Soffio nella tempesta

Le mie parole nel fragoroso universo di Internet

Ma a cosa serve il No B-Day?

Il manifesto scelto per l'odierna manifestazione contro Silvio Berlusconi

Signori e signore, insegnanti e studenti, comunisti e fascisti di tutta Italia, ci siamo. Oggi è il giorno del No B-Day, la grande manifestazione di piazza che si terrà a Roma, e che come il nome fa intuire sarà tutta contro Silvio Berlusconi, il nostro odiamatissimo presidente del Consiglio dei Ministri. Dico odiamatissimo perché in Italia ci sono due facce (magari di più, ma possiamo ridurle a due): chi Berlusconi lo osanna, e chi Berlusconi lo odia. A vedere queste manifestazioni, magari seduti in un bar di Barcellona o Berlino, si potrebbe pensare che sono più i secondi rispetto ai primi. Eppure, dal lontano 1994 a oggi, il tycoon (come è scritto nella voce Silvio Berlusconi sulla Wikipedia in lingua inglese) è stato eletto per tre volte, e tutte e tre con ampio margine. Addirittura nel 2006, quando il governo finì nelle mani di Romano Prodi, Berlusconi aveva vinto le elezioni al Senato, e presumibilmente senza quel sistema elettorale scellerato si sarebbe riconfermato nel suo ruolo.

Ed è questo che, consentitemi il termine, mi fa incazzare: un uomo che per 15 anni 15 è riuscito a convincere un buon 50% dell’elettorato (più o meno, quanto sufficiente per assicurarsi una maggioranza stabile), che è stato eletto 3 volte e che ha sfiorato la rielezione dopo 5 anni di governo ed  è stato rieletto due anni dopo quasi a furor di popolo, non lo si può contestare in piazza facendo ognuno lo scaricabarili. Io oggi nella Capitale mi aspetto un bel po di persone: diciamo 30omila, diciamo anche 1 milione (sopra 1 milione mi sembra difficile), ma non mi aspetto un aspetto: la coerenza.

Perché tanto lo so benissimo, ci metto la mano sul fuoco e mi ci gioco pure la casa, che tra quelle persone che oggi vestiranno di viola per sfilare contro Berlusconi c’è gente che nel 1994, nel 2001, nel 2006 e nel 2008 l’ha votato. Gente che prima si lascia incantare dalla voce soave, dalle barzellette e dalle promesse (vane?) del ricco magnate che tutto può e tutto possiede, e dopo un Lodo e mezza Finanziaria inizia a maledire il suo nome e il giorno in cui ha messo la X sul simbolo del suo partito.

L’argomento del post, nelle mie intenzioni, era però un altro. Era una domanda, da rivolgere ai lettori: a cosa serve il No B(erlusconi)-Day? Lo sanno coloro che joinano il gruppo dedicato su Facebook? Lo sanno coloro che vi partecipano attivamente o solo col cuore e con l’anima? Non lo so, magari qualcuno sì, certo non tutti. Permettetemi un’altra affermazione piccante: il no B-Day non serve a un cazzo. Non serve criticare la persona, non serve dire che Berlusconi è un criminale (lo sappiamo tutti comunque?), non serve dire che Berlusconi non ci sta bene se poi lo votiamo in massa, non serve dire che stringe in una morsa mortale la Repubblica quando siamo noi stessi a consegnargliela. Non serve criticare la persona, questo è il succo del mio ragionamento.

L’emiciclo politico si è ridotto al mero Sì Berlusconi, No Berlusconi. Ed è questo il male dell’Italia: lo faceva Prodi, l’ha fatto Veltroni, l’ha fatto Franceschini promettendo di non farlo e lo sta facendo pure Bersani. Lo fa Antonio Di Pietro, e ci mancherebbe, se non lo facesse non sarebbe più lui. Lo fa anche Fini, che fino all’altro ieri tesseva le lodi di un tale Benito Mussolini e adesso rinnega il suo passato da post-fascista. Casini diciamo che lo fa e non lo fa, e seppure rimarrà fermo al 6,5% di voti, fa una politica leggermente più etica rispetto agli altri. Riducendosi al Sì Berlusconi No Berlusconi, la politica italiana si è immobilizzata.

Negli altri paesi (non in Iran!) ci sono le maggioranze e le opposizioni. Mariano Rajoy scannerebbe Josè Luis Zapatero, Segolene Royal (o chi per lei) prenderebbe Nicolas Sarkozy a mazzate, e John McCain (o chi per lui) apostroferebbe Barack Obama con epiteti poco simpatici, eppure le cose funzionano. Fino all’avvento della crisi gli iberici viaggiavano col vento in poppa, in Francia si protesta e si manifesta ma il governo va avanti, negli Stati Uniti qualche repubblicano ha votato a favore della riforma sanitaria obamiana.

