Soffio nella tempesta

Le mie parole nel fragoroso universo di Internet

[Update:]Approvato il decreto Gelmini, è legge

Mentre vi scrivevo, il decreto 133 – Gelmini di riforma della scuola è stato approvato. 162 sì, 134 no, 3 astenuti. La pseudo-ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca ha commentato:

«La scuola cambia. Si torna alla scuola della serietà, del merito e dell’educazione» ha detto la Gelmini dopo il sì al decreto. Il ministro ha ricordato che «provvedimenti come il voto in condotta contro il bullismo, l’introduzione dell’educazione civica, dei voti al posto dei giudizi, il contenimento del costo dei libri per le famiglie e l’introduzione del maestro unico sono condivisi dalla gran parte degli italiani» (Fonte: Corriere della Sera)

Tutti i parlamentari di PD e IDV si sono presentati agli studenti per comunicare la notizia e parlare delle contromosse adottabili. Tra queste, l’arma-spauracchio del partito di Antonio Di Pietro, il referendum:

Ora che il decreto Gelmini è legge i dipietristi si dicono «già pronti a raccogliere le firme per il Referendum abrogativo, così – spiegano – daremo ai milioni di studenti, insegnanti e genitori lo strumento che la Costituzione riconosce per cancellare leggi barbare e sbagliate».  E il Pd appoggia l’idea dell’ex pm. «Il referendum è uno strumento di democrazia diretta per rispondere a questo governo che si tappa orecchie e bocca». (Fonte: Corriere della Sera, v. link precedente)

Durante la seduta (rapidissima, in verità), Anna Finocchiaro ha violentemente attaccato il ministro (e con buona ragione), che ha detto:

«Il suo silenzio è indifferente e opaco. Alle domande lei non risponde e colpisce questa vostra cupa determinazione. Di queste giornate colpisce il disprezzo per le ragioni degli altri» è l’affondo della senatrice siciliana. «Pensate che approvate questo decreto e che sia finita qui. Non è così, non è così per noi e non credo che sarà così per il Paese».

Da registrare anche l’ennesima pagliacciata di Francesco Cossiga, ex-Presidente della Repubblica Italiana, che per ovvi motivi di disprezzo non vi riporto (potete trovare le sue dichiarazioni nell’articolo che vi ho linkato precedentemente).

Che dire...il mio post di prima raccoglie tutti i sentimenti del sottoscritto e le vicissitudini del diritto costituzionale in merito a situazioni simili, leggetelo e commentatelo.

29 Ottobre 2008 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Istruzione, Italia, Maria Stella Gelmini, Partito Democratico, Silvio Berlusconi | | 1 Commento

Adesso Barack Obama ha paura…di perdere le elezioni

John McCain, il senatore che voleva diventare presidente

Il 4 novembre si sta avvicinando. E si avvicina anche, capovolgendo tutte le più rosee aspettative dell’elettorato democratico, la sempre più probabile vittoria di John McCain (in foto).

L’ultima rilevazione dell’istituto di sondaggio Gallup sui Likely Voters ha difatti sancito il forte recupero di McCain su Barack Obama; i due, difatti, sono distanziati del 2%, con il senatore dell’Illinois in vantaggio – ma stabile – al 49% e il collega dell’Arizona al 47%.

Sembra sempre più forte, dunque, il cosiddetto Bradley effect (o “Effetto Bradley” per gli italofoni); chi o cos’è Bradley? Cercherò di spiegarvelo brevemente: dal 1973 al 1993 il sindaco di Los Angeles fu Tom Bradley, un uomo di colore (come Obama, appunto) che nel 1982 decise di tentare il grande passo, ovvero la candidatura a governatore della California. Nonostante tutti i sondaggi lo dessero in fortissimo vantaggio sullo sfidante – bianco -, Bradley non riuscì a vincere le elezioni. Evidentemente, quindi, una buona parte dell’elettorato, che pur aveva ammesso ai sondaggisti di voler votare black, non resistì (intolleranza pigmentaria?) e votò white.

Per questo, si “teme” che anche l’elettorato moderno del 2008, che ha già cominciato a votare (negli USA si può infatti votare anche prima, sia nei “polls” che tramite posta, come hanno fatto il presidente uscente George W. Bush e signora) e che voterà il 4 novembre, abbia mentito ai sondaggisti, dicendo di voler votare Obama per poi preferire, all’atto del voto, McCain.

Fatto sta che i vari slogan dell’afroamericano Obama (Yes, we can! Change we need o cose simili) sembrano sempre meno intensi, mentre l’esperienza di McCain, la tradizione di un candidato tradizionale e solidamente repubblicano, nonché lo spauracchio del presidente democratico che aumenterà le tasse a tutti sembrano spostare l’ago della bilancia verso una posizione che uno-due mesi fa sembrava del tutto improbabile.

