¡Mi vida fantastica!

Il mio punto fisso nel mondo che gira frenetico

Analisi “veloce veloce” dei risultati delle Europee

Ok, Berlusconi ha vinto. E questo si sapeva: ma non ha vinto poi così trionfalmente, alimentando le speranze di chi vede in una maggiore “frammentazione” della politica un clima tendenzialmente più democratico e non maggioritario fino all’esasperazione. Il PD è felice per un misero 26%, nonostante sia in calo di 7 punti rispetto alle politiche di 1 anno e due mesi fa.

Preoccupano (almeno al sottoscritto, gli altri non saprei), e non poco, le affermazioni della Lega (10,4%) e Italia dei Valori (8%): i partiti “di lotta” rallentano la corsa dell’Italia verso il disegno bipolare e di fatto fanno capire che quasi un quinto dei votanti ha scelto per un cambiamento. Bene l’Unione di Centro, che migliora seppur di poco la prestazione del 13-14 aprile 2008 con circa il 6,5% dei suffragi.

Un voto di astensionismo, che dice: la gente è stufa di Berlusconi – ma lo vota comunque per “ricompensarlo” di un anno di sostanziale buon Governo, ed è stufa della leadership di Franceschini che comunque può contare su una base di fedelissimi. Non è invece stufa – la solita gente – di Bossi e delle manovre contro l’immigrazione della Lega Nord (e quindi spunta una virata xenofoba degli italiani simile alle idee di Le Pen in Francia) e dell’opposizione dura e forte di Antonino Di Pietro. Del resto, chi odia il Cavaliere ritrova dei concreti sentimenti di odio solo nell’Italia dei Valori, che fa dell’antiberlusconismo l’unico cavallo di battaglia da anni.

E Casini? Lui si tiene il suo 6%, ed in fondo fa bene: non è un partito allineato ai “Grandi”, non fa parte del Governo e ha fatto una campagna che – salvo per la candidatura di Emanuele Filiberto di Savoia (son curioso di vedere se sarà eletto) – di particolare e visibile aveva ben poco. Eppure ha convinto il 6% degli elettori: gli eredi della DC piacciono, e in futuro ci si potrà allargare. Basta impegnarsi in fondo.

8 Giugno 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Dario Franceschini, Elezioni europee 2009, Italia, Lega Nord, Partito Democratico, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi | | 3 Commenti

Sul voto: affluenza bassina, speranze sottoterra

Ieri ho aperto i seggi, nel senso che sono andato a votare poco dopo le 15. Al mio, di seggio, c’era già fila: una decina di persone, che venivano scremate a colpi di “un uomo e una donna, grazie”. Poche le attese, molti commenti negativi, nessuno sarebbe infatti in grado di assicurare il bene del cittadino.

Io la mia scelta l’ho fatta, come vi ho già detto nel post precedente: ho scelto per l’Unione di Centro. Ora non so quanto il mio voto sarà servito all’affermazione del partito dell’on. Pier Ferdinando Casini, ma spero che il disegno moderato-cristiano-centrista abbia ottenuto buoni consensi. Lo spero per fermare l’avanzata dei disegni ideologici di Di Pietro e Bossi, nonchè per assestare l’ennesimo duro colpo alla pessima gestione del Partito Democratico e per ridurre l’egocentrismo di Silvio Berlusconi.

Comunque la popolazione votante non si illude: dura la crisi e troppo morbida la risposta del Governo. Freddi i rapporti sociali e calde le notizie di gossip sul Cavaliere. Ha ragione Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria: “La ricreazione è finita, si torni a pensare ai problemi del paese”…che di problemi, ce ne sono a bizzeffe!

7 Giugno 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Dario Franceschini, Elezioni europee 2009, Istruzione, Lega Nord, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi | | Ancora nessun commento.

