La Gelmini si para il culo da nuove proteste: niente sfratto alla Montalcini
La notizia era una di quelle che, in un momento non propriamente facile per questo Governo, avrebbe suscitato un nuovo – e sacrosanto – vespaio di polemiche. Il premio Nobel Rita Levi Montalcini e il suo istituto di ricerche sul cervello (Ebri, European Brain Research Institute se non vado errato) rischiavano lo sfratto, rischiavano di ritrovarsi sulla strada senza una struttura dove poter proseguire un lavoro che accomuna molti ricercatori, e che di fatto rappresenta un Polo delle Neuroscienze estremamente importante in un paese, l’Italia, dove la scienza e la cultura sono meno importati di Amici e Grande Fratello.
A nulla importa che una donna che da poco ha compiuto la veneranda età di cento anni rischi di perdere uno dei punti focali del suo impegno nella scienza, ma soprattutto non importa al Governo.
Ma non è così, a quanto pare: con una mossa che francamente aveva del prevedibile, Maria Stella Gelmini, uno dei ministri che più ha suscitato polemiche per la sua contestabile riforma della scuola (o per meglio dire sforbiciata), ha annunciato che un finanziamento di 485,000 euro sta per essere erogato, dopo che l’avranno valutato in Parlamento (solita, maledetta burocrazia).
Ritengo troppo importante il lavoro dell’Ebri e del premio Nobel Rita Levi Montalcini per poter pensare che le attività svolte da questo centro di ricerca possano interrompersi. L’Ebri è un centro di eccellenza che va tutelato in qualsiasi modo (M.S. Gelmini)
Certo, va detta una cosa: la Gelmini è un esponente di governo, e in questo governo c’è un partito, la Lega Nord, che nel 2007 avrebbe voluto togliere i fondi alla Montalcini per destinarli al San Raffaele di…Milano! Ok, anche il San Raffaele è un polo di ricerca estremamente importante per l’Italia, ma al nord se la cavano benissimo da soli. Rita invece, così fragile nel suo corpo da centenaria, la attaccano tutti, perché sanno che per quanto possa reagire, insomma, lei è centenaria e la natura fa il suo corso.
L’ipocrisia di questo Governo è infinita: una scuola semi-distrutta e abbandonata a se stessa, una politica sociale e lavorativa da far ridere, le riforme che non ci sono, e l’unica cosa di cui si parla sono le avventure sotto le lenzuola del presidente del Consiglio e la litigata dei ragazzini dell’asilo Feltri e Boffo. Come se ai terremotati d’Abruzzo o a coloro che sono senza lavoro ne fregasse qualcosa di quel buffone di Feltri e di quel frocio (per dirla alla Feltri) dell’ex direttore dell’Avvenire.
Esami di riparazione: come è andata?
Anch’io, da studente e da rimandato, conosco la tensione e la paura che suscitano gli esami di riparazione. Un mio vecchio post sull’argomento ha raccolto moltissimi commenti e visualizzazioni, e mi sembra doveroso farne una sorta di spin-off.
Voglio chiedervi, amici lettori e rimandati, di raccontare com’è andata, come li avete trovati, come li avete vissuti e come avete affrontato lo studio estivo: corsi a scuola, costose ripetizioni private, aiuto di amici e parenti laureati? Dite, dite tutto, così da poter condividere l’esperienza insieme.
Io ho sostenuto gli esami di matematica e chimica, e martedì avrò gli scritti. Non vi nascondo che, se per quanto riguarda chimica ho una buona (se non ottima) sensazione, per matematica sono più preoccupato, poiché nonostante un BOTTO di ripetizioni, non so come ma avevo le idee confuse e non sono riuscito a fare più di tanto.
E allora spazio a voi: parlate dei vostri esami di riparazione, maledite Fioroni e Gelmini, sfogatevi a suon di parolacce senza censurarvi, perché so benissimo la frustrazione che avete – che abbiamo – e la condivido in pieno!
