¡Mi vida fantastica!

Il mio punto fisso nel mondo che gira frenetico

E ora BASTA.

Basta! Sì, basta, perché la situazione è ridicola, siamo giorno dopo giorno gli zimbelli dell’Occidente, solo in Iran, Corea e Cina succede che il Governo abbia così tanto controllo sui mezzi d’informazione e non faccia nulla se non autocelebrare la sua incapacità a gestire il paese.

Non mi interessa chi dice che Berlusca sia bravo, mandi avanti il paese, ricostruisca le case agli aquilani o abbassi le tasse e tutte le stronzate che si inventano. A questo punto sono del parere che QUALSIASI governo, pure con Di Pietro primo ministro, potrebbe fare di meglio.

BERLUSCA, DIMETTITI!

29 Agosto 2009 Pubblicato da stefomec | Giustizia, Governo Berlusconi IV, Silvio Berlusconi | | Ancora nessun commento.

Englaro: «La Chiesa non mi imponga i suoi valori»; peccato, Signor Englaro, che non lo stia facendo

Beppino Englaro es, más que un hombre, un superhombre.

Inizia così l’articolo del quotidiano spagnolo El Pais nel quale il giornalista Miguel Mora intervista Beppino Englaro, padre di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo da 17 anni e che in questi giorni sta subendo l’ignobile condanna a morte avallata dalla magistratura e portata avanti da un padre che ha portato avanti una tesi alquanto discutibile. Secondo il signor Englaro, infatti, la figlia avrebbe asserito – quasi 20 anni fa – che se si fosse mai trovata in una condizione simile avrebbe preferito morire. In quanti abbiamo fatto un ragionamento simile, magari davanti al telegiornale o leggendo una notizia che riguardava Eluana?

Veniamo però alle affermazioni scandalose, e dire scandalose è poco, con le quali quest’uomo attacca la Chiesa cattolica:

«La Chiesa non ha nulla a che vedere con questo problema, non mi può imporre i suoi valori. Può esprimere la sua opinione, però ciò che dice non ha nulla a che vedere con me o con Eluana».  «Della Chiesa non parlo. Sento un sacro rispetto per essa e spero che da parte della Chiesa ci sia lo stesso sentimento. Spero che sappiano ciò che dicono e ciò che fanno, quindi non polemizzo con essa». «Il magistero della Chiesa è morale, lo Stato è laico, e al suo interno ci sono anche i cattolici. Ciò che dice la Chiesa deve riguardare loro, non coloro che non professano questa confessione. Di conseguenza tutto ciò che la Chiesa dice è un loro problema, non mio».  «I 2009 anni di storia della Chiesa vanno in una direzione, ma lo Stato va per la sua strada. Per chiedere giustizia non mi sono rivolto alla Chiesa ma ai tribunali di giustizia. A loro non ho chiesto niente, ne glielo chiederò. Possono dire ciò che vogliono, è un loro problema, non mio».

Ok, vediamo di fare un po d’ordine su queste dichiarazioni. Nei giorni scorsi, si sono succedute varie dichiarazioni da parte della Conferenza Episcopale Italiana e dei responsabili dello Stato della Città del Vaticano in difesa della vita in generale, e contro la decisione di uccidere Eluana come naturale conseguenza della prima. Tutti, infatti, conosciamo la morale pro vitæ della Chiesa e in generale le linee guida della dottrina cattolica, e come tali dobbiamo rispettarle. Quello che fa ridere, però, è che né il Presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e per la Pace Renato Raffaele Martino, né il Presidente della CEI Angelo Bagnasco, né tanto meno Papa Benedetto XVI o qualsivoglia altro porporato hanno mai rivolto la parola direttamente al signor Englaro, accusandolo di infamia o crudeltà, ma hanno ribadito – giustamente – l’ingiustizia di una eutanasia vera e propria, operata attraverso l’infame gesto della privazione di acqua e cibo, nei confronti di una persona la cui VERA opinione non è mai stata chiarita.

A questo proposito, mi vengono in mente due domande: dov’è la madre di Eluana? Perché non è mai intervenuta a difesa della vita della figlia o delle idee del signor Englaro? (Sempre, naturalmente, che questa donna ci sia) Perché la magistratura si è basata solamente sulle dichiarazioni – reali? – del padre di Eluana?

