¡Mi vida fantastica!

Il mio punto fisso nel mondo che gira frenetico

«Yes, we can!» Sì, possiamo offendere il veterano McCain

Barack Obama come Beppe Grillo? A giudicare dal suo ultimo spot, il confronto non potrebbe essere più simile. C’è chi offende di qua, chi offende di là, e compagnia bella…

Lo spot ironizza sull’incapacità di McCain di stare al passo con le nuove tecnologie e sul fatto che “non sa mandare una email”. Ma la stampa americana ha sottolineato che c’é un motivo per cui non può farlo: le sue dita portano i segni delle torture subite nelle prigioni nordvietnamite. (Voto Usa, spot Obama a rischio gaffe, ANSA)

Nel nuovo spot elettorale, a quasi un mese e mezzo dalle elezioni che, finalmente, dopo 8 anni riconsegneranno agli Stati Uniti d’America un nuovo Commander in Chief, il candidato del Yes, we can! si scopre un buzzurro. Per raccogliere un consenso che sembra sempre più lontano dal condurlo alla Casa Bianca, accusa il suo avversario di non avere dimestichezza con il mondo del Web, di non saper usare internet e di non avere le capacità necessarie per inviare una e-mail. E in fondo in fondo, a 72 anni, è quasi comprensibile. Ma non è questo il punto: magari il veterano della Guerra in Vietnam il piccì lo sa anche usare, ma non può, e l’ANSA ci spiega il motivo con più chiarezza nel paragrafo successivo:

[Il Los Angeles Times, n.d.r.] ha sottolineato che McCain non può usare tastiere di computer per le conseguenze delle molteplici fratture e di varie forme di tortura subite in cinque anni e mezzo passati all”Hanoi Hilton’, famigerata prigione vietnamita, dopo essere stato catturato a seguito dell’abbattimento del suo caccia. McCain, tra l’altro, non può sollevare le braccia oltre un certo punto e ha vari problemi di mobilità.

Ecco. Ma allora, dov’è finito il tanto decantato rispetto per i veterani delle guerre combattute dagli USA, che in teoria è quanto di più simile ad un diritto costituzionale (sì, la Costituzione, quella che in Italia non sanno neanche essere composta di 139 articoli e 18 disposizioni transitorie e finali, ma lasciamo perdere), e che ogni americano deve avere? Sì, in amore e in guerra (politica) tutto è lecito, ma finché ci si da del vecchio e del giovinastro, passi, ma quando si lede la persona, una persona che ha servito il suo paese anche a costo della vita, bisogna fare un passo indietro. Ma che dico?! Bisognerebbe fare un passo indietro, perché in Italia chi muore nelle missioni di peace keeping è il bersaglio preferito degli anarco-insurrezionalisti (si legga anche amici di Bertinotti, Grillo, Veltroni, D’Alema, Di Pietro, Vendola, e chi più ne ha più ne metta) e dei coretti deliziosamente bastardi come l’ormai famoso 10, 100, 1000 Nassiriya, che solo a pensarlo mi fa correre i brividi lungo la schiena.

Ma si sa, il rispetto per i «matusa» è roba sorpassata, e del resto, il mondo «Non è un paese per vecchi», citando il titolo di un recente film da Academy Awards, se non vado errato.

13 Settembre 2008 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, Beppe Grillo, Cultura e società, John McCain, Stati Uniti d'America | | 4 Commenti

Condoglianze, Italia.

Ma che brava Sabina Guzzanti e i suoi amici girotondini-grilliani. Oggi, come sapete, si è svolta la manifestazione, definita No-Cav Day, una protesta, ideata da parte del PD, dall’IdV e da molti esponenti della cultura di sinistra, per protestare contro le “leggine” ad personam promosse dal premier, Silvio Berlusconi (di cui abbiamo già parlato in un post precedente, che ha avuto, per il suo tono pesantemente ed innovativamente critico, plausi dai miei soliti detrattori).