[Update:]Approvato il decreto Gelmini, è legge
Mentre vi scrivevo, il decreto 133 – Gelmini di riforma della scuola è stato approvato. 162 sì, 134 no, 3 astenuti. La pseudo-ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca ha commentato:
«La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell’educazione» ha detto la Gelmini dopo il sì al decreto. Il ministro ha ricordato che «provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l’introduzione dell’educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l’introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani» (Fonte: Corriere della Sera)
Tutti i parlamentari di PD e IDV si sono presentati agli studenti per comunicare la notizia e parlare delle contromosse adottabili. Tra queste, l’arma-spauracchio del partito di Antonio Di Pietro, il referendum:
Ora che il decreto Gelmini è legge i dipietristi si dicono «già pronti a raccogliere le firme per il Referendum abrogativo, così – spiegano – daremo ai milioni di studenti, insegnanti e genitori lo strumento che la Costituzione riconosce per cancellare leggi barbare e sbagliate». E il Pd appoggia l’idea dell’ex pm. «Il referendum è uno strumento di democrazia diretta per rispondere a questo governo che si tappa orecchie e bocca». (Fonte: Corriere della Sera, v. link precedente)
Durante la seduta (rapidissima, in verità), Anna Finocchiaro ha violentemente attaccato il ministro (e con buona ragione), che ha detto:
«Il suo silenzio è indifferente e opaco. Alle domande lei non risponde e colpisce questa vostra cupa determinazione. Di queste giornate colpisce il disprezzo per le ragioni degli altri» è l’affondo della senatrice siciliana. «Pensate che approvate questo decreto e che sia finita qui. Non è così, non è così per noi e non credo che sarà così per il Paese».
Da registrare anche l’ennesima pagliacciata di Francesco Cossiga, ex-Presidente della Repubblica Italiana, che per ovvi motivi di disprezzo non vi riporto (potete trovare le sue dichiarazioni nell’articolo che vi ho linkato precedentemente).
Che dire...il mio post di prima raccoglie tutti i sentimenti del sottoscritto e le vicissitudini del diritto costituzionale in merito a situazioni simili, leggetelo e commentatelo.
Preghiamo Beata Ignoranza…(perché si dimetta e lasci in pace la scuola italiana)
Maria Star è arrivata al traguardo dell’ignobile maratona con la quale il Governo, nelle persone di Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Maria Stella Gelmini e Angelino Alfano, ha privato la scuola pubblica del sostentamento necessario per sopravvivere, così come ha rimpolpato con quasi 800.000.000 € le casse della scuola privata (università private, asili privati, istituti religiosi e via discorrendo).
Da questa mattina, infatti, è partito l’esame finale sul decreto 133 al Senato della Repubblica, mentre nella piazza di Palazzo Madama migliaia e migliaia di studenti continuano senza sosta a protestare. A nulla, però, stanno valendo e sono valse le proteste e le proposte, tra le quali ricordiamo:
- Sciopero generale del 17 ottobre 2008
- Decine di manifestazioni degli studenti, particolarmente quella del 10 ottobre 2008
- Occupazioni, assemblee d’istituto straordinarie, dibattiti
- Lezioni all’aperto dei docenti universitari
- Minacce (giustificate) dei Rettori delle varie università italiane di dimettersi in blocco
A nulla, amici lettori, è valsa la mobilitazione popolare di chi la scuola la vive, contro un ministro che vuole (e c’è riuscita) riformare la scuola, il settore più delicato e importante di una nazione, a colpi di decreti legge e questioni di fiducia, ovvero:
- Il decreto legge viene redatto dal ministro, che può così decidere tutto quello che vuole, nei modi e nei tempi che ritiene più opportuni, approvato durante una delle tante sedute del Consiglio dei Ministri (forse l’organo di cui Brunetta sarà più soddisfatto, visto che lavora praticamente ogni santo giorno o giù di lì, che sia a Roma o a Napoli). Dopodiché, il decreto così prodotto ha 60 giorni di tempo per passare all’esame del Parlamento, pena il decadimento. Nei due rami parlamentari (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, appunto) l’approvazione è rapida e indolore, perché viene posta
- La questione di fiducia, e di conseguenza tutti gli eventuali emendamenti che le opposizioni (ne abbiamo ben tre, PD-UDC-IDV) cercano/tentano di proporre vengono cestinati senza pietà. Compiuta la formalità, i parlamentari della maggioranza – la più ampia che la storia repubblicana ricordi – votano la fiducia, il decreto passa all’altra camera, lo approva ed ecco (quasi) fatto.