L’unico interesse, al momento, sembra quello di criticare le manovre del Governo Berlusconi quater, che procede spiiidito (cit.) per far approvare il disegno di legge che vieti l’interruzione di alimentazione e idratazione e, di fatto, metta fine al “protocollo”, che nulla è se non l’assassinio legalizzato di Eluana Englaro. Effettivamente, l’accelerata improvvisa e lo scontro con Giorgio Napolitano costituiscono un elemento a sfavore per Berlusconi, ma come ho già detto, in questo caso, bisogna provvedere rapidamente e con ogni mezzo democraticamente possibile a salvare la vita alla ragazza, che, come insigni fonti hanno ricordato, non vive senza l’ausilio di alcuna macchina poiché “semplicemente” in coma e, come prassi, viene alimentata e idratata con sondino naso-gastrico.

In sintesi: il signor Englaro attacca la Chiesa, i comunisti attaccano la Chiesa, ma la Chiesa come al solito non ha fatto niente, ma ha semplicemente difeso le sue idee e la sua morale. L’unica colpa della Chiesa? Dare troppo peso allo Stato Italiano, che andrebbe lasciato vivere nell’orribile visione culturale degli anticlericali e dei seguaci dell’ideologia marxista, affinché capisca come solo la morale cristiana sia l’unica via percorribile per arrivare alla vita giusta.

In sintesi (2): qualsiasi cosa faccia Silvio Berlusconi, è strumentalizzata dalle forze politiche a lui avverse, che non mancano occasione per mostrare la loro impreparazione e la loro scandalosa inadeguatezza alla politica.

In sintesi (3): speriamo, vivamente, che il disegno di legge venga approvato in due giorni, o che comunque siano attuate delle decisioni che fermino la condanna a morte di Eluana Englaro. Nel rispetto della vita, nel rispetto della vita di Eluana.

8 Febbraio 2009 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Eluana Englaro, Giustizia, Governo Berlusconi IV, Italia | | 4 Commenti

Sacconi “salva” Eluana Englaro, una nuova speranza per mantenere in vita la donna

Il ministro della Salute, Maurizio Sacconi, ha firmato un atto (urgente, direi) che vieta l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione delle persone in stato vegetativo in tutte le strutture sanitarie, pubbliche e private convenzionate sul territorio dello Stato. Con questo atto, si stabilisce un nuovo, speranzoso capitolo per la vicenda di Eluana Englaro. Nonostante l’avvocato di Beppino Englaro, il padre della giovane, e alcuni suoi amichetti della sponda sinistra, siano stizziti dall’atto del ministro, la decisione servirà a rendere inapplicabile la condanna a morte di Eluana, attraverso la sospensione di acqua e cibo, senza i quali sopravviverebbe per massimo 15 giorni (così come accaduto con Terry Schiavo).

Dice l’avvocato, Vittorio Angiolini:

«Un atto di indirizzo interrogativo – attacca Angiolini parlando con l’Agi – ma così non ha senso, o Sacconi ordina ai medici, come fanno i generali, di curare o non curare le persone o stia zitto. Mi sembra una cosa abnorme, i due precedenti citati (il parere del Comitato nazionale di bioetica e la convenzione dell’Onu sui diritti dei disabili, ndr) non c’entrano assolutamente niente con la nostra normativa. È un’uscita fuori dal seminato – conclude il legale – e mi stupisco di Sacconi che è una persona seria»

Dice anche Barbara Pollastrini, la comunista alle Pari Opportunità durante l’ultimo Governo Prodi:

«È arrivato il diktat del ministro Sacconi per rendere inapplicabile la sentenza della Cassazione, è uno stile autoritario, disumano e irrispettoso con cui interpretare la propria funzione e quel «potere» che andrebbe esercitato con spirito illuminato dai principi della Costituzione». «La vera tragedia è quella di Eluana e il vero strazio è quello di un padre che lotta per affermare la volontà di una figlia amatissima. Quella della Cassazione è una sentenza che dovrebbe obbligare ognuno, tanto più chi ha responsabilità di governo, al rispetto, alla meditazione, al dialogo».

