Choc a Milano: ucciso a sprangate un giovane italiano di colore
L’ennesima aggressione, purtroppo mortale, ai danni di un ragazzo di quelli che si è soliti chiamare “diversi” (aggettivo generalista-leghista per tutti i non italiani, non bianchi, non cristiano cattolici, non leghisti o pidiellini), è avvenuta a Milano. Un giovanissimo italiano, ma originario del Burkina Faso, è stato colpito ripetutamente da una spranga alla testa, dopo aver subito una retrograda e scandalosa aggressione xenofoba; le ferite riportate l’hanno trascinato in coma, dal quale non si è più risvegliato. E così, si è consumato l’ennesimo atto contro la vita, ma soprattutto contro una democrazia che l’Italia sembra perdere ogni giorno di più. E non parlo del lodo Alfano o della blocca processi o di qualsivoglia altro provvedimento del Governo Berlusconi, parlo degli italiani stessi, questi infami, xenofobi, nostri connazionali, che hanno ucciso un uomo.
Secondo la ricostruzione degli agenti della questura di Milano, Abdul G. era con altri due amici dopo aver trascorso la notte in un locale in corso Lodi. A bordo dei mezzi pubblici i tre erano arrivati in via Zuretti con l’intenzione di andare al centro sociale Leoncavallo. A quel punto i tre sono stati avvicinati da un furgone bar da cui sono scesi due uomini che li hanno accusati di avere rubato della merce. I due, uno intorno ai 25 anni, l’ altro, un adulto sulla quarantina, sono passati alle vie di fatto e hanno cominciato a colpire il giovane e a lanciare indulti razzisti: «Sporchi negri vi ammazziamo». (Corriere della Sera)
I commenti politici si sprecano, e, come al solito, è una continua rincorsa ad accusare l’avversario politico, invece di individuare i veri responsabili, ovvero la gente che si governa dai palazzi, incuranti di quanto succede fuori da questi.
«Ogni coscienza civile deve ribellarsi a questo mostruoso episodio di razzismo». «Riflettano coloro che ogni giorno alimentano un’isterica fobia contro gli immigrati, e si rendano conto di quale tremenda responsabilità si assume chi rappresenta ogni immigrato come un pericolo e un nemico, creando così un clima di intolleranza e di odio in cui ogni orrore può accadere» (Piero Fassino, PD)
«È importante che si faccia piena luce sulla drammatica aggressione di Milano. La natura e i contorni dell’episodio sono estremamente preoccupanti e richiamano alla mente fatti di grave intolleranza» (Marco Minniti, PD, Ministro dell’Interno del “Governo Ombra”)
Le preoccupazioni degli esponenti di centro-sinistra sono condivisibili, ma l’aggressione non può essere imputata al primo Berlusconi o al primo La Russa che passa. Casomai, la colpa è dell’irresponsabile campagna xenofoba condotta dalla Lega Nord, che, comunque, cavalca un sentimento popolare piuttosto diffuso (ma non sempre con riscontri veri) secondo il quale l’immigrazione, clandestina o regolare (leggi Romania) sia la principale responsabile dei mali del paese, ma, e soprattutto, di una preoccupante tendenza alla perdita dei valori fondanti della civiltà e del vivere democratico. Credere nella vita, credere nella fratellanza tra i popoli, credere nell’uguaglianza di ciascuno. Sono i valori della Chiesa, sono i valori della Costituzione; ma non sono più i valori della gente, ormai precipitata in un baratro dal quale resta sempre più difficile uscire.
Le soluzioni? Ne basterebbe una soltanto: la civiltà. Desidero lasciarvi con una appropriata citazione del politico italiano Filippo Turati, (sì, proprio quello della strada di Milano dove c’è la sede del Milan) che disse:
La violenza è un metodo di lotta inferiore, brutale, illusorio soprattutto, figlio di debolezza, fonte di debolezza, malgrado, anzi, in ragione dei suoi effimeri trionfi.