- A questo punto, il Presidente della Repubblica si trova davanti due opzioni:
- Promulgare direttamente senza batter ciglio, quindi ne segue la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il periodo di vacatio legis e l’entrata in vigore
- Rimandare il testo all’esame del Parlamento per presunta incostituzionalità: in questo caso, il Parlamento, che appunto è tutto PdL-Lega-DcA, può benissimo non apportare alcuna modifica e rispedirlo al Quirinale, dove Napolitano dovrà per forza promulgarlo, pena la messa in stato d’accusa per Attentato alla Costituzione (art. 90 della Costituzione Italiana). (P.S.: E potrebbero anche riuscirci, visto che si richiede, per la messa in stato d’accusa, la maggioranza assoluta – 50%+1 – dei membri, mentre la maggioranza ha poco più del 55% dei seggi)
Bene, per l’ennesima volta abbiamo esaurito la valida parte di diritto. Come ben sapete, difatti, è mio intento quello di farvi capire nel dettaglio quali sono i gradini necessari nell’iter legis, che spesso è sconosciuto o semi-sconosciuto alla maggioranza della popolazione, e non per una questione di ignoranza, ma per la mancanza di studi approfonditi sul diritto costituzionale e quanto ne concerne.
Giungiamo quindi al momento delle considerazioni: vi invito, tutti, a protestare domani a Roma (se ci vivete vicino) e nei licei, nelle università, ma anche dai vostri blog, spaces, su Facebook, dove volete, ma protestate, fate sentire la vostra voce, ribellatevi anche voi a questo disegno vergognoso di distruzione della scuola italiana.
Un ministro non può andare contro il popolo!
Mobilitazione studentesca contro la Gelmini, in vista degli scioperi del 17 e del 30
La mobilitazione popolare contro la riforma sfascista della Gelmini è iniziata. Da oggi, e per altre 3 settimane almeno, scioperi regionali e nazionali a raffica, degli studenti, degli insegnanti, del personale A.T.A. e di chiunque aborra questa riforma, metteranno a dura prova la resistenza della 35enne ministra-avvocato, nonché la prosecuzione della discussione parlamentare, che si è spostata al Senato dopo una rapida e veloce questione di fiducia alla Camera dei Deputati. Nel dettaglio che segue, analizziamo tutte le “sommosse popolari” di quello che si annuncia come l’ottobre più caldo per l’istruzione di tutti i governi Berlusconi:
- Oggi, Venerdì 10 ottobre 2008: l’Unione degli Studenti marcia su Roma, con una manifestazione SConcertante. Ovvero, con tutti gli strumenti musicali dei manifestanti che, in questo modo, le suoneranno alla Gelmini. Chiassosi, rumorosi, incazzati da morire, gli studenti italiani protestano per una riforma che darà il via al peggiore disastro da quando è nata la Repubblica Italiana
- Venerdì 17 ottobre 2008: le varie sigle sindacali si ritrovano nella Capitale, per marciare e manifestare il loro sdegno nei confronti dell’incapacità ministeriale che sta affossando sempre di più la scuola pubblica, per favorire il guadagno di quella privata
- Giovedì 30 ottobre 2008: GRANDISSIMA manifestazione nazionale di tutte le sigle sindacali, per quello che si preannuncia come uno sciopero dalla partecipazione straordinaria, una mobilitazione senza precedenti, affinché si faccia marcia indietro e si ridiscutano, con i diretti interessati, i bisogni del comparto istruzione
Il dibattito intrapreso ieri in classe con la nostra insegnante di italiano, la lettura del comunicato dell’UDS e le varie, impressionanti cifre, hanno aperto gli occhi al vostro blogger, che vi cita alcune di quelle cifre per vostra curiosità:
- 750 milioni di euro di finanziamenti alle scuole private, che andranno a beneficiare dei soldi in più, contrariamente alla scuola pubblica, alla quale verranno sottratti