Per quanto non condivida l’iniziativa, nel modo più assoluto, il diritto di manifestare è una delle più belle e grandi libertà. L’Italia è una nazione di manifestanti, una nazione di piazze stracolme: dai funerali di Enrico Berlinguer, storico esponente del comunismo, alle grandi adunate sindacali, ai concerti del primo maggio davanti la Basilica di San Giovanni in Laterano, passando per la manifestazione dell’allora CdL del 2 dicembre 2006, sino ai Gay Pride e quant’altro.

Oggi è ricominciata l’opposizione di un tempo: l’antiberlusconismo che scende in piazza, e prende di mira anche chi con Berlusconi non c’entra nulla, oppure c’entra. L’antiberlusconismo che si fa beffa della vita della gente, che usa epiteti irripetibili e che offende a destra e a manca. Ebbene, oggi si è toccato il fondo, oggi mi hanno fatto davvero girare i coglioni a mille giri al minuto. Voi mi direte: Predichi bene a dire che gli epiteti non vanno usati e poi sei il primo che li usa. Lo so, ma quanno ce vo, ce vo!

Veniamo al sunto di tutto: Sabina Guzzanti, una donna (se così possiamo chiamarla) che si è presa gioco del popolo che manifestava sacrosantamente usando un linguaggio vergognoso:

  1. Le offese alla Carfagna: la troia ha offeso la Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, soubrette, presentatrice, e ora ministro senza portafoglio. Una gran cazzata di Berlusconi, ma sorvoliamo, è un essere umano, e una donna, e va rispettata. La Guzzanti ha proclamato uno stornello romano, con toni da osteria, da querela, uno schifo mai immaginato, ma non si è fermata qui, offendendo una sua “collega donna, ha dato di matto: “A me non interessa la vita sessuale di Berlusconi, non sono una moralista; ma non può diventare ministro delle Pari Opportunità una che gli ha succhiato l’uccello”. E ancora: “Berlusconi usa il viagra, questo lo sanno tutti infatti uno dei suoi nomignoli è ‘presidente vaso dilatatorio’ ed i suoi assistenti si chiamano ‘vasellinati’ o ‘vaso dilatati’”.
  2. HA OFFESO PAPA BENEDETTO XVI: Sì, si è permessa, ha offeso il Papa! HA OFFESO IL PAPA! Cosa cazzo c’entrava Ratzinger con il No-Cav Day? Cooosa? COOOSA C’ENTRAVAA?! E neanche a dire che si tratti di una offesa “passabile”, ma di un attacco criminale, vergognoso, impronunciabile, ma che riporterò per diritto di cronaca: «Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e sarà all’inferno, tormentato da diavoloni».

Sono troppo, veramente troppo indignato da questo vergognoso ritorno al passato. E sto sorvolando sulle parole di Trebbiator-Di Pietro, su quelle di Travagliato-Travaglio, e su quelle di Grillo Ciccione, il quale, come oramai costume consolidato, ha preso di mira Giorgio Napolitano, apostrofandolo come un deficiente dormiglione che non sa decidere, autonomamente, cosa promulgare, cosa non promulgare, facendo trapelare dunque, dalla sua bocca di merda, un giudizio pazzesco di Napolitano. Il Capo dello Stato non è un lobotomizzato, è un uomo di straordinaria cultura e merito, che è salito al Colle per i suoi altissimi servigi resi alla Patria Italia, e non perché mandatoci a calci in culo da lui e dai quattro idioti che lo ascoltano.

Sono offeso, amici lettori, anzi, e lo dico con le lacrime agli occhi, che devastano la mia autostima: in momenti come questi, mi vergogno di essere italiano. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di tenere la bandiera vicino a me, la bandiera insozzata da uomini inutili, vorrei solo sprofondare e non sentire più nulla. Vorrei andarmene, nella più remota delle nazioni, e rimanerci, morirci e farmici seppellire. Mi vergogno di essere italiano.

(Post scriptum: ho inserito la Categoria:Lutti perché quest’oggi l’Italia, la mia quasi-ex Patria, è morta..di nuovo, è morta, ed è stata assassinata, e il suo vessillo sporcato del Sangue della Democrazia, come il sangue che uscì dai corpi di Abraham Lincoln, di John Fitzgerald Kennedy e di Aldo Moro).

