¡Mi vida fantastica!

La Cassazione autorizza l’omicidio di Eluana; mai in Italia un simile scandalo

Posted by: stefomec on: 13 Novembre 2008

Lasciate vivere Eluana!

Lasciate vivere Eluana!

La Corte di Cassazione ha dato ragione a Beppino Englaro, il padre di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da 17 anni, che il padre vuole uccidere privandola dell’alimentazione e della nutrizione, ovvero condannandola alla morte per fame e per sete. Una pratica scandalosa, che ricorda la triste vicenda di Terri Schiavo, morta di sete dopo 14 giorni di agonia. Ed è la Suprema Corte che, agendo in un modo tecnicamente legale, autorizza per la prima volta, e riconosce come legale, un assassinio, un crimine orrendo come l’omicidio, nei confronti di una persona, di un essere vivente, la cui unica colpa è essere rimasta coinvolta in un tremendo incidente stradale 17 anni fa.

Veniamo ai commenti istituzionali (politici e religiosi):

  1. Alfredo Mantovano, sottosegretario del Ministero dell’Interno: «Una parte della magistratura rifiuta la tutela della vita umana, privilegia forme più o meno velate di eutanasia e di omicidio del consenziente e impone questa sua opzione al Paese violando le leggi in vigore». «La magistratura introduce in Italia l’eutanasia».«Già nelle scorse settimane la Corte Costituzionale aveva preferito chiudere gli occhi, facendo finta di non vedere questa palese invasione di campo. Spetta perciò al Parlamento restituire al popolo la sua sovranità con una scelta in favore della vita che ribadisca e renda evidenti le gravi responsabilità, anche politiche, dei magistrati che avallano scelte di morte».
  2. Luca Volontè, UDC: «La Cassazione autorizza il primo omicidio di Stato in nome del popolo italiano. L’omicidio di Eluana non può rimanere impunito»
  3. Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare: «Non c’è nessun obbligo né da parte dei medici né delle strutture pubbliche. Mi auguro che gli hospice delle altre regioni facciano come la Lombardia e la Toscana, che hanno chiaramente detto che la sospensone delle terapie per Eluana da loro non si può fare»
  4. Associazione Scienza e Vita: «Visto che si tratta di una condanna a morte, non solo assistano alcuni testimoni, ma possa essere registrata in video».
  5. Maria Coscioni: «I giudici della Cassazione hanno dimostrato di essere in sintonia con la maggioranza del Paese. Si è parlato di omicidio, si è lasciato credere che Eluana sarebbe stata lasciata morire di fame e di sete, mentre staccare il sondino che la alimenta significa consentire che si possa spegnere senza soffrire, un dato ampiamente provato scientificamente»

Per tutti gli altri commenti, rimando all’articolo del Corriere della Sera

Qualcuno, leggendo questo post, mi accuserà di essere il solito bigotto cristiano bacia-anello del Papa e via discorrendo, ma è questa la mia opinione, e come tale deve essere rispettata. Staccare il sondino che alimenta Eluana significa farla morire, condannarla alla morte, una condanna pretesa dal padre, sostenuta dai Radicali (e te pareva) e legalizzata, in un atto che non so quanto abbia di costituzionale, dalla Corte di Cassazione. Per questo, ai lettori che come me condividono l’inammissibilità della condanna a morte per Eluana, chiedo di mobilitarsi, parlarne, fare qualcosa, affinché questa decisione venga almeno rimandata.

ELUANA DEVE VIVERE!

16 Risposte a "La Cassazione autorizza l’omicidio di Eluana; mai in Italia un simile scandalo"

Anche se ella stessa, trovandosi nella situazione in cui si è trovata, voleva morire? Da liberale, mi sembra una cosa ridicola. XD

Comunque è tutto costituzionalissimo: artt. 24 e 32, e già che ci siamo, pure l’art. 7. Tra l’altro non c’è stato alcun intervento legislativo ad hoc: una volta che il tribunale ha appurato che Eluana stessa voleva morire, è andato tutto in discesa, visto che il caso era già stato previsto dalla Legge. Il problema è stato politico, grazie, in particolare, all’ingerenza di istituzioni non competenti sul territorio italiano e grazie a certe fette della politica italiana che evidentemente ha a cuore gli interessi del Vaticano.