- 3 miliardi di euro, una cifra impressionante che mancherà, costringendo tutti i licei, gli istituti professionali etc.etc. ad aumentare spaventosamente il contributo annuale richiesto alle famiglie, per contrastare l’assenza di denaro dalle casse dello Stato (il liceo J. Joyce di Ariccia, tra l’altro, ha già operato un piccolo ritocco da 77,47 € a 80,00 € per il prossimo A.S. 2009/2010)
- 78.000 insegnanti che perderanno il posto di lavoro, grazie all’introduzione del maestro unico, nonché allo sforbiciamento delle ore di lezione nella scuola secondaria di II grado
- quasi 40.000 persone, facenti parte del comparto A.T.A. anch’esse spedite a casa senza pietà, per risparmiare
I tagli alla scuola, indiscriminati, da parte di tutti i Governi della storia della Repubblica, ci hanno portato al XXXVIII posto nella “graduatoria” dell’OCSE, l’organizzazione dei paesi sviluppati, dietro a stati come Cile e Messico, che sicuramente non sono nel G8 o chissà cosa. Il numero di laureati italiani è scarsissimo, la percentuale di abbandono scolastico tocca punte del 40% negli istituti tecnici e professionali, la spesa scolastica sul PIL è dello 0,4%, (superati da Islanda, Canada, Messico e Portogallo), le strumentazioni tecnologiche sono inferiori alle media OCSE (77 computer per scuola contro una media di 115), l’accesso a internet è risicato, e, per trovare un altro pelo nell’uovo, il 90% almeno (mia personale statistica che sicuramente troverà riscontro positivo) dei computer usati nelle scuole monta sistema operativo Windows, con un enorme ricarico di spesa per le sole licenze sui bilanci degli istituti, quando si potrebbero benissimo montare sistemi operativi liberi come Ubuntu, senza spendere un centesimo, e offrendo agli studenti soluzioni innovative, moderne e FREE invece che abituarli al consumismo e all’imperialismo tecnologico dell’azienda di Bill Gates.
Non preoccupatevi, non sto diventando improvvisamente comunista, e non ho alcuna intenzione di divenirlo. Ho ancora le mie idee, e non mi vedrete mai votare né per Veltroni, né per Di Pietro, né per nessuno di questi esponenti dello schieramento avverso al mio. Però, quando c’è in gioco il futuro di noi studenti, dei vostri figli, dei vostri nipoti, e di tutta la scuola italiana, non c’è partito politico che tenga, non c’è Gelmini da convincere, non ci sono tailleur da seguire.
Per questo, amiche e amici lettori, vi invito, voi tutti che tenete alla scuola italiana, a protestare, fare sentire la vostra voce, in piazza, sui blog, sui giornali, sui giornalini della scuola, dove volete, a protestare contro la riforma e contro la Gelmini, ma non cantando slogan grotteschi come Gelmini pu***** o esibendo la vostra ugola d’oro in perfette esecuzioni di Bella Ciao, Bandiera Rossa e chissà quale altra canzone partigiana, perché non è una protesta destra-sinistra, è una protesta contro una determinata decisione, e chiunque l’abbia presa, che sia PdCI, PdL, UDC o PD, va condannata per i modi e per i contenuti, senza politicismi inutili e deleteri.
La riforma Gelmini passa alla Camera e si avvia al Senato; già pronto lo sciopero generale
Passata la Riforma, pronto lo sciopero. In sintesi, tutte le riforme che approva un governo di centro-destra vengono seguite, dopo un periodo variabile tra i 5 e i 30 giorni, da uno sciopero sindacale; non è una ristretta visione politico-sociale, è un dato di fatto. Fatto sta che, nella serata di ieri, il prodotto dell’ingegno (vagamente antiquato come il look della 35enne ministra) di Maria Stella Gelmini ha ottenuto quei 321 voti favorevoli alla Camera dei Deputati. Per quanto, a detta della ministra e dei vari esponenti del Governo, questo atto possa essere importante, apporre la questione di fiducia è palesemente ridicolo, poiché lo scarto di voti tra maggioranza e opposizione è talmente ampio che non c’è alcun problema o pericolo in vista di simili voti.