8 Luglio 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, Cultura e società, Elezioni politiche 2008, Giorgio Napolitano, Governo Berlusconi IV, Italia, Papa Benedetto XVI, Politics, Silvio Berlusconi, lutti | | 12 Commenti

Le comiche italiane: dopo Grillo, la Libia minaccia Calderoli

Non solo il pubblico italiano deve assistere, e subire, le ben note favole di Giuseppe Beppe Grillo, non solo deve ascoltare la sua ipocrisia, alla quale i media, che peraltro sono suoi nemici, dedicano tanto spazio, ma deve vedersi anche minacciata dagli arabi.

Nella giornata di ieri, per chi non avesse avuto occasione di leggere o ascoltare il tg, il figlio del dittatore comunista Muammar Gheddafi, Saif El Islam, ha avuto modo di interferire, peraltro in grande stile, caratteristica questa che accomuna molti regimi dittatoriali, sulla formazione del nuovo governo, che, come tutti sappiamo, sarà guidato da Silvio Berlusconi e vedrà una corposa partecipazione del partito della Lega Nord, che ha ottenuto dei risultati estremamente alti. Ebbene, il caro El Islam ha fatto intendere che, qualora Berlusconi decidesse di assegnare un dicastero al chirurgo maxillofacciale e politico Roberto Calderoli le conseguenze nelle relazioni potrebbero essere «disastrose, catastrofiche, inimmaginabili». Non che gli arabi non ci abbiano abituato a questi deliri fantapolitici che poco hanno di sensato e che peraltro ci hanno insegnato a non dare peso a questi quattro fanatici, però è l’atto politico che costituisce un problema enorme.

Come se Giorgio Napolitano, dopo che Zapatero aveva vinto le elezioni, alcune settimane addietro, avesse deciso di chiamare il premier spagnolo, appena riconfermato, per dirgli di non eleggere al Ministero della Difesa Carme Chacon, prima donna ad occupare un ministero così importante, e soprattutto nominata al 7° mese di gravidanza. Un esempio della forza delle donne, delle quali ho già parlato in precedenza. Ma veniamo a noi. L’interferenza nella formazione di un governo di uno stato sovrano e democratico come naturalmente l’Italia è già vergognosa se fosse fatta da stati altrettanto democratici, o presunti tali, come per esempio gli Stati Uniti d’America, ma quando viene dai capi di stato, o dai figli (che amore il nepotismo..) di dittature e di regimi che instaurano nelle rispettive nazioni regimi di terrore, allora è ancora più inaccettabile.

Fortunatamente (o sfortunatamente, visto che certi avvenimenti sarebbe meglio risparmiarseli) però il parterre italiano non è rimasto a guardare. Personalmente, ho particolarmente apprezzato le parole del dimissionario ministro degli Esteri, on. Massimo d’Alema, che ha difeso la libertà di scelta nella formazione del nuovo governo, condannando le intrusioni estere. Ho poi letto, con particolare attenzione, le dichiarazioni del simpatico Mario Borghezio, un uomo che sicuramente non ha peli sulla lingua, come purtroppo gran parte di questi politici d’oggigiorno, che ha detto: «Gli islamici non semineranno sentimenti di odio contro di noi, contro la nostra religione e contro la nostra civiltà». Io lo rivendico, lo rivendica Gianfranco Fini e lo fanno molti altri: l’Italia è sì un paese laico, e ci mancherebbe altro, perché il laicismo consente di professare ognuno la propria religione, ma l’Italia è un paese dalle radici cristiane, e di certo gli islamici non marceranno su Roma come i Lanzichenecchi nel 1527 e metteranno un bavaglio sulla bocca del Papa, o di qualunque esponente cristiano. Non siamo in Cina, qui, ed abbiamo il diritto di parola. Tutti lo hanno, figuriamoci se lo si viene a togliere ad un capo di stato, e leader di una comunità religiosa che conta più di un miliardo di professanti.

