Soffio nella tempesta

Le mie parole nel fragoroso universo di Internet

Quando i commercianti commerciano fumo ed ipocrisia

Carissimi lettori, innanzitutto vogliate scusarmi per la lunga assenza, che spero di colmare nelle settimane che verranno. Sfruttando alcuni episodi che mi vedono protagonista in prima persona, oggi farò una sorta di post-denuncia nei confronti di una categoria di “commercianti”, se così possiamo definirli: vi parlerò infatti del settore della riparazione e assistenza di prodotti tecnologici, e in particolare dei computer.

Caso vuole che il 29 maggio scorso, il mio laptop, che a quasi un anno dall’acquisto, non aveva mai dato problemi, comportandosi egregiamente (salvo la durata della batteria, indecente), ha ceduto nella sua parte più critica: il touchpad, ovverosia quella specie di tappetino che funge da mouse e i suoi due tasti per cliccare. A rompersi, apparentemente senza motivo, il tasto sinistro, che solitamente si usa per cliccare, selezionare, trascinare e via dicendo.

Rivelatasi ogni soluzione casareccia assolutamente inutile, l’estrema soluzione: portarlo presso il più vicino centro autorizzato dall’Acer, che, guarda caso, si trova proprio a Rocca di Papa. Il laptop era ancora in garanzia, così gli ho consegnato lo scontrino dicendogli di tenerlo al fine di verificare lo stato della garanzia, ma, idiotamente, non l’ha voluto, dicendomi che non sarebbe servito.

Dopo una settimana, senza notizie, alla mia telefonata mi sento rispondere: Ci vuole lo scontrino per verificare la garanzia. Ma scusa eh, quello che non l’hai voluto sei tu, io ce l’avevo appresso. E questa è la prima di una serie di peripezie.

Peripezia number two: il caso vuole (lo so, il caso certe volte ha pretese da prima donna) che l’unico centro addetto alla riparazione dei prodotti Acer non sia nella bellissima Roma, capitale e centro del paese, ma nell’altrettanto bella Milano, anzi, più precisamente a Lainate. Così, come da procedura, il proprietario del negozio di RdP invia, tramite corriere della TNT, il pc a Lainate, nel quale penso sia stato riparato già da un pezzo.

Durante il periodo di attesa, nel quale io, ingenuamente, mi ero totalmente affidato alla buon’anima del negozio, questi mi propina un cartello, sulla porta dell’esercizio commerciale: Rimarremo in ferie fino al giorno 22. Ma cazzo, e ripeto, cazzo, io sono nelle tue mani, mi aspetto una risposta nel ragionevole periodo di gg. 15, e tu nel ragionevole periodo di gg. 15 vai in ferie? Sì, sì, legittimo, ma almeno avvisami! No, non mi è concesso questo diritto.

Peripezia number three: lunedì, conclusosi il periodo di ferie, chiamo di buon’ora il negozio. Scusi, ho portato il mio pc circa 25 giorni fa, non è che per caso sapete se devo avallare una richiesta in carta bollata a Sua Santità Papa Benedetto XVI per riaverlo oppure me lo ridate in un tempo ragionevole? Come da solito uso del commerciante, la risposta è più frammentata di una frase fatta da un balbuziente: Ehm, ma, sa, non so cosa dirle, evidentemente, c’è un ritardo, non lo so, non so cosa dirle, ah! Sì, guardi, arriverà a metà settimana, ci richiami a metà settimana! Trionfo!! Che bello, finalmente il mio figliolo torna a casa, dunque, per saperne di più, chiamo mercoledì mattina: Senta, mi avevate detto che il pc arrivava in settimana, è arrivato? Ehm, ma sa, non lo sappiamo, NO. Cazzo(3): non doveva arrivare in settimana?

Gli lascio un giorno di tregua, e chiamo venerdì: Sono sempre io, Meconi, il mio pc? Non lo so, arrivederci. Senti, cocca, il 16 giugno 2007 io ci ho speso 550 € in quel giocattolo, aspettandomi che QUALSIASI PROBLEMA, essendo sotto garanzia, sarebbe stato risolto con velocità, tempestività e serietà. Ma dove? Ma quando? L’ho scoperto solo ora che siamo in Italia (citando la nuova canzone di Fabri Fibra e Gianna Nannini).