Dato che non ne ho parlato molto, ma volendo mantenere una certa dote di sintesi sulla vicenda, vi vado a ri-illustrare i punti salienti della “riforma Gelmini” (mi si consenta, in basso, di chiamarla anche legge):
- Voto in condotta: se prima si veniva bocciati con il 7, ora si viene bocciati con il 5. Ovvero, l’insufficienza comportamentale vale come 4 insufficienze in altrettante materie (o 3 insufficienze ma molto gravi). Idea sicuramente buona, ma poco necessaria. In passato (fino all’A.S. 2007/08, veramente) si è sempre dato il voto in condotta per scontato, inutile, una formalità da compilare in 2 secondi 2, con il seguente criterio: 8 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, qualche richiamo orale, un po di assenze; 9 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, nessun richiamo, pochissime assenze, </mode stinco di santo:ON>
- Grembiule: in un’epoca di [in]sano consumismo, dove la lotta intrapresa dai genitori prima, e dai figli poi, ad accumulare una somma di denaro, in abbigliamento, sufficiente a far impallidire i portafogli meno abbienti, l’austera Maria Stella propone la reintroduzione, obbligatoria, di quel bel camice blu (ai miei tempi si usava blu) anonimo che mette sullo stesso piano tutti gli studenti e, a detta di qualcuno, «risolve il problema della sveglia in ritardo».
- Giudizi alle scuole primarie e secondarie di I grado: la S.V. gradirà certamente la nostra nuova linea di pagelle, più fresche, con un design rinnovato e al passo coi tempi, che ci permettono di consumare meno inchiostro ma dirVi, al contempo, le stesse cose di prima, ovvero che vostro figlio ha due opzioni: 1. asino 2. genio (le vie di mezzo alle secondarie di I grado, o scuole medie che dir si voglia, non le ho mai viste)
- Maestro unico: bei tempi, quando il sottoscritto aveva Cecilia per italiano, Annamaria per storia e geografia ed Elena (successivamente Paola) per matematica. Il caro vecchio pluralismo del corpo insegnanti, e le conseguenti lotte per firmare quelle pagelle ricolme di distinto ed ottimo, stanno per essere sostituite, in tempi di crisi da mutui subprime, da un’insegnante unica, che propinerà ai vostri <inserire opzione a scelta> (figli/e, nipoti, cugini/e, figli/e di amiche e compagnia bella) tutte le (inutili) nozioni necessarie, con l’interessante opzione licenzi 4, tieni 1; la riduzione di personale, oltre ad una gustosa e rinfrescante arietta nuova (con retrogusto di bile) sarà responsabile anche del licenziamento (per manifesta inutilità) di circa 80.000 persone.
Mi sembra di avervi riassunto le innovazioni più contestabili, e contestate dalle opposizioni, ma se ne avessi saltate di altrettanto importanti, non esitate a lamentarvi. Comunque, veniamo alle opposizioni:
- Partito Democratico (di Veltroni Walter & Co.): Maria Coscia says: «Il vero autore del decreto e’ Tremonti, secondo cui la scuola italiana, sebbene buona, e’ troppo costosa; dall’opposizione non c’e’ stato nessun comportamento ostruzionistico ma solo la voglia di confrontarsi sul merito, Il pasticcio contenuto nel decreto impedisce di costruire un futuro per il Paese».
- Italia dei Valori (di Analfantonio di Pietro & soci sindacali): Silvana Mura tuona: «La riforma della scuola che il governo impone con il voto di fiducia si scrive Gelmini ma si legge Tremonti, unico ministro che decide per tutti gli altri ministri bidelli; nel testo ci sono solo tagli, mentre della Gelmini sono i provvedimenti: a lei l’Idv assegna il 4 in condotta per una riforma che rottama la scuola e con essa il diritto all’istruzione.»