Mi piace l’Islam, e ha come pregio di essere una religione estremamente “fedele”, ma purtroppo da vari anni a questa parte i musulmani sono un pericolo. Sono essi, del resto, che hanno buttato giù il World Trade Center (3.000 morti), o la stazione di Atocha (191 morti) o varie fermate della metropolitana di Londra (52 morti), e tante altre tragedie, sulle quali ci vorrebbe un post di cinquanta pagine, che hanno attentato al cuore delle democrazie. Fortunatamente, non hanno colpito mai l’Italia, e non credo che lo faranno a breve. L’Italia è uno stato diverso, l’Italia non può essere attaccata, per i motivi più svariati. Una sorta di stato cuscinetto.

L’unica raccomandazione possibile, visto che è impensabile fare una crociata anti-Islam, al contrario di questi ultimi che fanno crociate anti-Cattolicesimo e anti-Occidente, è cercare di estirpare tutte le componenti criminali presenti sul territorio, espellere senza appello i jihadisti, e tutelare la VERA libertà religiosa dei musulmani che, invece di professare Allah con le bombe, lo professano nei modi e nei tempi che la loro religione stabilisce.

4 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Beppe Grillo, Cina, Cultura e società, Dalai Lama, Giorgio Napolitano, Islam, Italia, Lega Nord, Papa Benedetto XVI, Religione, Roberto Calderoli, Zapatero | | 5 Commenti

Gordon Brown, la débâcle alle elezioni, l’America e la destra in Europa

Forse sì, fidati lettori, che spero non mi punirete disertandomi per aver deciso di cambiare un po, staccandomi dal solito Beppe Grillo. Forse la Gran Bretagna, dopo 11 anni di Tony Blair e poco più di uno di Gordon Brown, si sta riscoprendo conservatrice. Certo non si può dire che il verdetto delle amministrative abbia messo del sale su una ferita già aperta e sanguinante.

Perché? Perché Gordon Brown non è Tony Blair, semplicemente. Blair, che ha guidato la nazione nel passaggio tra 2° e 3° millennio, durante e dopo l’11 settembre, ma soprattutto dopo il 7 luglio del 2005, quando si rivissero i momenti tragici di Atocha, seppure in forma meno, ma ugualmente, tragica, era diverso. Un leader di centro-sinistra carismatico, vicino alla gente, oserei dire simpatico, che certo non ha nulla da invidiare al nostro centro-sinistra. In effetti, il sistema politico inglese ha molto aplomb, caratteristica tipicamente british, e rispecchia una nazione con degli standard diversi. Nel paese della più longeva sovrana del mondo, che da sola è il capo di stato di alcune delle nazioni più grandi del mondo (Canada e Australia giusto per citare due dei 53 stati del Commonwealth), i due schieramenti politici hanno delle identità particolari, a cominciare dai nomi. Labour e Tories, riformisti e conservatori, Gordon Brown  e David Cameron.

E poi, il centro-sinistra: guardate Tony Blair, guardate una sua foto. Già l’età, che ispira fiducia, già la simpatia e il carisma, e poi guardate Romano Prodi. Cos’ha Romano Prodi in meno? Praticamente tutto, ma, per fortuna o per sfortuna dell’opposizione, ora è stato scalzato e sostituito dal caro Walter (l’africano) Veltroni. Sì, proprio lui, quello che dice di dare i suoi 100.000 € di pensione da parlamentare in beneficenza ai bambini del Malawi, quello che, dopo la débâcle, non ha rinunciato a mettere in discussione la leadership del PD. Il partito non gli appartiene, e secondo me farebbe bene a convocare nuove primarie. Il popolo del PD è chiamato a rivedersi, dopo la sconfitta, ed eleggere un candidato che possa seriamente affrontare il PDL. Certo, a qualche nasino all’insu non va giù che il demoniaco Silvio Berlusconi sia molto più carismatico, però i nasini devono ricredersi. Del resto, cosa aveva annunciato il leader della maggioranza prima delle elezioni? «Avremo dieci punti in più e una maggioranza di trenta senatori» e così è stato, i dati parlano chiaro, Berlusconi ha rivinto, e di brutto, cari compagni.