Termino ricordandoti che Giovanni Paolo II, avendo capito di rischiare di fare la fine di Eluana (ovvero una vita prolungata artificialmente dalle macchine e non terminata per volontà di Dio), ha deciso di lasciare l’ospedale e morire nel suo letto. Entrambi, senza l’ausilio delle macchine, sarebbero morti: la differenza è che il papa sapeva di essere troppo vecchio per continuare a vivere, mentre Eluana non sapeva che avrebbe avuto l’incidente che l’avrebbe uccisa (se non fosse stata salvata dall’uomo e dalle sue macchine).

E chi lo dice che Eluana voleva morire? C’è un testamento in merito? Ci sono fonti scritte sulle quali basarsi per la sentenza? Verba volant, scripta manent. Quindi, da ciò si delinea che: 1. Manca una legge sul testamento biologico e 2. Un padre non può decidere sulla vita dei figli, altrimenti ce ne torniamo belli belli ai primi secoli di Roma quando il pater familias poteva benissimo uccidere i figli, nonché venderli. E pressappoco con la faccenda odierna ci siamo.

La Corte di Cassazione ha stabilito (ribadisco: in base alle leggi già date in materia ed in base alla Costituzione) nel 2007 che è possibile dare la morte ad una persona quando vi sono due circostanze: lo stato vegetativo deve essere giudicato dai medici come irreversibile e che vi siano prove inequivocabile che il soggetto abbia espresso la volontà di non rimanere in un simile stato.

La prima condizione è già accertata da oltre quindici anni: per la medicina Eluana Englaro non può tornare indietro dallo stato in cui si trova. Nel 1993, sempre per i medici (quindi non per l’uomo della strada), buona parte del cervello ha subito una degenerazione che non lascia scampo.

La seconda condizione è stata accertata dopo anni di battaglie giudiziarie: già nel 2000 il padre aveva ribadito che mai e poi mai la figlia avrebbe voluto vivere in quello stato, ma il tribunale e la corte d’appello non avevano mai ritenuto tale condizione sufficiente a staccare l’alimentazione nasogastrica e l’idratazione che tengono in vita la donna. Nel 2007 interviene la Cassazione, che stabilisce che per staccare la spina occorrono le due condizioni di cui sopra. Addirittura nel 2005 la Cassazione aveva stabilito che non poteva decidere il padre, perché coinvolto emotivamente (e già qua ci vuole una riflessione: un padre non chiede la morte della figlia per cattiveria, ma lasciamo perdere). Pertanto il Tribunale di Lecco (quello che aveva detto no alla morte di Eluana) aveva nominato una curatrice speciale, Franca Alessio, la quale, dopo aver svolto il suo compito, dice che Eluana ha diritto a porre fine alla sua vita. Non decide il padre, addirittura la curatrice nominata dal tribunale del no alla morte si schiera dalla parte del padre. Basta? Ovviamente no, e altri ricorsi. Nel dicembre 2006 gli avvocati cominciano a presentare le prove, che il tribunale, già all’epoca, giudicava valide, ma rigettando ancora il ricorso, perché, in sostanza, secondo i giudici, non importa che Eluana avesse espresso tale desiderio.

Se non ché, interviene nuovamente la Cassazione, la quale afferma il principio delle due condizioni dette sopra e rinvia la decisione alla Corte d’Appello, che non fa altro che dire: “Visto che la Cassazione ha detto così, allora Eluana Englaro può morire”. Siamo al giugno del 2008, nuovo ricorso in Cassazione, che oggi ha posto la parola fine alla questione.

Tutto all’interno del diritto quale è oggi. Se manca una legge sul testamento biologico, è un problema politico, non giudiziario. Secondo la Costituzione, quando una persona si rivolge alla Magistratura ha diritto ad avere una risposta, e tale risposta gli verrà data in base alle leggi vigenti. Eluana Englaro è in coma da sedici anni, e da sedici anni è uno dei casi. E da decenni si parla di testamento biologico, ma nessuno è mai intervenuto. Non essendovi tale legge, la magistratura va avanti in base alle leggi vigenti. Dopo decenni di battaglie giudiziarie, la magistratura ha fatto chiarezza sulla vicenda. Le prove raccolte sono state giudicate «attendibili, univoche, efficaci e conferenti». Non voglio mettermi a parlare della questione della prova: che non ci sia niente di scritto, per il diritto, da millenni (e non è un’esagerazione) non prova nulla.

