Soffio nella tempesta

Le mie parole nel fragoroso universo di Internet

The day after..No B-Day. Che risultati?

Vignetta Giannelli del 6 dicembre del 2009

Apriamo la giornata con la vignetta odierna di Giannelli sul Corriere: amo quest'uomo.

Buongiorno a tutti, e buona domenica. Il primo post della seconda vita di questo blog è una riflessione sul numero dei partecipanti al No B-Day, la grande onda viola contro il premier Silvio Berlusconi che ieri ha “inondato” e animato la già caotica Roma.

Come al solito, le cifre sono discordanti, e le differenze tra ciò che dicono gli organizzatori e quello che riferisce la questura (organo preposto) sono quasi ridicole. Dal Corriere della Sera, cito un estratto dall’articolo sulla manifestazione:

«Siamo un milione», dicono gli organizzatori, «solo 90mila» ribatte la Questura.

Oramai la storia è questa, lo si vede da anni nel Bel Paese: ciò che per gli organizzatori è 1000, per le forze dell’ordine è 10. I giornali, per non sbagliare e accontentare un po tutti, non dicono né una né l’altra cifra (tranne la Repubblica, per ovvi motivi) e si limitano a citarle entrambi.

Ma i lettori con sale in zucca si chiederanno: tra uno e l’altro, chi ha ragione? Ve lo dico io: nessuno dei due. Gli organizzatori, per celebrare la riuscita della manifestazione (qualsiasi essa sia) gonfiano enormemente i numeri, mentre la questura (d’accordo col governo?) sottostima i numeri per non ammettere, eventualmente, che effettivamente 1.000.000 di persone aveva invaso le strade dell’Urbe. Ma…in medio stat virtus, ovvero la virtù sta nel mezzo. Quindi ieri a Roma non c’erano 1×10^6 e nemmeno 9×10^4 (amo la notazione scientifica) manifestanti.

Le foto ci dicono che la folla c’era, ma non come la famosa manifestazione contro il governo Prodi del 2-12-2006 (che si ami o no la destra, quel giorno Roma era stracolma) o l’altrettanto nota manifestazione della CGIL di non mi ricordo quando.

Diciamo che, a guardare bene le foto che troverete su qualsiasi quotidiano e/o sito, ci saranno state 200-300 mila persone, non di meno, forse qualcosa in più. Certo, smuovere un quantitativo di persone pari ad un 1/10 della popolazione di Roma e 1/200 dell’intera nazione non è roba da poco, ma non è questo gran successo.

Sintomo che, escludendo chi ha manifestato altrove (in Italia e nel Mondo, quantificabili in altre 20.000 persone circa?), a molti italiani Berlusconi sta bene. Contenti noi, contenti tutti…o quasi tutti.

6 Dicembre 2009 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Italia, Politics, Silvio Berlusconi | | 2 Commenti

Ma a cosa serve il No B-Day?

Il manifesto scelto per l'odierna manifestazione contro Silvio Berlusconi

Signori e signore, insegnanti e studenti, comunisti e fascisti di tutta Italia, ci siamo. Oggi è il giorno del No B-Day, la grande manifestazione di piazza che si terrà a Roma, e che come il nome fa intuire sarà tutta contro Silvio Berlusconi, il nostro odiamatissimo presidente del Consiglio dei Ministri. Dico odiamatissimo perché in Italia ci sono due facce (magari di più, ma possiamo ridurle a due): chi Berlusconi lo osanna, e chi Berlusconi lo odia. A vedere queste manifestazioni, magari seduti in un bar di Barcellona o Berlino, si potrebbe pensare che sono più i secondi rispetto ai primi. Eppure, dal lontano 1994 a oggi, il tycoon (come è scritto nella voce Silvio Berlusconi sulla Wikipedia in lingua inglese) è stato eletto per tre volte, e tutte e tre con ampio margine. Addirittura nel 2006, quando il governo finì nelle mani di Romano Prodi, Berlusconi aveva vinto le elezioni al Senato, e presumibilmente senza quel sistema elettorale scellerato si sarebbe riconfermato nel suo ruolo.