Quindi all’estero sì, ci saranno scontri e diverbi politici, ci sarà uno scandalo ogni tanto, ma non c’è quel clima da avanspettacolo che c’è in Italia. Ora, che sia colpa di quel mafioso di Berlusca o di quel bastardo di Bersani me (e ce) ne può fregare di meno, ma io, da 18enne con un futuro davanti, vedo solo una cosa: un paese al collasso. Un paese che non dialoga, non fa le riforme di cui abbiamo bisogno, non valorizza la meritocrazia e favorisce il clientelismo e il nepotismo, ma soprattutto un paese che perde tempo ad azzuffarsi invece di pensare al bene comune.

E quindi basta, BASTA con questi No B-Day, Sì Silvio, Viva il PdL, Abbasso il PD, tiriamo il collo a Tizio, impicchiamo Sempronio, Piazza Loreto II e compagnia bella.

L’Italia è una partita di briscola: i politici hanno in mano queste carte. Belle o brutte che siano, le devono giocare, altrimenti la partita non va avanti. Giocate queste carte, azzardate, rischiate, mandatevi dei messaggi e tentate, tentate in ogni modo di fare qualcosa di buono per tutti, dai neonati ai vecchietti ricoverati nelle case di cura. Fate qualcosa perché il baratro è vicino, è vicinissimo, e la gente è stufa.

Ha ragione Bossi a dire che il nord è stufo, ma ha ragione di più chi dice che è stufa l’Italia intera. Nazioni, stati e governi non sono incrollabili, di rivoluzioni la storia ne ricorda tante. E qui ci stiamo per andare vicino, perché di fronte all’immobilismo di una intera classe politica, e non solo della maggioranza, di fronte al menefreghismo di chi sta seduto in poltrona e guadagna 15.000 euro al mese mentre un metalmeccanico che prende 800 euro e si fa il mazzo non ha neanche i soldi per mangiare, il filo si sta per spezzare.

E chissà, in fondo se il filo si spezzasse potrebbe anche essere un bene per l’Italia. E magari tornerebbe pure la monarchia, come dicevo nel post precedente, e forse le cose andrebbero meglio. Oppure peggio…chissà (x2).

5 Dicembre 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Cultura e società, Elezioni politiche 2008, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 2 Commenti

E ora BASTA.

Basta! Sì, basta, perché la situazione è ridicola, siamo giorno dopo giorno gli zimbelli dell’Occidente, solo in Iran, Corea e Cina succede che il Governo abbia così tanto controllo sui mezzi d’informazione e non faccia nulla se non autocelebrare la sua incapacità a gestire il paese.

Non mi interessa chi dice che Berlusca sia bravo, mandi avanti il paese, ricostruisca le case agli aquilani o abbassi le tasse e tutte le stronzate che si inventano. A questo punto sono del parere che QUALSIASI governo, pure con Di Pietro primo ministro, potrebbe fare di meglio.

BERLUSCA, DIMETTITI!

29 Agosto 2009 Pubblicato da stefomec | Giustizia, Governo Berlusconi IV, Silvio Berlusconi | | Ancora nessun commento.

Risparmio Governo: come ti riformo i Ministeri

Eccoci di nuovo, lettori: questa volta, per riprendere le pubblicazioni, voglio parlare dei Ministeri. Sapete, quei bei personaggi tutti in tiro quando si va a giurare sul Quirinale? Quelli che odiate perché sono troppi e ci fanno spendere miliardi? Proprio loro.

Il recente Governo Prodi II ci ha mostrato gli inciuci più inciuciosi della politica: 25 ministeri, quintalate di vice-ministri e sottosegretari per uno dei governi più grossi della storia. Tale da far impallidire uno dei tanti governi di Giulio Andreotti. Forse qualcuno si sarà chiesto perché si creano tutti questi ministeri, ma la risposta è semplice: più le coalizioni e gli alleati sono grandi, più per tenere tutti a bada bisogna dare ministeri su ministeri, “concessioni” politiche che evitano la scissione, specie in una coalizione come quella di Prodi costituita da un’accozzaglia indicibile di partitini.

E fu così che, per quei due anni di intervallo tra i “regni” del Cavaliere, l’Italia ebbe ad essere governata da una squadra enorme, con dicasteri astrusi: Attuazione del Programma di Governo, Politiche per la Famiglia, Solidarietà Sociale (esiste il Welfare, per quello…), Politiche Comunitarie (per tenere buoni i Radicali fu dato alla Bonino). Il caso più incredibile? Esistevano DUE, e dico DUE, ministeri delle riforme! Le Riforme Istituzionali, di Vannino Chiti e le Riforme per la Pubblica Amministrazione di Luigi Nicolais.

Se ne parlò a lungo, di questo enorme governo, e l’effetto politico fu ben usato dal nuovo premier, il sempreverde Silvio Berlusconi, per creare una squadra snella, come si suol dire. Ventuno ministri, nessun vice-ministro e qualche dozzina di sottosegretari. Sessanta persone in tutto, contro le quasi centotrenta di Romano. Non male? Staremo a vedere.