Comunque, ho divagato troppo, e quindi preferisco tornare ad uno scenario più europeista: prendiamo come punti di riferimento cinque nazioni: Spagna, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna. La Spagna ha da poco riconfermato Zapatero, l’anticlericalista per eccellenza, ma che ha fatto valere le ragioni del socialismo, e che sta portando il paese su una strada di crescita eccellente. La Francia, che piano piano sfiducia Sarkozy, e non per le sue scelte politiche, bensì per l’eccessiva intrusione dei media nella eccessiva vita privata. Ma del resto, si sa, con un presidente cinquantenne può succedere questo e altro. Certo, se Napolitano lasciasse Clio per la Loren, desterebbe molto molto più scandalo ;) La Germania, della cancelliera Angela Merkel, di centro-cattolico tendente a destra, l’Italia di Silvio Berlusconi e la Gran Bretagna di… di? Diciamo pure di Cameron, visto che dopo aver perso anche Londra, la poltrona del successore di Blair è più traballante dell’economia mondiale.

Un Europa spaccata, che tende più a destra che a sinistra. Ciclicità dell’elettorato? Svolta? Tendenze politiche? Certo è che un appuntamento che ridisegnerà alcuni scenari politici sarà il 4 novembre prossimo, quando gli americani eleggeranno il loro nuovo presidente. Certo, chi succederà a George W. Bush avrà sicuramente più popolarità di lui, il presidente più odiato della storia americana. Ci mancherebbe altro, è sotto di lui che è cominciato il terzo millennio battagliero. Chi mi conosce sa bene che tifo Hillary Clinton, e ho mille buoni motivi per farlo a discapito di Barack Hussein Obama o John McCain, ma il motivo ufficiale è che è donna, e allo stato attuale, come del resto quasi sempre, mi fido molto più di una donna che di un uomo. Certo, se venisse eletta affronterebbe la sfida di comandare il paese più influente, ma anche più contraddittorio della Terra, ma penso che ci riuscirebbe piuttosto bene, ma soprattutto darebbe una scossa agli Stati Uniti, che sono sbagliati dalla radice fino alla foglia più in alto.

3 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Beppe Grillo, Germania, Gordon Brown, Informazione, Politics, Regno Unito, Silvio Berlusconi, Spagna, Stati Uniti d'America, Walter Veltroni, Zapatero | | 4 Commenti

Per la serie Beppe Grillo santo subito: il 730 del Grillo

Eh, già, amici miei, ogni tanto si scoprono gli altarini, ma spesso, togliendo i centrini, rimane la polvere, tanta polvere, una polvere che difficilmente se ne va via con una passata di straccio e di spruzzo per mobili. Questo è quanto sta succedendo al carissimo Giuseppe Grillo detto Beppe, il noto abbindolatore, ammaestratore di foche, antidemocratico, sovversivo, il San Giuseppe Paladino dei Cittadini indifesi, colui che non guadagna, colui che non magna, colui che non respira neanche per dare l’aria ai suoi benamati grillini, ma che questa volta se l’è presa (sono volgare stamattina) proprio nel culo.

Eh, già, amici lettori, e ora vi spiego, se avrete la pazienza di leggermi, il perché. Sicuramente tutti voi avrete sentito la vicenda dell’Agenzia delle Entrate che, tramite il suo sito, aveva reso disponibili tutte le dichiarazioni dei redditi degli italiani, da Alfonso Antonelli a Zagabrio Zagabrini (ogni riferimento a cose e/o persone è puramente casuale) relativamente all’anno 2005. C’erano tutti, e dico tutti, i redditi dei cittadini italiani che compilano il 730. E chi poteva mancare, Giuseppe Beppe Grillo? Certo che, no, naturalmente. Ora, cosa si aspetta una persona dall’ammaestratore di foche? Un reddito medio, non è che lavora, la mattina non va ad impastare la calce o a spaccare le strade, non fatica, non suda, non sa cosa significa lavorare, perché vive alle spalle di questi quattro stronzi che lo finanziano. Eh, no, amici miei, perché, scoprendo gli altarini, ecco cosa è venuto fuori:

  • Grillo Giuseppe. Data di nascita: 21 luglio 1948. Reddito di lavoro autonomo dichiarato nel 2005: 4.272.591. Imposta netta: 1.823.010.