Vergogna IdV: prima danno del mafioso a Napolitano, poi lo difendono da Berlusconi

In questi giorni di scontri politici sul caso di Eluana Englaro, stupisce il vergognoso voltafaccia degli esponenti del ridicolo partito dell’Italia dei Valori, la formazione guidata dal paladino della democrazia, tale Antonio Di Pietro. Proprio questo signore – che a chiamarlo signore gli si fa un complimento ingiusto – alcuni giorni fa, nel corso di una manifestazione a Piazza Farnese in quel di Roma, aveva accusato il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di atteggiamenti mafiosi poiché non avrebbe bloccato i provvedimenti assassini della democrazia emanati dal governo di Silvio Berlusconi. «Il silenzio è mafioso», si disse in quella bella piazza della Città Eterna.

Ora, inutile che vi riassumo la vicenda della ragazza in stato vegetativo da 17 anni, i commenti politici si sprecano. Spiccano però tra tutte le dichiarazioni del senatore Felice Belisario che, intervistato per la consueta nota politica del Tg1 nell’edizione odierna delle 13.30, difendeva a spada tratta Napolitano, accusando – con un repertorio più vecchio dell’invenzione della stampa – Berlusconi di essere un fascista, uno che vuole uccidere la democrazia e quant’altro.

Ora, una persona ragionevole, che sia un elettore della Mussolini, di Storace, di Berlusconi, di Veltroni, di Di Pietro o di Ferrero, dovrebbe riflettere su questo improvviso voltafaccia, e studiarsi mentalmente l’inconguenza degli esponenti di questo partito della continua lotta politica, che non manca ogni giorno di disseminare di elementi comici il confronto politico, e soprattutto di spargere infamie sul premier Berlusconi, che oramai si pensa ci abbia fatto l’abitudine.

Mi rivolgo in particolar modo agli elettori dell’IdV, chiedendogli di riflettere sulla pazzia di Di Pietro, e sulla sudditanza ignobile dei suoi compagni di partito, ma in modo più deciso mi rivolgo agli elettori di Walter Veltroni chiedendogli se sia ancora il caso di fare alleanze con questa appendice dinamitarda che tanto – a toni – ricorda il dittatore iraniano Mahmoud Ahmadinejad, invece di trovare una linea di confronto e un modus operandi che garantisca, per gli anni a venire, un perfetto bipartitismo sul modello Repubblicano-Democratico degli Stati Uniti d’America.

Per favore, Per favore, buttiamo via dalla politica Antonio Di Pietro, che sono stufi anche i muri di Montecitorio!

8 Febbraio 2009 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Governo Berlusconi IV, Italia, Partito Democratico, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 4 Commenti

La riforma Gelmini passa alla Camera e si avvia al Senato; già pronto lo sciopero generale

Passata la Riforma, pronto lo sciopero. In sintesi, tutte le riforme che approva un governo di centro-destra vengono seguite, dopo un periodo variabile tra i 5 e i 30 giorni, da uno sciopero sindacale; non è una ristretta visione politico-sociale, è un dato di fatto. Fatto sta che, nella serata di ieri, il prodotto dell’ingegno (vagamente antiquato come il look della 35enne ministra) di Maria Stella Gelmini ha ottenuto quei 321 voti favorevoli alla Camera dei Deputati. Per quanto, a detta della ministra e dei vari esponenti del Governo, questo atto possa essere importante, apporre la questione di fiducia è palesemente ridicolo, poiché lo scarto di voti tra maggioranza e opposizione è talmente ampio che non c’è alcun problema o pericolo in vista di simili voti.

Dato che non ne ho parlato molto, ma volendo mantenere una certa dote di sintesi sulla vicenda, vi vado a ri-illustrare i punti salienti della “riforma Gelmini” (mi si consenta, in basso, di chiamarla anche legge):

