La Spagna si mobilita contro l’aborto (e contro Zapatero)

"Si vosotros nacisteis, ¡dejarnos nacer!" (Se voi siete nati, lasciateci nascere anche a noi!)
Disoccupazione alle stelle, crescita economica azzerata, speranze di una ripresa moderata sottozero. Insomma, la Spagna non sta tanto bene e il suo governo nemmeno. Ed è in questo clima che ieri si è consumata, bella, gioiosa ma anche un po incazzata, la protesta del popolo contro una nuova legge sull’aborto proposta dal governo di Zapatero che vorrebbe permettere alle giovani donne incinte di abortire anche senza il consenso dei genitori.
L’ennesimo attacco alle questioni morali (e di fede) da parte dei socialisti spagnoli però non deve essere andato giù ad un buon 2-3% della popolazione spagnola che è accorsa in massa tra le strade della meravigliosa capitale spagnola per protestare, e ribadire che ogni bambino ha diritto a nascere.
C’erano suore e c’erano sacerdoti, c’erano laici e c’era pure l’ex primo ministro del Partido Popular Aznar, ma soprattutto c’era il malcontento generale nei confronti di un governo che non ha saputo contenere gli effetti della crisi. La Spagna, vale la pena di ricordarlo, dalla rinascita democratica post-franchista sino a prima della crisi stava vivendo un periodo roseo in tutti i frangenti, dall’economia al prestigio internazionale, sino anche allo sport (il 2008 sarà ricordato come l’anno della Spagna, tra gli europei di calcio e i successi tennistici e nella pallacanestro degli idoli nazionali Nadal e Gasol). Poi, la crisi è arrivata tra capo e collo, e ha trascinato il nivel de paro (la percentuale di disoccupazione) intorno al 20%. In Italia, per fare un paragone, siamo intorno all’8-9% (4% al nord, 20% circa al sud).
Dicevo, la gente intervistata tra Plaza de Cibeles e Plaza de Puerta del Sol non solo ha criticato la legge sull’aborto, ma anche il comportamento generale del governo, che nei sondaggi è sotto del 4% rispetto al PP di Mariano Rajoy. Segno che anche gli spagnoli iniziano a stufarsi del governo del PSOE, dopo quasi 6 anni, ma anche segno che i cattolici in Spagna ci sono, e intendono far sentire la loro voce, dopo una campagna governativa di repressione del cattolicesimo che per dimensioni sembra simile (seppur non violenta) a quelle avvenute in Russia e Messico.
Piazza Venezia diventa Piazza Unità d’Italia? Diventi piazza Mike Bongiorno!
Vi sembrerà un’idea pazza, quella di rinominare una delle più imponenti e importanti piazze d’Italia, e più precisamente Piazza Venezia a Roma (proprio quella Piazza Venezia sulla quale s’affacciava Mussolini) Piazza Mike Bongiorno, ma è questione di mesi e il nome sarà cambiato. Cambiato in Piazza Unità d’Italia, come “festeggiamento” per i 150 anni dell’Unità della nostra nazione.
La proposta viene da un governo, il Governo Berlusconi IV, che al suo interno ha la Lega Nord, partito che sin dagli albori ha predicato la secessione della Padania e la nascita di uno stato del nord. Eppure questi uomini per ben tre volte hanno giurato fedeltà alla Patria Italia, rinnegandola il giorno dopo, pulendosi il culo col tricolore e via discorrendo.
Ma torniamo a Mike, che oggi ci ha lasciato improvvisamente. Quest’uomo, che in oltre 50 anni ha fatto la storia della televisione dell’Italia, merita un riconoscimento, per il suo ruolo nella “unificazione” della nazione: sia come partigiano, nel suo piccolo, e sia come uomo che da conduttore ha incollato per anni tutti gli italiani da nord a sud davanti ai teleschermi. Nel suo piccolo si può dire che ha fatto una seconda Unità d’Italia, quasi cent’anni dopo, giacché l’Italia, uscita da neanche un decennio dall’infame Seconda guerra mondiale, si ritrovava unita da questa nuova tecnologia che avrebbe cambiato il mondo e le sue abitudini.
Dedichiamogli Piazza Venezia, poiché è lui l’autore dell’Unità d’Italia in cui ci si rispecchia da nord a sud, dalla Padania al Mezzogiorno, è lui un personaggio che merita un riconoscimento simile.
Meglio dedicata a lui, che a un’Unità che non esiste.