L’attuale governo è composto da 22 ministeri (erano ventuno, poi le pressioni di Michela Vittoria Brambilla hanno fatto nascere il Ministero del Turismo), che elenchiamo qui di seguito:

  1. Interno (Maroni)
  2. Esteri (Frattini)
  3. Lavoro, salute e politiche sociali (Sacconi)
  4. Economia e finanze (Tremonti)
  5. Giustizia (Alfano)
  6. Sviluppo Economico (Scajola)
  7. Difesa (La Russa)
  8. Infrastrutture (Matteoli)
  9. MIUR (Gelmini)
  10. Agricoltura, foreste e alimenti (Zaia)
  11. Ambiente, territorio e mare (Prestigiacomo)
  12. Attività Culturali (Bondi)
  13. Turismo (Brambilla)
  14. Gioventù (Meloni)
  15. Pari opportunità (Carfagna)
  16. Politiche europee (Ronchi)
  17. Attuazione programma di Governo (Rotondi)
  18. Rapporti con il Parlamento (Vito)
  19. Riforme federaliste (Bossi)
  20. Semplificazione normativa (Calderoli)
  21. Rapporti con le Regioni (Fitto)
  22. Pubblica amministrazione (Brunetta)

(Nota bene: dal .13 in poi sono Ministeri senza Portafoglio, ovvero con ridotte capacità politiche, e che non hanno – a quanto mi ricordo – potere decisionale sulle scelte economiche del Governo)
Ebbene, eccoli qui. 17 uomini e 5 donne, 9 ministeri senza portafoglio distribuiti con i nomi più assurdi e i compiti più inutili e disparati, tutto per compiacere gli alleati e assestare la definitiva penetrazione del deretano ai poveri italiani che non sanno neanche come e quando si debba protestare. Tralasciando l’idea rivoluzionaria, quello che un futuro (non Berlusconiano) governo serio dovrebbe fare, è una completa rivoluzione dell’organigramma ministeriale, ovvero accorpare ministeri con compiti simili (o almeno in un raggio di azione complementare) e utilizzarli come Dipartimenti di Stato, seguendo l’esempio statunitense.

Personalmente, io li riformerei così, seguendo lo schema dei ministeri attuali:

  1. Dipartimento di Stato per gli Affari Esteri
  2. Dipartimento di Stato per gli Affari Nazionali e Regionali (che comprenderebbe Regioni, Rapporti con il Parlamento, Pari Opportunità, Riforme, Gioventù, Riforme, Semplificazione Normativa, Infrastrutture, Politiche Europee)
  3. Dipartimento di Stato per gli Affari Economici (Economia, Welfare, Sviluppo Economico)
  4. Dipartimento di Stato per le Politiche Ambientali (Ambiente, Agricoltura)
  5. Dipartimento di Stato per le Politiche Culturali (Cultura, Turismo, Istruzione, Università e Ricerca)
  6. Dipartimento di Stato per la Sicurezza (Interno, Difesa e Giustizia)
  7. Dipartimento di Stato per le Emergenze (opzionale, come i Ministeri per le Emergenze dei paesi esteri, che coordinano situazioni di pericolo come terremoti, incendi, e roba simile. Tutto quello che fa Bertolaso, insomma)

Si tratterebbe, in sostanza, di sette dipartimenti ognuno guidato da un Segretario di Stato con un vice-segretario (o vice-ministro che dir si voglia) per ogni ambito descritto tra parentesi. Quindi, 7 segretari + 22 vice-segretari per un totale di 29 persone (tenendo presente che alcuni ministeri, come quello delle Riforme per il Federalismo di Bossi, non serve a nulla), più un vice-primo ministro e un primo ministro. O ancora meglio, nell’ambito di una totale riforma del sistema politico, un presidente (guardando al sistema americano e non al complicatissimo sistema francese, ben descritto in un saggio di Umberto Coldagelli che ho letto alcune settimane addietro) con funzioni anche di primo-ministro e un vice-presidente (tipo Joe Biden) pronto anche a diventare presidente per qualsiasi evenienza (dimissioni o impedimento del presidente).

Che ne pensate? Esprimete la vostra idea nei commenti e votate il sondaggio qui sotto. E buona estate!

10 Agosto 2009 Pubblicato da stefomec | Elezioni politiche 2008, Governo Berlusconi IV, Governo Prodi II, Italia, Politics, Stati Uniti d'America | | 1 Commento

Gheddafi a Roma: ma chi te ce vole?

L’ignobile dittatore libico Muammar Gheddafi (frega se non l’ho scritto bene, la mia considerazione per quest’uomo è pressochè pari a zero) bloccherà per qualche giorno la fruizione di Villa Pamphili a Roma, straordinario gioiello architettonico e naturalistico, poiché le autorità italiane capeggiate dal premier Silvio Berlusconi, che più volte ha mostrato una devozione a Gheddafi quasi da posizione a 90 gradi, asseconderanno la richiesta di una “enorme tenda beduina”  - dove alloggerà il signorino – da installare proprio nella Villa.