  1. Voto in condotta: se prima si veniva bocciati con il 7, ora si viene bocciati con il 5. Ovvero, l’insufficienza comportamentale vale come 4 insufficienze in altrettante materie (o 3 insufficienze ma molto gravi). Idea sicuramente buona, ma poco necessaria. In passato (fino all’A.S. 2007/08, veramente) si è sempre dato il voto in condotta per scontato, inutile, una formalità da compilare in 2 secondi 2, con il seguente criterio: 8 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, qualche richiamo orale, un po di assenze;  9 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, nessun richiamo, pochissime assenze, </mode stinco di santo:ON>
  2. Grembiule: in un’epoca di [in]sano consumismo, dove la lotta intrapresa dai genitori prima, e dai figli poi, ad accumulare una somma di denaro, in abbigliamento, sufficiente a far impallidire i portafogli meno abbienti, l’austera Maria Stella propone la reintroduzione, obbligatoria, di quel bel camice blu (ai miei tempi si usava blu) anonimo che mette sullo stesso piano tutti gli studenti e, a detta di qualcuno, «risolve il problema della sveglia in ritardo».
  3. Giudizi alle scuole primarie e secondarie di I grado: la S.V. gradirà certamente la nostra nuova linea di pagelle, più fresche, con un design rinnovato e al passo coi tempi, che ci permettono di consumare meno inchiostro ma dirVi, al contempo, le stesse cose di prima, ovvero che vostro figlio ha due opzioni: 1. asino 2. genio (le vie di mezzo alle secondarie di I grado, o scuole medie che dir si voglia, non le ho mai viste)
  4. Maestro unico: bei tempi, quando il sottoscritto aveva Cecilia per italiano, Annamaria per storia e geografia ed Elena (successivamente Paola) per matematica. Il caro vecchio pluralismo del corpo insegnanti, e le conseguenti lotte per firmare quelle pagelle ricolme di distinto ed ottimo, stanno per essere sostituite, in tempi di crisi da mutui subprime, da un’insegnante unica, che propinerà ai vostri <inserire opzione a scelta> (figli/e, nipoti, cugini/e, figli/e di amiche e compagnia bella) tutte le (inutili) nozioni necessarie, con l’interessante opzione licenzi 4, tieni 1; la riduzione di personale, oltre ad una gustosa e rinfrescante arietta nuova (con retrogusto di bile) sarà responsabile anche del licenziamento (per manifesta inutilità) di circa 80.000 persone.

Mi sembra di avervi riassunto le innovazioni più contestabili, e contestate dalle opposizioni, ma se ne avessi saltate di altrettanto importanti, non esitate a lamentarvi. Comunque, veniamo alle opposizioni:

  1. Partito Democratico (di Veltroni Walter & Co.): Maria Coscia says: «Il vero autore del decreto e’ Tremonti, secondo cui la scuola italiana, sebbene buona, e’ troppo costosa; dall’opposizione non c’e’ stato nessun comportamento ostruzionistico ma solo la voglia di confrontarsi sul merito, Il pasticcio contenuto nel decreto impedisce di costruire un futuro per il Paese».
  2. Italia dei Valori (di Analfantonio di Pietro & soci sindacali): Silvana Mura tuona: «La riforma della scuola che il governo impone con il voto di fiducia si scrive Gelmini ma si legge Tremonti, unico ministro che decide per tutti gli altri ministri bidelli; nel testo ci sono solo tagli, mentre della Gelmini sono i provvedimenti: a lei l’Idv assegna il 4 in condotta per una riforma che rottama la scuola e con essa il diritto all’istruzione.»
  3. Unione di Centro (pseudo-cattolici allo sfascio con Pierfy): Luisa Capitanio Santolini dice: «Sono d’accordo sul fatto che la reintroduzione del voto in condotta o del grembiulino non migliorerà la situazione drammatica in cui versa la scuola, ma rimane il fatto che il titolare dell’Istruzione, contrariamente alle sue promesse ne sta cambiando il volto senza avviare prima un dibattito ampio e senza il consenso dei protagonisti del comparto. Nnessuna urgenza giustifica un decreto sulla scuola blindato dalla fiducia»

(Nota bene: si ringrazia RaiNews24 per le citazioni)

