Piazza Venezia diventa Piazza Unità d’Italia? Diventi piazza Mike Bongiorno!
Vi sembrerà un’idea pazza, quella di rinominare una delle più imponenti e importanti piazze d’Italia, e più precisamente Piazza Venezia a Roma (proprio quella Piazza Venezia sulla quale s’affacciava Mussolini) Piazza Mike Bongiorno, ma è questione di mesi e il nome sarà cambiato. Cambiato in Piazza Unità d’Italia, come “festeggiamento” per i 150 anni dell’Unità della nostra nazione.
La proposta viene da un governo, il Governo Berlusconi IV, che al suo interno ha la Lega Nord, partito che sin dagli albori ha predicato la secessione della Padania e la nascita di uno stato del nord. Eppure questi uomini per ben tre volte hanno giurato fedeltà alla Patria Italia, rinnegandola il giorno dopo, pulendosi il culo col tricolore e via discorrendo.
Ma torniamo a Mike, che oggi ci ha lasciato improvvisamente. Quest’uomo, che in oltre 50 anni ha fatto la storia della televisione dell’Italia, merita un riconoscimento, per il suo ruolo nella “unificazione” della nazione: sia come partigiano, nel suo piccolo, e sia come uomo che da conduttore ha incollato per anni tutti gli italiani da nord a sud davanti ai teleschermi. Nel suo piccolo si può dire che ha fatto una seconda Unità d’Italia, quasi cent’anni dopo, giacché l’Italia, uscita da neanche un decennio dall’infame Seconda guerra mondiale, si ritrovava unita da questa nuova tecnologia che avrebbe cambiato il mondo e le sue abitudini.
Dedichiamogli Piazza Venezia, poiché è lui l’autore dell’Unità d’Italia in cui ci si rispecchia da nord a sud, dalla Padania al Mezzogiorno, è lui un personaggio che merita un riconoscimento simile.
Meglio dedicata a lui, che a un’Unità che non esiste.
La Gelmini si para il culo da nuove proteste: niente sfratto alla Montalcini
La notizia era una di quelle che, in un momento non propriamente facile per questo Governo, avrebbe suscitato un nuovo – e sacrosanto – vespaio di polemiche. Il premio Nobel Rita Levi Montalcini e il suo istituto di ricerche sul cervello (Ebri, European Brain Research Institute se non vado errato) rischiavano lo sfratto, rischiavano di ritrovarsi sulla strada senza una struttura dove poter proseguire un lavoro che accomuna molti ricercatori, e che di fatto rappresenta un Polo delle Neuroscienze estremamente importante in un paese, l’Italia, dove la scienza e la cultura sono meno importati di Amici e Grande Fratello.
A nulla importa che una donna che da poco ha compiuto la veneranda età di cento anni rischi di perdere uno dei punti focali del suo impegno nella scienza, ma soprattutto non importa al Governo.
Ma non è così, a quanto pare: con una mossa che francamente aveva del prevedibile, Maria Stella Gelmini, uno dei ministri che più ha suscitato polemiche per la sua contestabile riforma della scuola (o per meglio dire sforbiciata), ha annunciato che un finanziamento di 485,000 euro sta per essere erogato, dopo che l’avranno valutato in Parlamento (solita, maledetta burocrazia).
Ritengo troppo importante il lavoro dell’Ebri e del premio Nobel Rita Levi Montalcini per poter pensare che le attività svolte da questo centro di ricerca possano interrompersi. L’Ebri è un centro di eccellenza che va tutelato in qualsiasi modo (M.S. Gelmini)
Certo, va detta una cosa: la Gelmini è un esponente di governo, e in questo governo c’è un partito, la Lega Nord, che nel 2007 avrebbe voluto togliere i fondi alla Montalcini per destinarli al San Raffaele di…Milano! Ok, anche il San Raffaele è un polo di ricerca estremamente importante per l’Italia, ma al nord se la cavano benissimo da soli. Rita invece, così fragile nel suo corpo da centenaria, la attaccano tutti, perché sanno che per quanto possa reagire, insomma, lei è centenaria e la natura fa il suo corso.
L’ipocrisia di questo Governo è infinita: una scuola semi-distrutta e abbandonata a se stessa, una politica sociale e lavorativa da far ridere, le riforme che non ci sono, e l’unica cosa di cui si parla sono le avventure sotto le lenzuola del presidente del Consiglio e la litigata dei ragazzini dell’asilo Feltri e Boffo. Come se ai terremotati d’Abruzzo o a coloro che sono senza lavoro ne fregasse qualcosa di quel buffone di Feltri e di quel frocio (per dirla alla Feltri) dell’ex direttore dell’Avvenire.