Addio, Mike

Grazie Mike, per quello che hai dato alla Televisione Italiana.
Ecco che scompare Mike Bongiorno, colui che “ha fondato Rai e Mediaset”, come diceva Fiorello nello spot su Sky per promuovere Riskytutto, la riedizione del suo fortunatissimo quiz Rischiatutto. La televisione italiana, in poche semplici parole.
Addio Mike, rimarrai per sempre un Grande.
Lo strano caso del “pedofilo” italiano arrestato in Brasile
Quanti di voi, leggendo i giornali o guardando i tele-giornali in questi ultimi giorni hanno sentito questa storia? Un turista italiano, arrestato in Brasile per aver baciato in bocca (in modo poco chiaro, comunque non certo come si farebbe con una figlia quanto forse con una moglie) la figlia di 8 anni.
Beh, a quanto pare non è solo il bacio l’episodio che ha allarmato la giustizia verde-gialla: in un video registrato dalla polizia si nota chiaramente come il padre, abbracciato alla figlia, le faccia carezze ancor meno chiare dell’episodio del bacio.
La domanda che mi, e vi faccio, è se secondo voi Giuliano Tuzi sia o meno innocente. Se non lo è, e le circostanze non siano chiarite a suo favore, rischierebbe una condanna a quindici anni di detenzione. In altri casi abbiamo ben capito che la legge brasiliana è tutto fuorché leggera, e male certo non fanno. Se invece è innocente? Se invece è innocente non capirei un simile accanimento delle autorità, che si sono preservate il diritto di rimandare il giudizio ben dopo il weekend, anche perché domani (lunedì, n.d.r.) ricorre il CLXXXVII anniversario dell’indipendenza dal Portogallo.
Il cugino dell’uomo ha detto:
«Facciamo un appello alla Farnesina affinché prenda in mano la situazione e intervenga prima che tutto degeneri: non siamo affatto tranquilli, quello che è successo a Giuliano è assurdo»
Purtroppo mi duole ricordare al cugino, e a chi leggendo le sue dichiarazioni le condivida, che l’Italia non ha un buon trascorso diplomatico col Brasile: si veda la mancata estradizione del criminale terrorista comunista Cesare Battisti, faccenda che ha ricevuto anche una bella spinta da parte di Carla Bruni, nota simpatizzante di certa gente.
Con tutto il cuore comunque mi auguro che l’uomo sia innocente e che si giunga ad una rapida soluzione dei fatti. Per voi invece, è innocente? Rispondete al sondaggio e commentate!
La Gelmini si para il culo da nuove proteste: niente sfratto alla Montalcini
La notizia era una di quelle che, in un momento non propriamente facile per questo Governo, avrebbe suscitato un nuovo – e sacrosanto – vespaio di polemiche. Il premio Nobel Rita Levi Montalcini e il suo istituto di ricerche sul cervello (Ebri, European Brain Research Institute se non vado errato) rischiavano lo sfratto, rischiavano di ritrovarsi sulla strada senza una struttura dove poter proseguire un lavoro che accomuna molti ricercatori, e che di fatto rappresenta un Polo delle Neuroscienze estremamente importante in un paese, l’Italia, dove la scienza e la cultura sono meno importati di Amici e Grande Fratello.
A nulla importa che una donna che da poco ha compiuto la veneranda età di cento anni rischi di perdere uno dei punti focali del suo impegno nella scienza, ma soprattutto non importa al Governo.
Ma non è così, a quanto pare: con una mossa che francamente aveva del prevedibile, Maria Stella Gelmini, uno dei ministri che più ha suscitato polemiche per la sua contestabile riforma della scuola (o per meglio dire sforbiciata), ha annunciato che un finanziamento di 485,000 euro sta per essere erogato, dopo che l’avranno valutato in Parlamento (solita, maledetta burocrazia).
Ritengo troppo importante il lavoro dell’Ebri e del premio Nobel Rita Levi Montalcini per poter pensare che le attività svolte da questo centro di ricerca possano interrompersi. L’Ebri è un centro di eccellenza che va tutelato in qualsiasi modo (M.S. Gelmini)
Certo, va detta una cosa: la Gelmini è un esponente di governo, e in questo governo c’è un partito, la Lega Nord, che nel 2007 avrebbe voluto togliere i fondi alla Montalcini per destinarli al San Raffaele di…Milano! Ok, anche il San Raffaele è un polo di ricerca estremamente importante per l’Italia, ma al nord se la cavano benissimo da soli. Rita invece, così fragile nel suo corpo da centenaria, la attaccano tutti, perché sanno che per quanto possa reagire, insomma, lei è centenaria e la natura fa il suo corso.
