La soluzione alla repressione cinese in Tibet? Sospendete le olimpiadi!
Già dal titolo mi prenderete per pazzo, ma quello che si sta verificando in questi giorni nel Tibet, dove il popolo tibetano manifesta civilmente contro l’oppressione dei dittatori di Pechino, e i soldati inviati dall’Assemblea comunista dell’appena rieletto Hu Jintao, li ammazzano, per strada, nei negozi, oppure, invece di usare l’arma da fuoco, li bruciano vivi nei negozi. Gli Stati Uniti d’America hanno tolto la Cina dalla lista nera, e con quale motivo, dato ciò che si verifica? Non è stata una scelta affrettata? Ma ora non si parla di liste, ora si parla di scelte: perché il CIO decise di assegnare alla Cina le Olimpiadi del 2008 (e cioè, di quest’anno) quando sapeva che queste palesi ed inaccettabili violazioni dei diritti umani erano all’ordine del giorno?
Beh, secondo me una soluzione c’è, ma è estremamente clamorosa: annullare le Olimpiadi. La più grande manifestazione sportiva del mondo, il momento nel quale tutte le guerre, in antichità, si fermavano, deve essere annullata. Annullata per solidarietà con tutti i popoli e le etnie che i barbari dirigenti della Cina hanno massacrato, e massacrano tutt’ora. Annullata per dare un segno alla Cina che o cambia sistema, o sarà emarginata da tutto il mondo. Annullata affinché tutto il mondo si mobiliti per mettere fine a questa ignobile sequela di morti per colpa dei cinesi. Annullata affinché le libertà fondamentali dell’uomo siano garantite.
Cosa fa l’ONU? Cosa fanno le varie organizzazioni? Nulla! Il Consiglio di Sicurezza non può agire, perché ha la Cina al suo interno, ma la Cina va eliminata, perché un paese che agisce con la violenza non è un paese che può permettersi di parlare di democrazia, fin quando non l’avrà fatta conoscere al suo popolo. E se la Cina può essere colpita su qualcosa, queste sono le Olimpiadi, per le quali hanno speso tanto sudore e tanti miliardi. Lo so, the show must go on, ma in questo caso c’è solo uno show che continua ad andare avanti: la sequela infinita di stragi di innocenti.