Justice in Birmania: Aung San Suu Kyi di nuovo condannata ai domiciliari

A perfect hostage, Aung San Suu Kyi
Le elezioni in Birmania (o Myanmar) che dir si voglia si avvicinano, e con esse la voglia della popolazione di una nazione democratica. Chi meglio del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi meriterebbe di assumere la presidenza e trascinare la Birmania in una nuova era di rinascita? Presumibilmente nessuno. Ma il regime deve cautelarsi, perché sanno bene quanto questa donna, lasciata libera di agire, possa trascinare il paese via dalla dittatura.
E così, la giustizia (tsé…) popolare l’ha condannata a 18 mesi di arresti domiciliari, accusandola di aver violato i termini della custodia domiciliare (condizione nella quale si trova da quasi due decenni) ospitando un americano, che evidentemente voleva portarle un messaggio di solidarietà. Quest’ultimo si trova ora costretto a 7 anni di lavori forzati, di cui uno per violazione delle norme municipali sull’attività natatoria.
Ed è così che si firma ancora una volta la condanna a morte di una donna forte ma debole, malata, di cui nessuno conosce il reale stato di salute. E ancora una volta il mondo rimane in silenzio, un silenzio assordante nei confronti di tutte le dittature nel mondo.
In Corea del Nord vieni arrestato se cammini per strada, in Somalia se sei donna guai a te ad indossare gli jeans altrimenti ti frustano a sangue come Gesù, in Iran non puoi votare perché anche se lo fai Ahmadinejad c’era e resta, in saecula saeculorum (Amen), nel Venezuela un contadino semianalfabeta vorrebbe governare finché non schiatta, in Libia un pazzo con manie di grandezza simile al nostro pazzo con manie di grandezza tiene tutti sotto scacco da decenni, e in generale in quasi tutta l’Africa e in buona parte degli stati poveri si vive e non si vive.
Cosa fanno gli Stati Uniti, che da sempre si ergono a salvatori dell’umanità? Cosa fanno all’Organizzazione delle Nazioni Unite, organismo inutile che non fa nulla? Quegli idioti dell’UAAR, perché di idioti si tratta, hanno detto che Benedetto XVI è un idiota a definire “inadeguata” l’ONU, ma in realtà ha ragione, ragione da vendere. A cosa serve l’ONU che dovrebbe difendere la democrazia e i diritti dell’uomo, se poi tra le sue file c’è persino la Corea del Nord, che a me pare tutto fuorché democratica e rispettosa dei diritti dell’uomo?
Si parla, si parla e non si conclude niente, in ossequio al vecchio detto verba volant, scripta manent. Si parla solo, perché tutti questi grandi diplomatici occidentali non sono capaci di combinare nulla per portare la democrazia del mondo. Ed in fondo, come può parlare di democrazia nel mondo uno stato dove si applica la pena di morte e che invade le nazioni con il pretesto di portare la democrazia, e invece permette ai suoi soldati di massacrare bambini e violentare a morte le donne, in uno scenario che fa impallidire persino le atrocità della Seconda guerra mondiale?
Mah.
Voli di Stato? Fate come la Regina Sofia, usate Ryanair!
In Italia ci sono un sacco di polemiche su Silvio Berlusconi che mette a disposizione i voli di Stato – su bellissimi Falcon della Presidenza del Consiglio – per le sue amichette, con inchieste, rinvii a giudizio e roba varia. In Spagna, la Regina Sofia viaggia con voli Ryanair: precisamente, la moglie di Don Juan Carlos I ha viaggiato da Londra a Santander poiché doveva recarsi con urgenza nella città spagnola per fare visita al fratello, da poco operato. E così, ha speso 13 € (13 lei + altri 26 per le guardie del corpo – ammesso che fossero 2 e non di più) per un volo low-cost.
C’è chi considererebbe l’evento scandaloso, chi potrebbe dire che è una caduta di stile, invece è un atto estremamente apprezzabile per il risparmio economico, ma giustificato ufficialmente dal fatto che i voli di Stato sono riservati unicamente al Monarca. Qui, invece, si fanno viaggiare sui voli di Stato porci e cani, e i casi sono così tanti che non mi metto neanche ad elencarli.
E poi, scusate, ha anche dato spunto ai giornali per scrivere qualcosa, e ai turisti spagnoli per volare una volta tanto in compagnia della tanto amata regina. Vuoi mettere la soddisfazione?
Silvio, vola anche tu in Ryanair, SI RISPARMIA!
