¡Mi vida fantastica!

«L’inno di Mameli? Lo conosco a metà»; confessioni choc da Bergamo

Posted by: stefomec on: 28 Agosto 2008

Il quotidiano la Repubblica pubblica quest’oggi un articolo choc, che rivela l’ignoranza dei giovani italiani quando si parla dei simboli della nazione, e nella fattispecie dell‘Inno di Mameli.

Luca Capelli, studente al Natta e rappresentante in consiglio d’istituto, parla anche per i compagni: “Ci dovremo preparare, questo è sicuro. Io dell’inno ne so metà, altri nemmeno quella”.

Come è possibile non inorridire dinanzi a questa dichiarazione scandalosa, cari lettori? Come può un rappresentante di istituto, ma in generale qualunque giovane, non conoscere l’inno della propria Patria? Un inno pieno di storia, un inno così musicale, e molti sono concordi nel dire che l’inno italiano, insieme alla Marsigliese, sia il più bello del mondo.

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?!
Le porga la chioma
Ché schiava di Roma
Iddio la creò

Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò

Quella che comunemente tutti dovrebbero conoscere è solamente la prima strofa del Canto Nazionale. In realtà, infatti, l’inno è molto più lungo, e complessivamente dura poco più di 6 minuti. Ma eseguirlo tutti sarebbe certamente un tonfo di popolarità ancor più grande alla già inquietante ignoranza verso il Canto degli Italiani, o meglio, il canto di quei pochi italiani che sanno a memoria il loro inno. Eppure, in tempo di Campionati del mondo di calcio,  di bandiere fuori dalle finestre se ne vedono a iosa, e tutti davanti alla TV a fare gli splendidi cantando a squarciagola l’inno che Camoranesi, da buon argentino, non canterà mai, così come, nel 2010, non lo canteranno né Amauri (il neo-acquisto giovane promessa e compagnia bella della Juventus) o tantomeno Balotelli, il ghanese che casualmente si scopre italiano.

E allora, ci si chiede? Gli stessi giovani che lo cantano quando c’è la partita, se devono farlo nei loro istituti improvvisamente se lo dimenticano? E soprattutto, nell’educazione civica e storica, non dovrebbe esserci anche l’insegnamento dell’inno e della sua storia?

Ma quello che mi fa più ribrezzo, e non faccio fatica a dirlo, è la Lega Nord che, nonostante 4 dei suoi tanti “seguaci” abbiano giurato fedeltà alla nazione dinanzi al Presidente della Repubblica, bollano l’iniziativa di fare l’alzabandiera e cantare l’inno nelle scuole come ridicola, e che sarebbe meglio cantare l’inno di Bergamo. Dallo stesso articolo della Repubblica, l’estratto della dichiarazione di Daniele Belotti, presidente della Commissione Cultura presso la regione Lombardia:

Cantare l’inno in cortile è una sceneggiata, per rinsaldare un’identità che in realtà è debole.
Sarebbe stato meglio fare cantare ai ragazzi Notèr de Berghèm, inno cittadino che li rappresenta davvero

In un certo senso Belotti non ha torto: il senso della Patria, l’amor di Patria, l’appartenenza alla Patria sono diventati valori vecchi e superati, non insiti nella gioventù odierna, i quali unici valori sono riassumibili nell’espressione sesso, droga & rock ‘n’ roll. Ogni nazione è uguale all’altra, la partecipazione ai processi elettorali è tempo sottratto a sbornie e discoteche, l’impegno nel sociale sfavorisce il dedicarsi ad attività molto meno utili. Ma si sa, quello che pensa all’antica sono io…

Post scriptum: l’Inno di Mameli è l’inno nazionale de facto, ma nessuna legge, né costituzionale né normale, ha mai regolato quale sia ufficialmente il nostro inno. Proprio a questo proposito, molti, specialmente leghisti e tradizionalisti, hanno ritenuto altrettanto meritevole di divenire il nostro canto La Canzone del Piave, scritto dopo la Prima guerra mondiale, che celebra gli arditi soldati italiani che difesero i confini della nazione dal nemico (chi, almeno spero, non conosce il celebre «Non passa lo straniero!»). Effettivamente, è molto bello anche il Piave, ma se i nostri giovani non conoscono (e se ne fregano di) Mameli, come gli si può inculcare l’opera di Ermete Giovanni Gaeta?

1 Risposta a "«L’inno di Mameli? Lo conosco a metà»; confessioni choc da Bergamo"

Ti faccio una segnalazione: se vuoi farti un minimo di cultura di cose economiche, ti consiglio di leggere http://www.noisefromamerika.org/ : i ragazzi sono ricercatori e hanno un PhD conseguito negli USA, quindi ne sanno ben più di me.

Ultimamente trattano spesso il caso Alitalia, e la cosa è incredibilmente divertente, perché vanno oltre lo spirito patriottico su cui Berlusconi sta imperniando il caso Alitalia.

Aggiungerlo ai feed non può che giovarti. ;-)

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