Tre opposizioni, che rappresentano tre schieramenti politici, di cui uno ex-alleato degli attuali esponenti della maggioranza parlamentare e, casualmente, tre donne che sgozzerebbero volentieri la loro collega di gonnelle e tailleur appena fuori da Montecitorio, perché la ministra rovina il futuro dei loro figliocci. E forse, tutti i torti non ce li hanno. Ma anche quella lombarda d’una ministra, che colpa ne ha, se la scuola è un po zingara e va…(cit.). Prima di passare alle mie considerazioni, vi faccio notare una interessante similitudine tra Governo Berlusconi II-III e IV: nel quinquennio 2001-2006 la ministra, Letizia Moratti, tentò di riformare la scuola, e fu bersagliata da talmente tante proteste (e sicuramente riti woo-doo) da farle, e con buona ragione, pensare di lasciare i palazzi romani per ritirarsi a Marino. Noo! Non Marino provincia di Roma, dove si tiene quella interessante Sagra dell’Uva, ma Palazzo Marino, sede del municipio di Milano. Nel 2008, il ministro è di nuovo una donna, intraprendente ed elegante, vuole riformare la scuola, ma ottiene solo polemiche e scioperi.

Bene, tocca agli scioperi:

  1. Tutta Italia, la NO-Gelmini Week: nei giorni scorsi, tutti gli insegnanti d’Italia sono stati costretti con la forza (cit.) dai loro rapp.ti sindacali a vestirsi a lutto; perché erano morti i cani di Epifani e i gatti di Bonanni? Macché, perché la riforma Gelmini ha ucciso la scuola italiana, e di conseguenza la macabra protesta s’ha da fare.
  2. Tutta Italia, 17 ottobre, SCIOPEROOO!: citando i vari episodi dei Simpson nei quali i protagonisti hanno a che fare con gli Strike (Sciopero degli insegnanti provocato da Bart, sciopero dei dipendenti della centrale nucleare con Homer a capo del sindacato per ottenere la convenzione odontoiatrica), il 17 ottobre prossimo (né di Venere né di Marte non s’arriva e non si parte e non si da inizio…alle proteste!) tutte le sigle sindacali (CGIL, CISL, UIL, e tante altre astruse compagne) si danno appuntamento (a Roma, presumo) per manifestare, manifestare, manifestare. Ma sappiamo tutti i risultati che otterranno: 1. I ragazzi ne approfittano, e restano a casa a dormire 2. a Silvio & MS non gliene frega niente, e continuano a riformare

E ora il momento che tutti stavate aspettando (ennesima cit.), ovvero My 2 cents, come la vedo io, che ne penso, se darò o meno ragione a Silvietto e torto ai comunistacci; no, non darò ragione né torto ad entrambi, perché la scuola è un terreno accidentato, pieno di buche che nascondono infide mine pronte ad esplodere con un potenziale violentissimo anche alla minima vibrazione. I governi, quando governano, cercano soluzioni a loro dire straordinarie ed efficienti per ridare valore ad un comparto del Paese che soffre da quando, nel 1948, la Costituzione entrò in vigore, e le opposizioni protestano perché le manovre del Governo sono inefficaci e pazzesche. Ma tutti sono d’accordo su una maledetta definizione: meritocrazia. Maledetta sì, perché nessuno sa cos’è la meritocrazia, e se lo sa non sa come applicarla. L’unica soluzione sarebbe un confronto serio e pacato, nonché responsabile, tra maggioranza e opposizione,  per approvare una strategia comune di riforma. Ma questo, come è impossibile ahora, sarà impossibile sempre. E a farne le spese, come al solito, saranno gli studenti…e questo è quanto.

Nota: si ringrazia Silvia, che giusto qualche ora prima della pubblicazione di questo post sollecitava il sottoscritto a parlare della Riforma della Scuola, per lo spunto dato alla realizzazione di un “editoriale” che, si spera, produrrà commenti a raffica.

8 Ottobre 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Cultura e società, Governo Berlusconi IV, Istruzione, Italia, Maria Stella Gelmini, Partito Democratico, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Sindacati, Walter Veltroni | | 2 Commenti

Condoglianze, Italia.

Ma che brava Sabina Guzzanti e i suoi amici girotondini-grilliani. Oggi, come sapete, si è svolta la manifestazione, definita No-Cav Day, una protesta, ideata da parte del PD, dall’IdV e da molti esponenti della cultura di sinistra, per protestare contro le “leggine” ad personam promosse dal premier, Silvio Berlusconi (di cui abbiamo già parlato in un post precedente, che ha avuto, per il suo tono pesantemente ed innovativamente critico, plausi dai miei soliti detrattori).

