«Cento giorni miracolosi»: Newsweek approva il primo trimestre del Berlusconi quater
«In his first 100 days in office, Silvio Berlusconi may have done the impossible: to a degree unprecedented in modern Italian history, he asserted control over this seemingly ungovernable nation. (Miracle in 100 days, Newsweek)»
Silvio Berlusconi ha fatto l’impossibile: «Con un livello senza precedenti nella moderna storia Italiana, ha assunto il controllo di una nazione che sembra ingovernabile». Così il Newsweek, uno dei più importanti settimanali degli Stati Uniti d’America, con una tiratura di 2.700.000 copie (Fonte:Newsweek, en.wikipedia) ha definito i «100 giorni» del Governo Berlusconi IV.
Jacopo Barigazzi, l’autore (di evidenti origini italiche) dell’articolo, prosegue nella sua analisi analizzando i provvedimenti in favore della sicurezza per i cittadini, ed in particolare il dispiegamento di 3.000 soldati nei luoghi sensibili delle principali metropoli del Bel Paese. Per facilitare la lettura ai non-anglofoni, mi servirò della traduzione del Corriere della Sera.
«Gli italiani chiedono sicurezza, economica e non solo. E Berlusconi gliela sta fornendo con il pugno di ferro in guanto di velluto, dispiegando migliaia di soldati in tutta Italia nel tentativo di usare la mano pesante contro l’immigrazione e la piccola criminalità»
Poi, la critica, peraltro giustificabile in pieno, sul malandato stato dell’economia nazionale: «Gli italiani pagano le tasse più alte d’Europa e hanno i salari più bassi; Berlusconi deve ancora trovare il modo di mantenere le sue promesse di tagliare le tasse o stimolare la crescita». In una nazione con l’inflazione al 4,1%, la crescita del PIL allo 0%, i salari bassi e i prezzi che galoppano ogni mese verso record sempre più irraggiungibili da uno stipendo normale (1.500~2.000 €/mese), è giusto domandarsi cosa stia facendo il Presidente del Consiglio dei Ministri, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, quello dello sviluppo economico Claudio Scajola per ridare nuova linfa a questo paese.
La ricetta elaborata è quella di tagliare le spese (decisione sacrosanta, ma andrebbero decurtati anche stipendi dei parlamentari e dotazioni, sconti, benefici e compagnia bella), e al contempo detassare, permettendo così un maggiore potere d’acquisto. Apparentemente l’idea non è male, ma ritengo (pur non essendo un esperto di economia, quindi per questo ci si rivolga a Tooby, molto più affidabile di me su questo campo) che tutto ciò vada accompagnato ad un aumento, graduale, delle retribuzioni, affinché gli effetti sul portafoglio siano più evidenti. Ed inoltre, una cosa fondamentale per economia e ambiente, è quella di uscire dalla schiavitù del petrolio, subito, senza sé e senza ma. Con il nucleare (in Francia il 78% del fabbisogno energetico nazionale è così prodotto), con le fonti rinnovabili, e continuando a mantenere come costante il fotovoltaico nei nuovi edifici in costruzione.
Torniamo all’analisi del giornale di New York City, che analizza anche il provvedimento tanto contestato, il lodo Alfano, che prevede l’immunità per il PdR, il PdCdM, il P. della Camera dei Deputati e quello del Senato della Repubblica; Barigazzi lo definisce «come un provvedimento che rende immuni le quattro più alte cariche dello Stato, anche lo stesso premier, e che mette fine ad un processo contro Berlusconi, che egli stesso ha definito come politico».
Infine (a dir la verità è all’inizio) l’autore riferisce come, «con il 55% dei consensi, sia il leader europeo con la maggiore popolarità, più di Sarkozy, di Gordon Brown e di Zapatero».
«Italians like him now, but what they really want is economic stability. Cleaning up trash and harassing immigrants won’t be enough.»