L’ipocrisia di questo Governo è infinita: una scuola semi-distrutta e abbandonata a se stessa, una politica sociale e lavorativa da far ridere, le riforme che non ci sono, e l’unica cosa di cui si parla sono le avventure sotto le lenzuola del presidente del Consiglio e la litigata dei ragazzini dell’asilo Feltri e Boffo. Come se ai terremotati d’Abruzzo o a coloro che sono senza lavoro ne fregasse qualcosa di quel buffone di Feltri e di quel frocio (per dirla alla Feltri) dell’ex direttore dell’Avvenire.
Esami di riparazione: come è andata?
Anch’io, da studente e da rimandato, conosco la tensione e la paura che suscitano gli esami di riparazione. Un mio vecchio post sull’argomento ha raccolto moltissimi commenti e visualizzazioni, e mi sembra doveroso farne una sorta di spin-off.
Voglio chiedervi, amici lettori e rimandati, di raccontare com’è andata, come li avete trovati, come li avete vissuti e come avete affrontato lo studio estivo: corsi a scuola, costose ripetizioni private, aiuto di amici e parenti laureati? Dite, dite tutto, così da poter condividere l’esperienza insieme.
Io ho sostenuto gli esami di matematica e chimica, e martedì avrò gli scritti. Non vi nascondo che, se per quanto riguarda chimica ho una buona (se non ottima) sensazione, per matematica sono più preoccupato, poiché nonostante un BOTTO di ripetizioni, non so come ma avevo le idee confuse e non sono riuscito a fare più di tanto.
E allora spazio a voi: parlate dei vostri esami di riparazione, maledite Fioroni e Gelmini, sfogatevi a suon di parolacce senza censurarvi, perché so benissimo la frustrazione che avete – che abbiamo – e la condivido in pieno!
E ora BASTA.
Basta! Sì, basta, perché la situazione è ridicola, siamo giorno dopo giorno gli zimbelli dell’Occidente, solo in Iran, Corea e Cina succede che il Governo abbia così tanto controllo sui mezzi d’informazione e non faccia nulla se non autocelebrare la sua incapacità a gestire il paese.
Non mi interessa chi dice che Berlusca sia bravo, mandi avanti il paese, ricostruisca le case agli aquilani o abbassi le tasse e tutte le stronzate che si inventano. A questo punto sono del parere che QUALSIASI governo, pure con Di Pietro primo ministro, potrebbe fare di meglio.
BERLUSCA, DIMETTITI!
[Pillole]: La cultura del lavoro in Italia
Per tenere alto il morale del blog, vorrei inaugurare le pillole, considerazioni di poche righe che consentono un aggiornamento abbastanza costante.
La prima pillola è dedicata alla cultura del lavoro in Italia, ma in particolare ad una frase: chiusura prefestiva. Cosa significa, per voi, la chiusura prefestiva? Perché gli esercizi commerciali devono rimanere chiusi il giorno prima della festa, il giorno della festa e anche il giorno dopo (spesso e volentieri)?
Venerdì 14 agosto: Chiuso, eh già, è Vigilia di Ferragosto
Sabato 15 agosto: Chiuso, eh già, è Ferragosto…bisogna andare a fare le scampagnate
Domenica 16 agosto: Chiuso, ça va sans dire, per smaltire la magnata di ieri ci vuole tempo
La nostra beneamata (e anacronistica) Costituzione inizia con le parole: L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Lavoro? Quale lavoro? Chi e quando lavora? 9% di disoccupazione, con tassi spaventosi del 20-25% al sud, norme di sicurezza di cui nessuno si cura, una legge (la 626) che nessuno conosce, salari ridicoli rispetto al costo della vita, ministri che parlano di gabbie salariali (gran coglionata dei soliti leghisti), lavoratori in nero dovunque, migliaia di morti.
E siamo pure fondati sul lavoro? E me ne frego! (cit.)
Justice in Birmania: Aung San Suu Kyi di nuovo condannata ai domiciliari

A perfect hostage, Aung San Suu Kyi
Le elezioni in Birmania (o Myanmar) che dir si voglia si avvicinano, e con esse la voglia della popolazione di una nazione democratica. Chi meglio del premio nobel per la pace Aung San Suu Kyi meriterebbe di assumere la presidenza e trascinare la Birmania in una nuova era di rinascita? Presumibilmente nessuno. Ma il regime deve cautelarsi, perché sanno bene quanto questa donna, lasciata libera di agire, possa trascinare il paese via dalla dittatura.