Per quanto non condivida l’iniziativa, nel modo più assoluto, il diritto di manifestare è una delle più belle e grandi libertà. L’Italia è una nazione di manifestanti, una nazione di piazze stracolme: dai funerali di Enrico Berlinguer, storico esponente del comunismo, alle grandi adunate sindacali, ai concerti del primo maggio davanti la Basilica di San Giovanni in Laterano, passando per la manifestazione dell’allora CdL del 2 dicembre 2006, sino ai Gay Pride e quant’altro.

Oggi è ricominciata l’opposizione di un tempo: l’antiberlusconismo che scende in piazza, e prende di mira anche chi con Berlusconi non c’entra nulla, oppure c’entra. L’antiberlusconismo che si fa beffa della vita della gente, che usa epiteti irripetibili e che offende a destra e a manca. Ebbene, oggi si è toccato il fondo, oggi mi hanno fatto davvero girare i coglioni a mille giri al minuto. Voi mi direte: Predichi bene a dire che gli epiteti non vanno usati e poi sei il primo che li usa. Lo so, ma quanno ce vo, ce vo!

Veniamo al sunto di tutto: Sabina Guzzanti, una donna (se così possiamo chiamarla) che si è presa gioco del popolo che manifestava sacrosantamente usando un linguaggio vergognoso:

  1. Le offese alla Carfagna: la troia ha offeso la Carfagna, ministro delle Pari Opportunità, soubrette, presentatrice, e ora ministro senza portafoglio. Una gran cazzata di Berlusconi, ma sorvoliamo, è un essere umano, e una donna, e va rispettata. La Guzzanti ha proclamato uno stornello romano, con toni da osteria, da querela, uno schifo mai immaginato, ma non si è fermata qui, offendendo una sua “collega donna, ha dato di matto: “A me non interessa la vita sessuale di Berlusconi, non sono una moralista; ma non può diventare ministro delle Pari Opportunità una che gli ha succhiato l’uccello”. E ancora: “Berlusconi usa il viagra, questo lo sanno tutti infatti uno dei suoi nomignoli è ‘presidente vaso dilatatorio’ ed i suoi assistenti si chiamano ‘vasellinati’ o ‘vaso dilatati’”.
  2. HA OFFESO PAPA BENEDETTO XVI: Sì, si è permessa, ha offeso il Papa! HA OFFESO IL PAPA! Cosa cazzo c’entrava Ratzinger con il No-Cav Day? Cooosa? COOOSA C’ENTRAVAA?! E neanche a dire che si tratti di una offesa “passabile”, ma di un attacco criminale, vergognoso, impronunciabile, ma che riporterò per diritto di cronaca: «Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e sarà all’inferno, tormentato da diavoloni».

Sono troppo, veramente troppo indignato da questo vergognoso ritorno al passato. E sto sorvolando sulle parole di Trebbiator-Di Pietro, su quelle di Travagliato-Travaglio, e su quelle di Grillo Ciccione, il quale, come oramai costume consolidato, ha preso di mira Giorgio Napolitano, apostrofandolo come un deficiente dormiglione che non sa decidere, autonomamente, cosa promulgare, cosa non promulgare, facendo trapelare dunque, dalla sua bocca di merda, un giudizio pazzesco di Napolitano. Il Capo dello Stato non è un lobotomizzato, è un uomo di straordinaria cultura e merito, che è salito al Colle per i suoi altissimi servigi resi alla Patria Italia, e non perché mandatoci a calci in culo da lui e dai quattro idioti che lo ascoltano.

Sono offeso, amici lettori, anzi, e lo dico con le lacrime agli occhi, che devastano la mia autostima: in momenti come questi, mi vergogno di essere italiano. Mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di tenere la bandiera vicino a me, la bandiera insozzata da uomini inutili, vorrei solo sprofondare e non sentire più nulla. Vorrei andarmene, nella più remota delle nazioni, e rimanerci, morirci e farmici seppellire. Mi vergogno di essere italiano.