Ed è questo che, consentitemi il termine, mi fa incazzare: un uomo che per 15 anni 15 è riuscito a convincere un buon 50% dell’elettorato (più o meno, quanto sufficiente per assicurarsi una maggioranza stabile), che è stato eletto 3 volte e che ha sfiorato la rielezione dopo 5 anni di governo ed  è stato rieletto due anni dopo quasi a furor di popolo, non lo si può contestare in piazza facendo ognuno lo scaricabarili. Io oggi nella Capitale mi aspetto un bel po di persone: diciamo 30omila, diciamo anche 1 milione (sopra 1 milione mi sembra difficile), ma non mi aspetto un aspetto: la coerenza.

Perché tanto lo so benissimo, ci metto la mano sul fuoco e mi ci gioco pure la casa, che tra quelle persone che oggi vestiranno di viola per sfilare contro Berlusconi c’è gente che nel 1994, nel 2001, nel 2006 e nel 2008 l’ha votato. Gente che prima si lascia incantare dalla voce soave, dalle barzellette e dalle promesse (vane?) del ricco magnate che tutto può e tutto possiede, e dopo un Lodo e mezza Finanziaria inizia a maledire il suo nome e il giorno in cui ha messo la X sul simbolo del suo partito.

L’argomento del post, nelle mie intenzioni, era però un altro. Era una domanda, da rivolgere ai lettori: a cosa serve il No B(erlusconi)-Day? Lo sanno coloro che joinano il gruppo dedicato su Facebook? Lo sanno coloro che vi partecipano attivamente o solo col cuore e con l’anima? Non lo so, magari qualcuno sì, certo non tutti. Permettetemi un’altra affermazione piccante: il no B-Day non serve a un cazzo. Non serve criticare la persona, non serve dire che Berlusconi è un criminale (lo sappiamo tutti comunque?), non serve dire che Berlusconi non ci sta bene se poi lo votiamo in massa, non serve dire che stringe in una morsa mortale la Repubblica quando siamo noi stessi a consegnargliela. Non serve criticare la persona, questo è il succo del mio ragionamento.

L’emiciclo politico si è ridotto al mero Sì Berlusconi, No Berlusconi. Ed è questo il male dell’Italia: lo faceva Prodi, l’ha fatto Veltroni, l’ha fatto Franceschini promettendo di non farlo e lo sta facendo pure Bersani. Lo fa Antonio Di Pietro, e ci mancherebbe, se non lo facesse non sarebbe più lui. Lo fa anche Fini, che fino all’altro ieri tesseva le lodi di un tale Benito Mussolini e adesso rinnega il suo passato da post-fascista. Casini diciamo che lo fa e non lo fa, e seppure rimarrà fermo al 6,5% di voti, fa una politica leggermente più etica rispetto agli altri. Riducendosi al Sì Berlusconi No Berlusconi, la politica italiana si è immobilizzata.

Negli altri paesi (non in Iran!) ci sono le maggioranze e le opposizioni. Mariano Rajoy scannerebbe Josè Luis Zapatero, Segolene Royal (o chi per lei) prenderebbe Nicolas Sarkozy a mazzate, e John McCain (o chi per lui) apostroferebbe Barack Obama con epiteti poco simpatici, eppure le cose funzionano. Fino all’avvento della crisi gli iberici viaggiavano col vento in poppa, in Francia si protesta e si manifesta ma il governo va avanti, negli Stati Uniti qualche repubblicano ha votato a favore della riforma sanitaria obamiana.

Quindi all’estero sì, ci saranno scontri e diverbi politici, ci sarà uno scandalo ogni tanto, ma non c’è quel clima da avanspettacolo che c’è in Italia. Ora, che sia colpa di quel mafioso di Berlusca o di quel bastardo di Bersani me (e ce) ne può fregare di meno, ma io, da 18enne con un futuro davanti, vedo solo una cosa: un paese al collasso. Un paese che non dialoga, non fa le riforme di cui abbiamo bisogno, non valorizza la meritocrazia e favorisce il clientelismo e il nepotismo, ma soprattutto un paese che perde tempo ad azzuffarsi invece di pensare al bene comune.