Ma non solo! Analizziamo con una lista veloce veloce i problemi (e gli appuntamenti) che la visita di questo personaggio in cerca d’autore porterà alla Capitale:

  1. Divieto di sorvolo dello spazio aereo di Roma dalle 10.00 del 10/VI alle 24.00 del 13/VI (sabato)
  2. Rallentamento delle attività dell’Università la Sapienza per la visita che effettuerà nella giornata di dopodomani (giovedì, n.d.r.)
  3. Paralisi totale del traffico urbano per le giornate di domani (arrivo) e sabato (partenza) in quanto verranno sicuramente predisposte eccezionali misure di sicurezza, che verranno pagate altrettanto sicuramente con i soldi dello Stato e non certo dalle “casse private” del premier
  4. Chiusura dei Musei Capitolini dalle 14.00 di giovedì per tutto il tempo necessario

Questo “personaggio”, inoltre, incontrerà nella giornata di venerdì circa 700 donne “di rilievo” in un incontro che vedrà presente il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna. Viene da chiedersi cosa una persona così maschilista, adepto di una religione che professa odio e sottomissione per le donne – costrette a coprirsi interamente perché “indegne” -, possa dire di educato, civile ed interessante alle donne italiane. Così come viene da chiedersi qual’è lo scopo della assolutamente indesiderata visita: trascinare Roma nel caos per mezza settimana? Presumibilmente.

Fatto sta che le proteste non mancheranno, in particolare quelle degli studenti dell’Onda – il movimento nato per protestare contro la riforma Gelmini – e dei collettivi autorganizzati del quartiere Monteverde.

A questi gruppi e tutti coloro che intenderanno manifestare in qualsiasi modo il loro disappunto contro l’ospite indesiderato va la mia personale solidarietà e appoggio morale. Io la mia l’ho detta: Gheddafi non è gradito, e non sarò l’unico che la pensa così. Ma purtroppo si sa: con Berlusconi al Governo, dobbiamo sentirne di molteplici…

9 Giugno 2009 Pubblicato da stefomec | Cronaca, Cultura e società, Gheddafi, Governo Berlusconi IV, Italia, Politics, Silvio Berlusconi | | Ancora nessun commento.

My endorsement for European elections: Unione di Centro

Nel linguaggio giornalistico-politico, l’endorsement è la promessa di voto che una persona di particolare fama fa nei confronti di un candidato nelle elezioni. Questo termine lo si sente moltissimo nelle elezioni presidenziali americane, e mai come quest’anno gli endorsement sono andati quasi esclusivamente ad un candidato (e cioè Obama). Quelle che da noi prendono il via domani alle 15.00 e terminano domenica alle 22 non sono elezioni presidenziali ma europee, servono cioè ad eleggere i 72 europarlamentari che spettano all’Italia nell’emiciclo di Bruxelles.

Come neo-18enne, sono chiamato anch’io, insieme ad una carriolata di milioni di italiani, ad esprimere la mia preferenza. In questo post però voglio rivelare le mie intenzioni di voto: non lo faccio per pubblicità o motivi idioti, ma semplicemente per sancire una spaccatura con le mie convinzioni (quasi)incrollabili verso una particolare parte politica che chi mi conosce sa bene qual’è.

Ho deciso di dare fiducia all’Unione di Centro, il solitario progetto di Pier Ferdinando Casini, già alleato dell’attuale presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi. E i motivi sono molteplici:

  1. Berlusconi mi ha un po stancato: troppe polemiche politiche, troppi sotterfugi e troppi pettegolezzi. Da un premier ci si aspetterebbe un comportamento quanto meno decente, e un totale ed esclusivo interesse agli affari della nazione, e non alla Noemi o alla Veronica di turno.
  2. Il PdL e la Lega: il PdL è un partito che raccoglie i miei valori, ma che è vittima e succube del disegno politico della Lega Nord. La Patria non è fatta solo da Piemonte, Veneto e Lombardia: è fatta da Campania, Calabria, Puglia, Molise e quant’altro. Non ho mai avuto particolari simpatie per il Sud, o meglio non sarebbe la mia prima scelta casomai dovessi trasferirmi, ma non si può pensare di trascinare fuori dal baratro gli amici e connazionali del Sud con le manovre milanocentriche dei leghisti.
  3. Cattolici, moderati, intelligenti: la conferenza stampa di Casini in onda ieri sera su Rai Tre mi ha illuminato. Quella del leader dell’UDC è una politica seria, che approva l’approvabile e fa ostruzionismo all’impensabile; una politica che va oltre il semplice guadagno in termini di voti e pensa a come collaborare con le decisioni giuste e come bloccare quelle sbagliate. Una politica centrista, moderata, cattolica e laica al contempo. Tante volte ho pensato a Casini come un buon candidato alla presidenza della Repubblica: i suoi detrattori diranno che eleggerlo al Quirinale significherebbe svendere l’Italia a Joseph Ratzinger, ma le idee sono contrastanti, e purché civili possono essere espresse. Per come la vedo io, non sarebbe certo così, anzi.

Non farò alcuna campagna elettorale dicendovi: votate questo o non votate quell’altro. Ognuno voti come vuole, io il mio voto so a chi darlo. Perché c’è bisogno di meno lustrini e meno gossip, e più determinazione e voglia di fare al Governo, quello Nazionale e quello Europeo.

5 Giugno 2009 Pubblicato da stefomec | Elezioni europee 2009, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics | | 3 Commenti

Englaro: «La Chiesa non mi imponga i suoi valori»; peccato, Signor Englaro, che non lo stia facendo

Beppino Englaro es, más que un hombre, un superhombre.