(Post scriptum: ho inserito la Categoria:Lutti perché quest’oggi l’Italia, la mia quasi-ex Patria, è morta..di nuovo, è morta, ed è stata assassinata, e il suo vessillo sporcato del Sangue della Democrazia, come il sangue che uscì dai corpi di Abraham Lincoln, di John Fitzgerald Kennedy e di Aldo Moro).

8 Luglio 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, Cultura e società, Elezioni politiche 2008, Giorgio Napolitano, Governo Berlusconi IV, Italia, Papa Benedetto XVI, Politics, Silvio Berlusconi, lutti | | 12 Commenti

Il CdM “trasloca” a Napoli; i partenopei sperano in Silvio e la squadra

Il Consiglio dei Ministri, per la sua prima riunione (in realtà sarebbe la seconda, ma sorvoliamo) si sposta a Napoli. Domani, Silvio Berlusconi e la sua squadra faranno tappa a Palazzo Reale, nel centro della bellissima città partenopea, per mettere a punto vari pacchetti su alcuni problemi estremamente urgenti; analizziamoli insieme:

  1. Questione sicurezza: è inutile che, sia a destra che a sinistra, si voglia negare l’esistenza di una grave emergenza sicurezza, ma è inutile anche gettare fango solo sui rom, i rumeni, gli albanesi, senza tenere a mente le migliaia di migliaia di reati commessi dagli italiani. E al sud lo sanno bene: vi dice qualcosa la camorra, la ‘ndrangheta, la mafia? Eh, lì non ci sono i rumeni, ci sono gli italiani. Criminali italianissimi, tutti pizza margherita e uè, uaglio! Sorvoliamo sulle napoletanate (ho sempre detto che amo Napoli, e non i napoletani) e torniamo alla sicurezza: in Italia c’è un problema, e si chiama certezza della pena. Perché un assassino, condannato in primo anno a 30 anni di carcere, deve aspettare il giudizio della Cassazione, che arriverà dopo 5-6 anni, essendo intanto  libero di poter reiterare il reato per il quale è accusato? Pensiamo ad Anna Maria Franzoni, che, per una coincidenza fortuita, è la nipote della moglie di Romano Prodi, la quale, nel corso del lungo iter giudiziario che l’ha vista coinvolta si è avvalsa di avvocati come Taormina, Federico Grosso, per poi ripiegare su di un semplice avvocato d’ufficio, che, però, è riuscita a fargli ottenere il dimezzamento della pena. Domani, o al massimo giovedì, la Corte di Cassazione pronuncerà un giudizio sul futuro di questa donna: conferma della condanna (16 anni e qualche mese) oppure assoluzione. C’è qualcosa che non va in tutto questo, dal ladro, al grassatore, al truffatore, all’uxoricida, al violentatore: i processi durano troppo, i processi sono spesso inutili, i processi non funzionano, le pene sono palesi prese in giro. Deprecando, NATURALMENTE, la pena di morte, dico che le pene vadano inasprite: lo spaccio di sostanze stupefacenti, l’omicidio, la truffa, e tanti altri, vanno puniti con l’ergastolo. Il consumo di droga va punito con 25 anni di carcere, la rapina idem, lo stupro con 50 anni di carcere.
  2. Emergenza rifiuti: e qui tiriamo in ballo la Camorra, che è la vera responsabile di questa tragedia disumana che coinvolge i nostri amici campani. I camorristi, questi sporchi criminali, ci marciano, ci guadagnano, vivono con le azioni truffaldine, nelle quali rientra anche il “commercio della munnezza”. Certo, è facile parlare, quando non si è direttamente coinvolti, ma i napoletani devono svegliarsi, devono fare barriera comune, devono smetterla di proteggere questi infami bastardi che minano la Democrazia e lottare, fino allo stremo delle forze, per assicurare questa gente alla Giustizia e bonificare una delle zone più belle del Bel Paese. Poi, quando si saranno eliminati i rami, si rastrelleranno via le foglie. Come? Basta dare i rifiuti alla Germania, che ci guadagna e ci produce pure l’energia, facciamoci i termovalorizzatori, portiamo il riciclo ad almeno il 50% del totale dell’immondizia, e, nei piccoli comuni, eliminiamo i camion. Già qualche comune, infatti, ha adottato la soluzione più naturale che esista: l’asinello. Questo simpatico animale, che può portare carichi 4 volte superiori a quelli di un camion, non consuma benzina, ma fieno, al massimo qualche carota, è naturale, è simpatico, non inquina, ed ha un sacco di altri vantaggi. Certo, usarlo a Roma sarebbe un po comico, ma usarlo a Montesarchio, a Rocca di Papa, ad Alleghe, andrebbe bene.