E quindi basta, BASTA con questi No B-Day, Sì Silvio, Viva il PdL, Abbasso il PD, tiriamo il collo a Tizio, impicchiamo Sempronio, Piazza Loreto II e compagnia bella.

L’Italia è una partita di briscola: i politici hanno in mano queste carte. Belle o brutte che siano, le devono giocare, altrimenti la partita non va avanti. Giocate queste carte, azzardate, rischiate, mandatevi dei messaggi e tentate, tentate in ogni modo di fare qualcosa di buono per tutti, dai neonati ai vecchietti ricoverati nelle case di cura. Fate qualcosa perché il baratro è vicino, è vicinissimo, e la gente è stufa.

Ha ragione Bossi a dire che il nord è stufo, ma ha ragione di più chi dice che è stufa l’Italia intera. Nazioni, stati e governi non sono incrollabili, di rivoluzioni la storia ne ricorda tante. E qui ci stiamo per andare vicino, perché di fronte all’immobilismo di una intera classe politica, e non solo della maggioranza, di fronte al menefreghismo di chi sta seduto in poltrona e guadagna 15.000 euro al mese mentre un metalmeccanico che prende 800 euro e si fa il mazzo non ha neanche i soldi per mangiare, il filo si sta per spezzare.

E chissà, in fondo se il filo si spezzasse potrebbe anche essere un bene per l’Italia. E magari tornerebbe pure la monarchia, come dicevo nel post precedente, e forse le cose andrebbero meglio. Oppure peggio…chissà (x2).

5 Dicembre 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Cultura e società, Elezioni politiche 2008, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 2 Commenti

[Provocazione] Ma non era meglio la Monarchia?

O Rey

Altro che Berlusconi, questo sì che è un uomo. Alto, distinto, elegante e simpatico.

La Monarchia, sì. Quella col re, la regina, i castelli, i regi decreti e i sudditi in festa dove vanno i reali in visita. Come in Spagna, nel Regno Unito (e in Canada, Australia, Nuova Zelanda e via discorrendo), in Olanda, Belgio, Norvegia, Svezia, Thailandia, Bhutan.

Ebbene vi invito a riflettere: dopo oltre 60 anni dal Referendum che consegnò l’Italia nelle mani del sistema repubblicano (con un margine neanche tanto ampio, del resto), quella scelta fu proprio così giusta? Questa Repubblica tanto acclamata serve effettivamente a qualcosa? Del resto un re ce l’abbiamo comunque, un re che governa in una repubblica: Silvio Berlusconi. Si comporta come un re, emana decreti e leggi che interessano solo lui, in favore del paese fa poco, vorrebbe ridurre la nazione ad una massa di paggi come faceva Luigi XIV nella Reggia di Versailles.

In Spagna Juan Carlos è ben visto, in Inghilterra si tessono le lodi di una Regina Elisabetta II sempre longeva e signorile, le nazioni scandinave hanno la monarchia e tassi di sviluppo umano altissimi, e noi annaspiamo in un mare di disoccupazione e debito pubblico. E noi? Noi abbiamo un presidente del Consiglio dei Ministri che vorrebbe accentrare il potere in una manovra assolutista da far impallidire i regni del XVI secolo.

Quindi, non era meglio la monarchia? Magari una di queste “moderne”, con un Parlamento (magari monocamerale così “magna meno gente”), un Governo democraticamente eletto e la bella famiglia reale, serena e felice. Almeno i giornali di gossip guadagnerebbero di più dovendo raccontare gli intrighi della casa reale, la regina non divorzierebbe e quindi il re non rischierebbe di doverle pagare 4 milioni di € di alimenti al mese e saremmo tutti felici e contenti!

27 Novembre 2009 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Italia, Silvio Berlusconi, Spagna | | 2 Commenti

Giovanardi: “Cucchi morto perché drogato”. E le botte dove le metti?