- Unione di Centro (pseudo-cattolici allo sfascio con Pierfy): Luisa Capitanio Santolini dice: «Sono d’accordo sul fatto che la reintroduzione del voto in condotta o del grembiulino non migliorerà la situazione drammatica in cui versa la scuola, ma rimane il fatto che il titolare dell’Istruzione, contrariamente alle sue promesse ne sta cambiando il volto senza avviare prima un dibattito ampio e senza il consenso dei protagonisti del comparto. Nnessuna urgenza giustifica un decreto sulla scuola blindato dalla fiducia»
(Nota bene: si ringrazia RaiNews24 per le citazioni)
Tre opposizioni, che rappresentano tre schieramenti politici, di cui uno ex-alleato degli attuali esponenti della maggioranza parlamentare e, casualmente, tre donne che sgozzerebbero volentieri la loro collega di gonnelle e tailleur appena fuori da Montecitorio, perché la ministra rovina il futuro dei loro figliocci. E forse, tutti i torti non ce li hanno. Ma anche quella lombarda d’una ministra, che colpa ne ha, se la scuola è un po zingara e va…(cit.). Prima di passare alle mie considerazioni, vi faccio notare una interessante similitudine tra Governo Berlusconi II-III e IV: nel quinquennio 2001-2006 la ministra, Letizia Moratti, tentò di riformare la scuola, e fu bersagliata da talmente tante proteste (e sicuramente riti woo-doo) da farle, e con buona ragione, pensare di lasciare i palazzi romani per ritirarsi a Marino. Noo! Non Marino provincia di Roma, dove si tiene quella interessante Sagra dell’Uva, ma Palazzo Marino, sede del municipio di Milano. Nel 2008, il ministro è di nuovo una donna, intraprendente ed elegante, vuole riformare la scuola, ma ottiene solo polemiche e scioperi.
Bene, tocca agli scioperi:
- Tutta Italia, la NO-Gelmini Week: nei giorni scorsi, tutti gli insegnanti d’Italia sono stati costretti con la forza (cit.) dai loro rapp.ti sindacali a vestirsi a lutto; perché erano morti i cani di Epifani e i gatti di Bonanni? Macché, perché la riforma Gelmini ha ucciso la scuola italiana, e di conseguenza la macabra protesta s’ha da fare.
- Tutta Italia, 17 ottobre, SCIOPEROOO!: citando i vari episodi dei Simpson nei quali i protagonisti hanno a che fare con gli Strike (Sciopero degli insegnanti provocato da Bart, sciopero dei dipendenti della centrale nucleare con Homer a capo del sindacato per ottenere la convenzione odontoiatrica), il 17 ottobre prossimo (né di Venere né di Marte non s’arriva e non si parte e non si da inizio…alle proteste!) tutte le sigle sindacali (CGIL, CISL, UIL, e tante altre astruse compagne) si danno appuntamento (a Roma, presumo) per manifestare, manifestare, manifestare. Ma sappiamo tutti i risultati che otterranno: 1. I ragazzi ne approfittano, e restano a casa a dormire 2. a Silvio & MS non gliene frega niente, e continuano a riformare
E ora il momento che tutti stavate aspettando (ennesima cit.), ovvero My 2 cents, come la vedo io, che ne penso, se darò o meno ragione a Silvietto e torto ai comunistacci; no, non darò ragione né torto ad entrambi, perché la scuola è un terreno accidentato, pieno di buche che nascondono infide mine pronte ad esplodere con un potenziale violentissimo anche alla minima vibrazione. I governi, quando governano, cercano soluzioni a loro dire straordinarie ed efficienti per ridare valore ad un comparto del Paese che soffre da quando, nel 1948, la Costituzione entrò in vigore, e le opposizioni protestano perché le manovre del Governo sono inefficaci e pazzesche. Ma tutti sono d’accordo su una maledetta definizione: meritocrazia. Maledetta sì, perché nessuno sa cos’è la meritocrazia, e se lo sa non sa come applicarla. L’unica soluzione sarebbe un confronto serio e pacato, nonché responsabile, tra maggioranza e opposizione, per approvare una strategia comune di riforma. Ma questo, come è impossibile ahora, sarà impossibile sempre. E a farne le spese, come al solito, saranno gli studenti…e questo è quanto.