Sarebbe bello viaggiare in treno se funzionasse e costasse poco
Corriere della Sera dedica l’approfondimento di oggi ai disagi delle ferrovie venete, proseguendo una “linea” iniziata ieri con il racconto delle disavventure dei pendolari lombardi. Il tema è di stretta attualità, specie per chi preferisce il caro vecchio sistema ferroviario per recarsi al lavoro (o a scuola, o dove preferisce) a posto dell’automobile.
Il pendolare lo preferisce, in cuor suo, perché sa che – tecnicamente – punta ad un trasporto ecosostenibile, sostanzialmente economico sulle rotte a media percorrenza e che non richiede l’intervento proprio (può cioè godersi il viaggio senza preoccuparsi né di guidare e né di doversi fermare al primo autogrill o alla prima deviazione boschiva per fare un urgente “bisognino”). Ma sono tutte speranze disattese, puntualmente, dalla pessima gestione economica ed amministrativa delle Ferrovie dello Stato.
Facciamo alcuni esempi: il costo/km della nuovissima Alta Velocità, il servizio che entro la fine del 2009 collegherà Milano e Roma in 3 ore (contro le attuali 3′30h, dovute ai lavori di completamento della tratta appenninica Firenze-Bologna), è di circa 21 mln €, contro una media di 4-5 mln per le ferrovie transalpine e iberiche. Nulla da dire sul TGV, modello di eccellenza ferroviaria (hanno spedito un treno a 574 km/h) mentre una polemica mi duole farla sulle ferrovie regionali spagnole, che da quanto ho notato usano vecchi treni con alimentazione diesel e carrozze di seconda classe piuttosto “scrause”. I nostri ETR-500, recentemente rinominati in Frecciarossa, sono treni esteticamente perfetti, grande lusso, grandi carrozze luminose, con servizi degni della migliore tra le compagnie aeree.
Ma la realtà, o meglio le realtà?
- Costi improponibili sulle linee A/V-A/C: come si può chiedere ad una famiglia di anche 3 persone di viaggiare in Alta Velocità-Alta Capacità quando il costo del biglietto supera abbondantemente i 100 €? Moltiplicatelo per 3, moltiplicate nuovamente per i biglietti del ritorno, ed ecco che spunta fuori, neanche per magia, una somma che corrisponde alla metà (se non di più) dello stipendio di un operaio. Voi potrete ribattere che è una linea per clienti business, ma perchè una famiglia della “middle-class” deve accontentarsi di viaggiare in treni pessimi quando può accedere ad un servizio che, con una opportuna strategia economica, sarebbe certamente molto più accessibile?
- Linee regionali scandalose: le linee regionali, quelle maggiormente frequentate, sono anche le più maltrattate. La campagna d’informazione sulla messa in opera dei nuovi TAF, Treni ad Alta Frequentazione, avrà sicuramente imbambolato qualche ingenuo passeggero convinto, da un giorno all’altro, di poter finalmente viaggiare in condizioni decenti. E invece, la mattina successiva, si è ritrovato come i deportati o come le bestie nei carri merci: stretto, accaldato, senza aria condizionata, senza servizi igienici, con i finestrini luridi e sigillati, i sedili invasi dalle zecche e da biancheria intima e quant’altro. Perché tutto questo? Visibilità! Non c’è nulla di meglio che investire in un progetto come la TAV per sembrare una nazione avanzata nei trasporti su ferrovia quando in realtà le linee frequentate dal 90% della popolazione sono a livelli simili all’India (guardatevi uno dei tanti film indiani come The Millionaire e capirete…).
Il j’accuse è sostanzialmente terminato, ed è un j’accuse su cui non potrete non trovarvi d’accordo. Quello che vorrei che voi lettori facciate è proporre delle soluzioni al problema. Io, personalmente, consiglierei di ridurre i prezzi dell’alta velocità, intensificare i controlli sui furbi che viaggiano senza biglietto e, a questi, comminare sanzioni pecuniarie di una certa rilevanza. Inoltre, rimodulare le spese sulle linee “business” dimodoché, qualora sia possibile economizzare, lo si faccia, evitando così di caricare eccessivamente i prezzi dei biglietti per rientrare nella spesa il prima possibile.
Soluzione ancora più utile, invece, è quella di accelerare il processo di liberalizzazione del settore ferroviario affinché nuove compagnie, come la Nuovo Trasporto Viaggiatori di Luca Cordero di Montezemolo possano offrire maggiore concorrenza, più scelta e dunque producano una mole di offerte maggiori. L’entrata in servizio dei treni NTV è prevista per il 2011: perché non anticipare al 2010? Tutto questo per aiutare i passeggeri a scegliere le soluzioni migliori, e soprattutto a risparmiare, cosa che in tempi di crisi male non fa.