Per il sottosegretario Carlo Giovanardi, ben noto per le sue crociate contro la droga (e ha tutto il mio appoggio in merito), Stefano Cucchi sarebbe morto “perché drogato”. Ok, un uomo che a 32 anni pesa 43 chili non è normale, che fosse uno spacciatore era presumibile (se vai in giro con 28 grammi di hashish e diversi grammi di cocaina – così hanno riferito i giornali – qualcosa ci dovrai pur fare), ma il corpo devastato che vediamo in queste immagini (non le posto perché inquietanti, vi invito a vederle a vostro rischio e pericolo) non si spiega con la droga.

Non si spiegano quegli occhi enormi, i lividi, le ecchimosi, non si spiegano assolutamente. Non è mia intenzione e/o volontà difendere Cucchi (a lui sia concessa la pace eterna), ma comunque le parole di Giovanardi sono assolutamente non condivisibili e da evitare, specie nella fase di indagini attuale che servirà a chiarire le cause del decesso.

Inviterei (ma dubito che l’appello venga ascoltato/letto da Giovanardi) il sottosegretario a fare marcia indietro e scusarsi con la famiglia per le sue dichiarazioni dai toni vergognosi, e a lasciare che le forze di polizia procedano con il loro lavoro. E soprattutto a lasciare quel povero Stefano in santa pace, lui e la famiglia spezzata dal dolore. Nessuno può ergersi a paladino della giustizia solo perché in Italia non c’è giustizia, sarebbe teoricamente condivisibile ma praticamente inapplicabile.

9 Novembre 2009 Pubblicato da stefomec | Cronaca, Italia, Politics | | Ancora nessun commento.

Piazza Venezia diventa Piazza Unità d’Italia? Diventi piazza Mike Bongiorno!

Vi sembrerà un’idea pazza, quella di rinominare una delle più imponenti e importanti piazze d’Italia, e più precisamente Piazza Venezia a Roma (proprio quella Piazza Venezia sulla quale s’affacciava Mussolini) Piazza Mike Bongiorno, ma è questione di mesi e il nome sarà cambiato. Cambiato in Piazza Unità d’Italia, come “festeggiamento” per i 150 anni dell’Unità della nostra nazione.

La proposta viene da un governo, il Governo Berlusconi IV, che al suo interno ha la Lega Nord, partito che sin dagli albori ha predicato la secessione della Padania e la nascita di uno stato del nord. Eppure questi uomini per ben tre volte hanno giurato fedeltà alla Patria Italia, rinnegandola il giorno dopo, pulendosi il culo col tricolore e via discorrendo.

Ma torniamo a Mike, che oggi ci ha lasciato improvvisamente. Quest’uomo, che in oltre 50 anni ha fatto la storia della televisione dell’Italia, merita un riconoscimento, per il suo ruolo nella “unificazione” della nazione: sia come partigiano, nel suo piccolo, e sia come uomo che da conduttore ha incollato per anni tutti gli italiani da nord a sud davanti ai teleschermi. Nel suo piccolo si può dire che ha fatto una seconda Unità d’Italia, quasi cent’anni dopo, giacché l’Italia, uscita da neanche un decennio dall’infame Seconda guerra mondiale, si ritrovava unita da questa nuova tecnologia che avrebbe cambiato il mondo e le sue abitudini.

Dedichiamogli Piazza Venezia, poiché è lui l’autore dell’Unità d’Italia in cui ci si rispecchia da nord a sud, dalla Padania al Mezzogiorno, è lui un personaggio che merita un riconoscimento simile.

Meglio dedicata a lui, che a un’Unità che non esiste.

8 Settembre 2009 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Italia, Mike Bongiorno, Politics | | Ancora nessun commento.

Addio, Mike

Grazie Mike, per quello che hai dato alla Televisione Italiana.

Grazie Mike, per quello che hai dato alla Televisione Italiana.

Ecco che scompare Mike Bongiorno, colui che “ha fondato Rai e Mediaset”, come diceva Fiorello nello spot su Sky per promuovere Riskytutto, la riedizione del suo fortunatissimo quiz Rischiatutto. La televisione italiana, in poche semplici parole.

Addio Mike, rimarrai per sempre un Grande.