Avvelenamento da calcio (quello giocato, non quello del latte)
Avvelenamento da calcio. In sintesi, potremmo definire così la sindrome, in periodo di Giochi Olimpici, che colpisce tutti coloro, atleti o meno, che si accorgono degli «ingiusti privilegi» nel mondo del calcio rispetto a tutti gli altri sport. Di nuovo oggi, sulla Gazzetta dello Sport, appare un articolo che riporta le parole di Matteo Tagliariol, campione olimpico per l’Italia proprio a questi giochi. Lo spadista ha così commentato una vicenda che vi spiegherò qualche riga più in basso:
Grazie alla medaglia d’oro, io avrei potuto viaggiare in business ma sono rimasto in classe economica per stare insieme ai miei compagni”. “Loro sono stati eliminati e a noi serve una medaglia d’oro per viaggiare in business. Ma si sa la differenza che c’è in Italia fra il calcio e gli altri sport. Noi ci siamo abituati, però non è giusto. (Tagliariol, stoccata al calcio “Esistono privilegi ingiusti”, Gazzetta dello Sport, 19 agosto 2008 )
In pratica, la vicenda ha origine alcuni giorni fa, quando sia Valentina Vezzali e le sue compagne di squadra, fresche di medaglia, sia la Nazionale di Calcio Under-21, fresca di eliminazione ai quarti di finale da parte del Belgio, hanno utilizzato lo stesso volo Air-China per fare rientro nel Bel Paese. Giovinco & Co., fattisi umiliare da una squadra certamente molto meno brava di loro, dopo un girone di qualificazione con 2 successi e 1 pareggio (0-0 con il Camerun), in una partita che definire orrida è un complimento, hanno beneficiato della business class, mentre Vezzali & Co. le hanno rifilate in economy, spazi stretti e sedili di terza qualità (la scena ricorda vagamente il film indiano Matrimoni e Pregiudizi). Di qui, è partito lo strascico di polemiche tra i privilegi concessi al calcio e quelli non concessi agli altri sport.
Beh, voi mi direte, la storia è vecchia, se ne discute sempre e intorno al calcio gira un volume di denaro che è troppo importante per poter permettere questo tipo di polemiche. Ma questa è una infamia, è un trattamento fascista. Tutti gli sport sono uguali, anzi, non tutti gli sport sono uguali, perché il calcio forgia caratteri violenti, che pensano solamente alla competizione e alla vittoria, ma non alla partecipazione, mentre gli altri sport insegnano la lealtà, il rispetto dell’avversario e delle regole, una convivenza civile e serena. Avete mai visto una rissa a Wimbledon? Per caso è mai stato ucciso un tifoso durante un match di rugby?
L’Italia è un paese vecchi stampo, dove il pluralismo sportivo è un concetto avulso, insensato, da molti considerato folle. Da talmente tante persone che basta leggere il 95% dei commenti all’articolo che vi ho linkato precedentemente.
Anche Tagliariol si perde in un commento sciocco sul calcio… Bravo, hai vinto la medaglia ma adessa stai un pò zitto per 4 anni… Meno male che manca poco alla fine delle Olimpiadi, poi riparte l’industria calcio per dare soldi anche agli schermidori…
ci si dimentika ke la nazionale di calcio è CAMPIONE DEL MONDO IN CARICA… non so se mi spiego; inoltre le emozioni ke ho provato dopo l finale vinta contro la francia o dopo la finale di manchester o atene vinte dal milan non me le ha sapute regalare nessun olimpionico. Infine,oltre ke vedermi d’accordo con polleggiato, aggiungerei ke mi pare ke i calciatori siano di 1 spanna superiore anke mentalmente visto ke nn rispondono a queste continue stokkate….avete tutto il io supporto xk lo so quanti sacrifici vanno fatti x diventare 1 calciatore professionista al contrario di tutti quelli ke vi osteggiano e dicono ke nn ne dovete fare
Sinceramente, oltre al linguaggio italo-omicida, sono esterrefatto e mi vergogno (questo termine torna spesso) di condividere la nazionalità con simili individui che ritengono il calcio l’unico “pseudo” sport degno di essere giocato; fosse per questi ragazzini anche le Olimpiadi andrebbero abolite. Ok, aspettate, anche io guardo il calcio, sono un tifoso sfegatato del Milan e sono felice se la mia squadra porta a casa scudetti, supercoppe, Champions League e compagnia bella, ma nello sport esiste altro oltre al calcio. Oltre al Milan, infatti, il sottoscritto è un tifoso ancora più sfegatato (al limite del folle) di Roger Federer, e mi piace guardare anche il basket e il golf. Ma tutto questo ha una dimostrazione: ai primi tre posti del ranking ATP ci sono uno spagnolo, uno svizzero e un serbo. Il primo italiano, Andreas Seppi, è 33esimo. Nel basket forse andiamo un po meglio, ci sono tre italiani (Bargnani, Belinelli e Gallinari) nell’NBA, ma nella madre Patria è uno sport di nicchia, relegato agli ultimi 5 minuti del Tg5 della domenica notte, nulla di più. Il golf? Neanche a parlarne, è un passatempo per Berlusconi & Co. e Tiger Woods non ha certo il passaporto italico.