Gheddafi a Roma: ma chi te ce vole?
L’ignobile dittatore libico Muammar Gheddafi (frega se non l’ho scritto bene, la mia considerazione per quest’uomo è pressochè pari a zero) bloccherà per qualche giorno la fruizione di Villa Pamphili a Roma, straordinario gioiello architettonico e naturalistico, poiché le autorità italiane capeggiate dal premier Silvio Berlusconi, che più volte ha mostrato una devozione a Gheddafi quasi da posizione a 90 gradi, asseconderanno la richiesta di una “enorme tenda beduina” - dove alloggerà il signorino – da installare proprio nella Villa.
Ma non solo! Analizziamo con una lista veloce veloce i problemi (e gli appuntamenti) che la visita di questo personaggio in cerca d’autore porterà alla Capitale:
- Divieto di sorvolo dello spazio aereo di Roma dalle 10.00 del 10/VI alle 24.00 del 13/VI (sabato)
- Rallentamento delle attività dell’Università la Sapienza per la visita che effettuerà nella giornata di dopodomani (giovedì, n.d.r.)
- Paralisi totale del traffico urbano per le giornate di domani (arrivo) e sabato (partenza) in quanto verranno sicuramente predisposte eccezionali misure di sicurezza, che verranno pagate altrettanto sicuramente con i soldi dello Stato e non certo dalle “casse private” del premier
- Chiusura dei Musei Capitolini dalle 14.00 di giovedì per tutto il tempo necessario
Questo “personaggio”, inoltre, incontrerà nella giornata di venerdì circa 700 donne “di rilievo” in un incontro che vedrà presente il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna. Viene da chiedersi cosa una persona così maschilista, adepto di una religione che professa odio e sottomissione per le donne – costrette a coprirsi interamente perché “indegne” -, possa dire di educato, civile ed interessante alle donne italiane. Così come viene da chiedersi qual’è lo scopo della assolutamente indesiderata visita: trascinare Roma nel caos per mezza settimana? Presumibilmente.
Fatto sta che le proteste non mancheranno, in particolare quelle degli studenti dell’Onda – il movimento nato per protestare contro la riforma Gelmini – e dei collettivi autorganizzati del quartiere Monteverde.
A questi gruppi e tutti coloro che intenderanno manifestare in qualsiasi modo il loro disappunto contro l’ospite indesiderato va la mia personale solidarietà e appoggio morale. Io la mia l’ho detta: Gheddafi non è gradito, e non sarò l’unico che la pensa così. Ma purtroppo si sa: con Berlusconi al Governo, dobbiamo sentirne di molteplici…
Se Milano ci rifiuta la metropolitana…
Milano non fa salire i romani (nel senso di tutti i non milanesi) sulla sua lussuosa Metropolitana? E noi li respingiamo ai caselli, agli aeroporti e alle stazioni della ferrovia! Una dichiarazione simile, magari fatta dal sindaco capitolino Gianni Alemanno susciterebbe sdegno e scandalo, e con buona ragione. Ma parole simili, dette dagli esponenti della Lega Nord, non vengono neanche condannate dalla maggioranza che è al Governo.
In una conferenza stampa in corso pochi minuti fa, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, assicura:
Lo stesso Matteo Salvini ha detto che si trattava di una battuta, di una provocazione che non ha alcun fondamento
Ma non vale. Non valgono le scuse, non vale alcuna marcia indietro – e di marce indietro il Cavaliere ne sa qualcosa – poiché la frase è degna delle leggi razziali, su questo va data ragione a Dario Franceschini. Da romano, da cittadino italiano e da elettore, sono stufo delle minacce e dei continui diktat della Lega Nord. Quando basta, basta; è necessario che il Popolo della Libertà, il premier e lo stesso Bossi, insieme con i ministri padani, si dissocino dalle parole di questo Matteo Salvini. Viviamo o no in una democrazia? Viviamo o no in un paese civile e democratico? Tsk tsk, che brutto biglietto da visita agli elettori del 7 giugno…
Englaro: «La Chiesa non mi imponga i suoi valori»; peccato, Signor Englaro, che non lo stia facendo
Beppino Englaro es, más que un hombre, un superhombre.
Inizia così l’articolo del quotidiano spagnolo El Pais nel quale il giornalista Miguel Mora intervista Beppino Englaro, padre di Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo da 17 anni e che in questi giorni sta subendo l’ignobile condanna a morte avallata dalla magistratura e portata avanti da un padre che ha portato avanti una tesi alquanto discutibile. Secondo il signor Englaro, infatti, la figlia avrebbe asserito – quasi 20 anni fa – che se si fosse mai trovata in una condizione simile avrebbe preferito morire. In quanti abbiamo fatto un ragionamento simile, magari davanti al telegiornale o leggendo una notizia che riguardava Eluana?
