Posted by: stefomec on: 13 Novembre 2008

Lasciate vivere Eluana!
La Corte di Cassazione ha dato ragione a Beppino Englaro, il padre di Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da 17 anni, che il padre vuole uccidere privandola dell’alimentazione e della nutrizione, ovvero condannandola alla morte per fame e per sete. Una pratica scandalosa, che ricorda la triste vicenda di Terri Schiavo, morta di sete dopo 14 giorni di agonia. Ed è la Suprema Corte che, agendo in un modo tecnicamente legale, autorizza per la prima volta, e riconosce come legale, un assassinio, un crimine orrendo come l’omicidio, nei confronti di una persona, di un essere vivente, la cui unica colpa è essere rimasta coinvolta in un tremendo incidente stradale 17 anni fa.
Veniamo ai commenti istituzionali (politici e religiosi):
Per tutti gli altri commenti, rimando all’articolo del Corriere della Sera
Qualcuno, leggendo questo post, mi accuserà di essere il solito bigotto cristiano bacia-anello del Papa e via discorrendo, ma è questa la mia opinione, e come tale deve essere rispettata. Staccare il sondino che alimenta Eluana significa farla morire, condannarla alla morte, una condanna pretesa dal padre, sostenuta dai Radicali (e te pareva) e legalizzata, in un atto che non so quanto abbia di costituzionale, dalla Corte di Cassazione. Per questo, ai lettori che come me condividono l’inammissibilità della condanna a morte per Eluana, chiedo di mobilitarsi, parlarne, fare qualcosa, affinché questa decisione venga almeno rimandata.
ELUANA DEVE VIVERE!
Argomento controverso, legalmente e moralmente. Ma sono dell’idea che sia meglio “salire alla casa del Padre” piuttosto che vivere per decenni una vita che ha, come unico scopo, quello di soffrire senza speranza di uscire dal dolore.
“Se c’è vita c’è speranza” e la “vita è sofferenza”. OK. Però, ti farei una domanda, Stef. Secondo te, cos’è la “vita”?
Parto dal P.S.: profonda stima per una Figura che non c’è più. Per me la “vita” non è solo la poesia (è un bel termine per definirlo) del battito del cuore. La vita è emozione, sensazione, atto, amore, movimento… Insomma, la vita è la raccolta di azioni ed esperienze. Una volta che esse si esauriscono, il fine è raggiunto e si “passa oltre” (=muore). Eluana ha vissuto d’omissione per una quindicina d’anni: respira? Grazie ad un polmone artificiale (sottolineerei l’ultima parola – e verosimilmente il cuore batte perché è “costretto”, non per natura – ). Si nutre? Grazie ad un sondino. Ama? Non può amare. Subisce un dolore chiuso, non esprimibile, senza coscienza.
Permettimi di segnalarti un errore su Terry Schiavo: tu hai scritto “morta di sete dopo 14 giorni di agonia”. Ne mancano circa 5.460, di giorni di agonia.
Terry Schiavo “viveva-non” in quei 5.460+14 giorni. L’agonia non si modifica e non credo sia solo una mia visione soggettiva. La Figura è quella di un Papa che aveva carisma da vendere.
Allora ti faccio una domanda (n’altra): cos’ha “vissuto-non” Terry Schiavo in quei 5000 e passa giorni? Sulle idee diverse: mi pare logico. Per questo voglio il confronto
Eluana ha affermato di voler morire…. se tu vuoi rifiutare le cure i medici non possono forzarti… e allora perchè tenerla in vita contro la sua volontà?
Concludendo il discorso (e qui mi condividerai, Stefano), spero che tanta sofferenza, conscia o no, siano riuscite a sopportarla con serenità (la nostra è solo un’interpretazione del loro “status”); nonostante i nostri dubbi o certezze “diverse”. A Fale: mi sa che “il padre di Eluana ha detto che la figlia preferisse morire invece di rimanere in questo stato” (trovo inverosimile che in famiglia, però, abbiano affrontato l’argomento all’inizio dei ‘90; però, chi può dirlo?). Sarebbe già diverso. Tra “morire” e “non-vivere per anni”, personalmente – come ho già spiegato – preferirei la prima (ecco: se mai dovesse succedere a me, “staccatemi” :p ).
13 Novembre 2008 a 19:04
Anche se ella stessa, trovandosi nella situazione in cui si è trovata, voleva morire? Da liberale, mi sembra una cosa ridicola. XD
Comunque è tutto costituzionalissimo: artt. 24 e 32, e già che ci siamo, pure l’art. 7. Tra l’altro non c’è stato alcun intervento legislativo ad hoc: una volta che il tribunale ha appurato che Eluana stessa voleva morire, è andato tutto in discesa, visto che il caso era già stato previsto dalla Legge. Il problema è stato politico, grazie, in particolare, all’ingerenza di istituzioni non competenti sul territorio italiano e grazie a certe fette della politica italiana che evidentemente ha a cuore gli interessi del Vaticano.
Termino ricordandoti che Giovanni Paolo II, avendo capito di rischiare di fare la fine di Eluana (ovvero una vita prolungata artificialmente dalle macchine e non terminata per volontà di Dio), ha deciso di lasciare l’ospedale e morire nel suo letto. Entrambi, senza l’ausilio delle macchine, sarebbero morti: la differenza è che il papa sapeva di essere troppo vecchio per continuare a vivere, mentre Eluana non sapeva che avrebbe avuto l’incidente che l’avrebbe uccisa (se non fosse stata salvata dall’uomo e dalle sue macchine).