Per Isabella Bertolini, esponente del PdL presso la Camera dei Deputati, la decisione di Sacconi è «giusta e sacrosanta», così come per l’Associazione Scienza e Vita, che definisce l’atto sacconiano come

«un atto di coraggio in favore di tutti i pazienti in stato vegetativo che apprezziamo e speriamo possa trovare ampio consenso nell’opinione pubblica italiana più sensibile nei confronti della vita, dal concepimento alla morte naturale»

Cosa dirvi: ottima decisione, ottimo Sacconi, certe volte è necessario fare degli atti, anche se di fatto sovvertono la “gerarchia delle leggi”, se la causa è giusta. E in questo caso, lo è.

16 Dicembre 2008 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Giustizia, Governo Berlusconi IV, Italia | | 3 Commenti

Il grande errore di Silvio Berlusconi

Il titolo è decisamente insolito, eppure è sintetico e chiaro: Berlusconi ha fatto una solenne cazzata. Il nostro beneamato presidente del consiglio (o almeno, io lo stimo), dopo aver trionfalmente vinto le elezioni, dopo aver formato il Governo, incassato la fiducia delle Camere, iniziato a lavorare, fatto il primo CdM a Napoli, messo in atto varie strategie per risolvere l’emergenza rifiuti, eliminata l’ICI, detassati gli straordinari con aliquota unica al 10%, incassato di nuovo la fiducia degli elettori siciliani, che hanno messo l’accoppiata Pdl-MpA-UDC alla guida di tutte e 8 le province nelle quali si votava il 15 e 16 giugno, è inciampato nella vecchia buca, che non aveva intenzione di lasciare in “santa pace”.

Mi riferisco, come già avrete capito, alle leggine ad personam, e, in particolare, alla Blocca Processi (la norma che sospende tutti i processi con pene inferiori ai 10 anni, per dare più spazio ai processi urgenti, ma che di fatto sospende anche i vari procedimenti giudiziari a suo carico) e il Lodo Alfano (versione rivisitata in chiave moderna del Lodo Schifani, ovvero l’immunità dai processi per le quattro più alte cariche dello stato, dunque Napolitano, Schifani, Fini e Berlusconi, per tutta la durata del mandato).

Allora, sul Lodo Alfano ci posso quasi anche stare, ma neanche tanto, perché:

  1. Giorgio Napolitano non ha alcun procedimento giudiziario, al momento, per il quale debba presentarsi dinanzi agli inquirenti, e, comunque, gli unici reati contestabili al PdR nell’esercizio delle sue funzioni sono quelli di alto tradimento e/o attentato alla Costituzione, per i quali si procede secondo l’art. 90 della carta costituzionale.
  2. Silvio Berlusconi, oltre che presidente del Consiglio dei Ministri, è anche un deputato. Ai sensi dell’art. 68 della Costituzione, dunque, non può essere arrestato o condannato, in quanto la costituzione parla di sentenza irrevocabile di condanna, e quindi spunta l’articolo 111, che definisce il “dogma” della presunzione di innocenza sino a conclusione del processo, e dunque, sino alla sentenza della Corte di Cassazione. Inoltre, non può essere arrestato in quanto non commette pena che prevede l’arresto o il fermo giudiziario (la corruzione in atti d’ufficio non è un omicidio).
  3. Gianfranco Fini e Renato Schifani, presidenti di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, non mi sembra abbiano, a loro volta, procedimenti penali in corso, e dunque non hanno da temere per la loro salute giudiziaria.
  4. Sempre su Berlusconi, un parlamentare può essere arrestato solo dopo il giudizio positivo della Giunta per le autorizzazioni a procedere, e dunque, in una giunta che fa parte di una legislatura dove il centro-destra è in vantaggio, non credo che i parlamentari che appoggiano il presidente del Consiglio dei Ministri vogliano autorizzare quanto sopra.

Ora, io non sono un avvocato o un insegnante di diritto, ma ho fatto una analisi veloce veloce, e penso sia applicabile.

Dunque, tornando a Berlusconi, che ha ottenuto forte mandato a governare dai cittadini, che ha messo su una ottima squadra di Governo, che aveva iniziato con il piede giusto, che aveva sin dal suo primo discorso inneggiato al dialogo come unica forma possibile per risolvere i problemi che angustiano il Paese, che motivo c’era di andare a legiferare su argomenti assolutamente rimandabili, non strettamente necessari, e che, inoltre, hanno giustamente scatenato l’inferocita (seppure esagerata) reazione delle tre opposizioni parlamentari? L’Italia, caro presidente, non ha bisogno di blocca processi e decreti legge sulle intercettazioni, perché non è con quella che ci paghiamo le bollette, facciamo la spesa o diamo da mangiare ai nostri figli. L’Italia ha fame, l’Italia ha i portafogli vuoti, l’Italia vuole soluzioni concrete (la Manovra ne è un esempio, ma è ancora poco) per mettere fine alla crisi economica e vedere i salari, e dunque il potere d’acquisto, crescere e stabilizzarsi.