Riassumendo: il Tribunale che aveva negato la morte ad Eluana aveva riconosciuto che Eluana aveva manifestato tale desiderio, ma non lo aveva ritenuto sufficiente. La Cassazione ha stabilito le due condizioni per dare la morte a una persona in base all’ordinamento in vigore. Nell’ordinamento in vigore non c’è traccia di testamento biologico, ergo, anche se ci fosse stato un testamento di tal tipo non sarebbe valido. Infine il padre non ha deciso un bel niente: la decisione è stata presa, oltre che dalla curatrice nominata dal tribunale, dalla magistratura stessa. Il padre non ha fatto altro che usare gli strumenti che il diritto gli dava per porre una domanda alla giustizia e ottenere una risposta.

Quindi non c’è obiezione che tenga: date le circostanze e data la Legge, è stata fatta Giustizia. Se qualcuno non è d’accordo, si ricordi che la Legge è dura, ma è Legge. Se a lamentarsi è la Chiesa cattolica, si rimandi all’articolo 7 della Costituzione. Se a lamentarsi è qualche politico, si assuma le proprie responsabilità per non aver affrontato il tema del testamento biologico in precedenza (ricordiamo che è stato depenalizzato il falso in bilancio in modo retroattivo, se la politica invece di parlare tanto in questi sedici dico SEDICI anni avesse fatto una legge retroattiva anche in tal caso la questione si sarebbe potuta risolvere in modo diverso).

Non riesco a inserire le fonti: controlla nello spam, erano un bel po’ di link.

Argomento controverso, legalmente e moralmente. Ma sono dell’idea che sia meglio “salire alla casa del Padre” piuttosto che vivere per decenni una vita che ha, come unico scopo, quello di soffrire senza speranza di uscire dal dolore.

“Se c’è vita c’è speranza” e la “vita è sofferenza”. OK. Però, ti farei una domanda, Stef. Secondo te, cos’è la “vita”?

Bella domanda, Leo…rispondendo “scientificamente”, potrei dire che finché il cuore batte, c’è vita, ovverosia la sussistenza del battito cardiaco giustifica la permanenza in vita. Cristianamente parlando, si potrebbe dire pressappoco la stessa cosa. In sintesi, io ti dico che la vita è il cuore che batte. Quando questo cessa definitivamente di battere, allora non c’è più vita. Nello specifico, mi ritorna in mente la notizia di qualche settimana fa, quando i medici informarono dell’aggravamento delle condizioni di Eluana: a questo punto, venendo al tuo ragionamento (sarà peccato a dirlo), era meglio che Eluana fosse “salita alla casa del Padre” piuttosto che essersi stabilizzata. Tu che ne pensi? (P.S.: perché la citazione della “casa del Padre”? Ridicolizzazione del cristianesimo o fede? Mi incuriosisce)

Parto dal P.S.: profonda stima per una Figura che non c’è più. Per me la “vita” non è solo la poesia (è un bel termine per definirlo) del battito del cuore. La vita è emozione, sensazione, atto, amore, movimento… Insomma, la vita è la raccolta di azioni ed esperienze. Una volta che esse si esauriscono, il fine è raggiunto e si “passa oltre” (=muore). Eluana ha vissuto d’omissione per una quindicina d’anni: respira? Grazie ad un polmone artificiale (sottolineerei l’ultima parola – e verosimilmente il cuore batte perché è “costretto”, non per natura – ). Si nutre? Grazie ad un sondino. Ama? Non può amare. Subisce un dolore chiuso, non esprimibile, senza coscienza.
Permettimi di segnalarti un errore su Terry Schiavo: tu hai scritto “morta di sete dopo 14 giorni di agonia”. Ne mancano circa 5.460, di giorni di agonia.

Un errore? Una tua visione, mio caro. Sempre sul Post Scriptum, forse potrei avere un’idea della Figura, se è quella che penso io, ma se è qualcosa di personale allora no, non ho capito. La tua idea, comunque, è estremamente profonda, come non avrei neanche immaginato.

