La riforma Gelmini passa alla Camera e si avvia al Senato; già pronto lo sciopero generale
Passata la Riforma, pronto lo sciopero. In sintesi, tutte le riforme che approva un governo di centro-destra vengono seguite, dopo un periodo variabile tra i 5 e i 30 giorni, da uno sciopero sindacale; non è una ristretta visione politico-sociale, è un dato di fatto. Fatto sta che, nella serata di ieri, il prodotto dell’ingegno (vagamente antiquato come il look della 35enne ministra) di Maria Stella Gelmini ha ottenuto quei 321 voti favorevoli alla Camera dei Deputati. Per quanto, a detta della ministra e dei vari esponenti del Governo, questo atto possa essere importante, apporre la questione di fiducia è palesemente ridicolo, poiché lo scarto di voti tra maggioranza e opposizione è talmente ampio che non c’è alcun problema o pericolo in vista di simili voti.
Dato che non ne ho parlato molto, ma volendo mantenere una certa dote di sintesi sulla vicenda, vi vado a ri-illustrare i punti salienti della “riforma Gelmini” (mi si consenta, in basso, di chiamarla anche legge):
- Voto in condotta: se prima si veniva bocciati con il 7, ora si viene bocciati con il 5. Ovvero, l’insufficienza comportamentale vale come 4 insufficienze in altrettante materie (o 3 insufficienze ma molto gravi). Idea sicuramente buona, ma poco necessaria. In passato (fino all’A.S. 2007/08, veramente) si è sempre dato il voto in condotta per scontato, inutile, una formalità da compilare in 2 secondi 2, con il seguente criterio: 8 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, qualche richiamo orale, un po di assenze; 9 IN CONDOTTA: partecipazione in classe, nessun richiamo, pochissime assenze, </mode stinco di santo:ON>
- Grembiule: in un’epoca di [in]sano consumismo, dove la lotta intrapresa dai genitori prima, e dai figli poi, ad accumulare una somma di denaro, in abbigliamento, sufficiente a far impallidire i portafogli meno abbienti, l’austera Maria Stella propone la reintroduzione, obbligatoria, di quel bel camice blu (ai miei tempi si usava blu) anonimo che mette sullo stesso piano tutti gli studenti e, a detta di qualcuno, «risolve il problema della sveglia in ritardo».
- Giudizi alle scuole primarie e secondarie di I grado: la S.V. gradirà certamente la nostra nuova linea di pagelle, più fresche, con un design rinnovato e al passo coi tempi, che ci permettono di consumare meno inchiostro ma dirVi, al contempo, le stesse cose di prima, ovvero che vostro figlio ha due opzioni: 1. asino 2. genio (le vie di mezzo alle secondarie di I grado, o scuole medie che dir si voglia, non le ho mai viste)
- Maestro unico: bei tempi, quando il sottoscritto aveva Cecilia per italiano, Annamaria per storia e geografia ed Elena (successivamente Paola) per matematica. Il caro vecchio pluralismo del corpo insegnanti, e le conseguenti lotte per firmare quelle pagelle ricolme di distinto ed ottimo, stanno per essere sostituite, in tempi di crisi da mutui subprime, da un’insegnante unica, che propinerà ai vostri <inserire opzione a scelta> (figli/e, nipoti, cugini/e, figli/e di amiche e compagnia bella) tutte le (inutili) nozioni necessarie, con l’interessante opzione licenzi 4, tieni 1; la riduzione di personale, oltre ad una gustosa e rinfrescante arietta nuova (con retrogusto di bile) sarà responsabile anche del licenziamento (per manifesta inutilità) di circa 80.000 persone.
Mi sembra di avervi riassunto le innovazioni più contestabili, e contestate dalle opposizioni, ma se ne avessi saltate di altrettanto importanti, non esitate a lamentarvi. Comunque, veniamo alle opposizioni:
- Partito Democratico (di Veltroni Walter & Co.): Maria Coscia says: «Il vero autore del decreto e’ Tremonti, secondo cui la scuola italiana, sebbene buona, e’ troppo costosa; dall’opposizione non c’e’ stato nessun comportamento ostruzionistico ma solo la voglia di confrontarsi sul merito, Il pasticcio contenuto nel decreto impedisce di costruire un futuro per il Paese».
- Italia dei Valori (di Analfantonio di Pietro & soci sindacali): Silvana Mura tuona: «La riforma della scuola che il governo impone con il voto di fiducia si scrive Gelmini ma si legge Tremonti, unico ministro che decide per tutti gli altri ministri bidelli; nel testo ci sono solo tagli, mentre della Gelmini sono i provvedimenti: a lei l’Idv assegna il 4 in condotta per una riforma che rottama la scuola e con essa il diritto all’istruzione.»