Caro presidente, smettiamola con queste inutili e dannose e deleterie leggi ad personam. Ha un mandato importante, sta governando in un periodo estremamente difficile, dove il dialogo con l’opposizione è fondamentale, necessario ed auspicabile, pensi a governare per il bene del paese, e alla blocca-processi ci pensiamo poi, che è meglio.

4 Luglio 2008 Pubblicato da stefomec | Elezioni politiche 2008, Giorgio Napolitano, Giustizia, Governo Berlusconi IV, Italia, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 2 Commenti

USA 2008: a meno di 5 mesi dalle elezioni, cosa vogliono gli americani?

Conclusasi la lunghissima fase delle primarie, sia del GOP che del DP, e scelti i candidati alla presidenza, rispettivamente John McCain e Barack Obama, ci si avvia verso le convention che investiranno definitivamente i candidati, e verso il 4 novembre. Mentre in Italia ripenseremo alla Festa delle Forze Armate, giorno di festa nazionale, abolita tempo addietro (ma anche a San Carlo Borromeo, co-patrono di Milano e patrono di Arona, Rocca di Papa e svariate altre città), negli Stati Uniti d’America si eleggerà il successore di George W. Bush. Che sia Obama, che sia McCain, si aprirà, per dirla alla Veltroni, una stagione nuova per il paese.

Anzi, non passiamo subito alle conclusioni affrettate: la stagione nuova si aprirà solo con Obama. Superate le diffidenze iniziali, dobbiamo riconoscere al senatore nero dell’Illinois molte qualità:

  1. è giovane: sì, Obama è giovane, ha 46 anni, ne avrà quarantasette quando, forse, assumerà l’incarico agli inizi di gennaio 2009. Un uomo giovane ha tanti anni davanti, e soprattutto Obama ha un quarto di secolo in meno sulle spalle di McCain, che ha 71 anni, ben portati, peraltro.
  2. Ha carisma: Obama ha carisma, è il JFK dei tempi moderni, seppure non è cristiano cattolico o “bianco”.
  3. Obama è di colore: da sempre, la gente di colore è sottovalutata, maltrattata, spesso sottoposta a vergognose discriminazioni razziali da parte delle criminose forze di polizia statunitensi. Il popolo nero è giunto ad un punto di svolta: può eleggere “uno di loro”, e non al Senato, ma alla Presidenza degli Stati Uniti d’America, alla White House, a Washington D.C.
  4. Obama non è una donna: purtroppo la candidatura di Hillary Clinton è fallita soprattutto per il fatto che fosse donna; la mentalità della gente è molto indietro. Ed è un peccato che abbiano perso questa occasione, gli americani, perché si vantano di essere uno stato moderno, una democrazia giovane e fresca, e poi si fermano alla divisione uomo-donna. Del resto, ci sono tante altre nazioni con un presidente o capo di governo donna: Argentina, India, Irlanda, Regno Unito, etc.etc.

Finita l’elencazione delle qualità di Obama, passiamo all’elencazione dei vantaggi e svantaggi di John McCain:

  1. McCain è il classico americano: McCain rappresenta il classico americano, amante dello sport e della vita tranquilla, amante delle armi, il vicino di casa, nostalgico dei “bei vecchi tempi andati”, un’incrocio tra Abe e Homer Simpson, diciamo.
  2. McCain ha esperienza: il vecchio John ha 71 anni, come Silvio Berlusconi. Sono uomini che hanno visto la Seconda Guerra Mondiale, sono nati un quarto di secolo prima di Obama, hanno più esperienza dei giovani, e hanno vissuto nelle varie epoche storiche.
  3. McCain è bianco: molti elettori, anche democratici, non vedono di buon occhio le persone di colore. Dunque, pur tradendo il proprio credo politico, preferiscono votare repubblicano bianco, rispetto a democratico nero. Per questo la Clinton è andata avanti, fino alla fine, ma senza successo.
  4. McCain è vecchietto: appunto, il vecchio John ha 71 anni. Insomma, Bush ne aveva 20 di meno quando è divenuto presidente, il padre (George Herbert) non ne aveva 71, è raro che venga eletto un presidente così avanti con gli anni. Chi aspira, sia in campo democratico che repubblicano, ad una svolta, non andrà a votare un presidente “vecchio”.
  5. McCain non prende le distanze da Bush: in 8 anni di amministrazione Bush, sono successe le peggiori disgrazie che la storia ricordi: l’escalation del terrorismo, con l’11 settembre in primo piano, la guerra in Iraq ed Afghanistan, la crisi dei mutui subprime, l’incontrollato aumento del costo del petrolio, e tutte le sue ripercussioni, 3 milioni di lavoratori spediti a casa a causa della crisi economica, e tante altre ancora. O McCain impronterà la campagna elettorale del GOP sul cambiamento, oppure non prenderà che il suo voto, quello della famiglia Bush e quello della giovane ed intrigante moglie.

Abbiamo concluso anche con McCain. Ma ora, cosa vogliono gli americani dal prossimo presidente, cosa vogliono vedere realizzato, quali diritti vogliono acquisire? Vediamo i principali:

  1. Sanità per tutti, non per i ricchi: il Servizio Sanitario Nazionale USA è un sistema FASCISTA, criminale, vergognoso. Negli ospedali, che sono delle S.p.A., possono essere curati solo coloro che hanno una assicurazione sulla vita che paga, oppure chi paga direttamente in contanti. Peccato che su 300 mln di persone, ben 50 (specialmente negli stati del sud) vivono in condizioni economiche precarie. A questo proposito, la trama dell’episodio dei Simpson Il triplice Bypass di Homer la dice lunga.
  2. Diminuzione del costo della vita: anche i “ricchissimi” americani cominciano a vacillare dinanzi all’aumento del costo della vita. La benzina costa “ben” 80 centesimi al litro (sì, qui costa il doppio, ma per loro 80 centesimi è uno sproposito), il latte aumenta, tutto aumenta, e la fascia di gente sotto la soglia di povertà aumenta. Lo stato dunque è chiamato a trovare le soluzioni più efficaci per risolvere la crisi, una crisi che sta lentamente portando verso la stagflazione, ovvero la stagnazione dell’economia (crescita del PIL molto bassa) e l’aumento dell’inflazione (“il costo della vita”).
  3. Ambiente in pericolo: Bush non ha ratificato Kyoto, gli USA sono il primo paese al mondo per consumo di greggio, e dunque l’inquinamento galoppa. McCain ha proposto la costruzione di 45 nuove centrali atomiche entro il 2030, che libereranno in gran parte il paese dalla schiavitù del greggio, ma non è l’unica cosa da fare. L’interesse di pochi non può condizionare la vita del pianeta. Ci vuole un colpo di reni forte, bisogna liberarsi di coloro che pensano solo alla saccoccia, e ridare alla Terra la salute che le è stata tolta, prima che sia troppo tardi.
  4. Non sprecare i soldi nelle missioni spaziali: come già detto, il denaro è sempre al centro di tutto. Il denaro manca, scarseggia nei bilanci privati e statali, e quindi, qual’è la necessità di spendere 500 milioni, 1 miliardo, svariati miliardi di dollari per mandare in orbita stazioni spaziali orbitanti, shuttle, missili, satelliti, novelli conquistatori della Luna? Nessun pianeta del Sistema Solare può ospitare la vita, dunque, non cerchiamo la vita altrove, ma spendiamo questi soldi per rimettere in sesto il pianeta.
  5. La questione etica ed economica della pena di morte: crescono gli obiettori di coscienza nei confronti della pena di morte. Ma non è solo questo. I vari bracci della morte, e le iniezioni letali costano caro e sono colpi di frusta sulle martoriate casse statali. Per questo, in California, il golden state, si discute di abolire la pena capitale, al fine di risparmiare qualche centinaia di milioni di biglietti verdi. Ma non è solo la California: il malcontento cresce, e l’ONU ha approvato la moratoria sulle esecuzioni. Il Palazzo di Vetro si trova, guarda caso, a New York City. Mentre in casa propria 104 nazioni dicono basta alle uccisioni legalizzate, noi continuiamo ad ammazzare? Incongruente, economicamente deleterio, eticamente sbagliato.