Terry Schiavo “viveva-non” in quei 5.460+14 giorni. L’agonia non si modifica e non credo sia solo una mia visione soggettiva. La Figura è quella di un Papa che aveva carisma da vendere.

Ah, Giovanni Paolo II? Personalmente preferisco Benedetto XVI, anche se il carisma di Giovanni Paolo I e la sapientia di Pio XII sono dei capisaldi della storia papale. Comunque, la visione è soggettiva. Se io non condivido la tua idea, significa che non è una visione universale, ma soggettiva. O no?

Allora ti faccio una domanda (n’altra): cos’ha “vissuto-non” Terry Schiavo in quei 5000 e passa giorni? Sulle idee diverse: mi pare logico. Per questo voglio il confronto :D

Ha vissuto, non coscientemente visto il suo “stato” o condizione che dir si voglia, ma ha vissuto, finché qualcuno ha autorizzato, legalmente, la sua morte. Non ha vissuto come si vive normalmente, provando emozioni e potendosi guardare intorno, ma ha sempre dato segni di vita. Il cuore batteva? L’elettroencefalogramma non era piatto? Allora era viva! (P.S.:Grazie dell’interesse nel mio blog, mi fa molto piacere averti tra i miei lettori :D )

Eluana ha affermato di voler morire…. se tu vuoi rifiutare le cure i medici non possono forzarti… e allora perchè tenerla in vita contro la sua volontà?

Concludendo il discorso (e qui mi condividerai, Stefano), spero che tanta sofferenza, conscia o no, siano riuscite a sopportarla con serenità (la nostra è solo un’interpretazione del loro “status”); nonostante i nostri dubbi o certezze “diverse”. A Fale: mi sa che “il padre di Eluana ha detto che la figlia preferisse morire invece di rimanere in questo stato” (trovo inverosimile che in famiglia, però, abbiano affrontato l’argomento all’inizio dei ‘90; però, chi può dirlo?). Sarebbe già diverso. Tra “morire” e “non-vivere per anni”, personalmente – come ho già spiegato – preferirei la prima (ecco: se mai dovesse succedere a me, “staccatemi” :p ).

>trovo inverosimile che in famiglia, però, abbiano affrontato l’argomento all’inizio dei ‘90

I quasi morti tenuti in vita dalle macchine ci sono da decenni e ci sono tutt’oggi. Di quei casi forse non sappiamo, se non per sparute apparizioni televisive create per fare notizia, ma il caso Englaro è rimasto sulla ribalta grazie alla battaglia giudiziaria che ormai ha appassionato gli italiani a riguardo. Ma il dibattito è aperto da decenni, perché casi del genere sono nati ma sono stati, presto o tardi, dimenticati dai media: anche in politica il dibattito si è acceso e spento ogni tanto, visto che in Parlamento dormono varie proposte a riguardo, la più vecchia, se non sbaglio, del 1987 (a parte, credo, le battaglie dei radicali, che forse sono pure più antiche).

Il tribunale, tra l’altro, ha stabilito che il padre non dovesse avere fede nella faccenda e per questo nominò una curatrice indipendente affinché decidesse della questione. Quando però anche la curatrice nominata dal tribunale si arrese, si decise di confermare quanto detto dal padre (cioè che la ragazza voleva effettivamente morire se si fosse trovata in tale situazione) e per questo ha raccolto prove e testimonianze che alla fine hanno portato alla decisione di cui stiamo discutendo. Il fatto che sembra inverosimile che l’argomento non sia stato affrontato in precedenza, dentro e fuori la famiglia, sembra quindi a sua volta inverosimile, ed è anche plausibilissimo. Anche noi stiamo discutendo della cosa, e già da questi commenti, per esempio, se ci dovesse accadere qualcosa, i nostri familiari potrebbero venire a sapere quali sono le nostre intenzioni nel caso ci trovassimo in una situazione simile (giusto per dirne due, Stef Mec non vorrebbe che gli venisse staccata la spina, mentre per te sì, date, ovviamente, tutte le valutazioni del caso, come il tribunale ha fatto nel caso Englaro). La cosa, quindi, mi sembra tutt’altro che peregrina.

Lascia una Risposta