E così, la giustizia (tsé…) popolare l’ha condannata a 18 mesi di arresti domiciliari, accusandola di aver violato i termini della custodia domiciliare (condizione nella quale si trova da quasi due decenni) ospitando un americano, che evidentemente voleva portarle un messaggio di solidarietà. Quest’ultimo si trova ora costretto a 7 anni di lavori forzati, di cui uno per violazione delle norme municipali sull’attività natatoria.
Ed è così che si firma ancora una volta la condanna a morte di una donna forte ma debole, malata, di cui nessuno conosce il reale stato di salute. E ancora una volta il mondo rimane in silenzio, un silenzio assordante nei confronti di tutte le dittature nel mondo.
In Corea del Nord vieni arrestato se cammini per strada, in Somalia se sei donna guai a te ad indossare gli jeans altrimenti ti frustano a sangue come Gesù, in Iran non puoi votare perché anche se lo fai Ahmadinejad c’era e resta, in saecula saeculorum (Amen), nel Venezuela un contadino semianalfabeta vorrebbe governare finché non schiatta, in Libia un pazzo con manie di grandezza simile al nostro pazzo con manie di grandezza tiene tutti sotto scacco da decenni, e in generale in quasi tutta l’Africa e in buona parte degli stati poveri si vive e non si vive.
Cosa fanno gli Stati Uniti, che da sempre si ergono a salvatori dell’umanità? Cosa fanno all’Organizzazione delle Nazioni Unite, organismo inutile che non fa nulla? Quegli idioti dell’UAAR, perché di idioti si tratta, hanno detto che Benedetto XVI è un idiota a definire “inadeguata” l’ONU, ma in realtà ha ragione, ragione da vendere. A cosa serve l’ONU che dovrebbe difendere la democrazia e i diritti dell’uomo, se poi tra le sue file c’è persino la Corea del Nord, che a me pare tutto fuorché democratica e rispettosa dei diritti dell’uomo?
Si parla, si parla e non si conclude niente, in ossequio al vecchio detto verba volant, scripta manent. Si parla solo, perché tutti questi grandi diplomatici occidentali non sono capaci di combinare nulla per portare la democrazia del mondo. Ed in fondo, come può parlare di democrazia nel mondo uno stato dove si applica la pena di morte e che invade le nazioni con il pretesto di portare la democrazia, e invece permette ai suoi soldati di massacrare bambini e violentare a morte le donne, in uno scenario che fa impallidire persino le atrocità della Seconda guerra mondiale?
Mah.
Risparmio Governo: come ti riformo i Ministeri
Eccoci di nuovo, lettori: questa volta, per riprendere le pubblicazioni, voglio parlare dei Ministeri. Sapete, quei bei personaggi tutti in tiro quando si va a giurare sul Quirinale? Quelli che odiate perché sono troppi e ci fanno spendere miliardi? Proprio loro.
Il recente Governo Prodi II ci ha mostrato gli inciuci più inciuciosi della politica: 25 ministeri, quintalate di vice-ministri e sottosegretari per uno dei governi più grossi della storia. Tale da far impallidire uno dei tanti governi di Giulio Andreotti. Forse qualcuno si sarà chiesto perché si creano tutti questi ministeri, ma la risposta è semplice: più le coalizioni e gli alleati sono grandi, più per tenere tutti a bada bisogna dare ministeri su ministeri, “concessioni” politiche che evitano la scissione, specie in una coalizione come quella di Prodi costituita da un’accozzaglia indicibile di partitini.
E fu così che, per quei due anni di intervallo tra i “regni” del Cavaliere, l’Italia ebbe ad essere governata da una squadra enorme, con dicasteri astrusi: Attuazione del Programma di Governo, Politiche per la Famiglia, Solidarietà Sociale (esiste il Welfare, per quello…), Politiche Comunitarie (per tenere buoni i Radicali fu dato alla Bonino). Il caso più incredibile? Esistevano DUE, e dico DUE, ministeri delle riforme! Le Riforme Istituzionali, di Vannino Chiti e le Riforme per la Pubblica Amministrazione di Luigi Nicolais.