Inizia così l’articolo del quotidiano spagnolo El Pais nel quale il giornalista Miguel Mora intervista Beppino Englaro, padre di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo da 17 anni e che in questi giorni sta subendo l’ignobile condanna a morte avallata dalla magistratura e portata avanti da un padre che ha portato avanti una tesi alquanto discutibile. Secondo il signor Englaro, infatti, la figlia avrebbe asserito – quasi 20 anni fa – che se si fosse mai trovata in una condizione simile avrebbe preferito morire. In quanti abbiamo fatto un ragionamento simile, magari davanti al telegiornale o leggendo una notizia che riguardava Eluana?

Veniamo però alle affermazioni scandalose, e dire scandalose è poco, con le quali quest’uomo attacca la Chiesa cattolica:

«La Chiesa non ha nulla a che vedere con questo problema, non mi può imporre i suoi valori. Può esprimere la sua opinione, però ciò che dice non ha nulla a che vedere con me o con Eluana».  «Della Chiesa non parlo. Sento un sacro rispetto per essa e spero che da parte della Chiesa ci sia lo stesso sentimento. Spero che sappiano ciò che dicono e ciò che fanno, quindi non polemizzo con essa». «Il magistero della Chiesa è morale, lo Stato è laico, e al suo interno ci sono anche i cattolici. Ciò che dice la Chiesa deve riguardare loro, non coloro che non professano questa confessione. Di conseguenza tutto ciò che la Chiesa dice è un loro problema, non mio».  «I 2009 anni di storia della Chiesa vanno in una direzione, ma lo Stato va per la sua strada. Per chiedere giustizia non mi sono rivolto alla Chiesa ma ai tribunali di giustizia. A loro non ho chiesto niente, ne glielo chiederò. Possono dire ciò che vogliono, è un loro problema, non mio».

Ok, vediamo di fare un po d’ordine su queste dichiarazioni. Nei giorni scorsi, si sono succedute varie dichiarazioni da parte della Conferenza Episcopale Italiana e dei responsabili dello Stato della Città del Vaticano in difesa della vita in generale, e contro la decisione di uccidere Eluana come naturale conseguenza della prima. Tutti, infatti, conosciamo la morale pro vitæ della Chiesa e in generale le linee guida della dottrina cattolica, e come tali dobbiamo rispettarle. Quello che fa ridere, però, è che né il Presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e per la Pace Renato Raffaele Martino, né il Presidente della CEI Angelo Bagnasco, né tanto meno Papa Benedetto XVI o qualsivoglia altro porporato hanno mai rivolto la parola direttamente al signor Englaro, accusandolo di infamia o crudeltà, ma hanno ribadito – giustamente – l’ingiustizia di una eutanasia vera e propria, operata attraverso l’infame gesto della privazione di acqua e cibo, nei confronti di una persona la cui VERA opinione non è mai stata chiarita.

A questo proposito, mi vengono in mente due domande: dov’è la madre di Eluana? Perché non è mai intervenuta a difesa della vita della figlia o delle idee del signor Englaro? (Sempre, naturalmente, che questa donna ci sia) Perché la magistratura si è basata solamente sulle dichiarazioni – reali? – del padre di Eluana?

L’unico interesse, al momento, sembra quello di criticare le manovre del Governo Berlusconi quater, che procede spiiidito (cit.) per far approvare il disegno di legge che vieti l’interruzione di alimentazione e idratazione e, di fatto, metta fine al “protocollo”, che nulla è se non l’assassinio legalizzato di Eluana Englaro. Effettivamente, l’accelerata improvvisa e lo scontro con Giorgio Napolitano costituiscono un elemento a sfavore per Berlusconi, ma come ho già detto, in questo caso, bisogna provvedere rapidamente e con ogni mezzo democraticamente possibile a salvare la vita alla ragazza, che, come insigni fonti hanno ricordato, non vive senza l’ausilio di alcuna macchina poiché “semplicemente” in coma e, come prassi, viene alimentata e idratata con sondino naso-gastrico.

In sintesi: il signor Englaro attacca la Chiesa, i comunisti attaccano la Chiesa, ma la Chiesa come al solito non ha fatto niente, ma ha semplicemente difeso le sue idee e la sua morale. L’unica colpa della Chiesa? Dare troppo peso allo Stato Italiano, che andrebbe lasciato vivere nell’orribile visione culturale degli anticlericali e dei seguaci dell’ideologia marxista, affinché capisca come solo la morale cristiana sia l’unica via percorribile per arrivare alla vita giusta.

In sintesi (2): qualsiasi cosa faccia Silvio Berlusconi, è strumentalizzata dalle forze politiche a lui avverse, che non mancano occasione per mostrare la loro impreparazione e la loro scandalosa inadeguatezza alla politica.

In sintesi (3): speriamo, vivamente, che il disegno di legge venga approvato in due giorni, o che comunque siano attuate delle decisioni che fermino la condanna a morte di Eluana Englaro. Nel rispetto della vita, nel rispetto della vita di Eluana.