8 Settembre 2009 Pubblicato da stefomec | Italia, Televisione, lutti | | Ancora nessun commento.

La Gelmini si para il culo da nuove proteste: niente sfratto alla Montalcini

La notizia era una di quelle che, in un momento non propriamente facile per questo Governo, avrebbe suscitato un nuovo – e sacrosanto – vespaio di polemiche. Il premio Nobel Rita Levi Montalcini e il suo istituto di ricerche sul cervello (Ebri, European Brain Research Institute se non vado errato) rischiavano lo sfratto, rischiavano di ritrovarsi sulla strada senza una struttura dove poter proseguire un lavoro che accomuna molti ricercatori, e che di fatto rappresenta un Polo delle Neuroscienze estremamente importante in un paese, l’Italia, dove la scienza e la cultura sono meno importati di Amici e Grande Fratello.

A nulla importa che una donna che da poco ha compiuto la veneranda età di cento anni rischi di perdere uno dei punti focali del suo impegno nella scienza, ma soprattutto non importa al Governo.

Ma non è così, a quanto pare: con una mossa che francamente aveva del prevedibile, Maria Stella Gelmini, uno dei ministri che più ha suscitato polemiche per la sua contestabile riforma della scuola (o per meglio dire sforbiciata), ha annunciato che un finanziamento di 485,000 euro sta per essere erogato, dopo che l’avranno valutato in Parlamento (solita, maledetta burocrazia).

Ritengo troppo importante il lavoro dell’Ebri e del premio Nobel Rita Levi Montalcini per poter pensare che le attività svolte da questo centro di ricerca possano interrompersi. L’Ebri è un centro di eccellenza che va tutelato in qualsiasi modo (M.S. Gelmini)

Certo, va detta una cosa: la Gelmini è un esponente di governo, e in questo governo c’è un partito, la Lega Nord, che nel 2007 avrebbe voluto togliere i fondi alla Montalcini per destinarli al San Raffaele di…Milano! Ok, anche il San Raffaele è un polo di ricerca estremamente importante per l’Italia, ma al nord se la cavano benissimo da soli. Rita invece, così fragile nel suo corpo da centenaria, la attaccano tutti, perché sanno che per quanto possa reagire, insomma, lei è centenaria e la natura fa il suo corso.

L’ipocrisia di questo Governo è infinita: una scuola semi-distrutta e abbandonata a se stessa, una politica sociale e lavorativa da far ridere, le riforme che non ci sono, e l’unica cosa di cui si parla sono le avventure sotto le lenzuola del presidente del Consiglio e la litigata dei ragazzini dell’asilo Feltri e Boffo. Come se ai terremotati d’Abruzzo o a coloro che sono senza lavoro ne fregasse qualcosa di quel buffone di Feltri e di quel frocio (per dirla alla Feltri) dell’ex direttore dell’Avvenire.

5 Settembre 2009 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Italia, Maria Stella Gelmini | | Ancora nessun commento.

Esami di riparazione: come è andata?

Anch’io, da studente e da rimandato, conosco la tensione e la paura che suscitano gli esami di riparazione. Un mio vecchio post sull’argomento ha raccolto moltissimi commenti e visualizzazioni, e mi sembra doveroso farne una sorta di spin-off.

Voglio chiedervi, amici lettori e rimandati, di raccontare com’è andata, come li avete trovati, come li avete vissuti e come avete affrontato lo studio estivo: corsi a scuola, costose ripetizioni private, aiuto di amici e parenti laureati? Dite, dite tutto, così da poter condividere l’esperienza insieme.

Io ho sostenuto gli esami di matematica e chimica, e martedì avrò gli scritti. Non vi nascondo che, se per quanto riguarda chimica ho una buona (se non ottima) sensazione, per matematica sono più preoccupato, poiché nonostante un BOTTO di ripetizioni, non so come ma avevo le idee confuse e non sono riuscito a fare più di tanto.

E allora spazio a voi: parlate dei vostri esami di riparazione, maledite Fioroni e Gelmini, sfogatevi a suon di parolacce senza censurarvi, perché so benissimo la frustrazione che avete – che abbiamo – e la condivido in pieno!