Ma che carino! Il carissimo Paladino dei diritti del cittadino oppresso dalla tassazione fiscale e dallo stipendio ridotto all’osso che non arriva neanche alla terza settimana in realtà porta a casa oltre 8.000.000.000 del vecchio conio. Otto miliardi, amici miei! Quattro milioni e quasi trecentomila euro, che di certo ci svelano come questo tizio predica bene e razzola male, malissimo, vergognosamente male! Come può criticare, giudicare, parlare male, prendere le difese del cittadino e dichiararsi un oppresso dello Stato (lo Stato che fa capo a Giorgio Napolitano, del quale ha detto veste e vituperie) quando guadagna 8.272.889.775 lire?

Ma non fosse solo questo. Dalle pagine del suo blog, pagine che, ci metto la mano sul fuoco sicuro di non scottarmela, lui non avrà neanche mai letto, visto che gliele scriverà qualcun altro, si ribella, si indigna, si scandalizza! Certo, si scandalizza sì, perché da qualche giorno a questa parte sta venendo fuori tutto il marcio che c’è dietro a quest’uomo che, se fosse vissuto in paesi civili (o presunti tali) come Norvegia, Svezia, Finlandia, Svizzera, Stati Uniti d’America, Canada o Giappone, sarebbe già finito in carcere per vilipendio al capo dello stato oppure a stendere la mano davanti alla prima chiesa Evangelica o Battista per chiedere l’elemosina, visto che una persona di questo calibro è socialmente inutile. Troppo facile fare l’oppresso, solo di facciata, quando poi si ha un reddito annuale che corrisponde al guadagno di un operaio medio (1.500 €/mese) per 238 anni. Duecentotrentotto anni, per l’esattezza, ovvero (20+40=60) quasi 6 vite di una persona che lavora per 40 anni di fila.

Ma il primo colpo di grazia l’ha ricevuto, e se la lama non ha tranciato di netto la testa, è solo perché il colpo assestato dal Mastro Titta non ha colpito fino in fondo. I suoi stessi beniamini, coloro che lo amano, che lo glorificano, che quasi lo divinizzano, sono in rivolta, sono sconvolti. Ma come, il vostro caro Beppe Grillo prima vi difende e poi guadagna 8 miliardi e mezzo all’anno? Ma poveri ingenui, non lo sapevate prima? Eh già, cari grillini, questa è la fregatura: vi state fidando di un ipocrita schifoso, un egoista, un uomo condannato dalla Legge per innumerevoli reati, tra i quali si preconfigura anche un incidente stradale con omicidio, e che vuole fare la morale al Berlusconi, al Mastella, al Prodi, al Veltroni, al Fini, allo Schifani, al Napolitano di turno.

Io ve lo scrivo da tempo immemore, amici, compagni, fidati lettori: basta fidarsi di quest’uomo, basta dargli spago, basta credere che sia the solution to, all of life’s problems (cit.), BASTA! L’Italia ha bisogno di pace, di serenità, di civiltà, di credere nei valori fondanti che i nostri padri ci hanno donato a costo della libertà e della vita, per liberarci dall’oppressione fascista e nazista. Basta spargere odio sulla classe politica, basta spargere odio sul capo dello Stato, basta! BASTA! Siamo stufi, gli italiani sono stufi!

1 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Beppe Grillo, Cultura e società, Giorgio Napolitano, Informazione, Italia, Tasse | | 14 Commenti

BASTA Beppe Grillo!!!