8 Febbraio 2009 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Eluana Englaro, Giustizia, Governo Berlusconi IV, Italia | | 4 Commenti

Vergogna IdV: prima danno del mafioso a Napolitano, poi lo difendono da Berlusconi

In questi giorni di scontri politici sul caso di Eluana Englaro, stupisce il vergognoso voltafaccia degli esponenti del ridicolo partito dell’Italia dei Valori, la formazione guidata dal paladino della democrazia, tale Antonio Di Pietro. Proprio questo signore – che a chiamarlo signore gli si fa un complimento ingiusto – alcuni giorni fa, nel corso di una manifestazione a Piazza Farnese in quel di Roma, aveva accusato il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di atteggiamenti mafiosi poiché non avrebbe bloccato i provvedimenti assassini della democrazia emanati dal governo di Silvio Berlusconi. «Il silenzio è mafioso», si disse in quella bella piazza della Città Eterna.

Ora, inutile che vi riassumo la vicenda della ragazza in stato vegetativo da 17 anni, i commenti politici si sprecano. Spiccano però tra tutte le dichiarazioni del senatore Felice Belisario che, intervistato per la consueta nota politica del Tg1 nell’edizione odierna delle 13.30, difendeva a spada tratta Napolitano, accusando – con un repertorio più vecchio dell’invenzione della stampa – Berlusconi di essere un fascista, uno che vuole uccidere la democrazia e quant’altro.

Ora, una persona ragionevole, che sia un elettore della Mussolini, di Storace, di Berlusconi, di Veltroni, di Di Pietro o di Ferrero, dovrebbe riflettere su questo improvviso voltafaccia, e studiarsi mentalmente l’inconguenza degli esponenti di questo partito della continua lotta politica, che non manca ogni giorno di disseminare di elementi comici il confronto politico, e soprattutto di spargere infamie sul premier Berlusconi, che oramai si pensa ci abbia fatto l’abitudine.

Mi rivolgo in particolar modo agli elettori dell’IdV, chiedendogli di riflettere sulla pazzia di Di Pietro, e sulla sudditanza ignobile dei suoi compagni di partito, ma in modo più deciso mi rivolgo agli elettori di Walter Veltroni chiedendogli se sia ancora il caso di fare alleanze con questa appendice dinamitarda che tanto – a toni – ricorda il dittatore iraniano Mahmoud Ahmadinejad, invece di trovare una linea di confronto e un modus operandi che garantisca, per gli anni a venire, un perfetto bipartitismo sul modello Repubblicano-Democratico degli Stati Uniti d’America.

Per favore, Per favore, buttiamo via dalla politica Antonio Di Pietro, che sono stufi anche i muri di Montecitorio!

8 Febbraio 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Governo Berlusconi IV, Italia, Partito Democratico, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 4 Commenti

Chi poco sa (Veltroni, degli USA) presto parla (e male)

Devo assolutamente riportare anche ai miei lettori questa notizia che definirla sfiziosa è poco, riportata da Fazioso nel suo blog, e che riguarda l’amatissimo Walterino Veltronino (per dirla alla Ned Flanders). Come tutti saprete, fra due giorni, a mezzodì del 20 gennaio 2009, Barack Obama si insedierà ufficialmente come Presidente degli Stati Uniti d’America. La grandiosa cerimonia, però, è quasi tutta fatta in casa, ovvero non prevede la partecipazione dei leader stranieri, anche se la rappresentanza delle nazioni è garantita dagli ambasciatori.

Ma evidentemente il leader del Partito (poco) Democratico non lo sa, e non ha perso tempo per dire l’ennesima castroneria:

E’ possibile che il governo italiano non sia in grado di farsi rappresentare alla cerimonia da nessuno dei suoi ministri – si chiede – gli stessi che affollano ogni sera i talk show e che non perdono occasione per andare in tv? (Obama day, Veltroni attacca il Governo- da la Repubblica)

Gli risponde Giorgio Stracquadanio, in modo lapidario e coinciso:

Oggi Walter Veltroni non ha mancato l’occasione per l’ennesima brutta figura. Criticare il Governo italiano perché nessun ministro sarà presente alla cerimonia d’insediamento di Barack Obama dimostra la totale disinformazione del leader del Pd. Gli sarebbe bastata una rapida scorsa delle agenzie di stampa di mercoledì scorso per sapere che, per ragioni di sicurezza, le autorità americane hanno invitato alla cerimonia di insediamento solo i capi-missione di tutti i Paesi rappresentati negli Stati Uniti.

E aggiunge poi, con simpatica ironia:

Non è sufficiente essere Mr. Youdem, I care, We can, e così via per dar la prova di conoscere gli Stati uniti. Eppure Veltroni è anche andato di recente a New York… evidentemente tra il Partito Democratico di Barack Obama e il Pd di Veltroni non esiste nemmeno uno scambio di e-mail

Il tracollo dei consensi (20 % di intenzioni di voto, 15,4% di gradimento dell’azione “oppositiva”), la questione morale, l’ascesa di Di Pietro, evidentemente hanno scombussolato la mente di Veltronzio più degli organi di Steve Jobs. Ma si sa, criticare senza sapere, a sinistra, c’est plus facile. Eppure Obama, a detta dell’ex sindaco festaiolo, è un suo caaaaaaaaaro amico. E se vede!