5 Settembre 2009 Pubblicato da stefomec | Giuseppe Fioroni, Istruzione, Italia, Maria Stella Gelmini | | Ancora nessun commento.

[Pillole]: La cultura del lavoro in Italia

Per tenere alto il morale del blog, vorrei inaugurare le pillole, considerazioni di poche righe che consentono un aggiornamento abbastanza costante.

La prima pillola è dedicata alla cultura del lavoro in Italia, ma in particolare ad una frase: chiusura prefestiva. Cosa significa, per voi, la chiusura prefestiva? Perché gli esercizi commerciali devono rimanere chiusi il giorno prima della festa, il giorno della festa e anche il giorno dopo (spesso e volentieri)?

Venerdì 14 agosto: Chiuso, eh già, è Vigilia di Ferragosto

Sabato 15 agosto: Chiuso, eh già, è Ferragosto…bisogna andare a fare le scampagnate

Domenica 16 agosto: Chiuso, ça va sans dire, per smaltire la magnata di ieri ci vuole tempo

La nostra beneamata (e anacronistica) Costituzione inizia con le parole: L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Lavoro? Quale lavoro? Chi e quando lavora? 9% di disoccupazione, con tassi spaventosi del 20-25% al sud, norme di sicurezza di cui nessuno si cura, una legge (la 626) che nessuno conosce, salari ridicoli rispetto al costo della vita, ministri che parlano di gabbie salariali (gran coglionata dei soliti leghisti), lavoratori in nero dovunque, migliaia di morti.

E siamo pure fondati sul lavoro? E me ne frego! (cit.)

14 Agosto 2009 Pubblicato da stefomec | Italia, Lavoro | | Ancora nessun commento.

Risparmio Governo: come ti riformo i Ministeri

Eccoci di nuovo, lettori: questa volta, per riprendere le pubblicazioni, voglio parlare dei Ministeri. Sapete, quei bei personaggi tutti in tiro quando si va a giurare sul Quirinale? Quelli che odiate perché sono troppi e ci fanno spendere miliardi? Proprio loro.

Il recente Governo Prodi II ci ha mostrato gli inciuci più inciuciosi della politica: 25 ministeri, quintalate di vice-ministri e sottosegretari per uno dei governi più grossi della storia. Tale da far impallidire uno dei tanti governi di Giulio Andreotti. Forse qualcuno si sarà chiesto perché si creano tutti questi ministeri, ma la risposta è semplice: più le coalizioni e gli alleati sono grandi, più per tenere tutti a bada bisogna dare ministeri su ministeri, “concessioni” politiche che evitano la scissione, specie in una coalizione come quella di Prodi costituita da un’accozzaglia indicibile di partitini.

E fu così che, per quei due anni di intervallo tra i “regni” del Cavaliere, l’Italia ebbe ad essere governata da una squadra enorme, con dicasteri astrusi: Attuazione del Programma di Governo, Politiche per la Famiglia, Solidarietà Sociale (esiste il Welfare, per quello…), Politiche Comunitarie (per tenere buoni i Radicali fu dato alla Bonino). Il caso più incredibile? Esistevano DUE, e dico DUE, ministeri delle riforme! Le Riforme Istituzionali, di Vannino Chiti e le Riforme per la Pubblica Amministrazione di Luigi Nicolais.

Se ne parlò a lungo, di questo enorme governo, e l’effetto politico fu ben usato dal nuovo premier, il sempreverde Silvio Berlusconi, per creare una squadra snella, come si suol dire. Ventuno ministri, nessun vice-ministro e qualche dozzina di sottosegretari. Sessanta persone in tutto, contro le quasi centotrenta di Romano. Non male? Staremo a vedere.