Se ne parlò a lungo, di questo enorme governo, e l’effetto politico fu ben usato dal nuovo premier, il sempreverde Silvio Berlusconi, per creare una squadra snella, come si suol dire. Ventuno ministri, nessun vice-ministro e qualche dozzina di sottosegretari. Sessanta persone in tutto, contro le quasi centotrenta di Romano. Non male? Staremo a vedere.
L’attuale governo è composto da 22 ministeri (erano ventuno, poi le pressioni di Michela Vittoria Brambilla hanno fatto nascere il Ministero del Turismo), che elenchiamo qui di seguito:
- Interno (Maroni)
- Esteri (Frattini)
- Lavoro, salute e politiche sociali (Sacconi)
- Economia e finanze (Tremonti)
- Giustizia (Alfano)
- Sviluppo Economico (Scajola)
- Difesa (La Russa)
- Infrastrutture (Matteoli)
- MIUR (Gelmini)
- Agricoltura, foreste e alimenti (Zaia)
- Ambiente, territorio e mare (Prestigiacomo)
- Attività Culturali (Bondi)
- Turismo (Brambilla)
- Gioventù (Meloni)
- Pari opportunità (Carfagna)
- Politiche europee (Ronchi)
- Attuazione programma di Governo (Rotondi)
- Rapporti con il Parlamento (Vito)
- Riforme federaliste (Bossi)
- Semplificazione normativa (Calderoli)
- Rapporti con le Regioni (Fitto)
- Pubblica amministrazione (Brunetta)
(Nota bene: dal .13 in poi sono Ministeri senza Portafoglio, ovvero con ridotte capacità politiche, e che non hanno – a quanto mi ricordo – potere decisionale sulle scelte economiche del Governo)
Ebbene, eccoli qui. 17 uomini e 5 donne, 9 ministeri senza portafoglio distribuiti con i nomi più assurdi e i compiti più inutili e disparati, tutto per compiacere gli alleati e assestare la definitiva penetrazione del deretano ai poveri italiani che non sanno neanche come e quando si debba protestare. Tralasciando l’idea rivoluzionaria, quello che un futuro (non Berlusconiano) governo serio dovrebbe fare, è una completa rivoluzione dell’organigramma ministeriale, ovvero accorpare ministeri con compiti simili (o almeno in un raggio di azione complementare) e utilizzarli come Dipartimenti di Stato, seguendo l’esempio statunitense.
Personalmente, io li riformerei così, seguendo lo schema dei ministeri attuali:
- Dipartimento di Stato per gli Affari Esteri
- Dipartimento di Stato per gli Affari Nazionali e Regionali (che comprenderebbe Regioni, Rapporti con il Parlamento, Pari Opportunità, Riforme, Gioventù, Riforme, Semplificazione Normativa, Infrastrutture, Politiche Europee)
- Dipartimento di Stato per gli Affari Economici (Economia, Welfare, Sviluppo Economico)
- Dipartimento di Stato per le Politiche Ambientali (Ambiente, Agricoltura)
- Dipartimento di Stato per le Politiche Culturali (Cultura, Turismo, Istruzione, Università e Ricerca)
- Dipartimento di Stato per la Sicurezza (Interno, Difesa e Giustizia)
- Dipartimento di Stato per le Emergenze (opzionale, come i Ministeri per le Emergenze dei paesi esteri, che coordinano situazioni di pericolo come terremoti, incendi, e roba simile. Tutto quello che fa Bertolaso, insomma)
Si tratterebbe, in sostanza, di sette dipartimenti ognuno guidato da un Segretario di Stato con un vice-segretario (o vice-ministro che dir si voglia) per ogni ambito descritto tra parentesi. Quindi, 7 segretari + 22 vice-segretari per un totale di 29 persone (tenendo presente che alcuni ministeri, come quello delle Riforme per il Federalismo di Bossi, non serve a nulla), più un vice-primo ministro e un primo ministro. O ancora meglio, nell’ambito di una totale riforma del sistema politico, un presidente (guardando al sistema americano e non al complicatissimo sistema francese, ben descritto in un saggio di Umberto Coldagelli che ho letto alcune settimane addietro) con funzioni anche di primo-ministro e un vice-presidente (tipo Joe Biden) pronto anche a diventare presidente per qualsiasi evenienza (dimissioni o impedimento del presidente).
Che ne pensate? Esprimete la vostra idea nei commenti e votate il sondaggio qui sotto. E buona estate!