A mio modesto avviso, preferisco non esprimermi troppo su chi preferirei votare, anche se sceglierei Obama per il messaggio fresco e di speranza che lancia e McCain per la tradizione e per una certa simpatia che mi ispira.

Ma voi, chi scegliereste? Obama o McCain? Partecipate al sondaggio che trovate qui sotto e commentate, commentate numerosi!


29 Ottobre 2008 Pubblicato da stefomec | Barack Obama, Cultura e società, John McCain, Stati Uniti d'America, USA 2008 | | 1 Commento

Preghiamo Beata Ignoranza…(perché si dimetta e lasci in pace la scuola italiana)

Maria Star è arrivata al traguardo dell’ignobile maratona con la quale il Governo, nelle persone di Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Maria Stella Gelmini e Angelino Alfano, ha privato la scuola pubblica del sostentamento necessario per sopravvivere, così come ha rimpolpato con quasi 800.000.000 € le casse della scuola privata (università private, asili privati, istituti religiosi e via discorrendo).

Da questa mattina, infatti, è partito l’esame finale sul decreto 133 al Senato della Repubblica, mentre nella piazza di Palazzo Madama migliaia e migliaia di studenti continuano senza sosta a protestare. A nulla, però, stanno valendo e sono valse le proteste e le proposte, tra le quali ricordiamo:

  1. Sciopero generale del 17 ottobre 2008
  2. Decine di manifestazioni degli studenti, particolarmente quella del 10 ottobre 2008
  3. Occupazioni, assemblee d’istituto straordinarie, dibattiti
  4. Lezioni all’aperto dei docenti universitari
  5. Minacce (giustificate) dei Rettori delle varie università italiane di dimettersi in blocco

A nulla, amici lettori, è valsa la mobilitazione popolare di chi la scuola la vive, contro un ministro che vuole (e c’è riuscita) riformare la scuola, il settore più delicato e importante di una nazione, a colpi di decreti legge e questioni di fiducia, ovvero:

  1. Il decreto legge viene redatto dal ministro, che può così decidere tutto quello che vuole, nei modi e nei tempi che ritiene più opportuni, approvato durante una delle tante sedute del Consiglio dei Ministri (forse l’organo di cui Brunetta sarà più soddisfatto, visto che lavora praticamente ogni santo giorno o giù di lì, che sia a Roma o a Napoli). Dopodiché, il decreto così prodotto ha 60 giorni di tempo per passare all’esame del Parlamento, pena il decadimento. Nei due rami parlamentari (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, appunto) l’approvazione è rapida e indolore, perché viene posta
  2. La questione di fiducia, e di conseguenza tutti gli eventuali emendamenti che le opposizioni (ne abbiamo ben tre, PD-UDC-IDV) cercano/tentano di proporre vengono cestinati senza pietà. Compiuta la formalità, i parlamentari della maggioranza – la più ampia che la storia repubblicana ricordi – votano la fiducia, il decreto passa all’altra camera, lo approva ed ecco (quasi) fatto.
  3. A questo punto, il Presidente della Repubblica si trova davanti due opzioni:
  • Promulgare direttamente senza batter ciglio, quindi ne segue la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il periodo di vacatio legis e l’entrata in vigore
  • Rimandare il testo all’esame del Parlamento per presunta incostituzionalità: in questo caso, il Parlamento, che appunto è tutto PdL-Lega-DcA, può benissimo non apportare alcuna modifica e rispedirlo al Quirinale, dove Napolitano dovrà per forza promulgarlo, pena la messa in stato d’accusa per Attentato alla Costituzione (art. 90 della Costituzione Italiana). (P.S.: E potrebbero anche riuscirci, visto che si richiede, per la messa in stato d’accusa, la maggioranza assoluta – 50%+1 – dei membri, mentre la maggioranza ha poco più del 55% dei seggi)

Bene, per l’ennesima volta abbiamo esaurito la valida parte di diritto. Come ben sapete, difatti, è mio intento quello di farvi capire nel dettaglio quali sono i gradini necessari nell’iter legis, che spesso è sconosciuto o semi-sconosciuto alla maggioranza della popolazione, e non per una questione di ignoranza, ma per la mancanza di studi approfonditi sul diritto costituzionale e quanto ne concerne.

Giungiamo quindi al momento delle considerazioni: vi invito, tutti, a protestare domani a Roma (se ci vivete vicino) e nei licei, nelle università, ma anche dai vostri blog, spaces, su Facebook, dove volete, ma protestate, fate sentire la vostra voce, ribellatevi anche voi a questo disegno vergognoso di distruzione della scuola italiana.

Un ministro non può andare contro il popolo!

29 Ottobre 2008 Pubblicato da stefomec | Cultura e società, Giorgio Napolitano, Governo Berlusconi IV, Istruzione, Italia, Maria Stella Gelmini, Silvio Berlusconi | | 1 Commento