- Unione di Centro (pseudo-cattolici allo sfascio con Pierfy): Luisa Capitanio Santolini dice: «Sono d’accordo sul fatto che la reintroduzione del voto in condotta o del grembiulino non migliorerà la situazione drammatica in cui versa la scuola, ma rimane il fatto che il titolare dell’Istruzione, contrariamente alle sue promesse ne sta cambiando il volto senza avviare prima un dibattito ampio e senza il consenso dei protagonisti del comparto. Nnessuna urgenza giustifica un decreto sulla scuola blindato dalla fiducia»
(Nota bene: si ringrazia RaiNews24 per le citazioni)
Tre opposizioni, che rappresentano tre schieramenti politici, di cui uno ex-alleato degli attuali esponenti della maggioranza parlamentare e, casualmente, tre donne che sgozzerebbero volentieri la loro collega di gonnelle e tailleur appena fuori da Montecitorio, perché la ministra rovina il futuro dei loro figliocci. E forse, tutti i torti non ce li hanno. Ma anche quella lombarda d’una ministra, che colpa ne ha, se la scuola è un po zingara e va…(cit.). Prima di passare alle mie considerazioni, vi faccio notare una interessante similitudine tra Governo Berlusconi II-III e IV: nel quinquennio 2001-2006 la ministra, Letizia Moratti, tentò di riformare la scuola, e fu bersagliata da talmente tante proteste (e sicuramente riti woo-doo) da farle, e con buona ragione, pensare di lasciare i palazzi romani per ritirarsi a Marino. Noo! Non Marino provincia di Roma, dove si tiene quella interessante Sagra dell’Uva, ma Palazzo Marino, sede del municipio di Milano. Nel 2008, il ministro è di nuovo una donna, intraprendente ed elegante, vuole riformare la scuola, ma ottiene solo polemiche e scioperi.
Bene, tocca agli scioperi:
- Tutta Italia, la NO-Gelmini Week: nei giorni scorsi, tutti gli insegnanti d’Italia sono stati costretti con la forza (cit.) dai loro rapp.ti sindacali a vestirsi a lutto; perché erano morti i cani di Epifani e i gatti di Bonanni? Macché, perché la riforma Gelmini ha ucciso la scuola italiana, e di conseguenza la macabra protesta s’ha da fare.
- Tutta Italia, 17 ottobre, SCIOPEROOO!: citando i vari episodi dei Simpson nei quali i protagonisti hanno a che fare con gli Strike (Sciopero degli insegnanti provocato da Bart, sciopero dei dipendenti della centrale nucleare con Homer a capo del sindacato per ottenere la convenzione odontoiatrica), il 17 ottobre prossimo (né di Venere né di Marte non s’arriva e non si parte e non si da inizio…alle proteste!) tutte le sigle sindacali (CGIL, CISL, UIL, e tante altre astruse compagne) si danno appuntamento (a Roma, presumo) per manifestare, manifestare, manifestare. Ma sappiamo tutti i risultati che otterranno: 1. I ragazzi ne approfittano, e restano a casa a dormire 2. a Silvio & MS non gliene frega niente, e continuano a riformare
E ora il momento che tutti stavate aspettando (ennesima cit.), ovvero My 2 cents, come la vedo io, che ne penso, se darò o meno ragione a Silvietto e torto ai comunistacci; no, non darò ragione né torto ad entrambi, perché la scuola è un terreno accidentato, pieno di buche che nascondono infide mine pronte ad esplodere con un potenziale violentissimo anche alla minima vibrazione. I governi, quando governano, cercano soluzioni a loro dire straordinarie ed efficienti per ridare valore ad un comparto del Paese che soffre da quando, nel 1948, la Costituzione entrò in vigore, e le opposizioni protestano perché le manovre del Governo sono inefficaci e pazzesche. Ma tutti sono d’accordo su una maledetta definizione: meritocrazia. Maledetta sì, perché nessuno sa cos’è la meritocrazia, e se lo sa non sa come applicarla. L’unica soluzione sarebbe un confronto serio e pacato, nonché responsabile, tra maggioranza e opposizione, per approvare una strategia comune di riforma. Ma questo, come è impossibile ahora, sarà impossibile sempre. E a farne le spese, come al solito, saranno gli studenti…e questo è quanto.
Nota: si ringrazia Silvia, che giusto qualche ora prima della pubblicazione di questo post sollecitava il sottoscritto a parlare della Riforma della Scuola, per lo spunto dato alla realizzazione di un “editoriale” che, si spera, produrrà commenti a raffica.