  3. Alitalia: la nostra compagnia di bandiera, dal futuro sempre più incerto, con un carrello e mezzo nella tomba, e l’altro che non sa se infilarcisi pure lui, oppure rullare, veloce veloce, fino a ritirarsi per far spiccare il volo ad un Boeing pieno di speranze. Alitalia deve rimanere in mano italiana, assolutamente, perché Alitalia = compagnia di bandiera italiana = Italia, e su questo ci siamo. Gli imprenditori ci sono, piano piano spuntano, ci pensano tutti, perché sanno che sul trasporto aereo c’è da investire e da guadagnarci, ma tutte queste compagnie “grosse” hanno un nemico comune: low-cost. Perché dovrei spendere 400 € per fare Roma-Milano-Roma con Alitalia quando con Ryanair posso spendere la metà, la metà della metà magari? Certo, se voglio viaggiare bene, devo spenderne 400, ma io non ce li ho, io, cittadino che guadagna 1.500 € al mese, che ne spendo 800 di bollette, 600 di spesa, 100 di questo, 150 di quell’altro, e alla fine mi ritrovo anche con i debiti, piuttosto che con qualche soldino da mettere nel vecchio libretto postale. Ma in gioco è il futuro dell’azienda: si facciano vedere questi imprenditori, formino questa cordata, e acquistino questa povera Alitalia, per la gioia di chi ci lavora, che, se non rientrerà nel sicuro piano esuberi, potrà sperare in un po di stabilità.
  4. Economia, ICI e detassazione straordinari: se si riducono le tasse, i soldi che uno guadagna sono di più, ha più potere d’acquisto, spende di più, l’economia riprende (Tooby, tu che fai economia dimmi se sbaglio, ma del resto io non studio alla Bocconi, quindi tu saprai correggermi se sbaglio). L’imposta comunale sugli immobili è questo fardello che spetta a tutti coloro che hanno una fissa dimora. Mediamente cosa sono, 75-100-150 euro al mese, per una casa media? Non è molto, forse sarebbe una delle imposte che potrebbe essere lasciata, ma detassare anche le cose più piccole è un aiuto per tutti. L’importante, è, invece, detassare gli stipendi, e gli straordinari in particolare. Fino ad un anno e mezzo fa, vedevo la busta paga di mia nonna, operatrice tecnico assistenziale (OTA) presso una casa di cura privata, dell’azienda San Raffaele. Al netto, prendeva 1.500 € al mese, ma in tasca gliene entravano 1.000, sì e no. Rendiamoci conto, sono cinquecento euro, quasi un milione di lire che se ne vanno in tasse. Certo, le tasse servono allo Stato per offrire servizi al cittadino, ma santo Dio quanti soldi vuole questo Stato! Se lo stato se ne prendesse 250 in meno, nelle tasche ci entrerebbero 250 euro in più, per arrivare serenamente alla fine del mese oppure per metterli da parte, che so, per il nipote, il figlio, oppure per farsi una bella Crociera di quelle della MCS, che tanto ci fanno sognare, ma che non possiamo permetterci, con i nostri miseri stipendi.

Da questo CdM ci si aspetta molto, tanto, da Napoli a Roma, da Torino a Trieste, dal Brennero a Ragusa. Ci aspettiamo misure concrete per mettere un freno ai problemi, ridare sicurezza al paese e potere d’acquisto alle nostre tasche esauste. Tutto ciò, con il contributo di una opposizione che dovrà essere responsabile, utile, competente. Nel PD lo sono, nell’UDC anche (credo), nell’IDV no, non penso che lo siano, sono troppo attaccati alle loro battaglie politiche, ma sta bene a loro, sta bene a tutti. Buon lavoro, dunque, al premier Berlusconi, e alla sua squadra.