Oggi è il 25 aprile, amici lettori. Ricorre il 63° anniversario della Liberazione, ovvero dalla fine dell’oppressione nazi-fascista sull’Italia, e l’inizio della riscossa popolare che avrebbe ricondotto il nostro paese sulla strada santa della Democrazia. Oggi, per l’appunto, si celebra la riscossa degli italiani sulla dittatura Hitleriano-Mussoliniana, e non altro.

Oggi però a Torino c’è stato l’ennesimo show di Beppe Grillo. Di per se, gli argomenti che ha trattato nel suo più moderato V-DAY hanno un fondo di verità, ma qual’è il modo di dirlo? Offendere la televisione pubblica? Offendere il premier in pectore? Offendere Giorgio Napolitano, il nostro presidente, il capo della nazione, la figura super-partes per eccellenza, il rappresentante dell’unità nazionale, dandogli del cadavere, del morfeo, e quant’altro? Bel rispetto, complimenti. Questo è il tonfo della Democrazia.

Del resto Giorgio Napolitano è un mentecatto, no? Un uomo che ha combattuto per liberare l’Italia dal totalitarismo di Mussolini, un uomo di profonda cultura politica, un uomo che è stato presidente della Camera dei Deputati, lo vogliamo paragonare a Sua Coglionità Beppe Grillo il Magnifico? Mai sia, chissà che non ci arrestino per mendacio! Prostriamoci a Beppe Grillo, diamogli vinte le sue lotte per imbarbarire l’Italia, facciamo che il New York Times, giornale che su questo frangente ha perso la mia stima e quella di molti altri, lo erga ad eroe nazionale. Del resto, la figura di Giuseppe Garibaldi era troppo vecchia, e quando le cose sono vecchie si cambiano, pur essendo, il nuovo, peggio del vecchio.

Ma non solo, amici, compagni, compatrioti, fratelli: Beppe Grillo si diverte anche ad attaccare la religione! E certo, mi direte voi, cosa gliene può fregare ad un ateo della religione? A lui niente, ma a me e quelli che come me credono, molto. In questo video, uploadato sulla piattaforma YouTube, tre pseudo-vecchiette prendono in giro il costume della preghiera, invitando il popolo a prestare ascolto alla Lettera di Beppe Grillo agli Italiani, chiara presa per il culo (scusate il termine) delle lettere contenute nel Vangelo.

Beh, lettori, questo è quello che ci meritiamo. Il Comune di Torino, la Questura e tutti gli organi che autorizzano lo svolgimento di queste manifestazioni hanno, naturalmente, acconsentito allo svolgimento della manifestazione, e una gran folla di foche ammaestrate dal coglione con la tutina rossa con le spalline e il pesce in mano le ha incantate. Se non si fosse capita la sottile ironia, Grillo è il coglione e le foche sono gli italiani, quelli che gli danno retta, incitandolo in piazza, e sul suo blog. Bel blog, già, bel modo di usare un mezzo così utile.

Sono quasi stufo di questo Beppe Grillo, e forse mi stuferò di parlarne, però, amici, voi che siete lungimiranti dovete darmi retta: ribellatevi, ribellatevi al relativismo dell’idiozia grilliana, ribellatevi a coloro che offendono i simboli della nostra Patria, ribellatevi a questo idiota! Combattiamo, facciamo di tutto, affinché Grillo non possa più nuocere all’Italia e agli italiani tutti. Fermiamo questo pazzo, fermiamolo, disertiamo il suo blog, le sue manifestazioni, manifestiamo, sì, manifestiamo! Facciamo noi il V-DAY, ma contro il Grillo parlante.

E per chiudere, anche se la nota maleducata non è il modo migliore di chiudere, lasciate che ve lo dica, e siate voi a ripeterlo, e a scatenare le coscienze a questo grido: BEPPE GRILLO, VAFFANCULO!!!

Post Scriptum: non sono l’unico che la pensa in questo modo: leggete QUI

25 Aprile 2008 Pubblicato da stefomec | Beppe Grillo, Cultura e società, Giorgio Napolitano, Informazione, Religione, Torino | | 3 Commenti