Ma si sa, è tutta una questione di soldi e di conflitto di interessi. Del resto, il presidente della “mia” squadra è anche il presidente del Consiglio dei Ministri, l’altra metà di Milano è di Massimo Moratti, parente del sindaco Letizia e imprenditore nel petrolio, Abramovich pagherebbe 200 milioni di euro pur di portarsi Kakà al Chelsea e via discorrendo…peccato però, perché il tennis è molto più bello del calcio. E non solo il tennis.
Quando i commercianti commerciano fumo ed ipocrisia
Carissimi lettori, innanzitutto vogliate scusarmi per la lunga assenza, che spero di colmare nelle settimane che verranno. Sfruttando alcuni episodi che mi vedono protagonista in prima persona, oggi farò una sorta di post-denuncia nei confronti di una categoria di “commercianti”, se così possiamo definirli: vi parlerò infatti del settore della riparazione e assistenza di prodotti tecnologici, e in particolare dei computer.
Caso vuole che il 29 maggio scorso, il mio laptop, che a quasi un anno dall’acquisto, non aveva mai dato problemi, comportandosi egregiamente (salvo la durata della batteria, indecente), ha ceduto nella sua parte più critica: il touchpad, ovverosia quella specie di tappetino che funge da mouse e i suoi due tasti per cliccare. A rompersi, apparentemente senza motivo, il tasto sinistro, che solitamente si usa per cliccare, selezionare, trascinare e via dicendo.
Rivelatasi ogni soluzione casareccia assolutamente inutile, l’estrema soluzione: portarlo presso il più vicino centro autorizzato dall’Acer, che, guarda caso, si trova proprio a Rocca di Papa. Il laptop era ancora in garanzia, così gli ho consegnato lo scontrino dicendogli di tenerlo al fine di verificare lo stato della garanzia, ma, idiotamente, non l’ha voluto, dicendomi che non sarebbe servito.
Dopo una settimana, senza notizie, alla mia telefonata mi sento rispondere: Ci vuole lo scontrino per verificare la garanzia. Ma scusa eh, quello che non l’hai voluto sei tu, io ce l’avevo appresso. E questa è la prima di una serie di peripezie.
Peripezia number two: il caso vuole (lo so, il caso certe volte ha pretese da prima donna) che l’unico centro addetto alla riparazione dei prodotti Acer non sia nella bellissima Roma, capitale e centro del paese, ma nell’altrettanto bella Milano, anzi, più precisamente a Lainate. Così, come da procedura, il proprietario del negozio di RdP invia, tramite corriere della TNT, il pc a Lainate, nel quale penso sia stato riparato già da un pezzo.