Credo che i cinque punti sopra (se mi verranno in mente altri problemi, li aggiungerò alla lista) riassumano la situazione, neanche troppo rosea, dei cari americani. Questa nazione giovane, che in neanche 200 anni si è imposta come maggiore potenza al mondo, ha bisogno di una svecchiata, una restaurazione completa. Il palazzo, signori miei, sta cadendo a pezzi. La soluzione non è una mano di tinta, che poi viene giù inesorabilmente insieme alle macerie, ma montare i ponteggi, togliere il vecchio e sostituirlo col nuovo. Solo così il palazzo riacquisterà la gloria che lo contraddistingueva appena costruito.

3 Luglio 2008 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, Commercio, Cultura e società, Giustizia, Informazione, John McCain, Politics, Stati Uniti d'America | | 5 Commenti

Annamaria Franzoni è innocente? Io ci credo

Annamaria Franzoni è una madre, una donna, una vittima. Annamaria Franzoni è innocente. E io ci credo, ma la Corte di Cassazione, che l’ha inumanamente condannata a 16 anni di detenzione, no. In 6 anni questa donna, e i suoi legali, hanno fatto di tutto per tentare di convincere le varie giurie della sua innocenza, ma nessuno le ha dato retta. Troppa la voglia di separarla dai figli, troppa la voglia di distruggere la vita di una madre.

Il profilo psicologico: ora ditemi, come farebbe un’assassina, in 6 anni, a confermare sempre la stessa versione, a dichiararsi sempre innocente, a negare sempre una eventuale evidenza? Se fosse stata lei, davvero, e fosse consapevole dell’atto criminale che ha commesso, prima o poi sarebbe crollata. Uno, due anni, un mese, dieci giorni, ma sarebbe crollata. Lei no, mai, ha sempre respinto le accuse, non è stata lei, e ci sono le prove che non sia stata lei, ma qui entra in gioco il complesso sistema di indagini.

Le indagini: le prove sono state raccolte male. Gli inquirenti, secondo quanto leggevo ieri sul Corriere della Sera, giornale assolutamente integerrimo e sulla quale qualità ci metterei le mani sul fuoco, che ha raccolto la testimonianza dell’ex avvocato della donna, il dottor Federico Grosso, hanno agito sfruttando un sistema di indagine antiquato, in uso solo in Italia, pur conoscendo una tecnica, di assoluta qualità, in uso negli Stati Uniti d’America. In particolare, si critica la prova più controversa dell’intera vicenda: il pigiama con le macchie di sangue di Samuele. Secondo i RIS, l’assassino avrebbe indossato il pigiama della vittima, ma è evidente che si tratta di congetture ad hoc. Il pigiama, così come il bambino, erano sul letto. La violenza con la quale colui (o colei) che l’ha ucciso ha sferrato i colpi, con un arma del delitto mai ritrovata, hanno fatto schizzare il sangue (e forse anche pezzi di cervello, visto che il cranio era fracassato) per tutta la stanza. Nella stanza c’è il letto, sul letto c’era il pigiama, ed è naturale che anche questo sia rimasto sporcato dalle gocce, volate per tutta la stanza.

L’autobus: Annamaria è uscita di casa per accompagnare il figlio maggiore alla fermata, lasciando Samuele in casa. Azione non encomiabile, ma procediamo. In quel lasso di tempo, 8 minuti circa, l’assassino è entrato in casa, e ha sferrato i colpi mortali sul piccolo, di appena 3 anni, con una violenza che regge paragone solo con il caso di Erika e Omar (Novi Ligure, due amanti, drogati e tossicodipendenti, uccidono la madre e il fratello di lei con 110 coltellate), o con quello di Suor Maria Laura Mainetti (tre ragazze, figlie di Satana, uccidono in una stradina riparata una suora, sacrificandola a Lucifero. Per la vittima, negli ultimi tempi, si è aperto il processo di beatificazione). Annamaria è tornata, e ha trovato il bambino, agonizzante, e subito ha chiamato i soccorsi. Gli inquirenti l’hanno accusata di essere spaventata, e di aver usato toni concitati: ma grazie al cazzo! Una madre torna a casa e trova il figlio con il cranio fracassato, e cosa fa? Balla la Macarena? In quegli otto minuti, dunque, l’assassino è penetrato in casa, e ha compiuto l’atroce delitto. Ora, c’è un fatto determinante: la porta non era stata forzata, dunque l’assassino aveva le chiavi di casa. Chi altro ha le chiavi di casa, generalmente, oltre alla madre? Il marito, e i figli, se sono abbastanza grandi (t’oh, 13-14 anni in su), ed eventualmente i nonni. Ma i nonni vivevano a Bologna, che si trova a qualche centinaio di chilometri di distanza da Cogne.