L’attuale governo è composto da 22 ministeri (erano ventuno, poi le pressioni di Michela Vittoria Brambilla hanno fatto nascere il Ministero del Turismo), che elenchiamo qui di seguito:

  1. Interno (Maroni)
  2. Esteri (Frattini)
  3. Lavoro, salute e politiche sociali (Sacconi)
  4. Economia e finanze (Tremonti)
  5. Giustizia (Alfano)
  6. Sviluppo Economico (Scajola)
  7. Difesa (La Russa)
  8. Infrastrutture (Matteoli)
  9. MIUR (Gelmini)
  10. Agricoltura, foreste e alimenti (Zaia)
  11. Ambiente, territorio e mare (Prestigiacomo)
  12. Attività Culturali (Bondi)
  13. Turismo (Brambilla)
  14. Gioventù (Meloni)
  15. Pari opportunità (Carfagna)
  16. Politiche europee (Ronchi)
  17. Attuazione programma di Governo (Rotondi)
  18. Rapporti con il Parlamento (Vito)
  19. Riforme federaliste (Bossi)
  20. Semplificazione normativa (Calderoli)
  21. Rapporti con le Regioni (Fitto)
  22. Pubblica amministrazione (Brunetta)

(Nota bene: dal .13 in poi sono Ministeri senza Portafoglio, ovvero con ridotte capacità politiche, e che non hanno – a quanto mi ricordo – potere decisionale sulle scelte economiche del Governo)
Ebbene, eccoli qui. 17 uomini e 5 donne, 9 ministeri senza portafoglio distribuiti con i nomi più assurdi e i compiti più inutili e disparati, tutto per compiacere gli alleati e assestare la definitiva penetrazione del deretano ai poveri italiani che non sanno neanche come e quando si debba protestare. Tralasciando l’idea rivoluzionaria, quello che un futuro (non Berlusconiano) governo serio dovrebbe fare, è una completa rivoluzione dell’organigramma ministeriale, ovvero accorpare ministeri con compiti simili (o almeno in un raggio di azione complementare) e utilizzarli come Dipartimenti di Stato, seguendo l’esempio statunitense.

Personalmente, io li riformerei così, seguendo lo schema dei ministeri attuali:

  1. Dipartimento di Stato per gli Affari Esteri
  2. Dipartimento di Stato per gli Affari Nazionali e Regionali (che comprenderebbe Regioni, Rapporti con il Parlamento, Pari Opportunità, Riforme, Gioventù, Riforme, Semplificazione Normativa, Infrastrutture, Politiche Europee)
  3. Dipartimento di Stato per gli Affari Economici (Economia, Welfare, Sviluppo Economico)
  4. Dipartimento di Stato per le Politiche Ambientali (Ambiente, Agricoltura)
  5. Dipartimento di Stato per le Politiche Culturali (Cultura, Turismo, Istruzione, Università e Ricerca)
  6. Dipartimento di Stato per la Sicurezza (Interno, Difesa e Giustizia)
  7. Dipartimento di Stato per le Emergenze (opzionale, come i Ministeri per le Emergenze dei paesi esteri, che coordinano situazioni di pericolo come terremoti, incendi, e roba simile. Tutto quello che fa Bertolaso, insomma)

Si tratterebbe, in sostanza, di sette dipartimenti ognuno guidato da un Segretario di Stato con un vice-segretario (o vice-ministro che dir si voglia) per ogni ambito descritto tra parentesi. Quindi, 7 segretari + 22 vice-segretari per un totale di 29 persone (tenendo presente che alcuni ministeri, come quello delle Riforme per il Federalismo di Bossi, non serve a nulla), più un vice-primo ministro e un primo ministro. O ancora meglio, nell’ambito di una totale riforma del sistema politico, un presidente (guardando al sistema americano e non al complicatissimo sistema francese, ben descritto in un saggio di Umberto Coldagelli che ho letto alcune settimane addietro) con funzioni anche di primo-ministro e un vice-presidente (tipo Joe Biden) pronto anche a diventare presidente per qualsiasi evenienza (dimissioni o impedimento del presidente).

Che ne pensate? Esprimete la vostra idea nei commenti e votate il sondaggio qui sotto. E buona estate!

10 Agosto 2009 Pubblicato da stefomec | Elezioni politiche 2008, Governo Berlusconi IV, Governo Prodi II, Italia, Politics, Stati Uniti d'America | | 1 Commento