Soffio nella tempesta

Le mie parole nel fragoroso universo di Internet

Gordon Brown, la débâcle alle elezioni, l’America e la destra in Europa

Forse sì, fidati lettori, che spero non mi punirete disertandomi per aver deciso di cambiare un po, staccandomi dal solito Beppe Grillo. Forse la Gran Bretagna, dopo 11 anni di Tony Blair e poco più di uno di Gordon Brown, si sta riscoprendo conservatrice. Certo non si può dire che il verdetto delle amministrative abbia messo del sale su una ferita già aperta e sanguinante.

Perché? Perché Gordon Brown non è Tony Blair, semplicemente. Blair, che ha guidato la nazione nel passaggio tra 2° e 3° millennio, durante e dopo l’11 settembre, ma soprattutto dopo il 7 luglio del 2005, quando si rivissero i momenti tragici di Atocha, seppure in forma meno, ma ugualmente, tragica, era diverso. Un leader di centro-sinistra carismatico, vicino alla gente, oserei dire simpatico, che certo non ha nulla da invidiare al nostro centro-sinistra. In effetti, il sistema politico inglese ha molto aplomb, caratteristica tipicamente british, e rispecchia una nazione con degli standard diversi. Nel paese della più longeva sovrana del mondo, che da sola è il capo di stato di alcune delle nazioni più grandi del mondo (Canada e Australia giusto per citare due dei 53 stati del Commonwealth), i due schieramenti politici hanno delle identità particolari, a cominciare dai nomi. Labour e Tories, riformisti e conservatori, Gordon Brown  e David Cameron.

E poi, il centro-sinistra: guardate Tony Blair, guardate una sua foto. Già l’età, che ispira fiducia, già la simpatia e il carisma, e poi guardate Romano Prodi. Cos’ha Romano Prodi in meno? Praticamente tutto, ma, per fortuna o per sfortuna dell’opposizione, ora è stato scalzato e sostituito dal caro Walter (l’africano) Veltroni. Sì, proprio lui, quello che dice di dare i suoi 100.000 € di pensione da parlamentare in beneficenza ai bambini del Malawi, quello che, dopo la débâcle, non ha rinunciato a mettere in discussione la leadership del PD. Il partito non gli appartiene, e secondo me farebbe bene a convocare nuove primarie. Il popolo del PD è chiamato a rivedersi, dopo la sconfitta, ed eleggere un candidato che possa seriamente affrontare il PDL. Certo, a qualche nasino all’insu non va giù che il demoniaco Silvio Berlusconi sia molto più carismatico, però i nasini devono ricredersi. Del resto, cosa aveva annunciato il leader della maggioranza prima delle elezioni? «Avremo dieci punti in più e una maggioranza di trenta senatori» e così è stato, i dati parlano chiaro, Berlusconi ha rivinto, e di brutto, cari compagni.

Comunque, ho divagato troppo, e quindi preferisco tornare ad uno scenario più europeista: prendiamo come punti di riferimento cinque nazioni: Spagna, Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna. La Spagna ha da poco riconfermato Zapatero, l’anticlericalista per eccellenza, ma che ha fatto valere le ragioni del socialismo, e che sta portando il paese su una strada di crescita eccellente. La Francia, che piano piano sfiducia Sarkozy, e non per le sue scelte politiche, bensì per l’eccessiva intrusione dei media nella eccessiva vita privata. Ma del resto, si sa, con un presidente cinquantenne può succedere questo e altro. Certo, se Napolitano lasciasse Clio per la Loren, desterebbe molto molto più scandalo ;) La Germania, della cancelliera Angela Merkel, di centro-cattolico tendente a destra, l’Italia di Silvio Berlusconi e la Gran Bretagna di… di? Diciamo pure di Cameron, visto che dopo aver perso anche Londra, la poltrona del successore di Blair è più traballante dell’economia mondiale.

Un Europa spaccata, che tende più a destra che a sinistra. Ciclicità dell’elettorato? Svolta? Tendenze politiche? Certo è che un appuntamento che ridisegnerà alcuni scenari politici sarà il 4 novembre prossimo, quando gli americani eleggeranno il loro nuovo presidente. Certo, chi succederà a George W. Bush avrà sicuramente più popolarità di lui, il presidente più odiato della storia americana. Ci mancherebbe altro, è sotto di lui che è cominciato il terzo millennio battagliero. Chi mi conosce sa bene che tifo Hillary Clinton, e ho mille buoni motivi per farlo a discapito di Barack Hussein Obama o John McCain, ma il motivo ufficiale è che è donna, e allo stato attuale, come del resto quasi sempre, mi fido molto più di una donna che di un uomo. Certo, se venisse eletta affronterebbe la sfida di comandare il paese più influente, ma anche più contraddittorio della Terra, ma penso che ci riuscirebbe piuttosto bene, ma soprattutto darebbe una scossa agli Stati Uniti, che sono sbagliati dalla radice fino alla foglia più in alto.

3 Maggio 2008 Pubblicato da stefomec | Beppe Grillo, Germania, Gordon Brown, Informazione, Politics, Regno Unito, Silvio Berlusconi, Spagna, Stati Uniti d'America, Walter Veltroni, Zapatero | | 4 Commenti