Oggi è sabato, e, naturalmente, i signorotti del negozio sono chiusi. Ora, cari lettori, dovete dirmi: se io lunedì pomeriggio, tuttalpiù martedì mattina, non ricevendo il mio computer, mi incazzassi al punto tale da fare Messico (non so se conoscete l’espressione, comunque Messico = casino esagerato, tipo Strage di Erba), che torto avrei? Perché dovrei essere condannato? Non ho forse diritto a riavere il mio computer? Da un mese sto indebitamente usando quello di mia madre, un laptop anch’esso, con l’unico difetto di avere una RAM da 512 e Windows Vista, dunque, vi lascio immaginare quanto possa essere veloce. Io, che da quasi un anno sono ubuntu-only, che uso amarok, ora mi ritrovo a poter tenere aperto solo Mozilla, e anch’esso con una lentezza che non potete immaginare.

Perché un cittadino, anzi, un cliente, nell’esercizio dei suoi diritti, deve essere trattato in questo modo vergognoso? Non ho diritto ad avere ciò che mi appartiene? Sono forse uno stronzo, io? Evidentemente per qualcuno sì, per qualcuno sì…

28 Giugno 2008 Pubblicato da stefomec | Commercio, Milano, Tecnologia | | Ancora nessun commento.

Esami di riparazione: un (inutile?) ritorno al passato

Eccoci di nuovo qui, dopo una lunga assenza. Oggi, approfittando di un momento di relativa calma, voglio parlarvi (l’avevo mica già fatto?) di un tema che, come studente delle scuole superiori, mi sta molto a cuore: gli esami di riparazione. Dovete sapere infatti che, nel 1994, vennero definitivamente aboliti gli esami di riparazione, questi volgari mezzucci che, qualora alla fine dell’anno scolastico si fossero conseguite delle insufficienze, costringevano a studiare per tutta l’estate, per poi fare un piccolo esame prima dell’inizio dell’anno scolastico successivo, a settembre dunque. Se l’esito era buono, si passava alla classe successiva, se era negativo, si veniva inesorabilmente bocciati.

In questi 14 anni, il metodo scelto era quello dei debiti formativi: chi conseguiva delle insufficienze, prendeva questo “debito” (max. 3, altrimenti si era bocciati), che poteva recuperare, con calma e serenità, all’inizio dell’anno scolastico, senza però mettere a rischio la promozione. Se non lo recuperava nelle prove a settembre, aveva altro tempo a disposizione, a discrezione dell’insegnante creditore, per recuperare l’insufficienza.

Con l’ordinanza ministeriale n°92/2007, l’ex titolare del dicastero dell’Istruzione, on. Fioroni, ha reintrodotto gli esami di riparazione, senza sapere l’enormità di problemi che avrebbe creato. In più, ma forse potrei sbagliare, in quanto non sono un esperto giurista, il predecessore di Maria Stella Gelmini ha ignorato la gerarchia delle fonti. Da quando un OM supera, in importanza, una legge? Sorvoliamo e veniamo al problema scottante, anzi, ai problemi:

  1. Se ho 5 in matematica, e ottimi voti in tutte le altre materie, e non riesco a superare l’esame di riparazione, vengo bocciato nonostante avessi una media dell’otto: la fregatura, anzi, il dolore più grande per uno studente capace e meritevole sarebbe infatti questa; io, Tizio, mi presento allo scrutinio finale con tutti 7, 8, e anche qualche 9. L’unica pecca è questo maledetto 5 in matematica, colpa di un impegno poco approfondito e di un criterio di insegnamento tra i peggiori al mondo; purtroppo non è 5.6-5.8, che consentirebbe al professore di passarlo a 6, ma è un 5.25, il che diventa automaticamente insufficienza. Il consiglio di classe delibera, e mi lascia questo 5. Seguo i corsi, arrivo all’esame, sbaglio 2 esercizi, prendo 5 e mezzo, vengo bocciato. Bocciato per un 5, anche se avevo la media dell’otto. Una situazione inumana e vergognosa, indegna di uno stato civile e democratico.
  2. Dove sono i soldi per i corsi di recupero: i soldi per organizzare i corsi non ci sono. Dunque le scuole, di ogni ordine e grado, devono auto-finanziarsi, oppure accettare, inutilmente, gli striminziti fondi del MIUR. Di conseguenza, non si possono organizzare i corsi da 17 ore, o, meglio, se ne organizzano solamente la metà: in un liceo linguistico sperimentale (v. James Joyce di Ariccia, RM, il liceo che frequenta il sottoscritto) si insegnano 16 materie (escludendo ed. fisica e religione), ma i fondi per i corsi saranno sufficienti a mandarne avanti quanti? 6? 8? Nessuno? E questo è il secondo problema
  3. Non ci sono i professori: quanti professori sono disposti, se già non impegnati con la maturità, a trascorrere metà della loro estate a scuola, per stare appresso a qualche striminzita insufficienza? Ben pochi; quindi, la maggioranza di questi, passerà molti 5, ma forse anche qualche 4, in 6, tanto quanto basta per salvarsi i quindici giorni alle Maldive. E allora, che guadagno c’è? Se lo scopo primario è colmare le lacune scolastiche, tanto vale colmarle nel corso dell’anno successivo, senza mettere a rischio un anno di un giovane, e magari anche molto promettente, studente.
  4. Dopo 9 mesi di duro lavoro, abbiamo diritto alle vacanze: perché noi studenti, ma anche gli insegnanti, gli A.T.A. etc.etc. dobbiamo perdere la possibilità di farci 3 mesi di meritate vacanze? Mentre nei palazzi di Roma i ministri non si presentano se non alle prime avvisaglie di inizio autunno, centinaia di migliaia di persone devono perdere la possibilità di un meritato riposo per colpa della peggiore controriforma mai fatta.