Stefano Lorenzi, il marito di Annamaria: ho sempre sospettato di Stefano Lorenzi, il padre del piccolo Samuele. La mattina era uscito di casa, e agli inquirenti ha detto di essere andato in consiglio comunale. Ma la versione mi puzza, e non di pesce, bensì di bugia colossale. Non aveva forse lui le chiavi di casa? Non poteva forse lui entrare, mentre la moglie era via, e commettere l’omicidio? Non è forse vero che la ferocia delle ferite riportate è riconducibile ad un assassino dall’enorme forza? Sì, quando si è colpiti da raptus omicida, la forza è accresciuta, ma una donna gracilina come la Franzoni non poteva di certo essere così violenta. Ma a nessuno è passato mai per la testa di indagare sull’uomo, invece che concentrarsi solo sulla madre?

L’arma del delitto: un oggetto contundente, molto forte, certo non poteva essere uno “sgommarello” di rame. Provate voi a dare 18 colpi in testa ad una persona con un oggettino in rame, che al massimo è ornamentale, e di certo non gli fracasserete la scatola cranica, per quanto leggera sia. Quindi, le ipotesi sono due: un sasso, ed in Valle d’Aosta, tra le montagne, ce ne sono di enormi, oppure un ceppo di legno. Era il 30 gennaio, c’era la neve, e faceva freddo. L’arma perfetta: uccidi il bambino, prendi il ceppo e lo butti nel camino. Lo accendi, il ceppo brucia, e rimane solo innocua e innocente cenere. Ecco che l’arma del delitto non c’è più.

Il processo e l’iter detentivo: 30 anni di carcere (la pena maggiore, escludendo l’ergastolo, che ormai è come se non esistesse, visto che in primo grado la condanna è ridotta a 30 anni, appunto), poi 16 in appello, e la conferma in Cassazione. Tecnicamente, Annamaria uscirebbe dal carcere nel 2024, ma:

  1. Indulto: con l’indulto di Clemente Mastella, c’è uno sconto di pena di 3 anni. Quindi, il termine della detenzione si abbassa al 2021.
  2. Indulto + regime di semi-libertà: dopo 6 anni, si può chiedere il regime di semi-libertà, quindi la Franzoni uscirebbe dal carcere nel 2014, e sarebbe definitivamente libera nel 2020.
  3. Regime di buona condotta: ogni 90 giorni, per buona condotta, si ha diritto allo sconto di 30 giorni (un mese) sul totale della condanna. Ciò significa che, su un totale di 192 mesi di detenzione, potrebbero essere decurtati poco più di 5 anni, e quindi la Franzoni cesserebbe, solo con la buona condotta, la sua pena nel 2019.
  4. Applicazione dei diritti per le madri: sconto di 5 anni sulla pena, dopodiché ci si può trasferire in comunità (Don Mazzi ha dato, per dovere di cronaca, la sua disponibilità).

Applicando le varie soluzioni, Annamaria potrà scontare un massimo di 4-6 anni di detenzione, per poi poter usufruire di condanne alternative, regime di semi-libertà e via discorrendo. Quindi, la scarcerazione è prevedibile, salvo colpi di scena legati alla revisione processuale dell’intera vicenda, nel 2012-2014. A questo punto, se la revisione non dovesse funzionare, e se non le fossero concesse le attenuanti di cui sopra, si potrebbe pensare ad un’unica soluzione alternativa: la grazia, da chiedersi a Giorgio Napolitano; personalmente sono scettico sull’uso di questa ipotesi, e non perché non sia una misura per discolpare una innocente, bensì perché qualcun altro si è visto negare la grazia, seppure affetto da gravissimi problemi di salute, quasi morente, e presumibile innocente anch’esso.

24 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Annamaria Franzoni, Cultura e società, Delitto di Cogne, Giorgio Napolitano, Giustizia, Informazione, Italia, Torino | | 11 Commenti