20 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Tasse, Walter Veltroni | | 3 Commenti

La nuova frontiera dell’odio nella politica? Antonio Di Pietro, e chi se no?

Ahi, serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello! (Dante Alighieri, la Divina Commedia)

C’era una volta c’era l’antiberlusconismo del vecchio Romano Prodi, quello dei comunisti, che era quasi civile, ora c’è l’antiberlusconismo di Antonio Di Pietro, anzi, c’è la questione Di Pietro. Quest’uomo sta creando scompiglio nella politica, sta innescando la miccia dell’odio che il ben noto Veltrusconi sembrava aver allontanato per sempre, lasciando spazio alla tanto sperata collaborazione tra maggioranza e opposizione. E invece no…

Di Pietro tira fuori vecchi discorsi, vecchi odi, e promette un’opposizione dura, inflessibile, senza sconti. Quindi, cosa propone ai suoi elettori? Di non appoggiare nessun provvedimento che invece la squadra del vero centro-sinistra appoggerebbe, così come farebbe l’UDC. Antonio Di Pietro vuole il male del paese, il male che non ci serve, il male che fa male (gioco di parole cacofonico, ma efficace). La legislatura che si è appena aperta ha tutti gli elementi per riformare il nostro amatissimo paese, grazie al PDL, ma grazie anche, e soprattutto, al contributo del PD, che ha varato il cosiddetto Governo Ombra.

Per chi non lo sapesse, il governo ombra è una tradizione politica anglosassone; il partito all’opposizione, dato che la Camera dei Comuni e la Camera dei Lord sono squisitamente bipartitiche, e dunque bipolari, forma una sua squadra di governo i quali, volta per volta, analizzano i provvedimenti e le leggi che presenta la maggioranza, fanno le loro critiche, doverose, e contribuiscono a rendere migliori le idee del Governo. Un’idea che è piaciuta al premier, Silvio Berlusconi, e che sinceramente, dopo le prime renitenze, ha convinto anche chi vi scrive. E già, perché questo è solo uno dei segni della politica che cambia, una politica finalmente utile, la politica del fare, e non la politica del ciaccolare e ciccioneggiare, come recita la Paola Cortellesi imitando la Daniela Santanchè nel video linkato precedentemente, una politica che, INSIEME, riporterà l’Italia agli antichi splendori.

Ma in questo progetto di collaborazione Di Pietro non c’è, certo, lui è un politico vecchio stampo, che non cambia, che attacca… anche se Di Pietro con la politica non c’entra una mazza. Ebbene, io parlo a voi, amici del Partito Democratico, voi, che avete costituito il partito unitario del centro-sinistra, voi, che avete eletto Walter Veltroni alla guida del partito (anzi, noi l’abbiamo eletto, visto che anche io ho partecipato alle primarie), voi dovete ribellarvi agli atteggiamenti pieni di odio di questo falso politico, di questo giustizialista, di quest’uomo che nulla vale, e dirgli: «Noi abbiamo chiuso con la politica dell’odio, e vogliamo collaborare per rendere l’Italia un posto migliore. Se non ti sta bene, vai ad allearti con le Brigate Rosse».

Abbiamo un Parlamento più bello, ora, con due partiti maggiori e due piccole forze residue (IDV e UDC), senza comunisti, senza socialisti, senza fascisti, senza quella destra che di democratico ha poco e di neo-fascista troppo, non roviniamo questa occasione. Walter, Silvio, Pier Ferdinando, e anche tu, Antonio, lavorate per questi anni a venire per riportare il paese sulle rotaie di un’Alta Velocità che agogniamo tutti da tanto, troppo, veramente troppo tempo.

Rimettiamo in sella l’Italia, insieme, senza odio, ma con l’impegno e la serietà che l’Italia merita e si aspetta!

15 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Antonio Di Pietro, Cultura e società, Elezioni politiche 2008, Governo Berlusconi IV, Italia, Pier Ferdinando Casini, Politics, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni | | 3 Commenti