Sì, la «luna di miele» tra Berlusconi e l’elettorato continua, ma è vero, bisogna quotare Barigazzi, pulire la munnezza napoletana e mandare via a calci in culo (cit. Borghezio) i clandestini non serve, bisogna assicurare una stabilità economica, che ci permetta di tornare ad una crescita decorosa, che consegni alle famiglie dei bilanci migliori, che ridia credibilità e slancio all’Italia.
Un cattolico deve votare per forza PdL?
Giusto ieri, il noto quotidiano la Repubblica, che certamente non nasconde le sue simpatie per i partiti politici di centro-sinistra, ha pubblicato un articolo che riporta le parole del settimanale Famiglia Cristiana, un pilastro dell’editoria da edicola cattolica, in merito al provvedimento che impiega 3.000 militari nelle strade delle maggiori città italiane, criticato con particolare veemenza dalle penne cattoliche.
La verità è che ‘il Paese da marciapiede’ i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del ‘Presidente spazzino’, l’inutile ‘gioco dei soldatini’ nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone. C’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le ‘buffonate’, che servono solo a riempire pagine di giornali.
Nell’articolo, dunque, si denota una certa antipatia verso il Governo Berlusconi IV, il suo PdCdM (per i non esperti in sigle, Presidente del Consiglio dei Ministri) e i provvedimenti presi in questi poco più di 100 giorni di attività governativa. A rispondere a Famiglia Cristiana, ci hanno pensato Gianfranco Rotondi, segretario della DcA, Isabella Bartolini (PdL) e Maurizio Gasparri, presidente del gruppo dei senatori de Il Popolo della Libertà presso il Senato della Repubblica. In tutti e tre gli interventi, si critica aspramente la posizione che i cattolici hanno preso nei confronti del Governo.
Il colpo di calore ha fatto la propria vittima anche quest’anno. Questa volta a farne le spese Famiglia Cristiana che, con incomprensibile livore, non esita a lanciarsi in una serie di invettive contro il governo del centrodestra (Isabella Bartolini)
Usino un linguaggio cristiano, se non democristiano (Gianfranco Rotondi)
[Famiglia Cristiana] è criptocomunista”: “Il settimanale è cristiano solo di nome” (Gasparri)
Sinceramente, nelle reazioni di vari componenti della maggioranza parlamentare e del Governo vedo qualcosa di estremamente esagerato. Sì, certamente i toni non sono dei migliori, attaccano a tutto spiano, ma non vedo il motivo per il quale un cristiano cattolico, fedele alla Chiesa di Roma e al Pontefice (etc.etc.) debba assumersi l’obbligo morale di votare PdL. Romano Prodi, ex PdCdM, non era forse un cattolico? Paola Binetti non è forse stata eletta nelle file del Partito Democratico? Pier Ferdinando Casini (oddio, considerando il suo divorzio e il nuovo matrimonio, forse come esempio non è dei migliori), non è forse il leader dell’Unione di Centro, i cui due partiti costituenti (UDC e Rosa Bianca) si collegano alle radici cristiane? Anche lo stesso Francesco Rutelli, già Sindaco di Roma e ministro per i Beni Culturali, rivendica «radici cattoliche».
Quindi, veniamo alle conclusioni: la reazione della Bartolini, oltre che esagerata, è anche offensiva, poiché accusa coloro che scrivono sul settimanale di «aver preso un colpo di calore»; la reazione di Rotondi si rifà alla Democrazia Cristiana, partito che, per quasi 20 anni, prima di “passare” al Pentapartito, potè essere considerato come un partito di centro-sinistra; la reazione di Gasparri, invece, si commenta da sola, visto i suoi soliti interventi pieni di «livore» nei confronti di tutto e tutti. Per quanto io, da cattolico, potrei decidere di votare PdL, non vedo perché dovrei sentirmi obbligato a farlo, potendo scegliere su di un parterre di forze politiche piuttosto amplio.