Nota: si ringrazia Silvia, che giusto qualche ora prima della pubblicazione di questo post sollecitava il sottoscritto a parlare della Riforma della Scuola, per lo spunto dato alla realizzazione di un “editoriale” che, si spera, produrrà commenti a raffica.
Esami di riparazione: un (inutile?) ritorno al passato
Eccoci di nuovo qui, dopo una lunga assenza. Oggi, approfittando di un momento di relativa calma, voglio parlarvi (l’avevo mica già fatto?) di un tema che, come studente delle scuole superiori, mi sta molto a cuore: gli esami di riparazione. Dovete sapere infatti che, nel 1994, vennero definitivamente aboliti gli esami di riparazione, questi volgari mezzucci che, qualora alla fine dell’anno scolastico si fossero conseguite delle insufficienze, costringevano a studiare per tutta l’estate, per poi fare un piccolo esame prima dell’inizio dell’anno scolastico successivo, a settembre dunque. Se l’esito era buono, si passava alla classe successiva, se era negativo, si veniva inesorabilmente bocciati.
In questi 14 anni, il metodo scelto era quello dei debiti formativi: chi conseguiva delle insufficienze, prendeva questo “debito” (max. 3, altrimenti si era bocciati), che poteva recuperare, con calma e serenità, all’inizio dell’anno scolastico, senza però mettere a rischio la promozione. Se non lo recuperava nelle prove a settembre, aveva altro tempo a disposizione, a discrezione dell’insegnante creditore, per recuperare l’insufficienza.
Con l’ordinanza ministeriale n°92/2007, l’ex titolare del dicastero dell’Istruzione, on. Fioroni, ha reintrodotto gli esami di riparazione, senza sapere l’enormità di problemi che avrebbe creato. In più, ma forse potrei sbagliare, in quanto non sono un esperto giurista, il predecessore di Maria Stella Gelmini ha ignorato la gerarchia delle fonti. Da quando un OM supera, in importanza, una legge? Sorvoliamo e veniamo al problema scottante, anzi, ai problemi:
- Se ho 5 in matematica, e ottimi voti in tutte le altre materie, e non riesco a superare l’esame di riparazione, vengo bocciato nonostante avessi una media dell’otto: la fregatura, anzi, il dolore più grande per uno studente capace e meritevole sarebbe infatti questa; io, Tizio, mi presento allo scrutinio finale con tutti 7, 8, e anche qualche 9. L’unica pecca è questo maledetto 5 in matematica, colpa di un impegno poco approfondito e di un criterio di insegnamento tra i peggiori al mondo; purtroppo non è 5.6-5.8, che consentirebbe al professore di passarlo a 6, ma è un 5.25, il che diventa automaticamente insufficienza. Il consiglio di classe delibera, e mi lascia questo 5. Seguo i corsi, arrivo all’esame, sbaglio 2 esercizi, prendo 5 e mezzo, vengo bocciato. Bocciato per un 5, anche se avevo la media dell’otto. Una situazione inumana e vergognosa, indegna di uno stato civile e democratico.
- Dove sono i soldi per i corsi di recupero: i soldi per organizzare i corsi non ci sono. Dunque le scuole, di ogni ordine e grado, devono auto-finanziarsi, oppure accettare, inutilmente, gli striminziti fondi del MIUR. Di conseguenza, non si possono organizzare i corsi da 17 ore, o, meglio, se ne organizzano solamente la metà: in un liceo linguistico sperimentale (v. James Joyce di Ariccia, RM, il liceo che frequenta il sottoscritto) si insegnano 16 materie (escludendo ed. fisica e religione), ma i fondi per i corsi saranno sufficienti a mandarne avanti quanti? 6? 8? Nessuno? E questo è il secondo problema
- Non ci sono i professori: quanti professori sono disposti, se già non impegnati con la maturità, a trascorrere metà della loro estate a scuola, per stare appresso a qualche striminzita insufficienza? Ben pochi; quindi, la maggioranza di questi, passerà molti 5, ma forse anche qualche 4, in 6, tanto quanto basta per salvarsi i quindici giorni alle Maldive. E allora, che guadagno c’è? Se lo scopo primario è colmare le lacune scolastiche, tanto vale colmarle nel corso dell’anno successivo, senza mettere a rischio un anno di un giovane, e magari anche molto promettente, studente.