C’era una sola persona che poteva mettere tutto a posto; risponde al nome di Maria Stella Gelmini, nuova titolare del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR, appunto) la quale, con un’ordinanza ministeriale da farsi in mezza giornata avrebbe potuto indire una sanatoria per l’anno scolastico appena conclusosi, per poi riflettere, con il parere del comparto scuola, sui metodi migliori per saldare i debiti formativi. Non l’ha fatto, e, anzi, ha peggiorato le cose, imponendo il 31 agosto come termine ultimo per gli esami. E così:

  1. C’è chi farà i corsi a giugno-luglio e gli esami a luglio: la soluzione apparentemente migliore, che salva capra e cavoli, e metà dell’estate
  2. C’è chi farà i corsi a giugno-luglio e gli esami a settembre: la soluzione peggiore, perché tra luglio e settembre c’è tempo per dimenticarsi tutto
  3. C’è chi farà i corsi prima degli esami a settembre: pessima soluzione anche questa, perché prolunga, come le altre, l’anno scolastico (o quello finito o quello da iniziare)
  4. C’è chi non potrà seguire i corsi: vi faccio un esempio su di me. Io abito a Rocca di Papa, ridente e serena cittadina a circa 5 km. dal liceo che frequento, che sta ad Ariccia. Non avendo autonomia di mezzi (mio padre la mattina sta al lavoro, mia madre non ha la patente), e non essendoci alcuna sorta di collegamento diretto nel periodo estivo, ho due soluzioni: prendere una dozzina di autobus, con la conseguenza di spenderci un mucchio di soldi, oppure frequentare ripetizioni private, spendendo un mucchio di soldi comunque, anche se, pensando alla qualità dei corsi, sarebbe la cosa più giusta.

E ora, parliamoci papale papale: dal 2003 ad oggi, si sono susseguite estati particolarmente torride, con temperature insopportabili anche stando tutto il giorno in casa a ciondolare. Come si può pretendere di costringere, nelle ore della mattina, o del primo pomeriggio, dunque le più attive come irraggiamento solare, degli studenti ad apprendere nozioni non apprese nel corso dell’anno, quando fuori ci sono 40 gradi, e dentro ce ne sono altrettanti? E infatti, la morale e il pudore ne risentiranno: scuole piene di ventagli fatti da fogli di quaderno, pantaloncini, costumi, minigonne quasi invisibili, il tutto per sfuggire alla prevista ondata di caldo torrido in arrivo entro una settimana.

Carissimo Fioroni, Carissima Gelmini, ci siete fermati per un’ora, anzi, cinque minuti, a riflettere sulle conseguenze delle vostre azioni? Vi siete forse mai immedesimati negli studenti? Avete pensato allo sfacelo che, in neanche 2 anni, avete gettato sull’istruzione di secondo grado? Certo che no, cosa vi importa, tanto voi 20.000 € al mese li prendete, nel vostro ufficio c’è aria condizionata, frigobar, decine di segretarie pronte a pulirvi anche le parti intime quando andate nelle vostre belle toilette private, ma nelle scuole no. I professori, i collaboratori scolastici, GLI STUDENTI, non hanno tutto questo, e forse voi non ci avete pensato.

E c’è chi continua a criticare la riforma di Letizia Moratti…

8 Giugno 2008 Pubblicato da stefomec | Giuseppe Fioroni, Istruzione, Italia, Lega Nord, Maria Stella Gelmini | | 23 Commenti