Veniamo però alle affermazioni scandalose, e dire scandalose è poco, con le quali quest’uomo attacca la Chiesa cattolica:
«La Chiesa non ha nulla a che vedere con questo problema, non mi può imporre i suoi valori. Può esprimere la sua opinione, però ciò che dice non ha nulla a che vedere con me o con Eluana». «Della Chiesa non parlo. Sento un sacro rispetto per essa e spero che da parte della Chiesa ci sia lo stesso sentimento. Spero che sappiano ciò che dicono e ciò che fanno, quindi non polemizzo con essa». «Il magistero della Chiesa è morale, lo Stato è laico, e al suo interno ci sono anche i cattolici. Ciò che dice la Chiesa deve riguardare loro, non coloro che non professano questa confessione. Di conseguenza tutto ciò che la Chiesa dice è un loro problema, non mio». «I 2009 anni di storia della Chiesa vanno in una direzione, ma lo Stato va per la sua strada. Per chiedere giustizia non mi sono rivolto alla Chiesa ma ai tribunali di giustizia. A loro non ho chiesto niente, ne glielo chiederò. Possono dire ciò che vogliono, è un loro problema, non mio».
Ok, vediamo di fare un po d’ordine su queste dichiarazioni. Nei giorni scorsi, si sono succedute varie dichiarazioni da parte della Conferenza Episcopale Italiana e dei responsabili dello Stato della Città del Vaticano in difesa della vita in generale, e contro la decisione di uccidere Eluana come naturale conseguenza della prima. Tutti, infatti, conosciamo la morale pro vitæ della Chiesa e in generale le linee guida della dottrina cattolica, e come tali dobbiamo rispettarle. Quello che fa ridere, però, è che né il Presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e per la Pace Renato Raffaele Martino, né il Presidente della CEI Angelo Bagnasco, né tanto meno Papa Benedetto XVI o qualsivoglia altro porporato hanno mai rivolto la parola direttamente al signor Englaro, accusandolo di infamia o crudeltà, ma hanno ribadito – giustamente – l’ingiustizia di una eutanasia vera e propria, operata attraverso l’infame gesto della privazione di acqua e cibo, nei confronti di una persona la cui VERA opinione non è mai stata chiarita.
A questo proposito, mi vengono in mente due domande: dov’è la madre di Eluana? Perché non è mai intervenuta a difesa della vita della figlia o delle idee del signor Englaro? (Sempre, naturalmente, che questa donna ci sia) Perché la magistratura si è basata solamente sulle dichiarazioni – reali? – del padre di Eluana?
L’unico interesse, al momento, sembra quello di criticare le manovre del Governo Berlusconi quater, che procede spiiidito (cit.) per far approvare il disegno di legge che vieti l’interruzione di alimentazione e idratazione e, di fatto, metta fine al “protocollo”, che nulla è se non l’assassinio legalizzato di Eluana Englaro. Effettivamente, l’accelerata improvvisa e lo scontro con Giorgio Napolitano costituiscono un elemento a sfavore per Berlusconi, ma come ho già detto, in questo caso, bisogna provvedere rapidamente e con ogni mezzo democraticamente possibile a salvare la vita alla ragazza, che, come insigni fonti hanno ricordato, non vive senza l’ausilio di alcuna macchina poiché “semplicemente” in coma e, come prassi, viene alimentata e idratata con sondino naso-gastrico.
In sintesi: il signor Englaro attacca la Chiesa, i comunisti attaccano la Chiesa, ma la Chiesa come al solito non ha fatto niente, ma ha semplicemente difeso le sue idee e la sua morale. L’unica colpa della Chiesa? Dare troppo peso allo Stato Italiano, che andrebbe lasciato vivere nell’orribile visione culturale degli anticlericali e dei seguaci dell’ideologia marxista, affinché capisca come solo la morale cristiana sia l’unica via percorribile per arrivare alla vita giusta.
In sintesi (2): qualsiasi cosa faccia Silvio Berlusconi, è strumentalizzata dalle forze politiche a lui avverse, che non mancano occasione per mostrare la loro impreparazione e la loro scandalosa inadeguatezza alla politica.
In sintesi (3): speriamo, vivamente, che il disegno di legge venga approvato in due giorni, o che comunque siano attuate delle decisioni che fermino la condanna a morte di Eluana Englaro. Nel rispetto della vita, nel rispetto della vita di Eluana.