Durante il periodo di attesa, nel quale io, ingenuamente, mi ero totalmente affidato alla buon’anima del negozio, questi mi propina un cartello, sulla porta dell’esercizio commerciale: Rimarremo in ferie fino al giorno 22. Ma cazzo, e ripeto, cazzo, io sono nelle tue mani, mi aspetto una risposta nel ragionevole periodo di gg. 15, e tu nel ragionevole periodo di gg. 15 vai in ferie? Sì, sì, legittimo, ma almeno avvisami! No, non mi è concesso questo diritto.
Peripezia number three: lunedì, conclusosi il periodo di ferie, chiamo di buon’ora il negozio. Scusi, ho portato il mio pc circa 25 giorni fa, non è che per caso sapete se devo avallare una richiesta in carta bollata a Sua Santità Papa Benedetto XVI per riaverlo oppure me lo ridate in un tempo ragionevole? Come da solito uso del commerciante, la risposta è più frammentata di una frase fatta da un balbuziente: Ehm, ma, sa, non so cosa dirle, evidentemente, c’è un ritardo, non lo so, non so cosa dirle, ah! Sì, guardi, arriverà a metà settimana, ci richiami a metà settimana! Trionfo!! Che bello, finalmente il mio figliolo torna a casa, dunque, per saperne di più, chiamo mercoledì mattina: Senta, mi avevate detto che il pc arrivava in settimana, è arrivato? Ehm, ma sa, non lo sappiamo, NO. Cazzo(3): non doveva arrivare in settimana?
Gli lascio un giorno di tregua, e chiamo venerdì: Sono sempre io, Meconi, il mio pc? Non lo so, arrivederci. Senti, cocca, il 16 giugno 2007 io ci ho speso 550 € in quel giocattolo, aspettandomi che QUALSIASI PROBLEMA, essendo sotto garanzia, sarebbe stato risolto con velocità, tempestività e serietà. Ma dove? Ma quando? L’ho scoperto solo ora che siamo in Italia (citando la nuova canzone di Fabri Fibra e Gianna Nannini).
Oggi è sabato, e, naturalmente, i signorotti del negozio sono chiusi. Ora, cari lettori, dovete dirmi: se io lunedì pomeriggio, tuttalpiù martedì mattina, non ricevendo il mio computer, mi incazzassi al punto tale da fare Messico (non so se conoscete l’espressione, comunque Messico = casino esagerato, tipo Strage di Erba), che torto avrei? Perché dovrei essere condannato? Non ho forse diritto a riavere il mio computer? Da un mese sto indebitamente usando quello di mia madre, un laptop anch’esso, con l’unico difetto di avere una RAM da 512 e Windows Vista, dunque, vi lascio immaginare quanto possa essere veloce. Io, che da quasi un anno sono ubuntu-only, che uso amarok, ora mi ritrovo a poter tenere aperto solo Mozilla, e anch’esso con una lentezza che non potete immaginare.
Perché un cittadino, anzi, un cliente, nell’esercizio dei suoi diritti, deve essere trattato in questo modo vergognoso? Non ho diritto ad avere ciò che mi appartiene? Sono forse uno stronzo, io? Evidentemente per qualcuno sì, per qualcuno sì…
Milano 2015: il trionfo dell’Italia che funziona
Milano ospiterà l’Expo 2015. La fantastica notizia è arrivata pochissimi minuti fa da Parigi, sede del Bureau International des Expositions, dove si sono concluse le operazioni di voto. 86 voti per il capoluogo lombardo, 65 per Smirne, l’altra candidata, simbolo di una Turchia che non riesce ancora ad ottenere successi, né in campo politico né in quello culturale. L’esposizione universale muoverà oltre 4 miliardi di euro di investimenti, creerà 70.000 posti di lavoro e darà certamente una scossa all’economia italiana, oltre a quella lombarda e meneghina che già funzionano ad ottimi livelli così come adesso.
Ma, soprattutto, da alla nostra grande nazione una immagine di stato che funziona, di stato che vince, di stato unito che sa creare le condizioni per ospitare grandi eventi. E ora, dopo questo, la più grande soddisfazione sarebbe vedere le Olimpiadi del 2020 a Roma. Ma, per ora, accontentiamoci dell’Expo!