18 Gennaio 2009 Pubblicato da stefomec | 2009, Barack Obama, Cultura e società, Governo Berlusconi IV, Informazione, Partito Democratico, USA, Walter Veltroni | | Ancora nessun commento.

Sacconi “salva” Eluana Englaro, una nuova speranza per mantenere in vita la donna

Il ministro della Salute, Maurizio Sacconi, ha firmato un atto (urgente, direi) che vieta l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione delle persone in stato vegetativo in tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private convenzionate sul territorio dello Stato. Con questo atto, si stabilisce un nuovo, speranzoso capitolo per la vicenda di Eluana Englaro. Nonostante l’avvocato di Beppino Englaro, il padre della giovane, e alcuni suoi amichetti della sponda sinistra, siano stizziti dall’atto del ministro, la decisione servirà a rendere inapplicabile la condanna a morte di Eluana, attraverso la sospensione di acqua e cibo, senza i quali sopravviverebbe per massimo 15 giorni (così come accaduto con Terry Schiavo).

Dice l’avvocato, Vittorio Angiolini:

«Un atto di indirizzo interrogativo – attacca Angiolini parlando con l’Agi – ma così non ha senso, o Sacconi ordina ai medici, come fanno i generali, di curare o non curare le persone o stia zitto. Mi sembra una cosa abnorme, i due precedenti citati (il parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell’Onu sui diritti dei disabili, ndr) non c’entrano assolutamente niente con la nostra normativa. È un’uscita fuori dal seminato – conclude il legale – e mi stupisco di Sacconi che è una persona seria»

Dice anche Barbara Pollastrini, la comunista alle Pari Opportunità durante l’ultimo Governo Prodi:

«È arrivato il diktat del ministro Sacconi per rendere inapplicabile la sentenza della Cassazione, è uno stile autoritario, disumano e irrispettoso con cui interpretare la propria funzione e quel «potere» che andrebbe esercitato con spirito illuminato dai principi della Costituzione». «La vera tragedia è quella di Eluana e il vero strazio è quello di un padre che lotta per affermare la volontà di una figlia amatissima. Quella della Cassazione è una sentenza che dovrebbe obbligare ognuno, tanto più chi ha responsabilità di governo, al rispetto, alla meditazione, al dialogo».

Per Isabella Bertolini, esponente del PdL presso la Camera dei Deputati, la decisione di Sacconi è «giusta e sacrosanta», così come per l’Associazione Scienza e Vita, che definisce l’atto sacconiano come

«un atto di coraggio in favore di tutti i pazienti in stato vegetativo che apprezziamo e speriamo possa trovare ampio consenso nell’opinione pubblica italiana più sensibile nei confronti della vita, dal concepimento alla morte naturale»

Cosa dirvi: ottima decisione, ottimo Sacconi, certe volte è necessario fare degli atti, anche se di fatto sovvertono la “gerarchia delle leggi”, se la causa è giusta. E in questo caso, lo è.

16 Dicembre 2008 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Giustizia, Governo Berlusconi IV, Italia | | 3 Commenti

Brunetta “manda” in pensione le donne a 65 anni. E fa bene!

Lavoratoriiiii!!!

Lavoratoriiiii!!!

Il simpaticissimo Renato Brunetta, responsabile del Dipartimento per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha tirato fuori dal “cilindro” una delle sue proposte, che in questi mesi di Berlusconi quater l’hanno reso uno dei ministri (capo di dipartimento = ministro senza portafoglio) più amati, stando ai dati sulla popolarità, che lo vedono saldamente sul podio, con una percentuale variabile tra il 57 e il 60%.

Insomma, dapprima la lotta ai fannulloni, poi i tornelli, fino ad arrivare al più intoccabile dei temi: pensioni. Nel corso del Forum della Terza Economia tenutosi a Stresa, il ministro ha avanzato l’ipotesi di mandare le donne in pensione a 65 anni, contro i 55 attuali, eliminando così la differenza, di ben un decennio, tra l’addio al lavoro dell’uomo e della donna. Dice il ministro:

«è necessario porre al centro dell’agenda politica l’obiettivo della perequazione verso l’alto dell’età pensionabile di maschi e femmine». «Per quanto mi riguarda sono datore di lavoro di tre milioni e 650 mila persone e mi applicherò con determinazione al perseguimento di questo obiettivo»

La dichiarazione, come del resto si poteva immaginare, ha scatenato una nuvola di polemiche da far paura persino a quelle che da alcuni giorni flagellano la penisola. E, con sorpresa, anche tra persone ben vicine alle posizioni del Governo. Vediamo nel dettaglio come le parole del Brunetta abbiano rizzato i capelli a chi, di mandare le donne in pensione con 10 anni in più di contributi, non ci pensa proprio:

  1. Roberto Calderoli dice: «Prendiamo come una battuta quella detta sulle pensioni dal ministro Brunetta su un argomento di questa importanza, che avrebbe dovuto essere oggetto di un’approfondita discussione politica all’interno della maggioranza. Discussione approfondita che vi è già stata proprio in occasione dell’ultima riforma previdenziale». Eggià, tanto, qualsiasi cosa si pensi di fare, per i leghisti viene prima il federalismo fiscale, e poi, se avanza tempo durante la legislatura, tutto il resto.
  2. Raffaele Bonanni (CISL) dichiara: «Niente passi falsi sul tema delle pensioni». «Al ministro Brunetta vogliamo ricordare, senza voler fare polemiche, che le pensioni sono una materia del governo ma anche delle parti sociali. Non è questo il momento di fughe in avanti. Le pensioni sono un tema delicato che non può essere utilizzato come uno spot pubblicitario, proprio per evitare allarmismi e fughe anticipate dei lavoratori» Sindacati prevenuti…
  3. Luigi Angeletti (UIL) prova a dialogare: «Non sono d’accordo sulla necessità: sono favorevole a fondare l’innalzamento sulla volontarietà, con incentivi» Come dire: le donne pigre vadano a 55, le donne virtuose, che non hanno un c***o da fare (</mode ironia:ON>) ci vadano a 65.
  4. Carlo Podda (CGIL-FP) minaccia il Governo (neanche i sindacati avessero diritto di veto): «Il governo non ci provi nemmeno a mettere mano all’età pensionabile. Le donne vanno in pensione con il massimo dell’età e con il nostro sistema si va sulla base dei contributi. Dire che la misura serve per risolvere la sperequazione è una provocazione intollerabile».
  5. Renata Polverini (UGL) è contraria, ma apre ad altre idee: «Una riforma delle pensioni in questa fase economica e sociale non avrebbe alcuna ragione di essere. Lo stesso presidente Silvio Berlusconi ha di recente affermato che le pensioni non sono oggetto di discussione». «Prima di parlare di equiparazione di età pensionabile per le donne sarebbe necessario intervenire riconoscendo alla donna un bonus previdenziale per i periodi di maternità delle lavoratrici, potendo decidere se andare in pensione prima avvalendosi del bonus o ritardare l’uscita dal lavoro con una pensione più alta».

Il Partito Democratico (che, alleandosi con tipi come Di Pietro, non vedo cos’abbia da dirsi democratico, ma vabbè) trova da ridire su tutto, come per le classiche opposizioni che non hanno mai concretizzato alcuna proposta decente, ma solo fatto ostruzionismo all’azione del Governo. A parlare, è uno degli esponenti del Governo ombra, la ridicola farsa messa in piedi con la scusa del confronto e della proposizione di idee che si è trasformato in un parterre di portavoci (suppongo, ben stipendiati); per questa sconosciuta, tale Vittoria Franco, che del “governicchio” si occupa delle pari opportunità, parla di «spot improvvisati» e di «affermazioni contrarie a quelle di Sacconi [ministro del lavoro, n.d.r.]».

Per l’altro ridicolo, Paolo Ferrero, che gli italiani hanno (con buona ragione) buttato fuori a calci nel culo (per dirla alla Borghezio) dal Parlamento, insieme ai tanto rivoluzionari compagni amici dell’ex pres. della Cam. dei Dep. Fausto Bertinotti, Brunetta è un deficiente, o meglio: «L’idea del ministro Brunetta di allungare l’età pensionabile alle donne è semplicemente un’idea demenziale. Nel mezzo di una crisi economica devastante che porterà alla perdita di almeno un milione di posti di lavoro solo a Brunetta poteva venire in mente una proposta simile. Che indica un odio profondo, quello che il ministro Brunetta nutre nei confronti dei lavoratori e, in particolare, delle lavoratrici».

Fatto sta che, sulla scena politico-sindacale, sono tutti sul piede di guerra. Ma…ma piede di guerra un corno! Una volta (varrebbe la pena di ricordarlo anche a tale Vittoria Franco delle pari opportunità del Piddì) non esistevano le pari opportunità? Le donne non volevano essere trattate come gli uomini? D’accordo con i benefici di maternità, condizione imprescindibile nel trattamento di lavoro del gentil sesso, ma dieci anni di lavoro in meno, non è pari opportunità, è paraculismo acuto! E poi, bisogna precisare, che il ministro ha detto: «Le uscite precoci dal mondo del lavoro devono essere disincentivate». Ovvero, le donne sono invitate a rimanere sul posto di lavoro fino a 65 anni, magari con benefici nell’immediato, nel TFR o nel trattamento pensionistico (non sono un economista, ma qualche abbozzo di idea si può fare), poi, (come detto sopra) se proprio vogliono godersi un decennio in più della terza età, facciano pure.

Fatto sta che mia nonna, pur senza Brunetta, fino a 65 anni ha lavorato…e sarebbe anche rimasta oltre, se non l’avessero mandata in pensione. Come dire: chi vuole lavorare lo mandano in pensione e si lamenta (giustamente) e chi non vuole lavorare lo fanno lavorare (giustamente).

14 Dicembre 2008 Pubblicato da stefomec | Governo Berlusconi IV, Italia, Lavoro, Partito Democratico, Renato Brunetta, Roberto Calderoli, Sindacati | | 6 Commenti