- Dopo 9 mesi di duro lavoro, abbiamo diritto alle vacanze: perché noi studenti, ma anche gli insegnanti, gli A.T.A. etc.etc. dobbiamo perdere la possibilità di farci 3 mesi di meritate vacanze? Mentre nei palazzi di Roma i ministri non si presentano se non alle prime avvisaglie di inizio autunno, centinaia di migliaia di persone devono perdere la possibilità di un meritato riposo per colpa della peggiore controriforma mai fatta.
C’era una sola persona che poteva mettere tutto a posto; risponde al nome di Maria Stella Gelmini, nuova titolare del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR, appunto) la quale, con un’ordinanza ministeriale da farsi in mezza giornata avrebbe potuto indire una sanatoria per l’anno scolastico appena conclusosi, per poi riflettere, con il parere del comparto scuola, sui metodi migliori per saldare i debiti formativi. Non l’ha fatto, e, anzi, ha peggiorato le cose, imponendo il 31 agosto come termine ultimo per gli esami. E così:
- C’è chi farà i corsi a giugno-luglio e gli esami a luglio: la soluzione apparentemente migliore, che salva capra e cavoli, e metà dell’estate
- C’è chi farà i corsi a giugno-luglio e gli esami a settembre: la soluzione peggiore, perché tra luglio e settembre c’è tempo per dimenticarsi tutto
- C’è chi farà i corsi prima degli esami a settembre: pessima soluzione anche questa, perché prolunga, come le altre, l’anno scolastico (o quello finito o quello da iniziare)
- C’è chi non potrà seguire i corsi: vi faccio un esempio su di me. Io abito a Rocca di Papa, ridente e serena cittadina a circa 5 km. dal liceo che frequento, che sta ad Ariccia. Non avendo autonomia di mezzi (mio padre la mattina sta al lavoro, mia madre non ha la patente), e non essendoci alcuna sorta di collegamento diretto nel periodo estivo, ho due soluzioni: prendere una dozzina di autobus, con la conseguenza di spenderci un mucchio di soldi, oppure frequentare ripetizioni private, spendendo un mucchio di soldi comunque, anche se, pensando alla qualità dei corsi, sarebbe la cosa più giusta.
E ora, parliamoci papale papale: dal 2003 ad oggi, si sono susseguite estati particolarmente torride, con temperature insopportabili anche stando tutto il giorno in casa a ciondolare. Come si può pretendere di costringere, nelle ore della mattina, o del primo pomeriggio, dunque le più attive come irraggiamento solare, degli studenti ad apprendere nozioni non apprese nel corso dell’anno, quando fuori ci sono 40 gradi, e dentro ce ne sono altrettanti? E infatti, la morale e il pudore ne risentiranno: scuole piene di ventagli fatti da fogli di quaderno, pantaloncini, costumi, minigonne quasi invisibili, il tutto per sfuggire alla prevista ondata di caldo torrido in arrivo entro una settimana.
Carissimo Fioroni, Carissima Gelmini, ci siete fermati per un’ora, anzi, cinque minuti, a riflettere sulle conseguenze delle vostre azioni? Vi siete forse mai immedesimati negli studenti? Avete pensato allo sfacelo che, in neanche 2 anni, avete gettato sull’istruzione di secondo grado? Certo che no, cosa vi importa, tanto voi 20.000 € al mese li prendete, nel vostro ufficio c’è aria condizionata, frigobar, decine di segretarie pronte a pulirvi anche le parti intime quando andate nelle vostre belle toilette private, ma nelle scuole no. I professori, i collaboratori scolastici, GLI STUDENTI, non hanno tutto questo, e forse voi non ci avete pensato.
E c’è chi continua a criticare la riforma di Letizia Moratti…




