Magari non indirà il Concilio Vaticano III, ma qualcosa di importante e notevole farà.
Chi lo critica non lo conosce, chi lo critica non ha analizzato la vena filosofica del suo pontificato, che, da tre anni, ha arricchito la Chiesa. Purtroppo non tutti i papi sono come Giovanni Paolo II, che ha “governato” per un periodo lunghissimo, ha attraversato due secoli e due millenni, aveva una faccia buona (come Giovanni XXIII) ed una vicinanza fraterna al popolo, con i giovani in particolare. Esulto, e ringrazio Dio e i cardinali elettori, perché hanno eletto questo grande papa!




